Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Cara D.
come stai? Qui tutto bene a parte un po' di insonnia, per il resto siamo agli sgoccioli. Senti, non prendermi per matta se ti scrivo per farti una richiesta un po' stramba ma so che se c'è qualcuno che può avere ciò che fa al caso mio, sei tu. Ma che per caso tu ce l'avresti un vecchio cicciobello tra le cose che la Piera raccoglie per beneficienza? Non importa che sia mal messo. Va bene anche se gli manca un occhio o proprio la faccia. 
Non chiedermi perché mi serve, non vuoi saperlo davvero.
Baci,
Sun

Detto fatto, la cara D. mi ha preso in parola e, complici le inestinguibili risorse della madre, si è presentata ieri sera a casa nostra con due cicciobello, più un terzo pervenutoci da altre fonti, per un totale di non uno, non due ma ben tre cicciobello da me presto soprannominati per la loro inguardabile bruttezza, il Guercio, lo Sfregiato, il Monco, e in grado di coprire ogni tipologia di neonato: prematuro, normale e macrosomico. 

A questo punto, cara D., credo che il tuo mirabile impegno meriti una spiegazione.
Come ben sai, il futuro padre di A. è uomo sensibile, premuroso, acuto. Così acuto da essere perfettamente consapevole di poter discettare per ore della teoria del diritto di Kelsen ma di essere afflitto da un pressoché totale deficit di manualità. Ne è la riprova, il tragico episodio del montaggio della expedit del soggiorno con lui che scagliava martellate alla rinfusa in un delirio parossistico di oscenità e bestemmie irripetibili (giuro, ancora oggi guarda la mia amata libreria in cagnesco). D'altra parte, basta guardargli le mani, lisce, minute, delicate, con le unghie corte e curate come quelle di un papa. Le tipiche mani, insomma, di chi nella vita non ha mai fatto un c...o, ha sviluppato principalmente le proprie abilità a football manager il proprio lato teorico.
Lo stesso lato idealistico-teorico che ci ha spinto ad acquistare dei complicatissimi pannolini lavabili per svariate centinaia di euro per alleggerire il nostro impatto ambientale. Ebbene, l'ansia per la salute del pianeta, unita all'ansia che lui possa lussare le anche a nostra figlia al primo cambio di pannolino, ci ha spinto a formularti la bislacca richiesta, dopo aver girato per giorni in centri centri commerciali e dopo che lui ha scartato l'acquisto di bambolotti nuovi (49 euro un cicciobello? ma siamo matti?) e io quello di pelouche di Kermit la rana con la maglia della Juve e di Ugo la talpa in maglia interista (non posso spiegarti perché una rana non va bene per simulare un bebè ma, credimi, ci sono notevoli differenze).
Capisci quindi bene quanto grande sia la mia riconoscenza. Trascorreremo l'intero weekend a fare le prove, sperando che non ritenga necessario staccare entrambe le gambe ai pupazzi per mettere un pannolino.
Ti terrò aggiornata,
Sun.

Il guaio è che io sono una persona profondamente empirica: non esiste verità scientifico-filosofica trasmessami nel tempo che io non abbia passato al vaglio critico con l'ostinazione di un mulo. Ho motivo di credere di non aver superato, in quasi trent'anni, la fase dei perché: se tutti si comportassero come me, le conoscenze umane si sarebbero fermate alla preistoria, perché ogni individuo avrebbe dovuto provare sulla sua pelle la verità delle acquisizioni fatte dai suoi predecessori.
Come qualcuno forse ricorderà, a novembre avevo causato un'esplosione nel forno per il solo gusto di smentire mio nonno che anni prima mi aveva ingiunto di incidere le castagne prima di cucinarle senza spiegarmi il perché.
Ieri, con mia sorella, entrambe in visita in Puglia, eravamo di ritorno da un giro di shopping selvaggio. Era tardi, avevamo poca benzina, e volevamo far un favore a nostra madre non lasciandole la macchina a secco come nostro solito. Il problema è che non avevamo alcuna intenzione di fare benzina al self service -eravamo troppo stanche per lo shopping per schiodare il culo dai sedili e poi non sappiamo farlo- quindi abbiamo trovato una Shell con un tizio abusivo e abbiamo lasciato  che ci facesse 10 euro (tirchie) di diesel, pur avendo il dubbio che la macchina di nostra madre non andasse a diesel ma a senza piombo.
Il risultato è che la macchina non è più partita: per un arco di tempo sufficientemente lungo da far quasi albeggiare, io e mia sorella ci siam guardate con la faccia di chi non ha la più pallida idea di cosa fosse successo, poi, con un fulmineo scambio di battute in cui abbiamo dato sfoggio di tutta la nostra abilità sillogistica ("non è la stessa cosa come pensavano noi?", "ma va! anche il diesel è senza piombo sennò si chiamerebbe con piombo!", "ma sì dai, che vuoi che sia: gasolio, benzina, gas, elio, è tutto uguale", "minchia salteremo per aria?", "sì gasolio più benzina notoriamente creano la nitroglicerina"), ci siamo rese conto del perché i benzinai facciano sempre quella domanda sul tipo di carburante 
Dopo questa fondamentale acquisizione che ci ha elevate al livello di novelle Ford, quasi compiaciute per l'applicazione a una simile banalità del modello empirico galileano, abbiamo dovuto subire la duplice umiliazione di una telefonata a nostra madre che ci ha ricordato, insieme a tutti i santi e le madonne del calendario, quanto siamo inette, e dello sguardo di pena riservatoci da nostro padre arrivato a soccorrerci col suo meccanico di fiducia abbondantemente dopo ora di cena. 
Ci siamo consolate, sulla via di casa, ricordandoci che il problema è che siamo due intellettuali, e che è il destino di tutti i geni quello di essere incompresi.

La storia la conoscete tutti perché è vecchia come il cucco: uno si sbatte per gli altri e di tutta risposta viene preso a schicchere. La storia della mia vita, direte voi. Ebbene, cari i miei wannabe missionari, quest'atea qui vi dice che oltre a voi, pare ci sia stato uno, anni fa, a cui hanno appioppato una croce vera e che se l'è trascinata per chissà quanti chilometri prima di terminare lì sopra l'esistenza. E proprio su questa via crucis è incentrata la tradizionale processione dei misteri di Palese - Bari e di mille altri quartieri sparsi per tutta Italia.
Ora, per quanto radicato sia l'ateismo nella mia famiglia, non lo sarà mai abbastanza da tenerci alla larga da questo evento a metà tra il cattolico, il folkloristico e il profano. Motivo? I maschi della mia stirpe hanno ereditato, da un lontanissimo antenato credente, una statua in legno massiccio, quella del Cristo morto, detta anche "La culla" (immaginate un giaciglio dorato raramente kitsch, con dei ninnoli di vetro colorato appeso, fiori finti su cui viene spruzzata della colonia scadente, enormi candele e un cristo olivastro che pare Raz Degan) e il dovere morale di partecipare all'happening del Venerdì Santo fino all'insorgere di comprovati ostacoli fisici. E dunque, questo dato di fatto ha sostanzialmente due implicazioni: la prima è che qualsiasi mio spasimante, prima di poter assurgere al ruolo di fidanzato, dev'essere disposto - qualora mio padre non fosse più in grado di farlo - a scarrozzarsi insieme ad altri tre prodi della confraternita, una statua che peserà all'incirca tre quintali (non pensate di fare i furbi e proporre di caricarla su un furgoncino - questa non è una possibilità contemplata, visto che anche le altre 19 confraternite che possiedono le altre statue preferiscono trasportarle a spalla). La seconda è che, ogni anno, in questa casa, assistiamo al toto-girovita di mio padre che, chiamato a indossare un completo da iena (nero integrale, camicia bianca, narrow black tie) - sempre lo stesso da quando ne ho memoria - smannaggia come un turco constatando la lievitazione esponenziale del suo grasso corporeo. E, bestemmie a parte, alla fine in qualche modo si infila in quel completo ed esce con passo marziale per recarsi nella chiesa di quartiere da cui la processione prende il via. Ora, la tradizione mi vede solitamente coinvolta, insieme al resto della famiglia, come osservatrice non partecipante (delle gesta epiche del mio babbo). Solo in un caso, ancora tredicenne - in piena ribellione adolescenziale, perché nella mia famiglia l'unico modo in cui si poteva trasgredire, era dichiararsi credenti - ci partecipai come membro del coro indossando una tunica bianca da cui spuntavano mezzo metro di jeans e Converse perché troppo corta per me, che già ero una pertica allora, occasione nella quale bruciai con il cero pasquale i capelli della mia amichetta, rea di avere dei bellissimi boccoli laddove io avevo degli spaghetti giallastri, e dopo la quale fui per sempre bandita da ogni attività religiosa (ingrati, l'effetto fu piuttosto mistico). Comunque, si diceva. Io e i miei nonni ci rechiamo in strada in assetto da jiihad, il nonno highlander si appoggia a un muro con fare tracotante da bravo manzoniano mentre la nonna sosia di gianni morandi inizia ad apostrofare le sue vecchie conoscenze con simpatici "mooo', cap d cazz, ancor camp?" ("perdincibacco, zucca vuota, noto con gioia che sei ancora in vita") o anche, in momenti di particolare spannung, "uè tramaun*, c cazz stè a ffà dò? mè, vid c t liv da 'nanz o cazz" (ciao mezza sega, qual buon vento ti conduce in questi luoghi ameni? Ad ogni modo, potresti cortesemente cedermi il passo?). Noi siamo lì immobili, una fronda di anticlericali, e attendiamo che la processione ci venga incontro, annunciata da una sgarrupatissima banda di paese - per cui ogni anno indicono un concorso che recita più o meno "se sei il peggior strumentista della Puglia, partecipa alla processione dei misteri di Palese". Suonano una specie di tristissima mazurka da far invidia a Capossela mentre le statue avanzano lungo la via che dalla pineta si snoda verso il mare, un carrozzone lento e colorato che ondeggia per il passo stravagante di chi ne sorregge il peso (si procede rigorosamente a gambe larghe e al ritmo di bachata, perché a una statua si addice di più il moto oscillatorio di quello sussultorio), qualcuna rimane bloccata nel passaggio a livello che puntualmente si chiude facendo temere la tragedia, i ragazzini del coro intonano in falsetto canti improponibili, gruppi di uomini in tunica rossa, cilicio e corona di spine ti guardano con aria afflitta come a dire "lo stiamo facendo anche per i tuoi peccati" (ci vorrebbe bel altro che un cilicio, caro mio, e non credo tu sia disposto a tanto), un sassofonista particolarmente estroso fa la parte di Lisa nella sigla dei Simpson, e mentre l'Ultima Cena, le zitelle col rossetto sui denti che gareggiano a chi fa il miglior acuto sull'Osanna, San Giovanni, la Flagellazione e chissà cos'altro ti sfilano davanti, tu pensi solo che sembrano tutti vecchi, così incredibilmente vecchi, anche i tuoi coetanei che nel frattempo, mentre eri impegnata a fare manco-tu-sai-cosa, si sono sposati e hanno figliato, sanno di vecchio. E lo stesso deve pensare nonna Gianni Morandi, che, passata la statua di famiglia e salutato mio padre con fare solenne, ogni anno puntualmente si volta verso di te e dice "mè, sciamaninn, m' so' scassat u cazz mizz a tutt sti vecchj" (orsù, nipote adorata, appropinquiamoci alla nostra magione, ché non tollero più la vista di tutti questi anziani).

*(ndt) tramaun - tr'mòn - trimone (con variazione apofonica delle vocali radicali a seconda dell'ubicazione geografica del parlante), per i non baresi, è un'espressione un po' intraducibile e di sicuro fascino, con cui si appellano affettuosamente (ma anche no) gli abitanti della città di Bari, e che corrisponde solo approssimativamente a "mezza sega", presentando però una notevole polisemia che ne rende complessa la disambiguazione.

Innanzitutto mettiamo in chiaro due cose:
- , lo so che non siamo ancora a San Valentino, ma sono già un paio di settimane che lo sento incombere e al solo pensiero mi vengono le caldane della menopausa;
- no, non dirò che l'amore si dimostra giorno per giorno (santiddio che palle) e che San Valentino è una festa stupida e commerciale. Lo è. Ma a molti uomini serve una festa stupida e commerciale per ricordarsi di fare un gesto romantico e in più fa girare l'economia quindi l'appellativo di "santo" quel Valentino lì se l'è meritato più di Padre Pio, anzi, per quanto mi riguarda, avrebbero dovuto farlo papa. In più che noia questi che vengono a dire, dai, San Valentino è una stronzata qui, San Valentino è una stronzata lì: siete tutti maschi, lo sappiamo. O, se siete femmine, siete di quelle fortunate che hanno uomini che le venerano in altre situazioni dell'anno.
Il che fa di voi una ristetta minoranza, quindi per me non esistete, visto che esisto solo io.
Consideriamo quindi questa ricorrenza come un promemoria maschile salva-crisi: coniugale -leggi:evitare smaronamenti- e finanziaria -se non ci fosse San V. avremmo già fatto la fine dell'Argentina, direbbe un fine economista di mia conoscenza - .
Ora non so dirvi bene perché ma in testa la mia argomentazione pro-san Valentino mi suonava un po' più romantica di così.
Allora che fare? Visto che è il giorno in cui da contratto l'uomo ci venererà, si lascia a lui la scelta. "Fai tu, tesoro". Tre parole. Tre parole e vi siete scritte la storia dell'incubo di San Valentino. A parte il fatto che l'uomo, davanti al "fai tu", prova una kierkegardiana vertigine della libertà, ma pensate veramente che vi potrebbe mai andar bene una sua scelta su come passare un'intera giornata? Non vi va bene la punta di blu dei suoi boxer, figuriamoci la sua idea di romanticismo che si spande nell'arco di 24 ore. Meglio dunque indirizzarlo lievemente (leggi: dargli una rosa di 3 opportunità e segnalargli il punto in cui inserire i dati della carta di credito). Anche gli allocchi sanno che, per una donna, un gesto carino è solo una base di partenza per successive contrattazioni: in soldoni, se nel primo anno di fidanzamento per San Valentino ve la siete cavata con un ramoscello di mimosa, per il secondo dovete badare a fare ramoscello+1 fino ad arrivare a ramoscello+n secondo la serie matematica di Grecia Colmenarez, anche detta la serie del dove-cazzo-andremo-a-finire (te-lo-dico-io-ad-anello-con-diamante-mutuo-casa-bambino-rompicoglioni-sai-che-novità).
Ora, se volete proprio fare (anche qui leggi: far sì che lui faccia) le cose in grande, potete scegliere principalmente tra queste opzioni:
- città d'arte italiana/europea: Venezia/ Parigi. Lui, ingenuo, proporrà: "perché non Amsterdam?". Perché no. A San Valentino si va a Parigi o a Venezia, al massimo Praga. Il fattone ad Amsterdam lo fai con quei burini dei tuoi amici, non con me. "Ma Van Gogh, Rembrandt". No e poi no. Non fate gli iconoclasti, le tradizioni serviranno pure a qualcosa.
- montagna: anche qui probabilmente lui potrebbe uscirsene con cose tipo "andiamo a comprare la tenuta da sci" oppure "ma dai, se non vuoi sciare almeno possiamo prendere uno slittino". No, no e mille volte no. La neve la voglio vedere solo dalla finestra della nostra baita iper-riscaldata e dotata di coreografico champagne con fragole in camera, coreografica jacuzzi, ancor più coreografico tappeto davanti a coreograficissimo camino su cui tu mi tromberai coreograficamente quando sarò bella che sbronza.
- le beautyfarm. Le beautyfarm pare che vadano parecchio di moda perché siamo tutti così stressati in questo pazzo, pazzo mondo; non c'è tempo per fermarsi a pensare, a pranzo soltano un panino e adesso non ci vedo più dalla fame. Bon, in pratica tu digiti su google "san valentino" ed è tutto un fiorire di siti tipo "tispenniamo.org" o "romanticismfordummies dot com" e "chicazztel'hafattofareafidanzarti.net" in cui ti offrono convenientissimi lastminute da 800euro a persona per una notte con -udite udite- addirittura la colazione inclusa, più trattamenti vari -massaggi, scrub per il viso, sauna ecc...- che garantiscono di rimetterti a nuovo soddisfatti o rimborsati (è ovvio, non hanno ancora visto me, sennò mai si sarebbero azzardati a fare una promessa del genere. A me per rimettermi a nuovo bisognerebbe fondermi e reimpastarmi ma dubito abbiano quel tipo di forni lì).
Comunque, questa di certo è l'opzione più auspicabile per tutte le donne di mia conoscenza.
Se però siete delle persone molto tristi, vada per la solita cena di San Valentino: ostriche, caviale, champagne, aragosta, frutto della passione, cioccolato al peperoncino, diamante nel dessert, attacco di colite. Un classico senza tempo.
Solo che grazie a me, che sono troppo avanti, e all'ausilio di questo preziosissimo post, potrete ingegnarvi per fare alle vostre donne una sorpresa, che ne so, domani, anziché aspettare San Valentino. Dite loro che non vi andava di esprimere il vostro amore in maniera così convenzionale e manierata. E che non potevate aspettare per portarle fuori a cena. E che le amate tanto. E non date mai il link al mio blog o dovrò distruggerlo e non potrò più aiutarvi.

Mai avessi osato proporre a mio padre : "papino, andiamo al mare insieme un giorno di questi? Giusto il tempo di un tuffo e asciugarci".
Con lo sguardo intenerito da tanta inusitata affettuosità, quello che ad oggi è l'uomo più timido che abbia mai incontrato, scatta in camera da letto per tornare un attimo dopo agitando uno slippino nero minuscolo che usava quando da piccola mi portava al mare, cent'anni e cento chili fa, imbarazzandomi anche allora, quando non ero ancora la deviata attuale.
"Certo, ho pure il costume da bagno!".
Segue silenzio (il mio) e espressione di disappunto (la sua). "Bè, cos'ha che non va?" - dice candido.
"Non va il fatto che non hai il fisico di Ian Thorpe, che quelli che hai in mano non sono slip ma un francobollo e che saresti osceno. Ma soprattutto quello che non va, è che quel dignitosissimo boxer che usi per girare per casa e andare a buttare l'immondizia, in realtà è un costume da bagno".
"No no ti sbagli, non è un costume da bagno. Quello è un pantaloncino comodissimo, non hai idea. In pratica lo puoi indossare senza metterti le mutande, perché sono incorporate. E' rivoluzionario!".

Talmente naif che non me la sono sentita di dire niente. Tutt'al più ci multano per offesa al pudore e all'onore sessuale.

Sì, aboliamoli. La fregatura della lingua italiana sta proprio nella sovrabbondanza di ridondanze e orpelli vari. Nella fattispecie, i puntini di sospensione, oltre a scatenarmi repentini attacchi di orticaria, servono alla nostra lingua più o meno quanto quei leziosi cuoricini che le adolescenti dei miei tempi erano solite apporre sulle "i" (grazie al cielo le tastiere di pc e cellulari ancora non offrono questa opzione, e dubito che le quindicenni di oggi scrivano ancora a penna): sono superflui, rendono la comprensione complicata, offendono il mio senso estetico abbruttendo la lingua.
Non che la mia personalissima e assolutamente folle crociata prenda le mosse da questioni meramente estetiche. I puntini di sospensione mi fanno orrore: sono la contropartita scritta di quei brutti suoni che si emettono quando si è insicuri di ciò che si sta dicendo. Sono ancora più orrendi quando da tre diventano trentatrè perché nella testa vuota di chi li impiega vige sempre e in ogni caso la regola del melius abundare quam deficere mentre personalmente sono più una seguace dell'idea di eliminare il soverchio. Sono orrendi in ogni situazione, questo è certo, ma ben di più lo è la filosofia che vi soggiace, ossia la filosofia dell'indefinito.
Dunque, io odio l'indefinito, qualsiasi cosa esso non definisca. Se un concetto è interessante, allora per favore, esploriamolo in tutte le sue sfaccettature: le capacità generative della lingua sono potenzialmente infinite, questo mica lo dico io. Se invece il concetto non è degno di nota, perché alludervi? Tanto lo capiamo comunque che stai alludendo a una banalità con quei puntini, mica aggiungendoci quello che nella tua testa bacata è un je ne sais pas quois di mistero, un quid di enfasi, la sostanza delle cose cambia.
Ma veniamo al perché io abbia preso tanto a cuore questa questione.
In questi giorni, già irritata dal morbo terribile che mi ha afflitta, un enorme motivo di scoramento è andato a completare la mia mitica top five della paranoia esistenziale: Il Più Grande Errore della Mia Vita - ossia un folle con cui ancora minorenne, in un attacco feroce di lolitismo, intrattenni una liaison, e che trattai come una pezza da piedi nonostante avesse più del doppio dei miei anni - ha trovato "per caso" (il corrispettivo nell'era informatica del "mi trovavo a passare da queste parti") il mio indirizzo email su un sito e dopo quasi una decade di dignitoso silenzio ha deciso di scrivermi una mail. Poi siccome non gli ho risposto, ha pensato bene di scrivermene un'altra e un'altra ancora.
Tralasciando i contenuti, che pure meriterebbero di essere riportati qui a monito imperituro, ciò che mi ha sconvolta è l'abuso di puntini di sospensione fatto da questo pover'uomo ormai di mezza età. Il che mi ha portato a compiere un'esegesi dei puntini di sospensione, e una classificazione in tre punti delle persone che ne fanno uso. Potrete notare come freudianamente, tutte le mie riflessioni vadano sempre a finire al sesso. Che ci posso fare? Fa caldo, sono al confino da due settimane, non vedo l'Uomo da ancora di più, e sono in ovulazione. Quindi esemplifichiamo.

Caso n.1: il tempo passa...ma...tu... per me...sei un ricordo...indelebile...
Sottotesto: abbiam trombato bene un tempo. Vuoi ancora?
Utenza media: stupratori in pectore, illusi privi di una vita sentimentale, uomini in crisi di mezza età, inetti con un cattivo rapporto con il passato.

Caso n.2: ciao bella...la serata è stata una fikata pazzesca...mankavi solo tu...kose pazze vicino al falò...ti kiamo + trd..............(argh sto male solo a digitarli, ndr)
Sottotesto: ho trombato a sufficienza, però ora vorrei trombare anche con te.
Utenza media: adolescenti esaltati in crisi ormonale, ragazze deviate dalla lettura di Cioè, future veline, futuri calciatori.

Caso n.3: io...non lo so...cosa mi succede...niente ha senso...sono solo/a...una solitudine...che non ha...confini...
Sottotesto: nessuno mi tromba e sono tanto infelice
Utenza media: nerd sociopatici, sfigati con l'apparecchio, adolescenti brufolose e occhialute, gente brutta (gesù, mi faccio schifo da sola a dire ste cose, fossi un altro giuro che non leggerei il mio blog).

Avanti, chi di voi appartiene all'utenza media?
Coraggio, non siate timidi.

Il giorno della prima di Sex and The City ho aperto gli occhi all'alba, emozionata come la mattina del 25, quando mi fiondo sotto l'albero e lacero con gli artigli i doni che Babbo Natale mi ha portato la sera prima. Ho aperto gli occhi e ho sperato che gesù bambino mi facesse vivere un'altra quindicina di ore, giusto il minimo indispensabile per togliermi la curiosità.
E' universalmente noto che la mia maggiore qualità è quella di essere un' ossessivo-compulsiva: questo mio tratto peculiare mi ha portato sin dalla tenera età ad appassionarmi a qualsiasi cosa avesse un seguito da attendere morbosamente, partendo da Topazio, passando per Cuore Selvaggio (che dio benedica la buonanima di Edoardo Palomo), fino ad arrivare a Friends, e più recentemente Sex and the city, How I met your mother e Secret diary of a call girl (non so come si chiami in italia e se esista, ad ogni modo scaricatevelo adesso).
Dunque mi sono recata un'ora prima al cinema, accompagnata da un individuo scalciante e mal disposto, e ho atteso in piedi che si aprissero le porte: attorno a me ragazze-Carrie in ghingheri, fidanzati-Aidan col broncio e uno stuolo di gay cicaleggianti di certo più abili di me con gli abbinamenti cromatici. Si ha notizia di un solo uomo adulto ed etero recatosi di propria sponte al cinema con l'intento "di capire il punto di vista femminile". Si vede che con l'età non si diventa meno naif.
Trama: succede esattamente tutto ciò che immaginate: Carrie sposa Big, Miranda rimane con Steve, Charlotte diventa una macchina sfornafigli e Samantha continua a fare la figallegra in giro. Bene, chi non l'aveva ancora visto può maledirmi ora o taccia per sempre.

Già dalle prime scene, appare chiaro che il mio odio verso la sempredisgustosamentesopralerighe Carrie è ai livelli di guardia: questa donna orrenda, perennemente mal vestita ma che per qualche strano motivo detta legge in fatto di ciò che è chic e ciò che non lo è, con le gambe storte e un naso che dovrebbero vendere a etti, riesce a snervarmi anche solo attraversando la strada. Il massimo del grottesco, comunque, lo raggiunge ficcandosi una quaglia impagliata in testa il giorno del matrimonio (cancellato), unico momento che avrebbe potuto riscattare l'intero film concedendomi la tanto sospirata shadenfreude, ma che invece si tramuta in occasione per un finale ancora più smielato e buonista.
Il film, in pratica, sostiene una tesi davvero incredibile, e cioè che si può essere felici possedendo tutto ciò che si è sempre desiderato (una vera genialata, deve averla pensata Monsieur de Lapalisse) : un marito ricchissimo e attraente, un attico a Park Avenue, un armadio con abiti griffati e centinaia di paia di scarpe con il tacco, una carriera di successo, dei figli adorabili, degli amanti giovani e compiacenti e delle amiche sempre disponibili.
E infatti Miranda, che ha un figlio capitato per sbaglio, una suocera con l'Alzheimer, un lavoro vero - che non implichi cioè starsene a casa propria senza fare un cazzo e avere un'assistente per non farlo - , che non si depila l'inguine, abita a Brooklyn (orrore orrore) ed ha un marito non esattamente affascinante che la tradisce in un momento di debolezza, per la maggior parte del tempo sembra infelice.
Poi però la crisi di Miranda e Steve passa e i due tornano insieme. Si riabbracciano sul ponte di Brooklyn e tu ti commuovi.
Tutt'a un tratto ti trovi a fantasticare di uno spin off in cui Miranda è la protagonista, e Carrie muore all'angolo tra la 52esima e Broadway investita da un taxi, dopo che la rottura di un tacco dodici di Manolo Blahnik l'ha fatta piombare in mezzo alla strada.




In principio fu la fontana di Trevi tinta di rosso.
Poi vennero le palline di gomma su Trinità dei Monti.
Un paio di giorno fa, l'iniziativa di Frozen Termini, happening artistico in cui un gruppo di smandrappati ti si fermano tra i maroni per tre minuti.
Siccome sotto sotto mi sento molto transavanguardista pure io, oggi, in pieno delirio ikea, ho sincronizzato i timer del reparto cucina in modo che suonassero a distanza di pochi secondi l'uno dall'altro.
Il messaggio, visto il luogo di perdizione in cui mi trovavo, era quanto mai azzeccato: Memento Mori.
Ah, il sacro fuoco dell'Arte, ma che volete saperne voi.

Che si sappia, non è che da parte mia non ci sia consapevolezza dell'immensa importanza rivestita dal mio luminoso blog nelle vostre piccole esistenze. Tardavo ad aggiornare il blog perché, galvanizzata dalla recensione di Into the wild, stavo attendendo di andare al cinema a vedere i 4 minuti di sodomia di Caos Calmo - lasciatemi passare la franchezza, ma qui ormai si prende la pillola giusto come professione di fede quindi anche le chiappe nude di Nanni Moretti fan brodo. Ma su quest'ultima affermazione, per carità di dio, soprassediamo.Vabbè.
En attendant Nannì, ho iniziato a pensare -che strano- agli uomini e ai rapporti donna vs uomo. E qui, per la prima volta in anteprima mondiale, vo' a esporvi la mia infondatissima teoria ancora calda calda di forno, cui ho dato il nome "Sun è una mezza calzetta nei rapporti sentimentali".
Sicuramente qualcuno dirà che durante l'adolescenza ho giocato troppo a lungo a The Sims anzichè socializzare con i miei simili. Opinabile. I Sims per l'appunto SONO i miei simili, e poi, diamine, chi non ha mai gioito per il primo bacio dei Sims teenager o provato a far morire l'odiato Sim mandandolo a nuotare in piscina e poi togliendogli la scaletta? Fatto sta che personalmente ho sempre avuto questa idea un po' nerd delle relazioni come quadri di un videogame, o come gli stadi evolutivi dei Pokemon. In poche parole, più storie hai, più how tos apprendi (1.how to pararti il culo quando fai una stronzata, 2. how to sopportare la suocera, 3. how to cedere un po' dei propri spazi ad un altra persona 4. how to disappear completely and never be found) e di conseguenza più diventi ganzo e ti evolvi.
Ora io, ad esempio, sono ancora al quadro 1:"Ne devi mangiare di pane tosto". Infatti sebbene sia ormai espertissima nell' how to numero 4 (ci sono persone con cui sono uscita che pensano io sia prematuramente scomparsa, ed è proprio a loro che rivolgo da queste righe i miei più cari saluti), sono piuttosto scarsa nell'how to numero 2 e decisamente reticente ad accettare l'how to 3.
Prima del primo livello, ovviamente, come per i Sims, ci sono i vari tutorial (i primi flirt senza senso, anche a loro mando tanti abbracci), anche loro vagamente fallimentari.
Per un fatto di somiglianza fisica, guardando Omar Bin Laden in tv, mi è venuto in mente uno dei miei primi, diciamo così, "tutorial". Era molto innamorato di me: compose per me una canzone intitolata "Fumerò i tuoi capelli". Una volta davanti a un bidone gli chiesi se era felice di stare con me, e lui con gli occhi lucidi mi disse che era felice come se avesse incontrato il rais. Doveva avermi proprio scambiata per una testa di cazzo per pensare che non comprendessi la sua vuota ironia. Gli tirai una formidabile sberla.
Mentre si applicava il Gentalin sulla guancia, tra le lacrime di dolore mi confessò che si riferiva a Rais, cantate del suo gruppo preferito, gli Almamegretta.
Dopo qualche tempo mi lasciò per una con un nome strano. Morto un papa se ne fa un altro.
L'altro giorno sul Corriere si parlava di un tale inglese che si è difeso davanti al giudice dicendo "non l'ho uccisa, ho solo fatto sesso col suo cadavere". Gente strana gli inglesi, come faranno senza il bidet.
Comunque volevo solo dire a quel tutorial lì, che chissà quante volte l'avrà pensato pure lui di me.
Solo che io non ero morta. Era lui che era scarso.

Ovviamente avrò una penalty per la vendicatività.
Pazienza, il livello uno mi piace veramente tanto.

Ad esempio le etichette dei post mi danno problemi senza pari. Mi imbrigliano l'ispirazione, mi tormentano, mi mettono sotto il gioco epistemologico e irrimediabilmente mi seducono: cos'è che conta nel comunicare sinteticamente un concetto? La chiarezza? Perchè in quel caso dovrei sfoltire un po' le etichette. La fedeltà ai contenuti? Non pervenuta. L'esaustività? No, ditemelo, vi prego, perchè se così fosse avrei già fallito in partenza. Mi toccherebbe aggiungerne molte di più in fondo al blog e sinceramente non so a chi gioverebbe, alla mia salute no di certo. Manco all'equilibrio formale dei post, visto che sarebbero più le etichette dei concetti, e si sa che l'equilibrio formale è tutto.
Sì sì sì sì ok lo so che nessuno le legge le dannate etichette. Lo so. Il problema è che qui saltano alla luce due istanze contrastanti della comuncazione: quella analitica (che è il mio problema principale con le maledette etichette) - cioè, sai quando hai la smania comunicativa e per spiegare un concetto semplice ne usi altri 23 complessi? che poi, ok, è la vita, ma due balle - e quella sintetica - cioè tu sei un bravo essere civile che sa servirsi di generalizzazioni per cui se uno ti chiede in strada wè Trianda, come va?, tu, compiendo una lodevole generalizzazione, dici Bene, Ermenegildo non indugiando in dettagli tediosi per il tuo interlocutore che se ne va via con la bella sensazione di aver avuto una botta di culo. Il concetto è chiaro: la mia vita non fa più schifo della tua, sommariamente sto bene, ho avuto l'idrocele ma sono guarito, ora non ho tempo, fammi la cortesia di toglierti dalle palle (e detto da uno che ha avuto l'idrocele...).
Bene. La chiarezza è sopravvalutata. Alle parole che squadrano da ogni lato concetti univoci, preferisco le nebulose di significato.
Ultimamente ho conosciuto la persona comunicativamente più analitica al mondo: una casalinga sicula dai modini piccini picciò capace di dissertare per ore su qualsiasi argomento. Ore a parlare dei pro e contro dello Svelto e del Nielsen piatti. Ore sul miglior metodo per pulire il pavimento. Ore, ore e ore sulla crosta degli arancini, ore a parlare dei problemi coi fidanzati, dei parrucchieri, della cellulite: in casa siamo solo donne, figuriamoci di che si parla - la sicula dai modini delicati ha un'opinione sistematica su tutto e non solo ha da dire su tutto, SA tutto.
Esemplifichiamo.
Lei (una inquilina a caso) con l'uomo (ospite per il weekend). Chiusi in camera. A letto. Nudi.
Arriva la signora piccina-picciò (da dietro la porta sprangata): ragazzi, ho fatto gli arancini, li volete?
Lei: nooooooooooooooooo
La signora piccina-picciò: ma li ho fatti con la crosta di pane di sesamo, i piselli, la passata di pomodoro e li ho fritti in olio di mais bollente a 300 gradi farenheit come li facciamo noi in sicilia!
(Lui intanto fa la faccia da piccola fiammiferaia che non tocca cibo da anni)
Lei: nooooooooooooooooo nooooooooo e che palle!!
La signora piccina-picciò: ma...ma..vabbè li conservo per cena, ma che state facendo?
Lei (malevola) : CI STIAMO ALLENANDO A JUJITSU
La signora piccina - picciò: uhm, jujitsu...jujitsu, vediamo...ah sì!conosco il jujitsu! è quell'arte marziale giapponese sviluppatasi nel 1600, il periodo medievale giapponese, probabilmente derivante dalle arti marziali...
Lei, uscendo nuda di camera: DAMMI QUEL CAZZO DI ARANCINO O GIURO SU DIO CHE TI FACCIO FUORI.
Saziato l'appetito, torna dentro e vuole riprendere da dove ha lasciato ma. Ma. I due russi del piano di sopra non sono d'accordo: urlano e si lanciano i piatti. Probabilmente parlano delle due istanze della comunicazione. E pensare che sembrava una coppia seria, sovietici vecchio stampo, ieratici come solo l'URSS. Gente tosta, di Vladivostok, mica cazzi. Pasteggiano a vodka e molotov. Vanno in giro in Trabant. Giuro che se non la smettono di fare casino glielo dico, giuro che gliela dico la faccenda del muro caduto.
E' una vita difficile, certe volte si starebbe meglio all'inferno. O in un posto simile almeno. Che ne so, la sala d'attesa di Milano Centrale potrebbe andare bene ad esempio. Ci fanno le autopsie alle vecchie su quei tavolacci di marmo freddo?
C'era una vecchia presbite accanto a me, dopo due minuti non c'era più.
Il cellulare le squillava e lei lo guardava come solo le vecchie lo guardano, allontanandolo un po' per riuscire a scorgere il nome di chi chiama, che sembra sempre che pensino che il cellulare sia un oggetto del demonio. E' terribile. Che cazzo ci fai, nonna, con un cellulare in mano? Non è roba per te.
A ognuno la sua epoca. A ognuno il suo.
Ai russi, il busto di Lenin a Cavriago. A te nonna, il mattarello per stendere i ravioli fantasticando su Giovanno Rana. A me, un accidenti. Accidenti.
Ragazzi che pena. Ciao.


"Amore, tu sei alto, non posso scalarti - ma, si fosse in due, chissà che noi -

alternandoci - al Chimborazo, alla fine, non si arrivi a starti accanto"
(Emily Dickinson)

Giusto per rassicurarvi, Barbie e Ken ancora stanno insieme e se la spassano alla grande. La mattina si alzano alle undici, guardano molta tv trash borbottando contro il palinsesto estivo, si godono la città deserta, il tutto non spostandosi mai dal letto che infatti nel giro di 10 giorni è diventato il loro habitat naturale: ristorante, cinema, posto di lavoro, biblioteca, lunapark e - solo occasionalmente - giaciglio.
Certo, a Barbie ancora le si scombussolano le sinapsi quando, entrando in camera, vede calzini sparsi sul pavimento, sacchetti di patatine vuoti ovunque, il letto sfatto e Ken, stravaccato sopra, che si gratta la pancia pelosa, e non parliamo del tubetto di dentifricio strizzato a metà, per cortesia.
Barbie fa i piatti e medita vendetta, tremenda vendetta. Poi pensa che c'ha un'età e vuole procreare, allora va da Ken e gli mostra le tette. Solo occasionalmente lui si risveglia dal suo perenne torpore.

*"tutto procede in perfetto disordine" è il titolo di un romanzo di Gianluca Antonacci edito per Palomar

No cari, non è il sibolo delle Brigate Rosse.

Volevo solo mostrarvi la complessa triangolazione messa a punto nella notte di ieri per ventilare la casa arroventata dai 46°C: ai vertici, come potete immaginare, i 5 ventilatori.

L'individuo A in basso a sinistra sono io che ne abbraccio voluttuosamente uno.
L'individuo C è la nonna ottantenne esperta di trigonometria che si è piazzata all'incrocio dei venti.
L'individuo B si è messo un po' in disparte sperando che la potenza delle pale del ventilatore formi una tromba d'aria tale da risucchiare la garrula madre.

(Tutto questo per non contribuire al global warming con i condizionatori)




Sì, lo so, la notizia che i valvassini non sono mai esistiti vi ha sconvolti. In effetti ha sconvolto anche me, che ho sempre pensato fossero i più simpatici della famosa triade vassalli valvassori e valvassini, ma tant'è, lo dice pure wikipedia.
Sono cose belle e comunque di una certa utilità per la vita. Sfido chiunque a dire che non si fa una porca figura ad esordire in una conversazione davanti al bancone del bar dicendo a sproposito, sapete, i valvassini non sono mai esistiti.

Dunque, chiusa la parentesi di delirio, il fatto è che pensavo al feudalesimo in campo accademico.
Sul bel vertice aguzzo della nostra bella piramide piazziamoci seduto l'Individuo X, che forse qualcuno invidierà per svariati motivi, ma io sinceramente mi sento di compatire visto quant'è aguzzo quel vertice.
Ora si dà il caso che l'Individuo X rappresenti la cultura italiana dagli anni '60 in poi. Anzi più che rappresentarla, la incarna. Meglio ancora, lo è.
Sotto la sua egida, uno stuolo di intellettuali di varia taglia, professori universitari, ricercatori, umanisti naif, imbroglioni, truffatori, maghi, falsi predicatori, questuanti.
Persino Dio se spera di fare qualcosa in ambito accademico deve entrare nelle Sue grazie.
Bene, immaginiamo una situazione del tipo: Individuo X incontra nel suo studio Individuo Y - aka P.P., Pesce Piccolo - per discutere un argomento Z (è vero, questa cosa dell'argomento Z la potevo pure omettere ma faceva troppo figo e non ho resistito).
Segue lungo incontro in cui si lanciano alcune idee per un certo progetto (cioè, l'Individuo X lancia alcune idee, l'Individuo Y riporta una contrattura al collo per il vigore con cui annuisce tutto il tempo).
L'incontro sta per volgere al termine. L'Individuo X invita l'Individuo Y a seguirlo un attimo in biblioteca prima di accommiatarsi. Si avvia verso il portone dello studio, mano sulla maniglia si volta e dice:
"Ah bè, se vuole può portarmi la borsa", attendendo una risposta come "Certo, gliela porterò con la lingua mentre piroetto a testa in giù".
Fatto sta che il Pesce Piccolo, intontito dalle esalazioni di inchiostro che provengono dai codici medievali stipati nei cassetti dell'Individuo X, interpreta una chiara richiesta come un'offerta e risponde:
"No grazie, non si preoccupi. La porti pure lei".
L'Individuo X lo guarda in tralice, poi torna indietro e piglia la valigetta di cuoio.
Cacchio se si sta bene tra i servi della gleba.

S _ A _ _ L O

Ve lo dico io, cari i miei insigni italianisti, che già immagino il fumo che vi esce dalle orecchie per lo sforzo. La parola in questione è SCAPOLO: "scapolo" da ex capulus, colui che si è liberato "dal cappio".

E' per queste piccole gioie che ringrazio il signore iddio nostro (sempre sia lodato) di aver compiuto quegli stessi studi umanistici che pure mi porteranno, barbona, a morire di stenti sotto i portici bolognesi, unica consolazione un fiaschetto di lambrusco e qualche perla linguistica da regalare ai tossici.

Dura un momento: poi riprendo a far roteare il lazo da brava bovara. La mandria di uomini corre, corre disperata, ma per qualcuno non c'è scampo.

per le spiegazioni, rimando all'ottimo The Legs.
Traccia 3. Intervista a Scamarcio.


Intervistratrice: lei è al momento il giovane attore più acclamato e desiderato da tutte le teenager italiane. Come si sente nel ruolo di sex symbol: è un'etichetta che le sta stretta o vive serenamente il rapporto con la sua bellezza?
Scamarcio (dubbioso): "acclamato"? non capisco. avevo detto niente interviste in inglese.
I.:vabbè, passiamo ad altro. lei è spesso definito come un seduttore. Ma è vero che in amore bisogna applicare delle strategie, e se sì, lei come fa a sedurre una donna?
S.:...
I.:sì, intendo dire, usa l'ironia, la cultura, le prende per la gola cucinando intingoli afrodisiaci?
S.:(ciancicandosi il pacco): la cultura.
I.: ovviamente. parliamo ora del suo rapporto con la telecamera. lei parla poco, si concede con difficoltà alle interviste, risponde a monosillabi. E' solo analfabeta o c'è dell'altro?
S.:sì.
I.:"sì" cosa? Non ha capito la battuta?
S.:...
I.:e iamm Scamarcio bello, rispondi, su. Cosa si nasconde dietro quest'aria da tenebroso? Da bravo, figliolo - accarezzandogli la testa- PARLA prima che mi venga un prolasso dell'utero.
S.(un rivolo di bava gli cade dalla bocca, lo sguardo si fa più vitreo del normale):...
I.: lei tempo fa ha detto che se non avesse fatto l'attore, le sarebbe piaciuto diventare contadino. ripensarci, no?
S.:(suoni disarticolati) la zappa....tenere in mano...io...non riesco proprio...
I.: (schioccando le dita) Guarda bello, guarda qua! - poi lancia un osso lontano. Corri Scamarcio, corri!
Scamarcio torna, ma ovviamente non porta niente indietro.

Sotto l'elettroencefalogramma di Scamarcio nel momento di massima attività cerebrale della giornata.






Oggi vi svelerò un fatto fondamentale, ossia di cosa mi occupo nella mia inutile vita: la mia professione è collezionare bloggers.
Cari miei, io in un modo o nell'altro vi conosco tutti (e qui scatta un tripudio danzante sulle parole "che culo") - anzi, per l'esattezza, fino ad oggi vi conoscevo tutti TRANNE UNO.
individuo x : "ce l'hai bombay?"
sunofyork: "celo"
indivuo x: "ce l'hai l'ossimorosa?"
sunofyork: "celo"
individuo x "c'hai pure randomante?!?!"
sunofyork: "diamine se celo. è stata dura ma celo"
individuo x: "e FLY?"
sunofyork: "azz".

Bene, oggi 24/3/2007 vi scrivo con la gioia di chi ha completato l'album delle figurine dopo mesi e mesi di tribolazioni. Badate bene, non come quelli sfigati che, pagando profumatamente, si facevano spedire per posta dalla Panini la figurina mancate (che - come è giusto - è sempre quella del più figo), bensì come quello strenuo temporeggiatore che giorno dopo giorno va dall'edicolante di fiducia con una monetina in tasca e la speranza nel cuore, e trepidante come una vergine, strappa la bustina e prega San Gennaro di non dover fare un mutuo per completare l'album.
Io, ad esempio, aspettai nove mesi per avere una benedetta figurina di Dylan di Beverly Hills 90210, quella in cui indossa un paio di RayBan e alza il sopracciglio come a dire "io so' figo". La mia compagna di banco, invece, se la fece spedire. Certo che così non vale - mi venne un'ulcera perforata che manco il Frejus - però poi vuoi mettere la soddisfazione: non solo anche io ebbi Dylan McKay, ma per vendicarmi le strappai pure la sua amatissima figurina.
E così oggi, a distanza di quasi 15 anni, quando ormai Steve e Brandon saranno diventati concime per il terreno, Donna una fallita la cui unica causa di successo risiede nel cognome "Spelling" e Andrea un'illustre sconosciuta con problemi di alcolismo, riporto la medesima vittoria con in più il retrogusto frizzantino della sorpresa: di solito vi immagino tutti come degli harry potter nostrani, occhialuti, brufolosi e un po' alienati - forse il mio cervello strampalato tende a pensare che se uno sta dietro uno schermo, un motivo ci deve pure essere, che so io - e invece salta fuori che da un accoppiamento tra maschi e femmine di bloggers potrebbe venire fuori la tanto agognata razza alpha di cui vagheggiavo tempo fa in un altro post sull'eugenetica. Più volte ho pensato a quella dei bloggers come ad una comunità: una cittadella rinascimentale delle lettere (raramente, in verità), una famiglia (un po' più spesso), un girone dantesco (ancora più di frequente), ma MAI - e al posto di mai io fossi in voi leggerei piuttosto "ogni giorno della mia vita" - avrei pensato che quella dei bloggers potesse essere una comunità entro cui trovare giovani maschi papabili.
E invece mi sbagliavo: con i bloggers - e in genere con internet - le frontiere dell'accoppiamento su cui piazzare le proprie bandierine si sono allargate a dismisura.
Certo, nel caso dei bloggers, dalle donne dovrebbero prendere l'intelligenza, dagli uomini l'avvenenza: non si risparmino a questo scopo ammucchiate selvagge e legami incestuosi.
Voi per me siete un po' come il cast di Beverly Hills 90210 e un po' come quello di Beautiful - in una prospettiva distorta e molto molto perversa, in cui io sono sia Brooke che Brenda.
E alla fine rimango zitella.
Sì, alla fine però, perchè ora c'ho pure io il mio blogger che non solo è bello e intelligente, ma dei miei post ama moltissimo la spontaneità.



Le relazioni tra le persone sono estremamente complesse, ancora di più lo diventano tra persone che si trovano in situazione di convivenza coatta.
La stretta contiguità tra entità di provenienza ed estrazione differente da sempre comporta numerosi problemi se i rapporti non vengono previamente regolamentati da complicatissimi trattati multilaterali: non stupiamoci allora se di tanto in tanto si avverte la minaccia nucleare. Ora, siccome vi so insigni studiosi di relazioni internazionali, nonchè grandissimi estimatori di Nash e della sua teoria dei giochi, ho pensato di esemplificarvi la situazione tra me e i miei coinquilini attraverso un simpatico schemino che vede come attori principali:

  • Me nel ruolo della Russia al tempo della guerra fredda;
  • Nicola nel ruolo della Cina comunista;
  • Daniele nel ruolo del Medio Oriente (non Israele O la Palestina, proprio l'intera area, compresa Gaza: questo per farvi capire come stia messo bene);
  • Enzo nel ruolo degli Usa: è facile a questo punto indovinare la grande simpatia che nutro verso questo attore;
  • e la vera guest star Assunta nel ruolo dell' UE (perchè nun ce sta a capì un cazzo e tendenzialmente si appoggia al più forte).

Risulta evidente che Russia e Usa sono momentaneamente incappati in quello che va sotto il nome di "dilemma del prigioniero", e cioè quella situazione paradossale per la quale, in un conflitto, i due partecipanti optano sempre per la soluzione che reca più danno a entrambi.
Usa (pestando i piedi nell'acqua come un bambino): "Cazzo!Cazzo!Cazzoooo!Si sta allagando la cucina!"
Russia: ...
Usa: "tutta colpa tua, comunista del cazzo, che non mi aiuti mai con la lavatrice"
Russia: "ti dò una mano" - poi rovescia un secchio d'acqua per terra - "così impari guerrafondaio bellicista"
Usa: "te ne sgancio uno in faccia e ho appena mangiato fagioli, ti faccio patire quello che voi facevate patire a quei poveracci nei gulag"
Russia: "ho già i missili puntati". Parte l'inno russo. Sipario.
In tutto questo la Cina -con cui potrei avviare degli accordi vincolanti al fine di migliorare il reciproco payoff ai danni degli USA - se ne sta rintanata in quella dannata muraglia a farsi i fatti propri e a cercare di rovinare il mercato europeo.

Europa (parlando per sillogismi aristotelici): "la nutella è della Nestè. La Nestlè è svizzera. Ergo la Nutella è MIA".
Cina: "me ne fotto. La proprietà privata non esiste. Clono il marchio".
Europa: "maledetti musi gialli, che vi venga il beriberi: USA, aiutateci!"
Arrivano gli USA incazzati neri: "bombardate Pechino".
Russia: "eh no, allora non ci siamo capiti, strunz. Lasciate in pace la Cina". Parte l'inno russo. Sipario.

Il Medio Oriente sta ancora cercando di capire che succede, ogni tanto si fa saltare in aria ma va bene così. Certe volte gli USA cercano di aiutarlo ma sono più i danni che altro: tali e tanti sono i conflitti interni a quest'area dilaniata che una risoluzione pacifica sembra al momento utopistica.


USA: "Israele, ti capisco poverino, ti sentirai accerchiato. Tiè, ti dò un po' di armi per combattere contro quelle merde di palestinesi".
Medio Oriente (in stato confusionale): "Non capisci un cazzo. Sono sempre io! Lo vedi che sto combattendo contro me stesso, che devo fare, autodistruggermi? Dovrei pulire il bagno ma mi piace troppo il lerciume: se quelle sono le mie pulsioni che ci posso fare! Chiamate un'esorcista." Si ode il lontananza il canto di un muezzin.

USA: "marrano, sei un infedele! ti bombardo."
Medio Oriente: "e io dico all'OPEC di rialzare il prezzo del greggio"
USA: "caro, dicevamo, gradisci un club sandwich?".
Medio Oriente: "non è kosher!non è kosher! maledetto "- poi inizia a farfugliare freneticamente Sh'ma Yisrael Adonai Elohaynu Adonai Echad

Io continuo a proporre di annientare l'intera area così non si fanno disparità.

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