Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Ogni tanto mi capita di pensare a quanti soldi/tempo/fatiche spendo in nome di un ideale di bellezza e perfezione che esiste da sempre nella mia testa.
Facciamo questo esperimento. Apriamo mobiletti del bagno: quanti ripiani occupate? E quanti prodotti di bellezza avete?
Se apro il mio corro il rischio che il contenuto mi esploda in faccia.
Almeno tre creme per il viso, un numero infinito di matite per gli occhi, un fondotinta compatto e uno in crema, phard, basi per il trucco, struccatori in n. 3, tonico, tre tipi di crema per le mani (sono una maniaca delle mani secche, la porto pure a mare), per non parlare dei prodotti per i capelli, dagli impacchi a base di cheratina ai balsami bifasici biopoint ai modellanti di john frieda agli svariati oli di semi di lino e di argan.
Mi rifiuto di fare un computo dell'incidenza che tutti questi prodotti abbiano sulle mie finanze (a questo scopo ho già un uomo che presto mi sottrarrà il bancomat e mi darà la paghetta settimanale come quando facevo le elementari), di certo so che, se curare il proprio aspetto è cosa sana e giusta, io un po' eccedo, e non so quanto questo serva effettivamente al mio aspetto, e quanto invece a puntellare le mie insicurezze di donna trentenne che sei mesi fa ha visto per la prima volta sul proprio viso una cosa vagamente simile a una ruga d'espressione.

Se ne parla qui, a pag. 12 dell'uscita novembrina di Wu Magazine.

Mi sono innamorata. 
Stamattina sono uscita di casa con la mia caviglia infortunata e mi sono innamorata.
E vabbè che è primavera, tutto sembra più bello, il grigiore invernale se n'è andato, e l'ormone è in subbuglio, ma io mica me l'aspettavo di innamorarmi così, di prima mattina, insomma, capirete, non avevo ancora preso il caffè, e invece.
Il fatto è che la gonna nera, dalle linee essenziali e un po' retro, sembrava cucita su di me. Nè troppo lunga da coprire le ginocchia, che qui si aspira ad essere signorine per bene ma-non-troppo, nè troppo corta da fare "squinzia al mare", nè troppo fasciata sui fianchi, nè larga o informe. Perfetta nella sua semplicità.
E la camicetta-kimono di seta nera scivolata con fiori di mandorlo che m'ha subito fatto pensare alle japonesairie di Van Gogh, con un laccetto di raso scarlatto a contrasto per sottolineare il punto vita, e lo scollo preciso ad alludere senza svelare.
Insomma, io ho provato il tutto, ammirato la grazia e l'armonia del matching perfetto, sentito nel mio cuore dell'amore incondizionato per lo stilista che ha disegnato quei capi, le sarte che li hanno cuciti, la commessa che me li ha indicati e il signore iddio che ha creato un mondo con così tanti bei negozi, pagato senza batter ciglio il conto salatissimo ma mai troppo salato nell'ottica del benessere e dell'autostima che mi darà vestirmi in quel modo in una sera estiva andando a bere qualcosa con un uomo che al 90% non si accorgerà di nulla a meno che non apra il kimono e riveli la mercanzia ma io mi sentirò la più figa della terra comunque, e sono uscita dal negozio con la testa alta e il portamento fiero.
Per un attimo ho avuto paura di tornare a casa, riprovare i vestiti, e pensare come al solito che si fosse trattato di un abbaglio, paura di sembrare una mongolfiera, una bambina che si è spiaccicata in faccia il rossetto della mamma, una fricchettona vestita per la festa.
E invece. Ho riprovato tutto poco fa e sono sempre più convinta dell'acquisto. 
Non so, forse i soldi che spendiamo in psicologi, dovremmo davvero spenderli per fare shopping più spesso.

9.4.11

A woman in full

Posted by SunOfYork |

Siccome anche quest'anno è arrivata la primavera col suo carico da novanta di scoramento, siccome aprile è il mese più crudele, siccome sto lavorando come una disgraziata, siccome anche questo mese ho  una sindome premestruale con un potenziale distruttivo superiore a Fukushima e soprattutto siccome la combinazione di tutti questi bei siccome mi avrebbe senza dubbio portato a commettere un qualcosa di penale nel giro di 24 ore, ho deciso che questa volta gestirò tutto in maniera diversa, motivata dal meraviglioso oroscopo che Brezsny ha inventato a tavolino per il Cancro questa settimana.
Allora ieri sera, dopo una bella dose di sollazzo con degli amici, mi sono chiusa in camera e ho fatto tutte quelle cose per cui normalmente non si ha il tempo: ho staccato il cellulare, messo i piedi a bagno, sacramentato perché prima  di metterli a bagno non avevo preso un asciugamani, ho sgocciolato (sempre sacramentando) sul parquet per prendere un asciugamani, li ho rimessi a bagno, nel frattempo mi sono spalmata sul corpo due dita di crema alle mandorle che se uno m'abbracciava facevo effetto anguilla, ho messo due cetrioli sugli occhi, li ho tolti ché non fa bene all'autostima sentirsi dementi, poi mi son data l'idratante sul viso e sorseggiando la camomilla previamente preparata e messa a portata di mano, ho tirato fuori i piedi, spalmati anche loro di ogni sorta di unguenti, poi mi son data l'olio di argan sulle punte dei capelli e li ho raccolti in una treccia, e così, unta come la mummia di Tutankhamon, mi son messa a letto  a quattro di mazze inzaccherando le lenzuola pulite.
Ho dormito 9 ore di fila di un sonno profondo e senza sogni agitati, convinta che mi sarei svegliata e sarei stata come minimo Charlize Theron (cioè, con tutto 'sto sbattimento, non volete che mi risvegliassi manco come Charlize Theron?), mi son svegliata, ho realizzato che non sono Charlize Theron ma che c'è una buona base di partenza per diventare Moira Orfei, e mi sono concessa una lunga colazione nel dehors del bar sotto casa con A man in full - no, non è un nomignolo lusinghiero che dò al mio uomo, sono davvero andata a far colazione portandomi dietro il libro di Thom Wolfe. Vi giuro che ero così rilassata che quando il cameriere è venuto al tavolo sui cui ero mollemente adagiata con un braccio penzoloni mentre con l'altra mano mi arrotolavo una ciocca di capelli (unti ancora di olio d'argan), ho biascicato l'ordinazione in un linguaggio che ricordava quello dell'eretico del Nome della rosa, lui mi ha guardato stranito, mi ha portato un caffè, e poi mi ha riposto  benevolo la domanda scandendola leggermente ("ora, cara, dimmi, di grazia, co-sa pren-di per co-la-zio-ne?)". E insomma, mentre leggevo e facevo colazione, anziché la solita musica tamarra del bar è partita Just like a woman di Dylan, e la temperatura del cappuccino di soia era perfetta, e il caldo si faceva sentire ma non ancora in modo soffocante, e poi è arrivato il conto, era salatissimo, e io non mi sono minimamente scomposta.
Ora vado a fare shopping, e poi se mi dice bene vedo A man in full, quello in carne ed ossa.

Ed eccomi qui sul numero di febbraio di Wu Magazine a discettare della questione dell'anello di fidanzamento.
Certo che se un giorno mi avessero detto che, a causa di un blog, qualcuno mi avrebbe invitato a scrivere su una rivista, e mi avrebbe anche pagato per ridere dei miei ex fidanzati, io non c'avrei mai creduto.
Voglio dire, essere pagati per fare quello che normalmente faccio meglio al mondo, l'ex fidanzata stronza,  non solo mi risarcisce degli anni trascorsi a farmi martirizzare da certi ometti, è proprio troppo bello per essere vero!

Questa settimana, cari miei, vi propongo un esperimento antropologico con tutti i crismi, di quelli che lèvate Durkheim, Weber e pure Lévi-Strauss.
Prendiamo una donna e mettiamola con un uomo (il suo) con un senso dell'umorismo anni '80 e una passione per i giochi di parole, in un monolocale (quello di lui) a partire da un giovedì fino a un martedì mattina.
Inseriamo un elemento esterno x che rende uno dei due fisicamente indisposto (questo è un elemento fondamentale per la nostra analisi).
In questo monolocale piazziamo due computer portatili, una connessione wifi e un lcd samsung con sky. Va sottolineato che la donna in questione, a casa propria non possiede un televisore ma che ha sviluppato, grazie all'uomo, una dipendenza da un canale (Real Time) che propone programmi da femmina come Cortesie per gli ospiti, Ma come ti vesti, Wedding Planners (Enzo io ti amo), Cake boss. Per tacere della di lei ossessione per Sex and the City, riproposto ad libitum da Fox. L'uomo, al contrario, ha una monomania per i Simpson.
Riepiloghiamo: un uomo, una donna prona alle dipendenze, astinenza coatta, isolamento, sky a dosi massicce e una serie infinita di mot d'esprit stile Drive in.
Giorno 1: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30mq.
Giorno 2: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky.
Giorno 3: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste.
Giorno 4: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste. (Ma non sarà il caso di lavorare un po' a questo fottuto dizionario di latino e riordinare compulsivamente la casa?)
Giorno 5:  oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste dopo aver lavorato un po' e riordinato compulsivamente la casa. (Ma sarà normale che lui abbia preso a chiamare lei "vecchia stronza" mentre con la mano afferra oggetti contundenti dalle mensole e se li schiatta con violenza sulla fronte?)
Lei invece ha un tic all'occhio, si dondola autisticamente, minaccia  l'uomo di morte se  lui fa battute/tenta di cambiare canale/ balla in maniera imbarazzante/ respira, e nel frattempo continua a canticchiare canzoni stile la bambina dell'Esorcista.
Sarà mica vero uno dei proverbi dell'amato nonno canterino: "uccello in gabbia, non canta per amore ma per rabbia"?
Ad occhio e croce azzardo un Giorno 6:
oh che bello sono io DA SOLA in 30 mq in pigiama a rincoglionirmi solo ed esclusivamente con Real Time, senza dovermi sorbire battutine su quanto sono snob i tipi di Cortesie per gli ospiti o su quanto è volgare Samantha (Dio mio, Samantha va amata, stop) di Sex and the City.

E va bene, io finalmente ho capito una cosa. Resistere. Bisogna che io tenga duro fino al 30 novembre, che vinca questa gara di resistenza con me stessa, ché è così tragicomico quante scadenze lavorative, consegne improrogabili, ricorrenze, appuntamenti con la storia familiare, aerei, telefonate cruciali, mani da stringere e accordi da prendere, moduli da inviare via fax o portare brevi manu, preventivi da richiedere, testi da mandare in stampa, mail cruciali, risposte da fornire, il caso abbia deciso di affastellare in una sola data, peraltro così vicina, ché quasi quasi mi vien da sperare che per me le vacanze di Natale quest'anno inizino il 30 novembre, o il mio universo, così come lo conosco, imploderà.
Son stanca già di prima mattina, e la sera non ne parliamo, son stanca anche di dire che son stanca alla Debs che è anche lei tanto stanca, e quindi parliamo del nostro sogno comune: poterci permettere un massaggiatore che, incluso nel prezzo, ci rimbocchi le coperte e ci sussurri nell'orecchio "andrà tutto bene, sei stata brava" mentre scivoliamo nel sonno.
Insomma, volevo dire una cosa: questo è un periodo così pieno e faticoso che da queste parti si è dovuto operare dei tagli importanti su frizzi e lazzi e anche la sola idea di dovermi depilare per darmi un minimo sindacale di decenza potenzialmente mi devasta.
Che si fa in questi casi: si opta per il buio totale, ci si tiene ben stretti i vestiti e si propone di passare il weekend davanti ai meravigliosi programmi di Real Time (qualora non ci siano partite, accordato), si fa appello alla propria dialettica per convincere l'uomo che l'amore significa prendere il pacchetto completo (peli inclusi), si tirano fuori posizioni da femminista incallita, si vince la stanchezza e ci si impegna nell'eterna lotta con la depilazione, si fa finta di niente e nel momento in cui lui nota qualcosa si dice "oops un peletto" sbattendo le ciglia o si ubriaca l'uomo a mazzate di superalcolico?

20.9.10

Wu Magazine - Settembre 2010

Posted by SunOfYork |

Il primo appuntamento non si scorda mai.
Nel bene e nel male.
Se ne parla qui, sull'uscita settembrina di Wu Magazine.

Caro William,
ci sono tanti motivi per cui io sono la tua donna ideale. Visto che, per quanto sensibile, sei pur sempre un maschio, te li spiego io così ti dai una scetata figlio mio, ché qua la menopausa incombe.
Ho pressoché il tuo stesso colore di capelli e occhi e ci somigliamo come solo le coppie che stanno insieme da una vita intera riescono a somigliarsi, perciò non sarà troppo un problema se i tuoi geni verranno annientati dai miei (perché così sarà, vista la natura dominante di certi geni della mia linea materna). Questo significa che i tuoi parenti davanti alla culla potranno anche escalamare estasiati "è tutto/a suo padre!", tanto chi se ne accorge della differenza, e comunque chi se ne frega di quello che dice tua nonna, che tanto lo sappiam tutti che va giù pesa col gin. Quanto alla mia famiglia, mio padre mi ha detto che non gli dispiacerebbe avere te come genero, anche se secondo lui mi merito di più, ma si accontenta. E la mia mamma sostiene che il mio nome, affiancato a Mountbatten-Winsor, faccia la sua porca figura sul campanello di casa e sui fazzoletti di fiandra. In più hai un fratello più giovane, e io ho una sorella più giovane. Ti viene niente in mente?
Poi sono alta e non dovresti chinarti troppo per baciarmi, cosa che con l'età e i primi acciacchi, non so, metti che il materasso sia troppo morbido o si sia rotta una molla, e ti faccia male la schiena, potrebbe iniziare a pesarti.
Sempre per la questione della genetica, i capelli mi diventeranno bianchi tardissimo e non dovremo spendere in parrucchieri e tinture, vesto in maniera discreta ma efficace e so stare in società, quando parlo inglese ho un accento che fa simpatia ma non commetto errori, so stare in società, non sono per niente ripetitiva, e ho un bell'eloquio: se serve, so parlare per ore della magnificenza del teatro elisabettiano o delle linee ereditarie dei Windsor. Inoltre potrei allietare le nostre uscite in pubblico con delle folkloristiche esternazioni come "moooo' e c iè stu tr'mon" oppure "auand stu scem" (davanti al duca di York), che romperebbero la staticità dei ricevimenti con i nobili, e ci renderebbero più vicini al popolo (quello barese, perché nel frattempo ci saremo spostati da Buckingham Palace al Castello Svevo).
A entrambi piace tanto il mare, quindi non avremmo il problema delle vacanze: potremmo andare in Polinesia francese, a Saint Barth, a Formentera, o ancora meglio a Pane e Pomodoro o a Torre Quetta, sfidando l'amianto.
E qui vieniamo al motivo principale per cui ritengo di essere la tua donna ideale: sono barese, quindi appartengo a una razza superiore in grado di pulire le cozze, di fare i panzerotti e cucinare bene la parmigiana di melanzane, le polpette, le orecchiette con le cime di rapa e il polpo in tutti i modi, quindi finalmente potrei farti capire che quella roba che mangiate voi dalle vostre parti, non è cibo, ma un triste surrogato, proprio come le donne inglesi non sono che un triste surrogato di quelle italiane.
Cioè, se non basta questo, io mi chiedo che diavolo posso inventarmi per convincere questo benedetto ragazzo.
Lui, o chiunque altro.


Ancora due giorni. Ancora due, poi inizia la baraonda dei mondiali, delle partite in piazza maggiore, degli strombazzamenti in strada, dell'euforia alcolica o della disperazione più tetra.
Dei traumi da calcio ne discuto qui su Wu Magazine, dove ancora non ho capito bene perché mi lascino straparlare.

Cari tutti, una breve nota solo per dirvi che domattina la sottoscritta caricherà la macchina con i libri della sua casa editrice (quella che a causa di timidezza congenita e pessime dotei imprenditoriali ha omesso di dirvi di aver aperto e che risponde al nome di LeBolleBlu Edizioni), entrerà in macchina, ravanerà in borsa e si accorgerà di aver dimenticato le chiavi, salirà di nuovo in casa, tappandosi le orecchie e facendo làlàlà per non sentire le ennesime raccomandazioni del legittimo proprietario della macchina, l'amico K., recupererà le chiavi, tornerà al parcheggio, metterà su una compilation da viaggio con molti pezzi di Bob Dylan e Johnny Cash, farà un respirone poi accenderà la macchina, ingranerà la prima, accelererà a tavoletta, saluterà la Garisenda e gli Asinelli, e canticchiando si avvierà da sola ad imboccare l'A1 col vento tra i capelli.
Molte ore dopo, sempre in prima e col capello ormai cotonatissimo, arriverà all'Idroscalo, dove si accorgerà di non aver tolto il freno a mano, capirà a cos'era dovuto quel fumo che usciva dal motore, e lì incontrerà il restante 50% delle BolleBlu, vale a dire sua sorella minore, insieme a una fortunata amica cooptata come standista in occasione del Mi Ami 2010.
Lì potrete incontrarle venerdì e sabato in tutto il loro splendore, e assistere ad un esilarante reading notturno del nostro primo autore (sabato, attorno alla mezzanotte, palco La collinetta di Jack).
Il primo viaggio in autostrada da sola sa di gioia e rivoluzione. Non si sa perché, ma sento che avrò problemi con le macchinette all'uscita. Male che vada farò come l'ultima volta col mio migliore amico, il Perfido Manager: inversione davanti al casello e si torna indietro, poi ci si fa quasi arrestare, si fanno gli occhi dolci che col casellante stronzo non funzionano, quindi si torna a casa con una multa di centinaia di euro e molti punti in meno sulla patente.

Il problema, a volte, è che vuoi una cosa, e la vuoi fortissimamente, con tutta la disperazione di un adolescente e insieme l'ottusità di un adulto che non sa quando fermarsi. E allora ti ostini come se non avere quella cosa lì ti sottragga senso all'esistenza. E ci pensi, e pensi a come sarà bello quando l'avrai nella tua vita, e il solo pensiero di come sarà ti fa affrontare a testa alta gli sforzi necessari per averla e la frustrazione del non poterla avere hic et nunc, lo stesso hic et nunc che non stai vivendo perché inebriato da quella prospettiva di futuro che ti sei costruito in testa.
Io volevo una gonna a ruota.
Anzi, io non volevo una gonna a ruota - io volevo l'archetipo di gonna a ruota. Ne avevo parlato più o meno con tutti, sapevo esattamente come sarebbe dovuta essere: fondo nero, con dei fiori stilizzati solo su un lato, in basso, sui toni del cipria e del pesco, qualcosa insomma che sapesse di cineserie e primavera.
L'avevo mai vista questa gonna? No, avevo fatto tutto nella mia testa, come nella migliore tradizione femminile - e allora? E allora sapevo che c'era e l'avrei trovata. L'avrei indossata con delle ballerine nere e una magliettina nera con scollo a barca. La mia convinzione sul fatto che l'avrei trovata e mi sarebbe stata a pennello era incrollabile e coesa come un monolite nella tempesta, o anche come una donna kamikaze che cerca senza sosta una gonna a ruota nera con dei fiori di pesco. L'avevo cercata per un po', e stavo quasi iniziando a credere che forse avrei dovuto ridimensionare le mie aspettative, ché una cosa così bella non poteva esistere davvero.
Non la faccio troppo lunga: dopo un po' di tempo l'ho trovata e mi stava a pennello. Quindi l'ho comprata.
Ho aspettato l'occasione per indossarla e l'ho indossata.
Sono uscita di casa camminando leggera, con le gambe nude e la brezza che giocava leggera con gli orli. Sono arrivata alla fermata dell'autobus.
Lì per un attimo ho pensato che ero felice di avere quella gonna.
Poi si è alzato un refolo infernale, e mi son trovata con la gonna che mi copriva la faccia come quando gli ombrelli si girano al contrario per il vento.
E allora mi son detta che forse avrei dovuto apprezzare di più il mio adorato paio di jeans, ché rimanere col sedere scoperto non piace a nessuno. La gonna non so se la metterò ancora, ma la delusione è stata grande.

Lui, una volta, le regalava enormi fasci di rose rosse.
Lei lo rimbrottò, facendogli notare lo spreco di denaro. "Mettili da parte per qualcosa di utile, qualcosa che non sfiorisca!".
Risultato?
Niente più fiori & niente cose che non sfioriscono.

A M.&V., che da 12 anni hanno qualcosa che non sfiorisce, e oggi sono special guests nell'articolo della sottoscritta su Wu Magazine.

Amici, fratelli, complici e sodali, vi dico una cosa che non sospettate: chi vi scrive, non è Sunofyork, è Paris Hilton.
Perché, cari miei, dovete sapere che come dentro ogni uomo c'è una percentuale di McGyver, dentro ogni donna, c'è una percentuale più o meno elevata di Paris Hilton.
Nel mio caso, la percentuale di Paris Hilton è solitamente molto bassa: il trucco non mi dona, i tacchi non me li posso mettere sennò non solo annichilisco gli uomini psicologicamente, li azzero pure sul piano fisico, i capelli non tengono la piega, e sotto sotto ritengo che le donne vere si temprino col parto e null'altro.
Ci sono però quei momenti -come questi giorni qui- in cui sento che la mia vita sta cambiando, e mi dico che già che sta cambiando, tanto vale darle da subito un imprinting positivo. Parto quindi con dei piani quinquennali che manco Stalin (e altrettanto fallimentari), che cominciano con: taglio di capelli (l'attuale somiglianza con raffaella carrà è frutto di uno di questi momenti di genio), assunzione di 1.5 litri d'acqua in un giorno -rispetto ai normali 3 bicchieri scarsi-, maschera per il viso all'argilla, compressa al carotene per regalarmi un bel colorito bruno d'estate anziché le solite ustioni con conseguente aumento esponenziale di nevi melanocitici, organizzazione del weekend alla terme slovene, pianificazione della dieta del minestrone (inizio in data da decidere) scrub del corpo e infine lei: la sacra ceretta.
Perché, anche alla mia veneranda età, nonostante abbia imparato ad amarmi così come sono, capita ancora che mi senta la protagonista di quel capolavoro di canzone di Alessandro Canino intitolato "Brutta" (il primo nostalgico che va a sentirsela, vince un a cena con sunofyork pre-depilazione) anche se in effetti io manco a quell'età ce l'ho avuta la fortuna di essere "la più stretta della scuola" nè tantomeno "un'acciughina" (una balenottera, forse sì, ma un'acciughina, per l'amor del cielo). A 9 anni, in effetti, ero una giraffona col 39 di piede e pressoché con la stessa taglia e altezza di oggi, motivo per cui mia madre si ostinava a volermi impartire nozioni di educazione sessuale mentre io volevo solo giocare con Barbie. Nè è un caso che, il giorno della mia prima comunione, più di una persona mi avesse chiesto dove fosse andato a nascondersi lo sposo, e quando, qualche tempo fa, per scherzare, ho riprovato quel vestitino bianco di pizzo san gallo e ho scoperto che mi andava ancora, la domanda "dov'è lo sposo?" mio padre me l'ha fatta lo stesso (anche se stavolta ho apprezzato un po' di meno l'ironia della situazione). E quindi, quando capita di sentirmi brutta o insicura, o desiderosa di buttarmi tutto alle spalle e ricominciare diversamente, chiamo Lei, la magica Oriana. Comprensiva il giusto, capace di bacchettarmi se ho trascurato una pulizia del viso, senza innestarmi una serie infinita di sensi di colpa, presente ma mai invadente, e sopratuttto dotata di mani fatate.
Oggi infatti, ho passato buona parte del pomeriggio con Oriana. Mi ha aggiornato sul suo matrimonio, mi ha raccontato del suo fidanzamento decennale, e poi, tra uno strappo e l'altro, ha alzato il sopracciglio e ha scandito solenne:
"Hai visto qualcuno negli ultimi tempi."
Sdraiata sul tavolo di marmo della cucina a farmi martoriare e sottoposta alla corte marziale. Lei continua a squadrarmi tenendo in mano un lembo della striscia che di lì a poco avrebbe strappato. Io nego, cincischio, ridacchio nervosamente come una quindicenne.
"Signorinella, nella fretta hai usato la lametta almeno 3 volte negli ultimi 3 mesi, vuol dire che vedevi qualcuno, sennò avresti aspettato di rivedermi per farti la ceretta. Lo vedo chiaramente dalla situazione che ritrovo dall'ultima volta che ti ho visto".
Io, continuo a star muta.
"Guarda che il momento karmico di una relazione è quando riesci a sincronizzare il sesso con la ceretta. Non precipitare le cose, santo cielo, sei una bionda con cervello. Se ce la fai, la relazione è destinata a durare."
STRAP

Ma glielo spiegate voi, all' adorabile Oriana, che quando ti imbatti per un puro caso nell'uomo che avevi in testa già all'asilo, 'gna fai proprio a dirgli di ripassare tra qualche tempo, ché tu c'hai la ricrescita del pelo lenta e non vuoi precipitare le cose?

Ah cari miei, se questo blog potesse parlare, direbbe che la sua proprietaria capisce giusto in queste ore, attraverso un'accuratissima parafrasi esperita direttamente sulla sua pellaccia dura, il significato profondo delle parole di T.S.Eliot, quando diceva che Aprile è il mese più crudele.
Bene, dunque, prendete tutte le nozioni di critica letteraria che vi hanno insegnato al liceo, prendete la teoria eliottiana del correlativo oggettivo, prendete gli apparati concettuali e le sovrastrutture che gli anni universitari e i vostri studi personali vi hanno inculcato, e buttateli via: quello che intendeva TiEs era: Aprile è un mese di merda.
Ora. Io ho sempre sostenuto che solo i depressi patologici non amino la primavera, che invece per me è la stagione più bella di tutte, perché l'aria profuma di lillà, i tetti rossi di bologna sono più rossi, il cielo è striato di bianco e un refolo impertinente ti sfiora leggero, mentre ti solleva la gonna lasciando scoperti i polpacci perfettamente depilati.
Poi, sono tornata indietro nel tempo, ho riguardato i miei post di aprile degli ultimi 3 anni. E c'ho trovato, à rebours, post molto emblematici del mio status:
-2009: Gli addetti alla fabbricazione del buon umore sono in cassa integrazione;
-2008: Momento di disperato ottimismo n.1
-2007: C'era una volta l'amore ma ho dovuto ammazzarlo
E insomma, ho tratto le mie conclusioni: o mi includo nell'insieme degli esseri umani patologicamente depressi che odiano la primavera, o mi includo nell'insieme degli esseri umani che a volte si sbagliano e dicono cazzate.
A spanne, opterei per la seconda: Aprile è un mese di merda, punto e basta, poi mi direte voi come siete messi a speranze primaverili, perché al momento la mia speranza è una sola: uscirne viva.
Ho intuito che qualcosa stava andando storto quando, nelle conversazioni con le mie amiche, (una in particolare, e lei sa chi è), la proposta di andare in una spa in Slovenia per un weekend alle terme tra sole donne, è diventata più di un semplice leit motiv: un vero e proprio intercalare la cui ricorrenza è direttamente proporzionale alle nostre piccole sciagure, a cui aggrappiamo le nostre speranze di sopravvivenza (ma anche di arrivare all'estate in forma dignitosa, che poi è uguale) e che arriva come una sorta di deus ex machina a darci sollievo da ogni nostro dramma.
Perché di drammi, grandi e piccoli, in questi giorni, ne vivo in quantità sufficiente a farmeli bastare per tutto l'anno.
Ma, c'è un ma: tra disillusione verso la mia forza, crisi lavorative, equlibri perduti, lontananze mal accette, rabbia che ti verrebbe davvero voglia di dare capate nel muro, ansie familiari e spossatezza generale, mi avanza tutto il resto, ed è tanto.
E sono le persone che nell'ultimo anno, senza che io me ne accorgessi, sono entrate nella mia vita e hanno fatto la differenza, e sono oggi la mia fede e la mia salvezza. Non vi nomino tutti perché siete tanti, alcuni sono arrivati da pochissimo anche se sembra una vita, e vi so schivi.
Ma è grazie a voi, se quest'anno, Pasqua ha il senso di un inizio nuovo anche per me.

23.2.10

Wu - Febbraio 2010

Posted by SunOfYork |


Non so come, non so perché, ma mi trovate su anche Wu Magazine (da oggi online il pdf, da domani in cartaceo), e per l'esattezza qui, che sproloquio di capitalizzazione del senso di colpa maschile e faccio quello che mi viene meglio al mondo, rendermi appetibile quanto una rettoscopia agli occhi di qualsiasi maschio sulla faccia della terra.

Però giuro che non rompo per andare da Ikea la domenica!

Da qualche parte ho sentito che ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo. E io, cari miei, un problema bello grosso ce l'ho, e ho tutte le intenzioni di affrontarlo: trattasi dei miei pantaloni di flanella rosa a quadrettoni grigi.
Io per partito preso non ho mai usato i classici pigiami, e, credetemi, non perché dorma nuda con due gocce di Chanel n.5 dietro le orecchie, no, no, col cacchio, d'inverno dormo intabarrata in dei tutoni osceni raffiguranti cappuccetto rosso acquistati da mio padre con lo scopo preciso di rendermi inappetibile e antierotica persino per il più infoiato dei maschi, mentre d'estate sfoggio una mise ancora più deprimente composta da mutande e magliette lise di squadre di calcio sfigate (no, il Bari non è una squadra sfigata, inutile che lo scriviate nei commenti). Dunque, dicevo, non uso pigiami, e non perché l'essere seducente sia una mia istanza primaria, diciamo pure che me ne frego del tutto: se calcolate che fino a maggio dormo sepolta dal piumone da cui spunta solo un delicato piedino n.39 -per tutti gli uomini che hanno dormito, dormono e dormiranno con me: so che è un gesto carino e pieno d'affetto, ma non provate a ficcarmi il piede sotto il piumone perché lo uso come termostato in modo da regolare la temperatura corporea, e passi la prima volta che vi svegliate per andare in bagno, vedete la zampaccia che spunta, vi intenerite e me la coprite, passi la seconda, che ridacchiate, pensate che io sia una simpatica mattacchiona e me la coprite di nuovo, alla terza divento una bestia e vi ammazzo nel sonno. Se a questo aggiungete che porto dei calzettoni di lana fino al ginocchio che talvolta sono anche bucati, che tendo ad assumere nel letto la classica posizione "a quattro di bastoni" e che russo* -ebbene sì, càpita quando hai tonsillite cronicizzata, deviazione del setto, turbinati ingrossati e sospetti polipi nasali- capirete che non ho bisogno di sottovesti in chiffon nè per sentirmi donna (ne sono tristemente consapevole a prescindere) nè per sedurre un uomo (se ti vogliono, puoi metterti uno scafandro da palombaro, vai bene lo stesso).
Quindi qual è il mio problema con il pigiama? Il mio problema con il pigiama è più o meno quello che hanno i tossici con le droghe. Non lo posso usare troppo spesso perché mi proietta in una dimensione che amo sopra ogni cosa e da cui non vorrei mai uscire, cioè quella della sciattona malaticcia, e dal momento che le sciattone malatticce per definizione non sono produttive, mentre nella vita adulta ti è richiesto di produrre, so che se la mattina mi sveglio avendo il pigiama addosso le possibilità che io mi alzi dal letto e mi metta a lavorare sono pari a quelle che un uomo, dopo aver letto il capoverso precedente, mi inviti a uscire: nulle.
Cerco, quindi, di regolamentare l'uso del pigiama limitandolo ai pochi momenti della mia vita in cui non mi viene richiesto di produrre alcunché nè di rendermi presentabile per nessuno, vale a dire all'incirca una domenica al mese. E quindi in quell'occasione indosso i miei pantaloni di flanella e ciondolo per casa molle come un budino, sorseggio tisane rilassanti, faccio lunghissime colazioni con pane tostato e marmellata di more, provo tutti i tipi di cremine per le mani, mi faccio la ceretta ma solo a una gamba (con gli effetti devastanti che tutte potrete immaginare sulla sincronizzazione della ricrescita) perché poi mi annoio e mi appisolo sul divano con un plaid di pile, mi sveglio, mi faccio un caffè, leggo l'oroscopo di Breszny, maledico Brezsny, metto su Capossela, fisso le pareti. Poi, stanca non so neanche io di cosa, decido che ho bisogno di rilassarmi, quindi mi sdraio di nuovo sul divano e decido tutta contenta di vedere un film in streaming. Quale?
Oggi, domenica 21 Febbraio 2010, la scelta è sciaguratamente ricaduta su Baciami ancora di Muccino, e ancora mi girano per aver sprecato due ore dietro a una simile stronzata.

Ma se ne parlerà nel prossimo post. Ora vado a godermi l'ultima ora del mio privatissimo pigiama party.
[segue...]

*Mamma, papà, se mi leggete, state tranquilli. So che non volete che mi alieni nessun individuo di sesso maschile, ma fidatevi, qualche pazzo che sorvolerà su questo piccolo difettuccio prima o poi lo troviamo. Oppure potrei assordarlo con degli spilloni.

h. 1.40 Giornata pesante per tutti in via Broccaindosso.

D.: abbiamo del vino? Il mio ex sta per avere una figlia. Devo dimenticarmi del futuro.
E.: no, ma ammazziamoci di superalcolici. Il mio ex mi cerca ed è convinto che io lo ami ancora. Devo dimenticarmi del passato.
Sun.: passatemi una bottiglia di amaro. Devo dimenticarmi del presente.

Tempo mezz'ora, le riserve d'alcol sono esaurite.

Sun: ho la tachicardia, le labbra addormentate, i polpastrelli insensibili, dolore al petto, sudo freddo e voglio scappare e morirò di certo.
E.: ma no, sei presa male. Tranquilla.
D.: sei imbottita di valeriana, alcol e chissà che altro . Vatti a sdraiare che sembri Marilyn. Ho già fatto la stessa cosa decuplicando le quantità. Non morirai.
Sun (dal letto, già in posizione supina con le mani giunte sul petto): magari ho un colpo di fortuna, chi lo sa.
D. (al capezzale di Sun): Ho detto che non morirai.
E. (premurosa sull'uscio della camera): Ad ogni modo se muori, io ti piastro i capelli e ti trucco. Ti faccio figa.
Sun.: grazie tesoro. Se muoio, nell'armadio ho il tubino Balenciaga e le decolettè nere di vernice. Se riesci, recuperami un girocollo di perle. E niente occhiali, grazie.
D.: eh no! io stavo aspettando che schiattassi per rubarmi il tubino Balenciaga, così non vale!
Sun (alzandosi di scatto dal letto e spingendo D. fuori dalla stanza): col cazzo. Sto benissimo ora. Potete andare, care.

(tranquilli, a fine mese la smetto di scrivere come una dannata, è che ho deciso che questo blog deve avere una crescita lenta ma costante pertanto per il 2009 devo arrivare a 42 post in un anno, uno in più del 2008 e due in più del 2007)

Bene, amici, volevo dirvi che sto ovulando.
Sono una donna e sto ovulando, e cerco di tamponare la frustrazione di vedere l'ennesimo preziosissimo ovulo sprecato, trasformandomi nell'Angelo del focolare, faccenda che si esplica principalmente in tre modi:
-organizzazione pseudorazionale dei beni (maglioni suddivisi per nuance attenendomi rigorosamente ai colori pantone, libri suddivisi per formato, genere, simpatia dell'editore e abbinamento cromatico delle costine, biancheria intima in tre cassetti - da nonna/da battaglia/da gran serata);
-acquisto da buona allocca di articoli a prezzi maggiorati dai mercatini natalizi (prodotti di gastronomia valtellinese, miele biologico, vini emiliani, salsine in minuscoli vasetti colorati e stronzatine così);
-preparazione di ricette lunghissime e complessissime.

Soffermiamoci sull'ultima. Sapete già che la mia idea di inferno è una cucina dopo che ci ha messo mano un uomo, e sapete anche che spesso preparo delle vere e proprie leccornie ma che altri (amico K. parlo di te) se ne prendono il merito e/o mi sminuiscono. Dunque, ispirata da un pranzo domenicale in un agriturismo piacentino, ho deciso di trascorrere questo giorno di festa, non facendo l'albero di Natale (è già attivo da un mesetto, ormai) bensì fronteggiando la sfida ultima per ogni cuoco - e soprattutto per la sottoscritta, che cuoca non è ed è pure una terrona doc- ossia il brasato. Cioè, ragazzi, una roba micidiale che solo a dirla già mi tremavano le ginocchia.
E dunque vi dò la ricetta.
Aspettate di essere in ovulazione in modo da non aver problemi ad allungare il portafogli al macellaio che vi rifila un pezzo di manzo a peso d'oro. Poi recatevi allo scaffale dei vini e guardate il Barolo. Ditegli ciao ciao con la manina e dirigetevi sicure verso un più economico Nebbiolo. Arrivate a casa marinate per 12 ore la vostra carne nel vino a cui avrete aggiunto cipolle, carote, sedano e rosmarino. La mattina dopo non fatevi prendere dalla fretta di vedere il vostro capolavoro realizzato -sì, lo so che è una noia seguire per bene le ricette e che abbiamo fantasia sufficiente a rielaborarle, però in alcuni casi è meglio fare come farebbe un uomo, e cioè attenersi alla lettera senza prendere iniziative- quindi evitate di fare pensieri del tipo ma se lo tagliassi a pezzetti* si cucinerebbe prima e non dovrei farlo andare sul gas per due ore, e soprattutto, ricordatevi, se tagliate la carne a tocchetti e la fate cuocere per due ore mentre vi fate belle per gli ospiti (non dimenticate di farlo, soprattutto se se lo meritano), rischiate di servire dei blocchetti di marmo di carrara, che per quanto coreografici e utili in caso si volesse scolpire un David, risultano un po' indigesti. Comunque, infarinate la carne, soffriggetela nel burro e poi aggiungete la marinatura. Fate bollire a fuoco lento (brasare) e infine togliete la carne dalla pentola, passate col passaverdure la marinatura, aggiustatela di sale e di pepe e servite il tutto con del cemento a presa rapida, ops, scusate, polenta.
E, come direbbe l'impavido chef Guerrino, a Dio piacendo, alla prossima!
(solo che, dopo un piatto così, dubito ci sarà una prossima)
(però giuro, le orecchiette le so fare davvero)

*P.S.per Marianna: il vento li raccoglierebbe

Avete presente quando avevo intitolato il post sulle borse, "Il definitivo post aliena maschio?". Mi sbagliavo. I maschi me li alieno adesso (cioè, in realtà sono ventisette anni che non faccio altro, ma ora diamo la mazzata finale).
Scopo di questo post, infatti, oltre a mostrarvi la mia commovente perizia con photoshop, è spiegarvi come dovrebbe essere il calcio secondo me. Ora, a me il calcio non dispiace, anzi, insieme a nuoto, cartoni animati e documentari di National Geographic è una delle poche cose che riescono a tenermi imbambolata sul divano senza che mi impegni in quelle attività compulsive come tamburellare con le dita, mordicchiare cuscini e battere nervosamente il piedino per terra, che molti trovano insopportabili (al contrario l'ascolto dei racconti delle vacanze e dei sogni altrui, dei riassunti di libri e film, la visione di sci e ciclismo amplificano queste nevrosi). E dunque, ciò che manca davvero al calcio perché io possa diventare una fan scatenata -dello sport, non di una squadra in particolare, non mi importa la competizione, ricordatevi che è solo un gioco- è la qualità estetica.
Tralasciamo lo stadio, perché è contro la mia religione recarmi in un posto in cui paghi per entrare e non ti danno da bere uno spritz o un gin tonic, prendiamo il caso in cui tu te ne stai beatamente sul tuo divano sintonizzata sul sito che dà la partita in streaming, con un alcolico in mano, del cibo nell'altra e le gambe allungate su uno sgabello.
Cos'è che non va, ancora? E quali migliorie mi frullano per la testa mentre mi vedete lì a occhi sgranati davanti allo schermo?
- il campo: non sarebbe meraviglioso se al posto del dischetto centrale ci fosse davvero un cuoricino rosso, se le reti fossero color argento sbrillucicante e così anche le linee, e se il campo fosse delimitato anziché da quegli orridi cartelloni pubblicitari da delle siepi di bossi, ligustri o acanti? E magari un ruscelletto con dei ponticelli di legno al posto della pista per l'atletica?
- le divise: ok, probabilmente quel tessuto tecnico dall'aspetto sintetico è quanto di meglio la tecnologia è stata in grado di inventare per far traspirare la pelle dei calciatori, ma di giocare a torso nudo e slip non se ne parla proprio, vero?
- i tempi: ne farei 4 da 20' l'uno (noi donne dobbiamo spesso recarci in bagno perché abbiamo la vescica piccola), inframmezzando il terzo e il quarto tempo con una pausa per il tè da venti minuti in cui i ragazzi fanno merenda con tortine alla carota e kamut e tè bancha servito in porcellane ming.
- gli arbitri: eliminiamoli, oppure vestiamoli con delle divise non catarifrangenti (che ne so, una polo piquet pastello e short sabbia o blu è chiedere troppo?) e sostituiamo l'orrido fischietto-offendi-timpani con un campanellino di Thun amplificato o un organetto a manovella di quelli che sembrano dei carillon che suoni la Vie en rose o quello che vi pare, ma fate qualcosa per questa gente. Hanno un ruolo troppo punitivo: diamo loro un cartellino fuxia per sottolineare azioni particolarmente spettacolari, lasciamo che anche loro facciano la parte dei buoni di tanto in tanto.
- i modi, cazzo, i modi!: a questo proposito, pensavo, non sarebbe bello per tutti sostituire i gesti bruschi, le gomitate, gli sgambetti, i calci negli stinchi, gli sputi, con una ragionevolissima base di danza classica? Cioè, ma voi immaginate che bello se Cassano dovesse correre en dedans, se i gol segnati mentre si eseguiva un port de bras o un arabesque valessero doppio, e triplo quelli segnati mentre ci si dilettava in un fouettè? E se alla fine ci si abbracciasse tutti -vincitori e vinti- in un grande girotondo? E se fosse vietato coprirsi gli attributi con le mani mentre si fa barriera e si lasciasse tirare il rigore a una fidanzata livorosa?

Insomma, se li vorranno pure guadagnare tutti quei soldi 'sti giocatori!
(ve lo meritate, dannati rovina-sabati)

Ma voi ce l'avete l'LSD (Lo Spasimante Devoto)?
Non per fare la splendida (no, no, signora mia, per carità, lungi da me), però io ho ne ho uno molto valido da poco meno di un anno. Un anno in cui mi sono capitati sulla noce del capocollo un discreto numero di cambiamenti che hanno richiesto una discreta quantità di rospi ingoiati e un altrettanto discreto lasso di tempo trascorso ad ascoltare canzoni tristi languidamente stravaccata sul divano. E lui era sempre lì sul ring con me, a farmi da sparring partner (o da Uomo-Schermo, come lo definii mesi fa), discreto ma presente, pronto a fornirmi il giusto apporto di carezze all'ego mentre io gli restituivo i colpi che prendevo dall'esterno, ignorando i suoi messaggi, le telefonate, le email, le chiacchierate e quello sguardo, che è davvero una veranda sul suo mondo.
Ecco, lo conobbi che ancora avevo una relazione stabile, vidi subito che si era preso una sbandata, anzi, me lo palesò proprio verbalmente. Poco dopo la relazione stabile finì, e lui lo venne a sapere da terzi (infami). Quando ci rivedemmo le cose andarono più o meno così:
LSD (speranzoso): ho saputo che sei tornata single...
Soy: sì, ma guarda, ch..
LSD (sturm-und-drang mode on): no, Sun, fammi parlare, ti prego, non l'ho mai fatto nella mia vita ma con te sento che devo aprirmi. Io mai nella vita avrei immaginato di incontrare una persona così, con cui trovarmi subito a mio agio, capace di farmi ridere e comprendermi, una persona con cui sento di poter condividere tutto, ma proprio tutto, e che non mi fa temere di guardare avanti nel futuro, una persona che addirittura avrebbe interrotto una storia importante solo per darmi una chance e stare con m...
Soy: e infatti avresti fatto bene a non immaginarti una cosa del genere.
LSD: nooo ma che hai capito?? io mica intendevo...
(segue stridore di artigli sugli specchi e tonfo sonoro)

Bene, non ci sarà alcun finale in cui io e l'LSD ci baciamo su un ring mentre sotto scorrono le note di Sparring Partner di Paolo Conte.
E a questo punto mi odierete tutti, uomini e donne (gli uomini li capisco, le donne no, tanto nessuna lo avrebbe mai preso seriamente in considerazione).
Ma non importa l'odio, il post lo scrivo lo stesso, perché, amiche mie, vi voglio bene e voglio propormi come exemplum in negativo.
Quanti sono pronti a scommettere che l'LSD presto avrà una ragazza meravigliosa, e io un'ulcera perforata?

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