Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Allora, io ho capito una cosa: a un certo punto, nella vita adulta, è inutile che io neghi che nella mia persona c'è -perché c'è- un tasso variabile di pazzia e che questa variabile resti al di sotto dei livelli di guardia nella maggior parte dell'arco del mese, e che invece tenda a creare degli asintoti 1. nei giorni di sindrome premestruale o 2. nei momenti di maggiore stress psicoaffettivolavorativo (il che, a pensarci bene, nega quanto detto prima, essendo i momenti di maggiore stress psicoaffettivolavorativo una costante per almeno 25 giorni al mese - come può essere una costante un concetto non assoluto come "maggiore di"? Quello che è costante, è la certezza che ogni giorno sarà peggiore del primo, quanto a stress, non il tasso stesso di stress, cari gigioni miei), raggiungendo soglie ben oltre il catastrofico quanto i punti uno e due avvengono nello stesso istante.
Ora, l'unico modo per disinnescarmi, in quei momenti lì, è: o procurarmi molto dolore fisico (come ho fatto nello scorso weekend al concerto de Il teatro degli orrori con l'amico K. e la Divara -in questo senso 10 euro molto ben spesi- e gettandomi con quest'ultima in zona rossa tra omoni ubriachi che pogavano tutti sudati, assestandoti gomitate nelle costole, spintoni e quant'altro - quindi, cara Divara, ti ringrazio per aver condiviso con me quel momento catartico) oppure farmi piangere. Il bello è che l'unica che riesce a farmi piangere disperatamente (sì, ok, amico K., una volta ci sei riuscito anche tu mentre eravamo al ristorante cinese e mi hai detto che dopo le ultime relazioni, mi ero svalutata come donna, ma non conta, perché non avevi la consapevolezza dell'orrore di ciò che stavi dicendo) sono io stessa.
E quindi vi dico senza vergogna (sento già le sirene della neuro, non fa niente): ma lo fate anche voi il giochino di pensare a qualcosa che vi faccia piangere e addormentarvi per sfinimento col cuscino bagnato, la sera, quando siete a letto? E a cosa pensate?
Io ve lo racconto anche se so che c'è qualcuno che mi deriderà. Negli ultimi mesi ho un ricordo che mi strazia, soprattutto perché mentre sono sotto al piumone, al buio, caldo, lo associo a questa canzone, ed è questo ricordo:
Dicembre 2009 - visita natalizia all'Ikea con i miei cugini. Lui 6 anni, acuto, riflessivo (ascoltando il Claire de lune di Debussy, un paio d'anni fa, esclamò malinconico "ma perché le cose tristi sono anche le più belle?", togliendo ogni dubbio sull'appartenenza a un certo ramo depresso-contemplativo della mia famiglia), allo stesso tempo ironico, solitario, responsabile (pure troppo), lei 4, esplosiva, socievole, iperattiva, rumorosa, distratta (pure troppo). Lei corre allo Smaland, lui non ci vorrebbe andare ma non lo dice perché si vergogna della propria timidezza, quindi per un po' gironzola circospetto prima di entrare, poi un ultimo sguardo, ed entra. Alto e lungo come un fuso, con la pelle bianca, i capelli e gli occhi nerissimi. Sua sorella, biondina con la guance rubizze di Heidi, sta già prendendo a calci gli altri bambini e si esibisce in sgangheratissimi carpiati nelle palline di gommapiuma.
Ed è allora che lui si avvicina con gli occhi giganteschi e liquidi alla vetrata che divide la zona bambini dall'esterno. Per gioco, qualche giorno prima, gli abbiamo insegnato l'alfabeto muto e gli è piaciuto tantissimo, allora gli dico a gesti: torniamo tra mezz'ora, non piangere.
E lui da dentro ricaccia indietro le lacrime, e con le sue mani da pianista, velocissimo, ci dice: non ti preoccupare, non le faccio mettere la testa sotto le palline di gommapiuma.

Scusate, annego.
Io non lo so mica se ce la farò, senza psicofarmaci, a mandare i miei figli all'asilo.

(da leggersi velocissimamente e con tono esaltato)

Bene bene bene bene, carillimi tutti! Una felice domenica e un sereno rientro alle vostre sfavillanti vite da questo spaccaballe di ponte del primo maggio. Per voi quest' oggi un post simpatico come quella furbona di mia sorella minore che si è portata via le mie chiavi di casa impedendomi di lasciare questo loculo financo per andare a comprare una stecca di Malboro dal tabaccaio di sotto e rifornire il frigo ormai ridotto a correlativo oggettivo del mio sbrilluccicante vuoto interiore. Per voi un post leggiadro e pieno di joie de vivre, scritto di getto dopo un pranzo domenicale in solitaria a base di tortilla alle verdure, insalata pomodori e basilico, e qualche bicchiere (di troppo) di Gewurtztraminer. Un post lieve, arioso e a finestre spalancate, che non c'è più confine tra dentro queste mura e la strada fuori, con le tende che svolazzano, allietato dalle rondini, dalle note stonate del dirimpettaio pianista che ripropone i grandi successi di Bruno Martino e dai baci con risucchio delle coppiette -vi odio dal profondo del cuore- che passeggiano sotto quelle enormi casse di risonanza che sono i portici bolognesi. Un post scoppiettante come la sinfonia del mio fucile a pallettoni con cui, appostata dietro la finestra del soggiorno a mo' di cecchino, metto in fuga le leggiadre coppiette, perché non si dica che non contribuisco anch'io a questo tardivo ésprit primaverile. Un post colorato come i tetti rossi di questo vicolo, come i muri color ocra, arancio e mattone, come gli scuri verde-bottiglia che chissà quali sguardi celano, e come il cielo azzurro sopra tutte queste cose ignote, come le mie magliette bianche che per magia, dopo un lavaggio azzardato, sono diventate tutte rosa cipria. Per voi un post al profumo di lavanda, tenero e pieno di poesia, almeno quanto quella offertami dal playboy maghrebino che, vista la mia capa gialla spuntare dalla finestra, mi ha urlato a gran voce di succhiarglielo ma che dev'essersi subito ricreduto alla vista del mio sguardo torvo e della dentatura aguzza, pena il vedersi trasformare il suo affare in un inservibile Ćevapčići. Un post per dirvi che ho abbandonato l'ascolto dei CCCP e che aspetto suggerimenti musicali (e non solo, ché non poniamo limiti alla provvidenza qui) su qualcosa che mi cambi la vita. Un post romantico e ormonale, a metà strada tra zitellaggine acuta e sentimenti che sorgono, tra mille incognite e una sola certezza, tra la pesantezza invernale ancora sul groppone e le vesti sempre più succinte, tra la consapevolezza dell'urgenza di una ceretta e l'indolenza da primo raggio di sole, tra l'esaltazione dannunziana e lo sconforto montaliano, il desiderio e il timore per una stagione che viene, ché forse è proprio su questo crinale, buon dio, che troverò una mia cifra.

(e a sorpresa, per i più pigri, la versione mp3 di questo blog, magistralmente interpretata da una capa gloriosa e facilmente ascoltabile e/o scaricabile qui, perché non si dica che gli ex non servono a niente)


Sun: allora Micky ci stai andando all'asilo?
Micky: no, non mi va tanto
Sun: e perché non ti va?
Micky: è un poto stressante
Sun: in che senso "stressante"?
Micky: ci fanno fare sempre i lavoretti
Sun: che lavoretti?
Micky: i lavoretti col tartoncino
Sun:embè?
Micky: mi piace di più giotare a tasa mia. Sono troppo pittolo per lavorare
Sun: vero, anche io
Micky: no tu sei solo una una tretina
Sun: ripetimi un po' cosa sono grand'uomo?
Micky: TRE-TI-NA

Mity, non antora cintuenne. Idee tiare,
dutturali estluse.
Sun, vent'anni in più:
stessa allergia al lavoro,
problemi d'articolazione risolti.



Lo ammetto, non sono mai stata particolarmente munifica.
Per questo motivo ieri, perché dopo il mio decesso non si dica di me che ero simpatica, ma avevo il braccino corto, ho fatto persino il regalo di natale al comune di Bologna: 50 (o' ppane) euro di multa offerti senza colpo ferire ai due controllori dell'atc saliti - guarda un po'- sul numero 25 (Natale) per Fossolo Due Madonne che d'ora in poi per me sarà sempre irrimediabilmente il numero venticinque per Fossa delle DUE Marianne, che poi, alla fine, potevano pure comprarseli due costumi da babbo natale con tutti i soldi che stanno racimolando in questo periodo.
Ad ogni modo, croce e delizia, anche quest'anno va di moda fare i regali. Io, nella fattispecie, devo farne 10 (e' Fasule) tondi tondi, e siccome anche quest'anno va di moda non avere soldi e non aver voglia di girare per negozi gremiti di clienti urlanti, credo che anche quest'anno farò andare di moda i regali fatti come al cacchio (rfcac).
Dicensi regali fatti come al cacchio, quei regali comprati in trance oracolare all'ora di pranzo del 24 (e'gguardie) col fiato sul collo dei parenti in arrivo per il cenone - di solito a base di vino e ubriacature moleste - e del tacchino che di certo si brucerà, e che di solito si scelgono all'interno dell'intramontabile stringa lcp(v), ossia libro calzini pantofole (vibratore? oddio, non ricordo più per cosa stava la v).
Comunque quest'anno, complice la sindrome dell'ikea (anche nota come sindrome di Bibbi Snurr) che mi affligge da mesi, ho un'idea in più: comprerò i regali e li fracasserò con violenza contro un muro, per poi costringere amici e parenti a ricostruirli pezzo per pezzo, ovviamente i pezzi saranno 90 ('a paura, giustamente). Cosa non si farebbe per gli amici.
Quanto a me, il mio maggior desiderio sarebbe ricevere uno sgabellino.
Da piccola ne avevo uno piccolo in vimini che mi trascinavo dietro per raggiungere i posti in cui non arrivavo da sola senza dover chiedere ai miei genitori di prendermi in braccio. Ho sempre odiato chiedere favori. A un certo punto questo sgabellino fu scagliato giù dalle scale da mio padre nell'unico raptus di follia della sua vita, cosa che ancora sta cercando di farsi perdonare.
Insomma, siccome elaboro benissimo i lutti, ne vorrei uno identico ma più grande per ospitare il mio fondoschiena e resistente per reggere il peso.
Non è ancora natale e ho già mangiato 4 ('o puorco) Kg di struffoli. Sono uno struffolo gigante.
Quintina.
Tombola.
'Fanculo, i soldi sempre agli altri. A me la rogna dei regali.

Camminare la domenica sera sotto i portici di via Broccaindosso può regalare inattese e meravigliose sorprese, come ad esempio non essere stuprata.
Ho scelto deliberatamente e in pieno delle mie facoltà di vivere in una zona degradata del centro storico. Motivo? Qui attorno, fino a poco tempo fa, viveva uno dei due uomini che ho sempre ritenuto irraggiungibili, ossia Samuele Bersani (l'altro è Paul A. Jarvis, ma no, cara la mia matricola dell'ateneo barese che hai digitato furtivamente il suo nome su google, questo è solo uno specchietto per allodole, non troverai informazioni riservate sul glaucopide Paul, per quello dovrai faticare molto di più, parola di una che ci ha impiegato degli anni - il bel britannico non ha nè un account msn, nè uno skype e nemmeno un myspace, hisspace, herspace, ourspace, visto paul, sono brava, ho imparato i pronomi possessivi!).
Comunque. Mi ha detto una spia del KGB che Samuele ha sloggiato da via Begatto per comprar casa a Trastevere: il degrado, da quando ero giunta io nel vicinato, si era fatto insostebibile. Pazienza, quel giorno in feltrinelli lo avevo intuito che non mi voleva, sospetto di cui poi avevo avuto conferma qualche mese dopo, quando, passeggiando in pigiama e ubriaca sotto il suo portico, lo incrociai e urlai "Samuele Grignani, sposami!", al che lui rispose con uno sguardo triste di cui non ho mai capito il perché. Insomma, non mi ha voluto.
Il luminoso corso di Paul Jarvis ha incrociato la mia esistenza diversi anni fa, quando, pudica ventenne (sì, è vero, ho proprio detto "pudica"), mi iscrissi insieme ad altre 30 femmine allupate e qualche gay ai suoi corsi di inglese advanced level. 3 anni a fingere di non sapere una cippa pur di essere bocciati sebbene parlassimo ormai meglio di Camilla Parker Bowles, e lui niente! Per farla breve, nemmeno lui mi ha voluto, a lui la mala pasqua.
Comunque non essere notata non è la cosa peggiore che possa succedere a una donna. Ci sono molte cose più spiacevoli: essere notata (pure troppo) durante un PAP Test, ad esempio. Che poi il test in sè potrebbe anche piacere a qualcuna, il problema è che mettere le gambe dietro alle orecchie non è proprio facile e se non sei una campionessa olimpica di PAP Test, dallo studio del ginecoloco esci poco poco con un'anca lussata e con l'agghiacciante impressione che nessun uomo potrà mai conoscerti come lui. Altra esperienza estremamente sgradevole.
Ma mai quanto parlare con gli operatori dei callcenter dei gestori telefonici, ore e ore a constatare l'incomunicabilità tra esseri umani, tutto per farsi attivare le chiamate gratuite verso un numero prescelto. Più sadici di loro secondo me sono solo gli addetti al recupero crediti e gli impiegati delle biglietterie trenitalia, che sembrano godere di treni che si smarriscono nelle nebbie padane, ritardi, cancellazioni.
Che poi, tutte queste cose spiacevoli le fanno gli accoppiati. Il PAP Test lo fa chi fa sesso, i minuti verso un numero prescelto, idem, il pendolarismo del weekend, vabbè, che ve lo dico a fare.
Tiriamo le somme e buon natale.



Ad esempio le etichette dei post mi danno problemi senza pari. Mi imbrigliano l'ispirazione, mi tormentano, mi mettono sotto il gioco epistemologico e irrimediabilmente mi seducono: cos'è che conta nel comunicare sinteticamente un concetto? La chiarezza? Perchè in quel caso dovrei sfoltire un po' le etichette. La fedeltà ai contenuti? Non pervenuta. L'esaustività? No, ditemelo, vi prego, perchè se così fosse avrei già fallito in partenza. Mi toccherebbe aggiungerne molte di più in fondo al blog e sinceramente non so a chi gioverebbe, alla mia salute no di certo. Manco all'equilibrio formale dei post, visto che sarebbero più le etichette dei concetti, e si sa che l'equilibrio formale è tutto.
Sì sì sì sì ok lo so che nessuno le legge le dannate etichette. Lo so. Il problema è che qui saltano alla luce due istanze contrastanti della comuncazione: quella analitica (che è il mio problema principale con le maledette etichette) - cioè, sai quando hai la smania comunicativa e per spiegare un concetto semplice ne usi altri 23 complessi? che poi, ok, è la vita, ma due balle - e quella sintetica - cioè tu sei un bravo essere civile che sa servirsi di generalizzazioni per cui se uno ti chiede in strada wè Trianda, come va?, tu, compiendo una lodevole generalizzazione, dici Bene, Ermenegildo non indugiando in dettagli tediosi per il tuo interlocutore che se ne va via con la bella sensazione di aver avuto una botta di culo. Il concetto è chiaro: la mia vita non fa più schifo della tua, sommariamente sto bene, ho avuto l'idrocele ma sono guarito, ora non ho tempo, fammi la cortesia di toglierti dalle palle (e detto da uno che ha avuto l'idrocele...).
Bene. La chiarezza è sopravvalutata. Alle parole che squadrano da ogni lato concetti univoci, preferisco le nebulose di significato.
Ultimamente ho conosciuto la persona comunicativamente più analitica al mondo: una casalinga sicula dai modini piccini picciò capace di dissertare per ore su qualsiasi argomento. Ore a parlare dei pro e contro dello Svelto e del Nielsen piatti. Ore sul miglior metodo per pulire il pavimento. Ore, ore e ore sulla crosta degli arancini, ore a parlare dei problemi coi fidanzati, dei parrucchieri, della cellulite: in casa siamo solo donne, figuriamoci di che si parla - la sicula dai modini delicati ha un'opinione sistematica su tutto e non solo ha da dire su tutto, SA tutto.
Esemplifichiamo.
Lei (una inquilina a caso) con l'uomo (ospite per il weekend). Chiusi in camera. A letto. Nudi.
Arriva la signora piccina-picciò (da dietro la porta sprangata): ragazzi, ho fatto gli arancini, li volete?
Lei: nooooooooooooooooo
La signora piccina-picciò: ma li ho fatti con la crosta di pane di sesamo, i piselli, la passata di pomodoro e li ho fritti in olio di mais bollente a 300 gradi farenheit come li facciamo noi in sicilia!
(Lui intanto fa la faccia da piccola fiammiferaia che non tocca cibo da anni)
Lei: nooooooooooooooooo nooooooooo e che palle!!
La signora piccina-picciò: ma...ma..vabbè li conservo per cena, ma che state facendo?
Lei (malevola) : CI STIAMO ALLENANDO A JUJITSU
La signora piccina - picciò: uhm, jujitsu...jujitsu, vediamo...ah sì!conosco il jujitsu! è quell'arte marziale giapponese sviluppatasi nel 1600, il periodo medievale giapponese, probabilmente derivante dalle arti marziali...
Lei, uscendo nuda di camera: DAMMI QUEL CAZZO DI ARANCINO O GIURO SU DIO CHE TI FACCIO FUORI.
Saziato l'appetito, torna dentro e vuole riprendere da dove ha lasciato ma. Ma. I due russi del piano di sopra non sono d'accordo: urlano e si lanciano i piatti. Probabilmente parlano delle due istanze della comunicazione. E pensare che sembrava una coppia seria, sovietici vecchio stampo, ieratici come solo l'URSS. Gente tosta, di Vladivostok, mica cazzi. Pasteggiano a vodka e molotov. Vanno in giro in Trabant. Giuro che se non la smettono di fare casino glielo dico, giuro che gliela dico la faccenda del muro caduto.
E' una vita difficile, certe volte si starebbe meglio all'inferno. O in un posto simile almeno. Che ne so, la sala d'attesa di Milano Centrale potrebbe andare bene ad esempio. Ci fanno le autopsie alle vecchie su quei tavolacci di marmo freddo?
C'era una vecchia presbite accanto a me, dopo due minuti non c'era più.
Il cellulare le squillava e lei lo guardava come solo le vecchie lo guardano, allontanandolo un po' per riuscire a scorgere il nome di chi chiama, che sembra sempre che pensino che il cellulare sia un oggetto del demonio. E' terribile. Che cazzo ci fai, nonna, con un cellulare in mano? Non è roba per te.
A ognuno la sua epoca. A ognuno il suo.
Ai russi, il busto di Lenin a Cavriago. A te nonna, il mattarello per stendere i ravioli fantasticando su Giovanno Rana. A me, un accidenti. Accidenti.
Ragazzi che pena. Ciao.


Cari tutti, l'argomento che affronteremo oggi è quanto mai delicato in quanto solleva tutta una serie di annose questioni mai risolte come perchè il maschio ama rotolarsi nel suo stesso sudiciume?quanto è utopistico pensare che un giorno smetterà di gettare la biancheria sporca per terra e di lasciare i cassetti aperti? Com'è possibile diminuire in modo massiccio il quantitativo di entropia dell'universo? Dovrò studiare la termodinamica?, e soprattutto l'angoscioso interrogativo: perchè proprio a me?
La vexata quaestio si dipana attorno a due poli : la di lei capacità di abnegazione e la di lui inettitudine di rendere la propria dimora qualcosa di meglio di un lurido letamaio. Lo so che è difficile per voi, ma vi prego di fare uno sforzo mentale e di seguirmi: questi due poli - direttamente proporzionali nella fase dei cippicippibaubau, ossia il primo anno della relazione - diventano di botto inversamente proporzionali allo scattare del 12° mese, per cui dalla fase in cui voi (noi) fate finta di non badare al casino disumano celandovi dietro a idee balorde del tipo ma lui è un intellettuale, non può badare a queste cose, deve vivere nel suo disordine creativo per poter scrivere/dipingere/comporre, capite che sono tutte cazzate e vi state solo illudendo che lui sia un artista quando invece è un maiale nato cresciuto e pasciuto che vi sta portando via la vita. Inforcate allora una scopa gigante, vi mettete in assetto da jihad e bonificate le valli di comacchio che per l'occasione si sono trasferite nella vostra stamberga, maledicendo la di lui tenera nutrice (ricordarsi sempre di dare la colpa alle suocere, mi raccomando, o non siete vere donne) per non avergli insegnato a stare al mondo a suon di schicchere dietro le orecchie, rendendo il sangue del suo sangue un vitellone ultratrentenne che passa la giornata sbriciolando le pringles per terra mentre voi vi consolate pensando sadicamente a quando avrete un figlio maschio tale e quale al vostro amato e vostra nuora vi maledirà tra una ramazzata e l'altra, ma non saranno più fatti vostri, eh no!, perchè ormai glielo avete sbolognato quel bellimbusto del vostro figlioletto e chi s'è visto s'è visto.
Detto questo, per quanto riguarda la domanda perchè proprio a me?, consolatevi. Giunta nella stanza in foto udii proferire la frase "ho messo in ordine per te" con una tale dolcezza che quasi quasi non feci caso a nulla, ma ho comunque voluto immortalare il momento a imperitura memoria e per inviare al CICAP* una testimonianza della presenze sovrannaturali in questo luogo. Perchè non può essere stato un essere umano.

*Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale


Oggi ricomincia House.
Ho l'influenza e sto morendo. Il mio organismo deve essere senza dubbio una macchina perfetta e dotata di volontà propria, perchè alle 23.59 del 31 agosto ha messo una bella croce nera sulla parola estate e ha detto adios amigos alle difese immunitarie, scatenando in me una influenza biblica di quelle che c'ho messo un'ora e un quarto per spiegare al telefono al dottore tutti i sintomi che ho, e il poraccio non ha potuto far altro che comunicarmi che sono spacciata, cosa che d'altro canto già sapevo da me, e anzi, se constatava in anticipo il decesso, ci cavavamo pure quest'altro dente. Avevo anche pensato di aver contratto l'aviaria, se non fosse che mia nonna in un eccesso di zelo, annegò i suoi pennuti nel lavandino del bagno a tempo debito. Certo il mio gatto potrebbe averla presa e poi passata a me durante i preliminari, anche se non è più lo stesso di una volta, e sempre più di frequente capita che li voglia del tutto saltare.
Io non so cosa sia questa Cosa che mi affligge ma è certo che non sarò mai una di quelle eroine tutte compunte dei romanzi di fine ottocento, sempre pallide ed emaciate per la tisi, che di punto in bianco si mettono una gelida manina sulla fronte e svengono con un sospiro. Io rantolo. E rantolando mi dimeno nel letto. E dimenandomi tossisco come uno scaricatore di porto, e tossendo sputacchio tutto i giro, pure sul monitor adesso, avete capito l'antifona: mi sono trasformata in un prodotto della Cosa, in una palla di muco e pelo che a stento ce la fa a rotolarsi nel vicks vaporub e a rimanere a galla tra i klinex, ormai irrimediabilmente actigrip-dipendente, giallastra anzichè pallida, con in testa dei rasta spontanei e - sarei pronta a scommetterci - con un alito decisamente pestilenziale. Un cesso. Con le pustole. E le zecche. E, ok, la taglio qui sennò non trombo più da qui all'eternità, chè gli uomini son deboli di stomaco, loro.
La Cosa ha un potere di contagio talmente soprendente che nonostante io sia stata confinata in mansarda senza i miei amati medicinali e senza manco un cranio da rosicchiare, e la porta sia stata murata con tutti i crismi, oggi ho sentito provenire dal piano di sotto una serie di starnuti in contrappunto e ho ghignato. Pensate che or ora mi è giunta notizia che anche il Papa sarebbe stato contagiato dalla mia malattia e avrebbe un terribile mal di gola che rende ancor più piacevole la sua già soave parlata.
Forse ho una malattia autoimmune. Secondo Cameron di certo si tratterebbe di lupus. Secondo il dottor House sarei solo una tossicodipendente in cerca di altro actigrip, e come tale avrei la sua solidarietà.
Tra pochi giorni esce un libro sull'etica del Dottor House, ad opera del collettivo filosofico Blitris.
Non so manco di che parla, ma l'etica di House sento di condividerla profondamente. E ora datemi il mio actigrip che me lo devo fumare.


Sarò sintetica: una breve nota per ricordare che alla fine siamo solo un branco di nerd sociopatici che cercano di riscattarsi da un'adolescenza brufolosa fatta di rifiuti e umiliazioni, che i commenti sono marchette con il solo scopo di ricevere visite di ritorno, che anche tra i bloggers esistono corporazioni e gerarchie come in ogni altro settore e che anche qui chi sta ai vertici delle classifiche non sempre - sì, mi va di usare un eufemismo - è il più meritevole, ma chi ha saputo gestire meglio le proprie PR. Che è molto comodo stare dietro a uno schermo e fare gli assi della blogosfera, che saper scrivere è tutto un altro paio di maniche, che scrivere un post su come si scrive un post è una faccenda da spocchiosetti e che quelli che si sentono blogstar (argh) e lo negano mi stanno sinceramente sulle balle.
Ho fatto la scoperta dell'acqua calda, direte voi, dello stesso argomento ne avevano parlato blog più autorevoli. Me ne frego. Cristo santo, alla fine sono solo dei blog.
Non prendiamoci troppo sul serio.

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