Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Salgo sul regionale Bologna-Parma delle 15.52 con enorme anticipo, dopo aver perso per qualche istante quello immediatamente precedente, e scocciata alla prospettiva di trascorrere un'ora in un treno gremito, mi siedo ai posti vicini alla porta. Guardo il vagone riempirsi di matricole che rientrano ad Anzola, Samoggia, Rubiera e chissà quali altri ameni paesini emiliani dopo le lezioni, sperando vivamente che nessuno di loro si azzardi a venirsi a sedere vicino a me, e devo proprio emanare un'aura di negatività dirompente, perché nessuno si siede, e gli altri due posti restano liberi per un bel po'.
Poi si apre la porta del vagone, alzo distrattamente lo sguardo, immaginando un altro ventenne coi pantaloni calati a rivelare lo sleep di Calvin Klein, e vedo Lui.
Lui avrà un po' più di sessant'anni ed è un incrocio perfettamente riuscito tra Funari, Bob Dylan, Mordecai Richler e Enrico Berlinguer, con i capelli bianchi lunghetti e una barba corta poco curata. Lo guardo deliberatamente, anzi, ci guardiamo, anzi, vi dirò di più, i nostri occhi, dello stesso identico colore, si annodano per quel secondo necessario a farci sorridere entrambi e ad assicurarmi che quel signore meraviglioso (e meravigliosamente distante da me di una generazione) si sarebbe venuto a sedere proprio lì di fronte.
E così è. Lui si siede, il treno parte e la mia curiosità pure. Con quest'uomo io ci devo parlare a tutti i costi. In lui, quasi quarant'anni più grande di me, riconosco per assurdo un simile: uno sguardo che si posa sfrontatamente sulle cose, un certo tipo di sorriso obliquo e malcelato che si apre in una risata repentina, certi tarli in testa che sono uguali a trent'anni come a sessanta. Quindi tra uno sguardo e l'altro, decido che ok, per un'ora e solo per un'ora posso invaghirmi di quest'uomo meraviglioso che non siamo neanche partiti e già mi chiede di dare uno sguardo al libro della Ortese che ho in mano, con cui a Modena ci ritroviamo a parlare di Thomas Mann, a Reggio Emilia siamo già al maledetto desiderio di libertà mai sopito -in tutto questo ha la fede al dito e sull'argomento "moglie" glissa sardonico- e al suo peregrinare tra una casa sul mare a Reggio Calabria, l'infanzia napoletana, la gioventù romana, e non si sa quale tipo di legame con Parma, a Sant'Ilario ho capito che è un cazzaro conclamato ma lo sono anche io e mi piace anche per questo e son già pronta a giurare che se solo avessi vent'anni in più, sarei sua quando si dice interessato alle nuove leve della letteratura, citandomi un autore poco più che trentenne che ha pubblicato, a suo dire, un libro molto interessante e intenso sulle ansie dei trentenni (che argomento inusuale, dico ora a mente lucida, ma lì per lì ero troppo affascinata da come muoveva le mani e dal suo accento ibrido) con un editore bolognese ignoto persino a me che fino a poco fa vivevo a bologna e lavoro nell'editoria.
Al che mi sento in dovere di dirgli che ok, leggo la Ortese e amo Mann come lui, ma anche io sono attenta alla letteratura contemporanea e agli autori esordienti, tant'è che ho, guarda caso, appena letto un libro intitolato Se son rose di un bolognese di nome Massimo Vitali. Ometto di dire che il Vitali è uno dei miei migliori amici, anche perché lui sembra più interessato a fissarmi dritto in faccia che ad ascoltarmi, e nel frattempo siamo a Parma e scendiamo dal treno.
Sappiamo entrambi che è tutto finito ed è giusto così, ma non ci neghiamo un sarebbe bello se capitasse di rivedersi in centro. Una stretta di mano forte e asciutta, mi dice il suo nome, si stringe nel cappotto a doppio petto blu e lo giuro, non lo dico solo per gusto letterario, svanisce in questa dannata nebbia fittissima che ricopre da giorni la cittadina emiliana.
Torno a casa, racconto entusiasta di questo incontro al fortunato uomo che vive con me e finisce qui.

No, non è vero. Stamattina ci penso e mi dico, com'è che una persona estranea all'ambiente editoriale mi suggerisce un autore sconosciuto che ha pubblicato con un editore sconosciuto?
Io stessa ho suggerito un autore bravissimo, ma che è pur sempre uno dei miei migliori amici.
E allora mi si illumina tutto: è il padre di questo autore. Un rapido controllo su internet mi rimanda alla pagina FB del figlio scrittore, bacheca aperta, ritrovo le stesse origini calabresi, napoletane e romane trapiantate in emilia, e un indirizzo email.
Ora non so, c'ho pensato di scrivere al figlio in modo che rendesse noto al padre che non sono un'ingenuotta qualsiasi, e che ho capito presto che c'era un legame di sangue a unirli, ma non credo lo farò. 
E' bello che un padre sia orgoglioso di un figlio scrittore ma, nella mia fantasia, questo aspetto così umanamente quotidiano non era contemplato. E probabilmente non lo era neanche nella sua. 
E per una volta Trenitalia è servita a realizzare una fantasia, foss'anche per sessanta minuti.

mail da sunofyork al papà di sunofyork nel giorno della sua cena di pensionamento contentente discorso esplicitamente richiesto dal genitore impacciato con le parole:

"Vi chiedo solo qualche istante per dirvi che è un sincero piacere avervi qui a festeggiare quello che per me è un traguardo importante nella mia vita professionale e personale.
Sono stati anni di lavoro intenso e talvolta faticoso, ma anche profondamente soddisfacente: buona parte delle gioie ricevute nell'arco della mia carriera, sono dovute alle persone con cui mi sono trovato a lavorare.
Sto parlando di tutti voi, che ricorderò sempre con affetto perché negli anni siete stati molto più che semplici colleghi, siete stati uomini e donne con cui ho condiviso la mia vita, proprio come dentro allo scompartimento di uno di quei treni che abbiam fatto circolare, con la differenza che ora è venuto per me il momento di scendere.
Vi ringrazio per quello che avete rappresentato in questi anni, vi auguro di proseguire al meglio la vostra vita professionale e personale così come l'ho vissuta io, e ricordate che il papà di sunofyork scende dal treno ma non è mica arrivato al capolinea!
Un brindisi e un arrivederci a tutti voi
  
(mi raccomando papà non ti commuovere!)
Sunofyork "

E va bene, papà, ti commuoverai lo stesso. E pure a me, a distanza di 600 km, a pensarti lì in piedi davanti a 50 persone che leggi da un foglietto mentre tenti di seguire i consigli che ti ho dato per sostenere la voce, viene una po' da piangere.
Pensa che ci son volute due teste per scrivere questo breve discorso, la mia, e quella di uno scrittore vero, l'unico che potesse aggiungere a queste parole il tocco di grazia che avevo immaginato per te.
Ah, e poi se ti vien da piangere, pensa alla liquidazione.

“Ever tried. Ever failed. No matter. Try Again. Fail again. Fail better.” (S.B.)

Immaginate di essere da sempre dei lettori compulsivi e di volervi lanciare nel progetto kamikaze di aprire una casa editrice. Immaginate di emergere ogni tanto dal gorgo della burocrazia per vagliare le possibilità di pubblicazione all'interno di un panorama letterario sterminato e non sempre validissimo.
Immaginate di avere in mente uno scrittore piuttosto famoso a cui vorreste affidare una prefazione (no non è Samuel Beckett, ancora non sono da elettroshock ma ci stiamo quasi) e che siano settimane che ve lo state lavorando via mail per avere un appuntamento e bypassare il suo aggressivissimo agente.
Immaginate tutto questo, poi immaginate di salire su un treno scalcagnato e trovarvelo proprio di fronte.

Ecco, immaginato ciò, godetevi pure la magistrale interpretazione di Sunofyork ne I dialoghi dell'assurdo (feat. Trenitalia)

Sun (1.entusiasta come una bambina): ciao X, sono Sun, ci siamo scritti l'ultima mail ieri pomeriggio, non posso crederci, che fortunata coincidenza! Lasciami dire che i tuoi libri mi fanno impazzire e che è una gioia poterti stringere la mano di persona!
Scrittore (2.imbarazzato): ciao Sun, piacere di conoscerti.
Sun (3.parlantina-a-motore inserita e sempre più entusiasta): allora X, visto che abbiamo un bel po' di tempo per parlare (4.sospiro di gioia da parte dello Scrittore), ti spiego un po'il mio progetto...bè dunque, vedi, bla bla bla, ma siccome so che tu bla bla bla e non vorrei bla bla bla pertanto bla bla bla, e quindi pensavo che magari ti potrei affidare solo una prefazione al nostro secondo libro, che sono sicura ti piacerà un sacco, perché è brillante e fresco e bla bla bla e non posso pensare a nessuno più adatto di te a scrivere una nota introduttiva...

Passa nel frattempo il controllore, che si avvicina a me e allo Scrittore famoso per chiedere il biglietto, lo Scrittore risponde giustamente con un ferreo "abbonamento" senza esibire il titolo di viaggio, al che il controllore storce un po' il naso suscitando le ire della sottoscritta che inizia la filippica del ma sai chi è lui? è uno SCRIT-TO-RE FA-MO-SO, e Trenitalia dovrebbe essere O-NO-RA-TA di trasportare cotanta penna in giro per l'Emilia e non dubitare della sua buona fede - a questo punto lo Scrittore esibisce l'abbonamento- ecco, visto, ma cosa crede che siamo tutti una manica di incivili che bla bla bla. Il controllore esce di scena.
(5.lo Scrittore è stranamente taciturno ma dal sorriso si vede che è compiaciuto del suo futuro editore per la strenua difesa operata nei suoi confronti contro gretto controllore)


Sun (6.fiume in piena): pensa, si potrebbe fare una presentazione itinerante in una carrozza e bla bla e mio padre bla bla bla e poi bla bla e ancora bla bla e bla, ma non voglio stordirti di parole (7.nooo) ma penso che uno che ha scritto "Spatatrac" e "Supercalifragili" meriti azioni di marketing forti e innovative...
Scrittore (8. si schernisce intimidito): ma no, dai, ora non dire così...
Sun (9.commossa dall'understatement dello Scrittore): su, ora non essere modesto, tu sei pubblicato da bla bla bla e anche bla bla, e per me sarebbe un onore avere qualcosa di tuo, anche solo una prefazione bla bla
Lo Scrittore Illuminato (10. sorridendo benevolo davanti a tanto entusiasmo): certo, però solo una prefazione, sai, ho già tanto da scrivere...oh, ma ecco la mia fermata.

E' anche la mia, scendo, gli stringo la mano, mi dirigo saltellando dove mi dovevo dirigere e lì comunico l'impresa. Passano le ore, arriva la sera, si dorme. Durante la notte mi metto a pensare all'accaduto. La mattina consulto Google Images come se fosse l'oracolo di Delfi.

Sostituite i numeretti 1-3-6-7-9 con "boccalona"
e i numeretti 2-4-5-8-10 con "paraculo"
e tirate voi le somme.

Man:"I'm having spam, spam, spam, spam, spam, spam, baked beans, spam, spam, and spam!"
Cafe Worker:"Baked beans are off!"
Man: "Can I have spam instead?"

Sissignore, che mi si creda o meno, oggi è un buon giorno. Il mio sonno non è stato funestato dall'amplesso furioso e quotidiano dei russi del piano di sopra (ma sarà normale spaccare i piatti durante il sesso?), ho preparato il thè senza ustionarmi e ho fatto colazione in silenzio davanti al pc - attività che amo sopra ogni cosa - ricevendo solo email estremamente gradite e nemmeno una di spam. Non sono incazzata, cosa strana per una che si incazza anche solo per non aver vinto i soldi del lotto sebbene non abbia mai giocato al lotto, a Bologna non c'è un filo di nebbia, sui tetti rossi che vedo dalla mia finestra ci sono tre gatti e il sole è blu*, tra dieci minuti esatti uscirò per andare a prendere l'eurostar che mi porterà a casa per natale e lì rivedrò la persona con cui vado più d'accordo al mondo da 4 anni a questa parte, ossia la mia omonima cugina Sun of York jr. Che guarda caso ha 4 anni.
Sono pronta a scommettere che anche il treno sarà puntuale.

Azz, adesso mi sa che l'ho sparata grossa.
*ovviamente ero sotto l'effetto dell'LSD
-------------------------------------------------------------------------------------------------

Breve aggiornamento delle h.19.00.
Sono arrivata con un'ora di ritardo. A Bologna un'orda barbarica si è fatta largo negli scompartimenti minacciando il capotreno con dei forconi all'urlo aux armes citoyennes. Il riscaldamento era rotto e a un certo punto verso Ancona sono spuntati i pinguini che non è che si stanno estinguendo, semplicemente stanno migrando verso zone più fredde dell'alaska, cioè le vetture di trenitalia. Per riscaldarci abbiamo dovuto riprodurre la scena della natività. Io - ovviamente - ho fatto la vergine maria.
Nani malefici e urlanti si sono impossessati dei corridoi con macchinine telecomandate e mostri di ogni genere, qualcuno aveva persino portato conigli e altri animali per rendere il viaggio più divertente. Il momento di spannung lo abbiamo avuto quando il coniglio è scappato dalla gabbietta, infilandosi sotto le crinoline inamidate di una vecchia milanese con la puzza sotto il naso. Pensando a quel povero coniglio, ho sogghignato diabolica.
In tutto ciò, l'ectoplasma seduto di fronte a me, mi ha lanciato occhiate languide per tutto il tempo, confermando la tesi secondo cui il mio target sono i camionisti, i seminaristi e i nerd. Ecco un mirabile escerto tratto dalla conversazione tra me e questo fulgido esponente della seconda categoria.

Nerd: ciao, sono Daniele, sei molto affascinante.
SoY (leggendo un libro con l'ipod nelle orecchie): ...
Nerd: sono rimasto incantato vedendo con quanta passione leggi. Sei anche una scrittrice?
SoY (grugnendo): no.
Nerd: "Ognuno sta solo" (il titolo del libro che leggevo) è un verso...eh...di Ungaretti?
SoY: QUA-SI-MO-DO.
Nerd (mortificato): ah, ma allora lo vedi che sei un'esperta di letteratura, che cosa fai nella vita? dai che ti ho sentita parlare prima al cellulare...
SoY: redattrice. casa. editrice. stop. basta. muori.
Nerd: uuuuuh aaaaaah ma braaaaaaaaava. TI VA DI ANALIZZARE CON ME DEI PASSI DELLA BIBBIA?
SoY: no grazie, sono l'anticristo.

Appena i camionisti scioperano, giuro che mi piazzo al casello della Salerno-Reggio Calabria e spopolo.

Subscribe