Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Per darvi l'idea di cosa sia stato il nostro ponte del primo novembre, dico solo che per scrivere il presente post, ho dovuto rimandare la stesura di un altro intitolato Il Cottolengo, che seguirà nell'arco delle prossime ore.
Dunque, se c'è una cosa che mi ha insegnato quest'anno di maternità, è a non essere schizzinosa. Lasciamo perdere le pratiche disgustose legate ai figli, intendo proprio a non far la difficile per quello che riguarda me stessa: basta ore davanti allo specchio, fine delle paranoie se non ho i capelli in ordine, se i vestiti non sono ben abbinati amen, insomma non che io sia mai stata una fighetta, ma ammetto che questa cosa dell'essere più sciolti mi piace parecchio e in un certo senso ha dato spazio al mio lato fricchettone e anticonformista messo a tacere da anni di aperitivi in centro e frequentazioni di presentazioni letterarie. Insomma, la maternità ti toglie gli orpelli in più: avete presente Michelangelo quando diceva che per fare una statua da un blocco di marmo gli bastava togliere il soverchio e sotto c'era già la forma nella sua essenza che premeva per essere liberata? Ecco, una specie. Voglio dire, quando sono venuta ad abitare nella estrema periferia sud di Bologna, in un quartiere di anziani e famiglie pieno di parchi e di poco altro, e magari prendevo l'autobus dal centro per venire qui, ero sempre sconvolta da come mutassero le facce sull'autobus man mano che ci allontanavamo dalle porte del centro storico. Ai giovani trendy si sostituivano le madri di ritorno dal lavoro, stanche struccate reali, poi gli extracomunitari con i figli piccoli, poi le signore anziane coi loro carrellini della spesa, e poi scendevano pure loro e rimanevamo solo io e l'autista a chiederci entrambi cosa cavolo ci facessi io lì. Ecco, ora diciamo pure che le signore anziane coi carrellini della spesa sono più trendy di me e il problema di non sentirmi più a mio agio non è più così tanto pressante. E questa tendenza la ritrovo pure nella mia percezione degli apprezzamenti da parte del sesso maschile. Oh, non che capitino tutti i giorni eh, è che nell'ultima settimana sarà che ho perso sei chili grazie a una gastroenterite che avrebbe cappottato un toro, sarà il volto emaciato da eroina romantica, ne ho subìti - e già il fatto che dica subìti la dice lunga - più d'uno. Ecco, il fatto è che nel pre-Agata, questo tipo di apprezzamenti mi avrebbero distrutto l'ego, che ve devo dì, in fatto di uomini c'ho sempre avuto il palato fino, dovreste vedere quant'è bello il mio consorte pure quando ha trentanove di febbre ed è avvinghiato alla tazza del wc in preda alla stessa gastroenterite che ha distrutto pure me. Cioè, insomma, nel pre-Agata lo standard maschile era decisamente più elevato. Adesso questo snobismo verso l'altro sesso non esiste più: i complimenti sono sempre ben accetti e fanno sempre un gran bene all'ego. Dico solo che negli ultimi  giorni ho ricevuto apprezzamenti da: 1. l'infermiere nano del triage che mi ha vista in preda a un attacco d'orticaria l'altro ieri e non ha notato la fede al dito, 2. oggi dal sudamericano cinquantenne viveur con la coda (cioè, vi rendete conto? LA CODA DI CAVALLO) del piano di sotto che è entrato con me  tenendomi aperto il portone perché avevo le buste, mi ha fatto cenno di precederlo su per le scale e mi ha fissato il culo per due piani, e poi poco prima di arrivare a casa sua, ha fatto un bel fischio di apprezzamento. 3. il vecchietto di Up che in strada mi ha vista col passeggino e, dopo essersi complimentato con mia figlia, si è curvato un po', mi ha fissato le tette da dietro gli occhiali e mi ha detto, bè d'altra parte con una mamma così beato tuo marito, e poi ha scatarrato per terra,
Insomma gente, son cose belle che t'aumentano l'autostima. Adesso scusatemi ma vi devo lasciare ché sono pronta a conquistare il reparto geriatrico del Sant'Orsola.

31.12.10

Going, going, gone

Posted by SunOfYork |

Giusto per sdrammatizzare un po' l'ultimo tristissimo post, volevo dire che tra tanti cazzi e mazzi che ho per la testa, due dei più pressanti di queste feste sono stati:
1. riuscirò a scrivere 43 post nel 2011 come mi ero prefissata secondo il progetto bislacco di incrementare la produzione di post di uno l'anno (40 nel 2007, 41 nel 2008, 42 nel 2009, 43 nel 2010)? E se non ci riuscirò, sarà mica il caso di chiudere il blog per fallimento e mancata forza di volontà della legittima proprietaria? E se invece ci riuscirò, chi ne gioirà? Sopravviverò all'ansia di sapere che per il 2011 dovrò scriverne 44? E perché anziché questa successione così banale, non seguo la serie di Fibonacci?
2. perché diavolo sull'enorme lcd dei miei non si vede Real Time? Perché il destino si accanisce così crudelmente su di me privandomi di programmi vitali come Wedding planners, Ma come ti vesti?, Cortesie per gli ospiti e Il boss delle torte proprio durante le vacanze di Natale quando avrei tutto il diritto di starmene spalmata come un'ameba sul divano dei miei genitori con un plaid e una papalina in testa? E perché, tutt'un tratto, anche a casa dell'uomo che frequentavo solo perché aveva Real Time, Real Time non si vede più? Come faremo adesso, senza Enzo che dispensa consigli di stile mentre il legittimo proprietario della tv sbuffa come una locomotiva e cerca di perforarsi i timpani con uno spillone? Dovremo decidere cosa ne sarà di questo rapporto?
Per fortuna ci hanno assicurato che nel 2011 Real Time sarà di nuovo visibile ovunque.

Quindi almeno per l'anno che verrà, avrò due certezze: il blog non chiuderà (eccolo, è questo il post n.43) e tornerò a vedere Real Time. Tutto il resto sarà grasso che cola.


Ancora due giorni. Ancora due, poi inizia la baraonda dei mondiali, delle partite in piazza maggiore, degli strombazzamenti in strada, dell'euforia alcolica o della disperazione più tetra.
Dei traumi da calcio ne discuto qui su Wu Magazine, dove ancora non ho capito bene perché mi lascino straparlare.

Ma voi ce l'avete l'LSD (Lo Spasimante Devoto)?
Non per fare la splendida (no, no, signora mia, per carità, lungi da me), però io ho ne ho uno molto valido da poco meno di un anno. Un anno in cui mi sono capitati sulla noce del capocollo un discreto numero di cambiamenti che hanno richiesto una discreta quantità di rospi ingoiati e un altrettanto discreto lasso di tempo trascorso ad ascoltare canzoni tristi languidamente stravaccata sul divano. E lui era sempre lì sul ring con me, a farmi da sparring partner (o da Uomo-Schermo, come lo definii mesi fa), discreto ma presente, pronto a fornirmi il giusto apporto di carezze all'ego mentre io gli restituivo i colpi che prendevo dall'esterno, ignorando i suoi messaggi, le telefonate, le email, le chiacchierate e quello sguardo, che è davvero una veranda sul suo mondo.
Ecco, lo conobbi che ancora avevo una relazione stabile, vidi subito che si era preso una sbandata, anzi, me lo palesò proprio verbalmente. Poco dopo la relazione stabile finì, e lui lo venne a sapere da terzi (infami). Quando ci rivedemmo le cose andarono più o meno così:
LSD (speranzoso): ho saputo che sei tornata single...
Soy: sì, ma guarda, ch..
LSD (sturm-und-drang mode on): no, Sun, fammi parlare, ti prego, non l'ho mai fatto nella mia vita ma con te sento che devo aprirmi. Io mai nella vita avrei immaginato di incontrare una persona così, con cui trovarmi subito a mio agio, capace di farmi ridere e comprendermi, una persona con cui sento di poter condividere tutto, ma proprio tutto, e che non mi fa temere di guardare avanti nel futuro, una persona che addirittura avrebbe interrotto una storia importante solo per darmi una chance e stare con m...
Soy: e infatti avresti fatto bene a non immaginarti una cosa del genere.
LSD: nooo ma che hai capito?? io mica intendevo...
(segue stridore di artigli sugli specchi e tonfo sonoro)

Bene, non ci sarà alcun finale in cui io e l'LSD ci baciamo su un ring mentre sotto scorrono le note di Sparring Partner di Paolo Conte.
E a questo punto mi odierete tutti, uomini e donne (gli uomini li capisco, le donne no, tanto nessuna lo avrebbe mai preso seriamente in considerazione).
Ma non importa l'odio, il post lo scrivo lo stesso, perché, amiche mie, vi voglio bene e voglio propormi come exemplum in negativo.
Quanti sono pronti a scommettere che l'LSD presto avrà una ragazza meravigliosa, e io un'ulcera perforata?

I "no" che aiutano a crescere non sono quelli di cui voglio parlare oggi. Oggi voglio parlare dei "no" che di tanto in tanto gli uomini rifilano alle donne, quindi di quei no che più che te, tutt' al più aiutano la tua rabbia a crescere.
Fino ad oggi, nella mia vita, ho preso solo due no espliciti - ci sono poi anche i no impliciti: avete presente quando un uomo sa che dareste un rene per passare anche solo una settimana della vostra vita con lui e fa finta di niente? - bè, in quel caso o non sa che farsene di un rene (e sbaglia, di reni non ce n'è mai abbastanza) oppure semplicemente non è interessato. Comunque dicevo, il primo "no" l'ho preso da adolescente. Lui era un pallanuotista dalle spalle larghe - oggi ha ancora le spalle larghe ma è diventato un grigissimo workaholic, cosa che non saresti diventato, caro mio, se ti fossi messo con me (scusate credo di non aver ancora smaltito del tutto il livore) - ed era innamorato della mia migliore amica. Era innamorato della mia migliore amica però appena poteva baciava me, questo lo ricordo bene perché in una di queste sessioni mi fece sanguinare un labbro. Una volta si era a una festa, una di quelle feste di fine anno scolastico, quando l'aria è ormai tiepida e ci si saluta in vista delle vacanze. Quel tipo di feste in cui si beve, si balla e ci si struscia. Ora, notoriamente io dalla vita in giù sono un tronco d'acero - se ne è presto reso conto il mio istruttore di nuoto quando abbiamo iniziato a fare vasche a delfino - il che non so se mi rende più inadatta al ballo o allo struscio, fatto sta che in quell'occasione me la giocai bene: piazzai una canzone lenta in modo che lui non si rendesse conto di ballare con una salma, poi gli passai vicino e aspettai che mi invitasse. E infatti mi invitò a ballare. Mi guardava negli occhi e sorrideva. Sorrideva e mi pestava gli alluci, e io ero felice. Poi mi baciò. Una gioia così l'ho provata solo allora e la prima volta che sono riuscita a montare a neve una chiara d'uovo. Ancora contusa, gli dissi "G., così non si può andare avanti a baciarci. Lo sai che mi piaci, potremmo provare a stare insieme?". E lui: "no, meglio di no. Facciamo così, se nel giro di quest'estate non riesco a mettermi con V., mi metto con te". Insomma, se oggi ho bisogno di un blog per riversare l'astio verso il genere maschile, sapete con chi prendervela.
Comunque. Passano gli anni, intanto continuo a odiare gli uomini per colpa di questo essere disgustoso ma incautamente inizio a dimenticare l'umiliazione subita, per cui decido di lanciarmi (senza paracadute). Ma stavolta è diverso, stavolta un fidanzato ce l'ho e voglio dimostrargli che magari non sarò Charlize Theron ma so essere seduttiva anche io. Decido quindi di prendere l'iniziativa perché sono una donna, anzi che dico una femmina, no anzi una Superfemmina, e con questo mantra ben ficcato in testa, biancheria intima da 100 euro di pizzo&inutilità e autoreggenti in seta che pian piano mi stanno arrivando alle caviglie a mo' di gambaletto antistupro della nonna (dio solo sa perché li chiamino autoreggenti se poi puntualmente non si autoreggono e devi passare la serata a trovare angoletti oscuri in cui tirarteli su), mi avvicino al mio lui e gli paleso le mie intenzioni. Lui, tutto preso dai progetti per la giornata, rifiuta candidamente con un "ma dai, sei vestita, e poi dobbiamo andare a fare shopping". Risultato: altri 10 anni di odio per gli uomini + un bonus di odio sempiterno verso me stessa per aver trasformato un uomo in un personal shopper. Nasce così Sunofyork

C'è poi un'altra categoria di rifiuti, quelli che gli uomini usano per mollare le donne. Ora, gli uomini non amano mollare le proprie fidanzate perché non sanno gestire i sensi di colpa - normalmente preferiscono comportarsi in modo tale da essere mollati. Ci sono però i casi in cui la donna è talmente tarda (oppure talmente assuefatta a un comportamento deludente da parte del proprio uomo) da non capire l'antifona. In questo caso l'uomo molla, e lo fa con le scuse più assurde. Al primo posto troneggia la scusa con la S maiuscola, quella che ogni uomo almeno una volta nella vita ha detto e ogni donna almeno una volta nella vita si è sentita dire.

1) ti meriti di meglio (di solito proferita con occhio liquido). E chi te l'ha detto che a me non va bene uno stronzo qualsiasi? Sennò non mi ci mettevo proprio con te.
2) ho bisogno di tempo per pensare ma non posso chiederti di aspettarmi (aka "non sei tu, sono io") - questa è la balla dell'uomo in crisi esistenziale, quella dell'uomo che millanta gravissimi problemi familiari/lavorativi/di salute/emotivi e a mio avviso la peggiore perché gioca sul lato sensibile e materno delle donne che infatti di solito ci cascano a pieno, arrivando ad aspettare l'amato fino alla menopausa mentre lui intanto ha già messo su famiglia.
3) ti amo troppo e finirei per non badare più alla mia vita, anche detta la stronzata dell'uomo romantico. Ovviamente vi ama troppo, ma ama troppo di più un'altra.
4) siamo troppo diversi/siamo troppo uguali. Il primo è un bene, il secondo un male gravissimo.
5) sei una persona troppo complicata e lasciandoti, vorrei che tu riflettessi sui tuoi problemi con gli uomini. Grazie mille, pagarmi anche lo psicanalista per i prossimi 20 anni, no?

Questa è la mia top five, sono certa che saprete arricchirla con miliardi di scuse più o meno patetiche.
Normalmente cerco di superare rifiuti e rotture evocando l'immagine dell'uomo in questione sul finire della vita, solo davanti al caminetto, con un plaid sulle gambe. E allora ripenserà alla sottoscritta e mi vedrà come la compagna ideale con cui trascorrere la senilità. Di solito funziona, finché non lo incontri a braccetto con la nuova fiamma, quella con cui si sta trascorrendo la giovinezza nell'attesa di rimpiangerti da vecchio.

Dopo Samuele Bersani, Robert Downey Jr, il lettore di inglese della facoltà di Lettere di Bari, Karl Marx, Michele Serra, sono lieta di annunciarvi che David Duchovny in Californication is my new thing: scrittore in crisi e erotomane, il suo personaggio unisce due delle cose che amo più al mondo, la letteratura e le manie (datemi atto, questa è veramente bella). Mezz'ora di telefilm, e noi spettatori insonni di Italia 1 abbiamo assistito a: pompino da parte di una suora, lamentele sull'ignoranza degli uomini in fatto di anatomia femminile, svariati accoppiamenti e infine a una tizia sedicenne che raggiunge l'orgasmo prendendo a pugni lo scrittore.
Cioè in pratica questa ha 16 anni e già ha capito tutto.

Detto questo, cari miei, dichiaro conclusa l'era dell'emotività da puerpera: alla fine non ho mostri urlanti a giustificare una depressione postpartum, e le mie tette tutto sommato sfidano ancora dignitosamente la forza di gravità, quindi tutto bene.
Unico motivo di insoddisfazione è, attualmente, non poter dire la battuta che sogno di dire da tre mesi esatti, cioè dal momento in cui il mio pc è andato in assistenza, e che saluterà il rientro a casa del mio amato portatile .
Sono passati tre mesi, il pc è stato riparato ma il geniale tecnico ha dimenticato di comunicare ai suoi colleghi la password di accesso a windows ed è partito per le fiji. E allora, visto che ormai ho perso le speranze, la dico lo stesso. La battuta, all'epoca più pertinente, era:

E alla fine dopo la Betancourt anche il mio portatile è tornato a casa.

Come potevo immaginare che l'Unieuro fosse peggio delle Farc?

Mai avessi osato proporre a mio padre : "papino, andiamo al mare insieme un giorno di questi? Giusto il tempo di un tuffo e asciugarci".
Con lo sguardo intenerito da tanta inusitata affettuosità, quello che ad oggi è l'uomo più timido che abbia mai incontrato, scatta in camera da letto per tornare un attimo dopo agitando uno slippino nero minuscolo che usava quando da piccola mi portava al mare, cent'anni e cento chili fa, imbarazzandomi anche allora, quando non ero ancora la deviata attuale.
"Certo, ho pure il costume da bagno!".
Segue silenzio (il mio) e espressione di disappunto (la sua). "Bè, cos'ha che non va?" - dice candido.
"Non va il fatto che non hai il fisico di Ian Thorpe, che quelli che hai in mano non sono slip ma un francobollo e che saresti osceno. Ma soprattutto quello che non va, è che quel dignitosissimo boxer che usi per girare per casa e andare a buttare l'immondizia, in realtà è un costume da bagno".
"No no ti sbagli, non è un costume da bagno. Quello è un pantaloncino comodissimo, non hai idea. In pratica lo puoi indossare senza metterti le mutande, perché sono incorporate. E' rivoluzionario!".

Talmente naif che non me la sono sentita di dire niente. Tutt'al più ci multano per offesa al pudore e all'onore sessuale.


In principio fu la fontana di Trevi tinta di rosso.
Poi vennero le palline di gomma su Trinità dei Monti.
Un paio di giorno fa, l'iniziativa di Frozen Termini, happening artistico in cui un gruppo di smandrappati ti si fermano tra i maroni per tre minuti.
Siccome sotto sotto mi sento molto transavanguardista pure io, oggi, in pieno delirio ikea, ho sincronizzato i timer del reparto cucina in modo che suonassero a distanza di pochi secondi l'uno dall'altro.
Il messaggio, visto il luogo di perdizione in cui mi trovavo, era quanto mai azzeccato: Memento Mori.
Ah, il sacro fuoco dell'Arte, ma che volete saperne voi.

Stamattina, mentre in stato semicomatoso rotolavo da un capo all'altro del letto, mi sono messa a pensare alla situazione dell'editoria italiana. E quindi:
Intervistatrice: com'è l'editoria italiana, Sunofyork?
SOY: hai presente il Diavolo veste Prada? Uffici luminosi, vetrate infinite, parquet ovunque pure nei bagni? Hai presente donne con le Manolo Blahniks d'ordinanza ai piedi che lavorano su dei Mac immacolati?
I: Sì
SOY: bene, non c'entra un cazzo.
I:e allora?
SOY: hai presente la Repubblica delle Lettere rinascimentale? quei legami impalpabili e pur saldissimi tra intellettuali di ogni razza e credo?
I: inizi seriamente a darmi sui nervi.

Ebbene, la gilde degli editori italiani è una sorta di lillipuziana repubblica delle lettere, diciamo piuttosto una sorta di paesello delle lettere, con tutti i disservizi e le invidie che nascono nei paeselli di provincia: c'è la zitella acida (l'editor), la battona che va con tutti (l'agente letterario), il filosofo naif (l'editore) e lo scemo del villaggio (lo scrittore).
Gli scrittori possono essere di vari tipi: 1. l'esordiente molto emo, 2. il sapientone che non vale un cazzo (ma i due aspetti possono formare un unicum letale) e 3. quello veramente bravo (esistono e stiamo lavorando per farli accoppiare tra loro): bisogna avere occhio per riuscire a distinguere sin da subito tra le varie categorie.
Ora prendiamo la situazione standard: in una casa editrice entra un tale visibilmente agitato, rosso in volto, coi capelli scompigliati, che perde fogli da tutte le parti e che - potete scommetterci - sicuramente nell'iPod ha una compilation di successi degli Shins. Bene, a questo punto potete iniziare a sfregare le mani sotto la scrivania perché, cari miei, avete davanti ai vostri occhi una mammoletta emo contro cui sfogare tutte le vostre frustrazioni.
Ragazzo emo: salve, sono qui perchè il mio sogno è pubblicare un libro!
SOY (suonando una trombetta): ma noooooo? ma daaaai, veramente????ma come mai?in Italia vengono pubblicati solo 50mila libri l'anno, 140 libri al giorno di cui 120 non vedranno mai una libreria, come ti viene in mente un'idea così geniale?
Ragazzo emo: vorrei proporvi questo manoscritto, si chiama "Il campo di papaveri"...parla...di un campo...di papaveri...mi piacerebbe che al libro fosse allegato...non so...è un'idea...un papavero per ogni donna che lo comprerà...
SOY: ah, e agli uomini non ci pensi?
Emo: oh già...che sbadato...pensavo a qualcosa come...
SOY: UN RASOIO DA BARBA?
Emo: uhuhu dai su...non prendermi in giro...pensavo a qualcosa di più particolare...non so, DEI GEMELLI DA POLSO...mi ci ha fatto pensare un amico molto creativo.
SOY: immagino sia la stessa mente geniale che ha inventato i ciondoli da cellulare e i preservativi alla ciliegia.

A questo punto il ragazzo emo scappa via piangendo, voi leggete il manoscritto, mettiamo il caso assurdo che decidiate di pubblicarlo (impossibile ma procediamo). APPENA glielo comunicate, da ragazzo emo si trasforma in un natural born dada.
Arriva in casa editrice sbraitando contro le modifiche, e definendo il vostro lavoro di editing HITLERIANO.
Used-to-be ragazzo emo: ma poi, cos'hai contro la "i" ogni volta che scrivo conoscienza?
SOY: (sempre suonando la trombetta): un grembiulino a quadretti bianchi e blu! E anche due orecchie d'asino, presto! Allora, caro somaro, ripetiamo insieme: SCIENZA E COSCIENZA vogliono la "i". Conoscenza, no.
Used-to-be ragazzo emo ora diventato natural born dada: sarà come dici tu ma io stavo scardinando le regole grammaticali, comunque non mi sembra il caso di cancellarmi anche tutti i punti di sospensione e le virgole - poi piagnucolando - perché, perché vuoi snaturare la mia (udite udite!) OPERA!!! Io scrivo perché ho un'urgenza di raccontare la mia complessa vita interiore, non è un gioco per me!

Lasciamo un attimo in sospeso ora il nostro used to be ragazzo emo, ossia il nostro new born dada con qualche tocco dandy alla wilde e atteggiamenti lagnosi alla Mme Bovary.
Lasciamolo morire in pace.

Ma che è sto abuso della punteggiatura?
Concediamo ai ventenni - tanto non farei mai pubblicare romanzi di gente sotto i 30 - e alla loro grave tara dell'autobiografismo l'uso spopositato dei puntini di sospensione (sapete, fanno molto "sso' tormentato lassateme perde") , che pure devono essere rigorosamente 3 e non 4 o 5 e chi più ne ha più ne metta, ma che è 'sta storia delle virgole?
Una volta Danny DeVito mi ha detto che persino studiosi di fama internazionale come Canfora hanno problemi a piazzare le virgole.
Ma allora, signori miei, io mi chiedo perché gente incapace di cavarsela persino con la punteggiatura - figurarsi con il resto - abbia questa smania di successo. E' possibile che non si capisca che il "talento" è anche e soprattutto beruf weberiano*, e che come tale non debba essere sommerso da tonnellate di carta che verrà destinata al macero?
Mi chiedo io: è così in pubblicare un libro? Non so.
Quello che so per certo è che comprare libri è out.
E' così tanto out che quasi quasi ci scrivo su un libro per spiegare quanto.


*teoria del duro lavoro ("Etica protestante e spirito del capitalismo", Max Weber)

Lo ammetto, non sono mai stata particolarmente munifica.
Per questo motivo ieri, perché dopo il mio decesso non si dica di me che ero simpatica, ma avevo il braccino corto, ho fatto persino il regalo di natale al comune di Bologna: 50 (o' ppane) euro di multa offerti senza colpo ferire ai due controllori dell'atc saliti - guarda un po'- sul numero 25 (Natale) per Fossolo Due Madonne che d'ora in poi per me sarà sempre irrimediabilmente il numero venticinque per Fossa delle DUE Marianne, che poi, alla fine, potevano pure comprarseli due costumi da babbo natale con tutti i soldi che stanno racimolando in questo periodo.
Ad ogni modo, croce e delizia, anche quest'anno va di moda fare i regali. Io, nella fattispecie, devo farne 10 (e' Fasule) tondi tondi, e siccome anche quest'anno va di moda non avere soldi e non aver voglia di girare per negozi gremiti di clienti urlanti, credo che anche quest'anno farò andare di moda i regali fatti come al cacchio (rfcac).
Dicensi regali fatti come al cacchio, quei regali comprati in trance oracolare all'ora di pranzo del 24 (e'gguardie) col fiato sul collo dei parenti in arrivo per il cenone - di solito a base di vino e ubriacature moleste - e del tacchino che di certo si brucerà, e che di solito si scelgono all'interno dell'intramontabile stringa lcp(v), ossia libro calzini pantofole (vibratore? oddio, non ricordo più per cosa stava la v).
Comunque quest'anno, complice la sindrome dell'ikea (anche nota come sindrome di Bibbi Snurr) che mi affligge da mesi, ho un'idea in più: comprerò i regali e li fracasserò con violenza contro un muro, per poi costringere amici e parenti a ricostruirli pezzo per pezzo, ovviamente i pezzi saranno 90 ('a paura, giustamente). Cosa non si farebbe per gli amici.
Quanto a me, il mio maggior desiderio sarebbe ricevere uno sgabellino.
Da piccola ne avevo uno piccolo in vimini che mi trascinavo dietro per raggiungere i posti in cui non arrivavo da sola senza dover chiedere ai miei genitori di prendermi in braccio. Ho sempre odiato chiedere favori. A un certo punto questo sgabellino fu scagliato giù dalle scale da mio padre nell'unico raptus di follia della sua vita, cosa che ancora sta cercando di farsi perdonare.
Insomma, siccome elaboro benissimo i lutti, ne vorrei uno identico ma più grande per ospitare il mio fondoschiena e resistente per reggere il peso.
Non è ancora natale e ho già mangiato 4 ('o puorco) Kg di struffoli. Sono uno struffolo gigante.
Quintina.
Tombola.
'Fanculo, i soldi sempre agli altri. A me la rogna dei regali.

Siccome oggi sono molto incazzata, vorrei sfogare tutte le mie frustrazioni inveendo contro la razza di Uomini e Donne e in particolare contro il più fulgido esponente di questa stirpe, il pluricornificato toro da monta (v.tronista) che si è distinto nella nostra tv trash per le infinite figure di merda raccattate nel corso dei mesi, che ne hanno fatto il beniamino di tutti gli sfigati d'Italia.
Sono incazzata perchè i giovani laureati italiani, per quanto in gamba possano essere, sono quasi sempre sottopagati e in definitiva sempre esauriti, perchè per ottenere il miraggio di quella autonomia che i genitori ex sessantottini pazzi rinfacciano continuamente loro di non sapersi guadagnare, si trovano a fare i giocolieri con tre - quattro lavori, il cui guadagno complessivo non supera assolutamente l'incasso di una serata in discoteca di Luca Dorigo. Perchè essere Luca Dorigo non è facile, bisogna lavorare sodo per opporre il pollice all'indice e reggere il mohito offerto dalla direzione mostrando contemporaneamente l'elastico delle mutande griffate che spunta dai jeans a vita bassa.
Suppongo che l'algido tronista dallo sguardo vitreo sia veneto e sia pressappoco mio coetaneo: queste informazioni, insieme agli addominali oliati, costituiscono il suo ricchissimo curriculum. Intellettuale di rara caratura, allevato dai genitori a suon di Balzac e Dostoevskij (nel senso che i tomi glieli hanno sbattuti violentemente in testa), il mononeuronico Luca Dorigo che in questi minuti sta vivendo probabilmente quello che è il sogno di molti uomini, cioè trovarsi davanti a una sfilza di donne e dire sì/ no a seconda della taglia di reggiseno, ha ribadito per ben 3 volte (dopodiché il gallo ha cantato) la sua natura di esteta ricordandomi un fantastico aneddoto relativo alla mia parrucchiera anita, che una volta mi disse che sua sorella studiava estetica ed io - neokantiana? - "no, inguine e ascelle"; vi lascio immaginare quale circolo culturale sia diventato lo studio di Maria - un cenacolo che farebbe invidia perfino ai caffè parigini di Saint Germain in cui si riunivano Sartre, Gide, Hemingway e la De Beauvoir. Una volta Eco disse che il successo di Mike Bongiorno risiedeva nel suo essere "Everyman" anzichè "Superman": gli spettatori pensavano che se ce l'aveva fatta lui allora magari perchè non loro? Bé non occorre certo essere dei fini semiologi per capire che con Luca Dorigo questo non vale. Lo spettatore sa che se ce l'ha fatta Luca, lui non ce la potrà mai fare perchè è troppo migliore - se proprio volessimo metterci sul solco dell'analisi di Eco, dovremmo definire il nostro raffinato dandy un "Underman".

Bene signori, dopo questa tirata credo dovrei riuscire a gestire la rabbia per qualche giorno. Alla fine bisogna riuscire a scorgere il positivo nelle persone, perchè tutti abbiamo un ruolo determinante su questa terra.
Ad esempio, Luca Dorigo lo vedrei come un ottimo donatore di organi: non avendo mai aperto libro avrà delle splendide cataratte, e suppongo che il cuore sia forte viste le ore passate in palestra. Poi per il cervello, vabbè.
Già immagino la faccia del poveretto che eseguirà l'autopsia quando gli aprirà la testa.

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