
Come già ho accennato in altri post senza però spiegarne il motivo, tra febbraio e marzo dello scorso anno si è consumato uno dei momenti più drammatici della mia esistenza: ho chiuso i rapporti con Mario. Mario, il mio punto di riferimento, la mia colonna portante, il contrafforte marmoreo per ogni mia insicurezza, consigliere fidato e mano amica. Il mio
stilosissimo (direbbe lui, causandomi un conato) parrucchiere in centro a Bologna.
Antefatto. Da Mario ero approdata dopo una serie di sciagure: la
parrucchiera cinese che mi tagliava i capelli posizionandomi una scodella in testa e seguendone il bordo per non sbagliare, l'
ossessivo-compulsivo che partiva con una spuntatina e mi trasformava in Nikita (ma perché non capiscono mai quando gli chiedi di tagliarti solo le doppie punte? possibile che nelle scuole per parrucchieri non insegnino a spuntare i capelli di un centrimetro ma minimo di mezzo metro?),
Anita, la prorompente sessantenne che ha nella mia via un salone anni Cinquanta, con enormi caschi e carta da parati avorio, che tu ci metti piede e ti sembra di essere entrato in un romanzo di Richard Yates, la quale mi metteva enormi bigodini e cotonava i capelli come una sciura milanese.
Poi è arrivato
Lui. Salone in pieno centro, due piani con ogni strumento di tortura possibile e immaginabile, sala d'attesa con poltrone soffici come nuvole e copie intonse di Vogue (
qualcuno ha qualcosa da dire su Vogue?), una decina di schermi lcd sparsi in ogni ambiente con scene di sfilate e interviste a hairstylist famose, musica soffusa, atmosfera lounge, assistenti che ti massaggiano il cuoio capelluto con olii profumati.
E poi Lui. Lui, delizioso, nel suo total black Armani, che ti viene incontro sfarfalleggiando e urlandoti "caraaah ma sei un disastro, ma guarda che occhiaie, vieni qui che ora la mamma si prende cura di te!" con una voce così acuta che solo i pipistrelli riuscivano a captare le sue frequenze. Lui e il suo "come ti senti oggi, più Anna (
Wintour, ndr) o Ilary (
Blasi, ndr)?" (nel gergo degli hairstylist: con o senza frangia?). Lui e il suo "tutti stronzi questi maschi". Sempre Lui, più che un parrucchiere, che trasformando con una piroetta e una sforbiciata il capello lungo e bohemienne in un carrè sfilato e iperglossy (sento i maschi rabbrividire), mi ha lasciato intravedere il miraggio di una possibile risoluzione del rapporto più complesso che una donna si trova ad affrontare nella propria vita, quello con i propri capelli, lisci come spaghetti, ricci, di qualsiasi colore o lunghezza, sempre motivo di infinite nevrosi.
Cioè, voi pensate solo alla sottoscritta: capello tendenzialmente liscio senza particolari problemi, capace di tenere la piega, di un biondo scuro che tende a spostarsi sul color miele d'estate - e infatti domani ho intenzione di scurirli per sancire la fine della stagione. Il tipico capello senza infamia e senza lode, insomma. Eppure. In 15 anni avrò cambiato infiniti colori (varie sfumature di rosso, castano scuro, biondo chiarissimo, passando anche per look punk con ciocche blu e fuxia durante la fase della ribellione adolescenziale) e altrettanto infiniti tagli e acconciature, visto n-mila parrucchieri, comprato prodotti per capelli per una cifra impronunciabile e vergognosa, provato a arricciarli in tutti i modi conosciuti, a renderli ancora più lisci usando acidi, qualsiasi cosa pur di non metterli in piega, uscire nelle brume padane, e , dopo un secondo, vedermeli dritti in testa stile ultimo dei mohicani. Ma ancora non ero soddisfatta.
E qui ritorniamo a lui, Mario, che per tanto tempo mi ha soddisfatta e ha colto la mia esigenza di rinnovamento, per poi deludermi proprio il giorno in cui avevo un appuntamento con un tizio che mi piaceva parecchio. Appuntamento a cui l'adorabile Mario mi ha fatto arrivare come una Raffaella Carrà dei poveri, con tanto di caschetto bombato anni Ottanta.
Ragazze mie, so che potete capirmi. Cosa avrei dovuto fare, accogliere il fortunato con un turbante in testa o aprirgli la porta ballando il tuca tuca, distogliendo l'attenzione dall'obbrobrio n.1 (la scarcella che recavo in testa) per spostargliela sull'obbrobrio n.2 (me che ballo)?
E voi, omìni cari, complimentatevi spesso con le vostre donne per le loro acconciature, anche se non vi importa, anche se non ci credete, fate una buona azione.
E non obbligatele mai a indossare un casco per venire in moto. Mai.