Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

14.9.12

Soon after midnight

Posted by SunOfYork |

Ora, tra i tanti piccoli e grandi fastidi che i nove mesi di gravidanza possono regalare a una donna, ce n'è uno di  cui io e tutti quelli che mi conoscono non pensavamo proprio avrei sofferto, e cioè l'insonnia (il tunnel carpale della gravida sì, ma l'insonnia proprio no). Voglio dire, io sono sempre stata una professionista del sonno estremamente metodica, non una di quelle che fanno le tre di notte il venerdì e poi si svegliano a ora di pranzo, che quello siamo buoni tutti - nossignore, io non ammetto proprio di fare le tre di notte, per me restare sveglia dopo la mezzanotte durante le uscite serali con gli amici è sempre stato uno strazio disumano, e non perché ho sempre avuto amici noiosi (anche se ora che ci penso...) ma perché il mio organismo si mette in modalità papalina e babbucce e non vuole più saperne di interagire con chicchessia. Persino a Capodanno aspetto come una liberazione il brindisi di mezzanotte perché così posso andarmene liberamente a dormire. Superata la soglia dell'una di notte, il sonno mi passa completamente e io mi ritrovo ad arrampicarmi sui muri come quei bambini troppo stanchi e ipereccitati per riuscire ad addormentarsi, cosa che va avanti praticamente fino al mio collasso nervoso. Per questo motivo, ho sempre cercato di dormire almeno sei ore ogni notte, sei ore piene e senza risvegli di nessun tipo, che come per magia, dall'inizio della gravidanza, si erano trasformate in nove ore notturne più un paio di ore di pennica pomeridiana. Insomma, una favola. Paperoga non so più quante volte ha dovuto svegliarmi al cinema perché stavo ronfando sui titoli di coda e scorazzarmi addormentata in giro per l'Emilia di ritorno da cene a Parma o Reggio. Di contro, lui, da buon insonne, non poteva certo venire a dormire con me alle dieci di sera, quindi, liquidatami con un bel bacio della buonanotte, rimaneva spanzato in divano affaccendato in chissà quali affascinanti attività (football manager sul mac mentre in tv danno il tennis? chat di argomento calcistico col fratello mentre si spara un documentario sui ghepardi su Nat Geo Wild?) per poi raggiungermi non prima dell'una di notte, espletare il suo rituale di addormentamento (leggere Topolino) e finalmente mettere a riposo quella capa iperattiva fino alle sette del mattino successivo. Il tutto mentre io dormivo un sonno così profondo da non accorgermi nemmeno delle sue imprecazioni se russavo troppo.
Poi è arrivato il nono mese, con il suo portato di vescica iperattiva e un numero di risvegli notturni mai inferiore alle tre/quattro volte. L'ultima delle quali, attorno alle 3.30 di notte, mi è ormai da quindici giorni a questa parte, fatale - mentre normalmente la trafila che seguo è questa: alla mia coscienza affiora quel tanto che basta a non svegliarmi il bisogno di dover andare in bagno, realizzo di avere entrambe le mani addormentate per via del tunnel carpale della donna gravida quindi mi crogiolo in pensieri illogicamente angoscianti del tipo che ne sarà della mia carriera da pianista (ma quale diavolo di carriera da pianista?) e della mia esecuzione del Rach 3 (eh????) se ora me le spezzo perché non le sento e faccio un movimento troppo brusco nel tentativo di risvegliarle e afferrare l'iPhone (Paperoga non riesce a dormire se non nel buio quasi totale) per illuminarmi la via verso il bagno? La storia della musica sarà segnata per sempre se non potrò raccogliere il testimone di Horowitz?, afferro l'iPhone, lo faccio cadere, smannaggio, lo raccolgo sbattendo la testa al comodino, arrivo in bagno, faccio quello che devo fare e torno a letto, il tutto senza essermi mai svegliata completamente.
Adesso tutto ciò non avviene più. Alle 3.30 gli occhi mi si aprono come due saracinesche spalancate su un nuovo giorno e in testa ho tutta la lucidità che avrei in qualsiasi momento della giornata (scarsa, dunque, ma sempre di più di quanta ne abbia di notte). Si tratta di una lucidità strana e resa vagamente nevrotica dalla vana permanenza a letto. Il risultato è che alle quattro, dopo essermi girata e rigirata mille volte infastidendo il papero, dopo avergli solleticato il naso con una ciocca di capelli e tirato qualche calcetto nella speranza di svegliarlo, sono in piedi e vago per la casa con un umore tra l'isterico, l'esaltato e il piagnucolone, preparandomi tisane calmanti, navigando sui forum in internet in cerca di cure omeopatiche per l'insonnia, spazzando pavimenti e riordinando scaffali, terminando romanzi su romanzi di Bufalino, Eugenides, Fante e innervosendomi ancora di più perché so già che l'indomani, quando mi lamenterò perché non ho dormito, chiunque -soprattutto gente coi figli- mi dirà ghignando la stessa profetica (ma comunque odiosissima) frase: bene, preparati, perché tra una settimana esatta sarà molto peggio di così.
E quindi rosico, mi innervosisco e mi sveglio ancora di più, giocandomi l'ultima chance di riaddormentarmi, ed è così, riversa sulla Poang, coi capelli dritti in testa, le occhiaie nere da tossica, più incarognita di Svevo Bandini e con la voce a pezzi dell'ultimo Dylan, che mi trova Paperoga al suo risveglio, ed è così che resto tutta la giornata. E poi ho pure il coraggio di chiedermi com'è che il poveretto non vuole venire a letto la sera?

12.4.12

1+1=3, Wu Magazine - Aprile 2012

Posted by SunOfYork |

Di questi primi quattro mesi di gravidanza, non c'è molto da dire. Sono felice, nonostante lo spritz, il sushi e il pastis mi manchino enormemente, nonostante il sonno perenne mi renda impossibile avere una vita sociale degna di questo nome o anche solo vedermi un film completo con il futuro papà, nonostante la pancia stia facendo la timida impedendomi di godere dei sacri diritti di ogni gestante: il benedetto posto sull'autobus ed essere venerata stile Venere di Willendorf, nonostante l'odore di amuchina aleggi in questa casa grazie alle smanie anti-toxoplasmosmi di Paperoga, nonostante piuttosto che comprare gli orridi vestiti premaman, preferirei indossare un sacco di  juta con buchi per braccia e gambe, nonostante la voglia di prendere a calci quelli che dicono che le donne incinta "hanno una luce diversa" e quelli che si improvvisano ostetrici/ginecologi/puericultori dispensando consigli illuminanti del tipo "dormi ora ché dopo non dormirai" (ma veramente?) e aneddoti cruenti sui loro parti, nonostante gli sbalzi di umore mi rendano più simile a una psicolabile che alla visione aureolata che normalmente si ha delle donne incinta.
Tutto questo dal giorno in cui, come racconto qui, sull'uscita di aprile di Wu Magazine, abbiamo scorto la fatidica doppia lineetta sul test clearblue, e io ho scoperto il magico mondo dei forum femminili.

Mi sono innamorata. 
Stamattina sono uscita di casa con la mia caviglia infortunata e mi sono innamorata.
E vabbè che è primavera, tutto sembra più bello, il grigiore invernale se n'è andato, e l'ormone è in subbuglio, ma io mica me l'aspettavo di innamorarmi così, di prima mattina, insomma, capirete, non avevo ancora preso il caffè, e invece.
Il fatto è che la gonna nera, dalle linee essenziali e un po' retro, sembrava cucita su di me. Nè troppo lunga da coprire le ginocchia, che qui si aspira ad essere signorine per bene ma-non-troppo, nè troppo corta da fare "squinzia al mare", nè troppo fasciata sui fianchi, nè larga o informe. Perfetta nella sua semplicità.
E la camicetta-kimono di seta nera scivolata con fiori di mandorlo che m'ha subito fatto pensare alle japonesairie di Van Gogh, con un laccetto di raso scarlatto a contrasto per sottolineare il punto vita, e lo scollo preciso ad alludere senza svelare.
Insomma, io ho provato il tutto, ammirato la grazia e l'armonia del matching perfetto, sentito nel mio cuore dell'amore incondizionato per lo stilista che ha disegnato quei capi, le sarte che li hanno cuciti, la commessa che me li ha indicati e il signore iddio che ha creato un mondo con così tanti bei negozi, pagato senza batter ciglio il conto salatissimo ma mai troppo salato nell'ottica del benessere e dell'autostima che mi darà vestirmi in quel modo in una sera estiva andando a bere qualcosa con un uomo che al 90% non si accorgerà di nulla a meno che non apra il kimono e riveli la mercanzia ma io mi sentirò la più figa della terra comunque, e sono uscita dal negozio con la testa alta e il portamento fiero.
Per un attimo ho avuto paura di tornare a casa, riprovare i vestiti, e pensare come al solito che si fosse trattato di un abbaglio, paura di sembrare una mongolfiera, una bambina che si è spiaccicata in faccia il rossetto della mamma, una fricchettona vestita per la festa.
E invece. Ho riprovato tutto poco fa e sono sempre più convinta dell'acquisto. 
Non so, forse i soldi che spendiamo in psicologi, dovremmo davvero spenderli per fare shopping più spesso.

Una cosa avevo da fare per stasera: una soltanto. Fare una torta per il compleanno di un'anima candida che ha compiuto 32 anni e che ha trascorso una fetta del suo ultimo anno a insegnarmi l'ottimismo e il sorriso, sempre e comunque.
E io infatti la lezione dell'ottimismo un po' l'ho appresa, caro il mio trentaduenne. Mi son detta, e dai Sun, ce la puoi fare anche tu a fare una torta. E non solo una torta, una torta salutista, per venire incontro alle esigenze di tutti i presenti. Così stamattina, di buona lena, ho preso farina senza glutine (per i celiaci), zucchero di canna biologico, yogurt di soia fatto in casa (per gli intolleranti al lattosio), lievito naturale, olio (e non burro) e niente uova (per i vegani).
Il risultato è stata una torta per-fet-ta.
Perfetta come materiale coibentante per i tetti, da quant'era compatta. 
Perfetta come il peggior obbrobrio culinario che si possa immaginare: cruda dentro, bruciata fuori e non lievitata (spessore massimo 1.5 cm). 
A quel punto già sacramentavo contro tutti i santi presenti e no nel nostro calendario, in tutte le lingue conosciute, e sommando alle parole gesti eloquenti come sbattimento della testa su ogni spigolo vivo di casa e tentativi di infilare la testa in forno. 
Poi mi son ricordata che la persona per cui preparavo la torta mi dice sempre di non disperare e di essere ottimista, e sorride con un sorriso che, giuro, ve lo vorrei far vedere perché ti rimette in pace col mondo.
Allora sono andata alla coop e ho comprato un composto senza glutine per torte. Sul retro della confezione c'era scritto che bisognava solo aggiungere 200 g di acqua a 70°C e scuotere per 15 secondi in un recipiente ermetico. Insomma, cari miei, mi son detta, ce la può fare pure questa disadattata qui.
Sorvoliamo sul problema di misurare i 70°C, che ho brillantemente risolto infilando un dito nell'acqua e ustionandomelo, e quello di calcolare 200 g d'acqua chiamando la mamma al telefono e sentendomi dare dell'idiota, ma chi cazzo ce l'ha un recipiente ermetico? Così ho preso uno di quegli enormi barattoli di vetro ikea per spaghetti, ho messo tutto dentro e ho scosso per quindici secondi, intervallando ogni secondo con cose tipo 1 "yes I can", 2 "evvai", 3 "ci siamo quasi", 4 "questa volta è fatta", 5 "ah che male il braccio", 6 "puff pant", 7 "son brava però", 8 "ahi ahi ahi", 9 "sì ma che palle" ecc.ecc. Arrivata a 15 (quando ormai era passato un minuto buono), ho cercato di versare il composto nel tegame ma quello era compatto, non scendeva, così ho infilato tutto il braccio dentro inzaccherandomi il maglione nuovo e con la mano ho raccattato quella roba collosa e  ce l'ho spiaccicata dentro. Raccolto il tutto, ho gioito un attimo, lasciando cadere, nell'impeto, il contenitore di vetro, che si è frantumato sul pavimento in mille pezzi.
Poi l'ho messa nel forno (l'altoforno) al massimo della temperatura in modo da ottenere una deliziosa torta di ghisa, che stasera assaporeremo tutti assieme appassionatamente, sempre ammesso che qualcuno sia in possesso di una sega circolare per tagliare le fette.
E insomma, son molto soddisfatta di aver appreso la lezione dell'ottimismo, caro il mio festeggiato.
E tu riuscirai a mantenere l'ottimismo anche dopo averla assaggiata? Perché qui, secondo me, casca l'asino.

Questa settimana, cari miei, vi propongo un esperimento antropologico con tutti i crismi, di quelli che lèvate Durkheim, Weber e pure Lévi-Strauss.
Prendiamo una donna e mettiamola con un uomo (il suo) con un senso dell'umorismo anni '80 e una passione per i giochi di parole, in un monolocale (quello di lui) a partire da un giovedì fino a un martedì mattina.
Inseriamo un elemento esterno x che rende uno dei due fisicamente indisposto (questo è un elemento fondamentale per la nostra analisi).
In questo monolocale piazziamo due computer portatili, una connessione wifi e un lcd samsung con sky. Va sottolineato che la donna in questione, a casa propria non possiede un televisore ma che ha sviluppato, grazie all'uomo, una dipendenza da un canale (Real Time) che propone programmi da femmina come Cortesie per gli ospiti, Ma come ti vesti, Wedding Planners (Enzo io ti amo), Cake boss. Per tacere della di lei ossessione per Sex and the City, riproposto ad libitum da Fox. L'uomo, al contrario, ha una monomania per i Simpson.
Riepiloghiamo: un uomo, una donna prona alle dipendenze, astinenza coatta, isolamento, sky a dosi massicce e una serie infinita di mot d'esprit stile Drive in.
Giorno 1: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30mq.
Giorno 2: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky.
Giorno 3: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste.
Giorno 4: oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste. (Ma non sarà il caso di lavorare un po' a questo fottuto dizionario di latino e riordinare compulsivamente la casa?)
Giorno 5:  oh che bello siamo io e te insieme da soli in 30 mq in pigiama a rincoglionirci con sky e a cucinarci robe salutiste dopo aver lavorato un po' e riordinato compulsivamente la casa. (Ma sarà normale che lui abbia preso a chiamare lei "vecchia stronza" mentre con la mano afferra oggetti contundenti dalle mensole e se li schiatta con violenza sulla fronte?)
Lei invece ha un tic all'occhio, si dondola autisticamente, minaccia  l'uomo di morte se  lui fa battute/tenta di cambiare canale/ balla in maniera imbarazzante/ respira, e nel frattempo continua a canticchiare canzoni stile la bambina dell'Esorcista.
Sarà mica vero uno dei proverbi dell'amato nonno canterino: "uccello in gabbia, non canta per amore ma per rabbia"?
Ad occhio e croce azzardo un Giorno 6:
oh che bello sono io DA SOLA in 30 mq in pigiama a rincoglionirmi solo ed esclusivamente con Real Time, senza dovermi sorbire battutine su quanto sono snob i tipi di Cortesie per gli ospiti o su quanto è volgare Samantha (Dio mio, Samantha va amata, stop) di Sex and the City.

Ci sono donne, come quella sulla copertina di Wu Magazine, che magari problemi a prendersi un uomo non li hanno mai avuti nè li avranno mai.
Poi ci sono quelle che, invece, devono sudare sette camicie e sbatterci cento volte la testa da brave kamikaze per raggiungere lo stesso obiettivo della strafiga in foto (che poi, perché mai le modelle hanno sempre quell'aria corrucciata?).
Chi se ne frega. È nella resistenza strenua, nell'eroismo della lotta, che si rintraccia la gioia del vessillo. Poi se nel frattempo ti ritrovi con un paio di esaurimenti nervosi in attivo, pazienza.
Se ne parla qui, su Wu Magazine di Luglio, e prima o poi state certi che metteranno anche la sottoscritta in copertina
(quando il giornale da un formato A4 sarà passato a un B0)

Caro William,
ci sono tanti motivi per cui io sono la tua donna ideale. Visto che, per quanto sensibile, sei pur sempre un maschio, te li spiego io così ti dai una scetata figlio mio, ché qua la menopausa incombe.
Ho pressoché il tuo stesso colore di capelli e occhi e ci somigliamo come solo le coppie che stanno insieme da una vita intera riescono a somigliarsi, perciò non sarà troppo un problema se i tuoi geni verranno annientati dai miei (perché così sarà, vista la natura dominante di certi geni della mia linea materna). Questo significa che i tuoi parenti davanti alla culla potranno anche escalamare estasiati "è tutto/a suo padre!", tanto chi se ne accorge della differenza, e comunque chi se ne frega di quello che dice tua nonna, che tanto lo sappiam tutti che va giù pesa col gin. Quanto alla mia famiglia, mio padre mi ha detto che non gli dispiacerebbe avere te come genero, anche se secondo lui mi merito di più, ma si accontenta. E la mia mamma sostiene che il mio nome, affiancato a Mountbatten-Winsor, faccia la sua porca figura sul campanello di casa e sui fazzoletti di fiandra. In più hai un fratello più giovane, e io ho una sorella più giovane. Ti viene niente in mente?
Poi sono alta e non dovresti chinarti troppo per baciarmi, cosa che con l'età e i primi acciacchi, non so, metti che il materasso sia troppo morbido o si sia rotta una molla, e ti faccia male la schiena, potrebbe iniziare a pesarti.
Sempre per la questione della genetica, i capelli mi diventeranno bianchi tardissimo e non dovremo spendere in parrucchieri e tinture, vesto in maniera discreta ma efficace e so stare in società, quando parlo inglese ho un accento che fa simpatia ma non commetto errori, so stare in società, non sono per niente ripetitiva, e ho un bell'eloquio: se serve, so parlare per ore della magnificenza del teatro elisabettiano o delle linee ereditarie dei Windsor. Inoltre potrei allietare le nostre uscite in pubblico con delle folkloristiche esternazioni come "moooo' e c iè stu tr'mon" oppure "auand stu scem" (davanti al duca di York), che romperebbero la staticità dei ricevimenti con i nobili, e ci renderebbero più vicini al popolo (quello barese, perché nel frattempo ci saremo spostati da Buckingham Palace al Castello Svevo).
A entrambi piace tanto il mare, quindi non avremmo il problema delle vacanze: potremmo andare in Polinesia francese, a Saint Barth, a Formentera, o ancora meglio a Pane e Pomodoro o a Torre Quetta, sfidando l'amianto.
E qui vieniamo al motivo principale per cui ritengo di essere la tua donna ideale: sono barese, quindi appartengo a una razza superiore in grado di pulire le cozze, di fare i panzerotti e cucinare bene la parmigiana di melanzane, le polpette, le orecchiette con le cime di rapa e il polpo in tutti i modi, quindi finalmente potrei farti capire che quella roba che mangiate voi dalle vostre parti, non è cibo, ma un triste surrogato, proprio come le donne inglesi non sono che un triste surrogato di quelle italiane.
Cioè, se non basta questo, io mi chiedo che diavolo posso inventarmi per convincere questo benedetto ragazzo.
Lui, o chiunque altro.

Cari tutti, una breve nota solo per dirvi che domattina la sottoscritta caricherà la macchina con i libri della sua casa editrice (quella che a causa di timidezza congenita e pessime dotei imprenditoriali ha omesso di dirvi di aver aperto e che risponde al nome di LeBolleBlu Edizioni), entrerà in macchina, ravanerà in borsa e si accorgerà di aver dimenticato le chiavi, salirà di nuovo in casa, tappandosi le orecchie e facendo làlàlà per non sentire le ennesime raccomandazioni del legittimo proprietario della macchina, l'amico K., recupererà le chiavi, tornerà al parcheggio, metterà su una compilation da viaggio con molti pezzi di Bob Dylan e Johnny Cash, farà un respirone poi accenderà la macchina, ingranerà la prima, accelererà a tavoletta, saluterà la Garisenda e gli Asinelli, e canticchiando si avvierà da sola ad imboccare l'A1 col vento tra i capelli.
Molte ore dopo, sempre in prima e col capello ormai cotonatissimo, arriverà all'Idroscalo, dove si accorgerà di non aver tolto il freno a mano, capirà a cos'era dovuto quel fumo che usciva dal motore, e lì incontrerà il restante 50% delle BolleBlu, vale a dire sua sorella minore, insieme a una fortunata amica cooptata come standista in occasione del Mi Ami 2010.
Lì potrete incontrarle venerdì e sabato in tutto il loro splendore, e assistere ad un esilarante reading notturno del nostro primo autore (sabato, attorno alla mezzanotte, palco La collinetta di Jack).
Il primo viaggio in autostrada da sola sa di gioia e rivoluzione. Non si sa perché, ma sento che avrò problemi con le macchinette all'uscita. Male che vada farò come l'ultima volta col mio migliore amico, il Perfido Manager: inversione davanti al casello e si torna indietro, poi ci si fa quasi arrestare, si fanno gli occhi dolci che col casellante stronzo non funzionano, quindi si torna a casa con una multa di centinaia di euro e molti punti in meno sulla patente.

Ragassi, è successa una cosa meravigliosa: sono diventata una salutista. In un certo momento molto basso della mia vita, che si colloca cronologicamente tra l'aver ordinato cinese per 3 sere di fila, e l'essermi quasi strozzata con un uovo di pasqua dopo aver tentato di infilarmelo in bocca intero come ho visto fare alle anaconde su national geographic, ho deciso che qualcosa doveva cambiare in vista dell'estate: l'alimentazione e lo stile di vita.
Sulla prima, non posso andare troppo per il sottile - per quanto possa eliminare i carboidrati e i condimenti grassi, resta il problema dell'alcol, e tagliare una delle gioie della mia vita solo per averne un ritorno in termini di centimetri e consistenza delle carni, ma sticazzi, preferisco rimanere zitella (tanto lo rimarrò uguale) (almeno sono zitella e ubriaca) (sapeste quant'è dura star dietro a tutte le parentesi che mi si aprono nel cervello).
Sulla seconda, però, ho fatto molto: sono impazzita.
Il bello è che contemporaneamente a me è impazzita un'altra mia insospettabile amica, e ora andiamo a correre tra le 4 e le 5 volte alla settimana, dovreste vederci, corriamo come due disperate, a botte da un'ora e mezza alla volta, mica cazzi, ve lo giuro, siamo aggressivissime, dopo la corsa facciamo pure gli addominali urlando ogni volta "'fanculo" seguito dalle varie "nina moric/elisabetta canalis/eva herzigova ecc... -immaginate quanti ne facciamo- e ci arrampichiamo su per le spalliere, saltiamo ostacoli insormontabili ai più, ci motiviamo pensando a quanti spritz smaltiamo con un giro e ascoltando in loop il discorso del Sergente Hartman, ci siamo pure date dei nomignoli tipo "soldato bianca neve" e "soldato palla di lardo" (indovinate chi è il soldato palla di lardo?) in onore del grande Kubrick.
Pensate solo che oggi è domenica, piove, e noi stamattina siamo andate a correre lo stesso nel fango, e avevamo la faccia incazzata nera già dal primo giro del Parco dei cedri, credetemi, è diventata proprio una religione, noi il parco ce lo mangiamo in due falcate anche se diciamo sempre di "partire piano", davvero, siamo cattivissime, una roba da far spavento. Io propongo anche di fare un urlo di guerra ma la mia amica è più sana di mente di me e non me lo fa fare.

E insomma, pensavo che dev'essere davvero uno spettacolo bizzarro, per il maledetto 60enne dalla falcata fluida e dalla tutina stretch, che ci doppia ogni volta sulla salitella vicina al ponte, vedere due con la faccia disperata, sempre mezze sbrindellate, brutte sporche e cattive, vestite praticamente in pigiama, che corrono con gli occhiali tutte sudate, che non stanno mai zitte e danno voti da 1 a 100 a tutti gli uomini che passano -50 al sessantenne, è un periodo ormonalmente un po' così, capitemi- e che a un certo punto, dal nulla, si guardano in faccia e decidono di iniziare a correre sul serio. E quando corrono sul serio, signori, non ce n'è per nessuno.
Insomma, correre ci piace troppo, libera endorfine, ci fa bene e dopo, dormiamo beate. E non calcoliamo gli effetti sull'autostima di essere squadrate da un sedicenne brufoloso mentre sei nell'atto di fare stretching e di sapere che gli regalerai un mese di polluzioni notturne. Non calcoliamo nemmeno il ricevere un sorriso da un povero cristo a cui ballano le maniglie dell'amore o -com'è successo alla mia amica- di essere ammirate da uno sciancato calvo e viscido che anziché respirare, ansimava.
E vabbè, cosa non si farebbe per esser belle per l'estate.
Ma qualcuno di voi pensa che si possa davvero "spezzare il fiato" o è una leggenda metropolitana?
Perché noi tutto il resto sappiamo spezzarcelo bene.

Allora, io ho capito una cosa: a un certo punto, nella vita adulta, è inutile che io neghi che nella mia persona c'è -perché c'è- un tasso variabile di pazzia e che questa variabile resti al di sotto dei livelli di guardia nella maggior parte dell'arco del mese, e che invece tenda a creare degli asintoti 1. nei giorni di sindrome premestruale o 2. nei momenti di maggiore stress psicoaffettivolavorativo (il che, a pensarci bene, nega quanto detto prima, essendo i momenti di maggiore stress psicoaffettivolavorativo una costante per almeno 25 giorni al mese - come può essere una costante un concetto non assoluto come "maggiore di"? Quello che è costante, è la certezza che ogni giorno sarà peggiore del primo, quanto a stress, non il tasso stesso di stress, cari gigioni miei), raggiungendo soglie ben oltre il catastrofico quanto i punti uno e due avvengono nello stesso istante.
Ora, l'unico modo per disinnescarmi, in quei momenti lì, è: o procurarmi molto dolore fisico (come ho fatto nello scorso weekend al concerto de Il teatro degli orrori con l'amico K. e la Divara -in questo senso 10 euro molto ben spesi- e gettandomi con quest'ultima in zona rossa tra omoni ubriachi che pogavano tutti sudati, assestandoti gomitate nelle costole, spintoni e quant'altro - quindi, cara Divara, ti ringrazio per aver condiviso con me quel momento catartico) oppure farmi piangere. Il bello è che l'unica che riesce a farmi piangere disperatamente (sì, ok, amico K., una volta ci sei riuscito anche tu mentre eravamo al ristorante cinese e mi hai detto che dopo le ultime relazioni, mi ero svalutata come donna, ma non conta, perché non avevi la consapevolezza dell'orrore di ciò che stavi dicendo) sono io stessa.
E quindi vi dico senza vergogna (sento già le sirene della neuro, non fa niente): ma lo fate anche voi il giochino di pensare a qualcosa che vi faccia piangere e addormentarvi per sfinimento col cuscino bagnato, la sera, quando siete a letto? E a cosa pensate?
Io ve lo racconto anche se so che c'è qualcuno che mi deriderà. Negli ultimi mesi ho un ricordo che mi strazia, soprattutto perché mentre sono sotto al piumone, al buio, caldo, lo associo a questa canzone, ed è questo ricordo:
Dicembre 2009 - visita natalizia all'Ikea con i miei cugini. Lui 6 anni, acuto, riflessivo (ascoltando il Claire de lune di Debussy, un paio d'anni fa, esclamò malinconico "ma perché le cose tristi sono anche le più belle?", togliendo ogni dubbio sull'appartenenza a un certo ramo depresso-contemplativo della mia famiglia), allo stesso tempo ironico, solitario, responsabile (pure troppo), lei 4, esplosiva, socievole, iperattiva, rumorosa, distratta (pure troppo). Lei corre allo Smaland, lui non ci vorrebbe andare ma non lo dice perché si vergogna della propria timidezza, quindi per un po' gironzola circospetto prima di entrare, poi un ultimo sguardo, ed entra. Alto e lungo come un fuso, con la pelle bianca, i capelli e gli occhi nerissimi. Sua sorella, biondina con la guance rubizze di Heidi, sta già prendendo a calci gli altri bambini e si esibisce in sgangheratissimi carpiati nelle palline di gommapiuma.
Ed è allora che lui si avvicina con gli occhi giganteschi e liquidi alla vetrata che divide la zona bambini dall'esterno. Per gioco, qualche giorno prima, gli abbiamo insegnato l'alfabeto muto e gli è piaciuto tantissimo, allora gli dico a gesti: torniamo tra mezz'ora, non piangere.
E lui da dentro ricaccia indietro le lacrime, e con le sue mani da pianista, velocissimo, ci dice: non ti preoccupare, non le faccio mettere la testa sotto le palline di gommapiuma.

Scusate, annego.
Io non lo so mica se ce la farò, senza psicofarmaci, a mandare i miei figli all'asilo.

Da qualche parte ho sentito che ammettere di avere un problema è il primo passo per risolverlo. E io, cari miei, un problema bello grosso ce l'ho, e ho tutte le intenzioni di affrontarlo: trattasi dei miei pantaloni di flanella rosa a quadrettoni grigi.
Io per partito preso non ho mai usato i classici pigiami, e, credetemi, non perché dorma nuda con due gocce di Chanel n.5 dietro le orecchie, no, no, col cacchio, d'inverno dormo intabarrata in dei tutoni osceni raffiguranti cappuccetto rosso acquistati da mio padre con lo scopo preciso di rendermi inappetibile e antierotica persino per il più infoiato dei maschi, mentre d'estate sfoggio una mise ancora più deprimente composta da mutande e magliette lise di squadre di calcio sfigate (no, il Bari non è una squadra sfigata, inutile che lo scriviate nei commenti). Dunque, dicevo, non uso pigiami, e non perché l'essere seducente sia una mia istanza primaria, diciamo pure che me ne frego del tutto: se calcolate che fino a maggio dormo sepolta dal piumone da cui spunta solo un delicato piedino n.39 -per tutti gli uomini che hanno dormito, dormono e dormiranno con me: so che è un gesto carino e pieno d'affetto, ma non provate a ficcarmi il piede sotto il piumone perché lo uso come termostato in modo da regolare la temperatura corporea, e passi la prima volta che vi svegliate per andare in bagno, vedete la zampaccia che spunta, vi intenerite e me la coprite, passi la seconda, che ridacchiate, pensate che io sia una simpatica mattacchiona e me la coprite di nuovo, alla terza divento una bestia e vi ammazzo nel sonno. Se a questo aggiungete che porto dei calzettoni di lana fino al ginocchio che talvolta sono anche bucati, che tendo ad assumere nel letto la classica posizione "a quattro di bastoni" e che russo* -ebbene sì, càpita quando hai tonsillite cronicizzata, deviazione del setto, turbinati ingrossati e sospetti polipi nasali- capirete che non ho bisogno di sottovesti in chiffon nè per sentirmi donna (ne sono tristemente consapevole a prescindere) nè per sedurre un uomo (se ti vogliono, puoi metterti uno scafandro da palombaro, vai bene lo stesso).
Quindi qual è il mio problema con il pigiama? Il mio problema con il pigiama è più o meno quello che hanno i tossici con le droghe. Non lo posso usare troppo spesso perché mi proietta in una dimensione che amo sopra ogni cosa e da cui non vorrei mai uscire, cioè quella della sciattona malaticcia, e dal momento che le sciattone malatticce per definizione non sono produttive, mentre nella vita adulta ti è richiesto di produrre, so che se la mattina mi sveglio avendo il pigiama addosso le possibilità che io mi alzi dal letto e mi metta a lavorare sono pari a quelle che un uomo, dopo aver letto il capoverso precedente, mi inviti a uscire: nulle.
Cerco, quindi, di regolamentare l'uso del pigiama limitandolo ai pochi momenti della mia vita in cui non mi viene richiesto di produrre alcunché nè di rendermi presentabile per nessuno, vale a dire all'incirca una domenica al mese. E quindi in quell'occasione indosso i miei pantaloni di flanella e ciondolo per casa molle come un budino, sorseggio tisane rilassanti, faccio lunghissime colazioni con pane tostato e marmellata di more, provo tutti i tipi di cremine per le mani, mi faccio la ceretta ma solo a una gamba (con gli effetti devastanti che tutte potrete immaginare sulla sincronizzazione della ricrescita) perché poi mi annoio e mi appisolo sul divano con un plaid di pile, mi sveglio, mi faccio un caffè, leggo l'oroscopo di Breszny, maledico Brezsny, metto su Capossela, fisso le pareti. Poi, stanca non so neanche io di cosa, decido che ho bisogno di rilassarmi, quindi mi sdraio di nuovo sul divano e decido tutta contenta di vedere un film in streaming. Quale?
Oggi, domenica 21 Febbraio 2010, la scelta è sciaguratamente ricaduta su Baciami ancora di Muccino, e ancora mi girano per aver sprecato due ore dietro a una simile stronzata.

Ma se ne parlerà nel prossimo post. Ora vado a godermi l'ultima ora del mio privatissimo pigiama party.
[segue...]

*Mamma, papà, se mi leggete, state tranquilli. So che non volete che mi alieni nessun individuo di sesso maschile, ma fidatevi, qualche pazzo che sorvolerà su questo piccolo difettuccio prima o poi lo troviamo. Oppure potrei assordarlo con degli spilloni.

Mi pare difficile credere che tu non conosca la tua bellezza, ma se così è, lascia che sia io i tuoi occhi. Così cantava Lou Reed in "I'll be your mirror" in una delle dichiarazioni d'amore più belle che siano mai state scritte. "Sarò il tuo specchio" è una frase che dice dell'ostinatezza dell'amore, del proposito incrollabile di far capire all'altro la sua unicità e bellezza. Ed è una frase che oggi sento di dedicare a una persona in particolare:
l'otorino del reparto di Otorinolaringoiatria dell'Ospedale "Di Venere" di Bari - Carbonara che mi ha diagnosticato deviazione del setto nasale, ipertrofia dei turbinati e tonsillite cronica.
Allora ragazze mie, questo post è per descrivervi quest'uomo: altezza 1.90m, età tra i 32 e i 38, slanciato con muscoli guizzanti sotto il camicie verde, capelli ricci neri, occhio verde bottiglia con pagliuzze dorate, denti come perle (sono l'unica a guardare i denti?), labbra perfettamente disegnate (ha sorriso in due occasioni:
1. quando ho chiesto se dovevo spogliarmi completamente perché potesse osservare meglio i miei turbinati, 2. quando ho iniziato a fare "aaah" ancora prima che mi guardasse le tonsille quindi ha anche un gran senso dell'umorismo), mani gigantesche e calde che mi hanno palpato per due ore il collo, barbetta incolta e tratti vagamente mediorientali.
Come se non bastasse, l'ambulatorio è minuscolo e praticamente mi ci sono seduta in braccio perché mi visitasse, e mi ha chiesto un secondo appuntamento (tra due mesi con tutte le analisi da lui richieste, ma non vogliamo mica andare per il sottile, un appuntamento è un appuntamento, oh!)

Secondo voi il fatto che quando mi ha accompagnato alla porta mia madre e mio padre fossero appicicati con le orecchie al muro, lo scrutassero cercando di indovinare i possibili tratti somatici dei nostri bambini e avessero l'aria di chi stava lì lì per abbracciarlo e chiamarlo "figliolo", fa troppo zitella imbalsamata o posso iniziare a ricamare i fazzoletti di fiandra con su le iniziali mie e del bel dottore?

Ma voi ce l'avete l'LSD (Lo Spasimante Devoto)?
Non per fare la splendida (no, no, signora mia, per carità, lungi da me), però io ho ne ho uno molto valido da poco meno di un anno. Un anno in cui mi sono capitati sulla noce del capocollo un discreto numero di cambiamenti che hanno richiesto una discreta quantità di rospi ingoiati e un altrettanto discreto lasso di tempo trascorso ad ascoltare canzoni tristi languidamente stravaccata sul divano. E lui era sempre lì sul ring con me, a farmi da sparring partner (o da Uomo-Schermo, come lo definii mesi fa), discreto ma presente, pronto a fornirmi il giusto apporto di carezze all'ego mentre io gli restituivo i colpi che prendevo dall'esterno, ignorando i suoi messaggi, le telefonate, le email, le chiacchierate e quello sguardo, che è davvero una veranda sul suo mondo.
Ecco, lo conobbi che ancora avevo una relazione stabile, vidi subito che si era preso una sbandata, anzi, me lo palesò proprio verbalmente. Poco dopo la relazione stabile finì, e lui lo venne a sapere da terzi (infami). Quando ci rivedemmo le cose andarono più o meno così:
LSD (speranzoso): ho saputo che sei tornata single...
Soy: sì, ma guarda, ch..
LSD (sturm-und-drang mode on): no, Sun, fammi parlare, ti prego, non l'ho mai fatto nella mia vita ma con te sento che devo aprirmi. Io mai nella vita avrei immaginato di incontrare una persona così, con cui trovarmi subito a mio agio, capace di farmi ridere e comprendermi, una persona con cui sento di poter condividere tutto, ma proprio tutto, e che non mi fa temere di guardare avanti nel futuro, una persona che addirittura avrebbe interrotto una storia importante solo per darmi una chance e stare con m...
Soy: e infatti avresti fatto bene a non immaginarti una cosa del genere.
LSD: nooo ma che hai capito?? io mica intendevo...
(segue stridore di artigli sugli specchi e tonfo sonoro)

Bene, non ci sarà alcun finale in cui io e l'LSD ci baciamo su un ring mentre sotto scorrono le note di Sparring Partner di Paolo Conte.
E a questo punto mi odierete tutti, uomini e donne (gli uomini li capisco, le donne no, tanto nessuna lo avrebbe mai preso seriamente in considerazione).
Ma non importa l'odio, il post lo scrivo lo stesso, perché, amiche mie, vi voglio bene e voglio propormi come exemplum in negativo.
Quanti sono pronti a scommettere che l'LSD presto avrà una ragazza meravigliosa, e io un'ulcera perforata?

Tu, miserabile amica materna che mi hai regalato quell'orrida borsa nera e lucida di finta pelle effetto coccodrillo, piena di borchie e ganci e cerniere e taschine manco io fossi una tamarrissima sciampista fidanzata con un appassionato di Harley Davidson.
Tu, donna scriteriata, che hai sentito la necessità di riciclare un regalo che ti avevano fatto negli anni ottanta e propinarlo trent'anni dopo a me, che in quella sorta di medioevo ellenico della moda, che ha visto belle donne ridicolizzarsi con capigliature improponibili, fouseaux fluo, spalline grandi come quelle di giocatori di rugby e accessori osceni, sgambettavo allegra nel girello sputacchiando omogeneizzati a destra e a manca.
Tu, che sei stata il mio spauracchio personale già in quegli anni, quando mia madre ti chiamava perché sapevi fare le punture di penicillina e io correvo come una pazza per casa per non farmi acchiappare perché in realtà lo sapevamo tutti che avevi la delicatezza di un panzer quando facevi le iniezioni, non credi di avermi già inflitto un sufficiente dolore fisico? Perché senti anche il bisogno di straziarmi il cuore con questo regalo di dubbio gusto?
Tu, che appunto mi conosci da sempre, e che quindi sai che me ne frego delle marche, che nell'abbigliamento per me vige sempre e solo il "less is more" e che raramente uso borse che non siano capienti tracolle in cuoio, come t'è saltato in mente di rifilarmi quell'accozzaglia kitsch che, per quanto firmata, faccio fatica anche solo a definire borsa?
Tu, che comunque sei donna e sai quanto per le tue simili possa contare quel meraviglioso accessorio quando hanno bisogno di una copertina di linus e quanto sia spaesante andare in giro con una borsa che non si sente propria; tu che presumibilmente sai che le borse - e gli uomini- minuti ti fanno sembrare più grassa di quello che già sei, facendoti sobbalzare ogni volta che passi davanti a una vetrina, mi spieghi il perché di quella sottospecie di pochette in cui non posso infilare nemmeno un libro smilzo come le Lezioni americane, non parliamo di Guerra e Pace?
Tu, donna di scarsa lungimiranza, sei consapevole del fatto che riciclando quel regalo hai innescato una spirale karmica per cui tra 30 anni mia figlia riceverà da una sua lontana parente /amica di famiglia quello stesso obbrobrio e scriverà un post forse anche più deluso e snob del mio?
Non ti bastava traviare me, pure mia figlia?

P.S. le foto sono puramente esemplificative. Ho semplicemente preso quanto di più brutto fossi in grado di trovare in rete e appiccicato qui sul blog perché sono con Aristotele (proprio linea diretta Aristotele-Sunofyork) nel sostenere la funzione catartica della scrittura, per cui spero che qualcuno veda quegli orrori e non faccia l'errore di comprare borse di quel tipo, una specie di "Cura-Ludovico", terapia dell'aversione di burgessiana (e kubrickiana memoria) solo molto molto più efficace, trattandosi di un pubblico femminile...

Cioè, cari, so solo io quanto odio iniziare una frase con cioè, e anche inframezzarla con un cioè, e terminarla pure, però il fatto è che mi sono emozionata e vi dovevo dire il perché di tanta emozione. Sul serio, sento di doverlo, soprattutto alle altre bloggers come me. A tutte quelle che mi leggono e che io leggo sempre con affetto, e che ogni tanto si lasciano scoraggiare da anni e anni di frequentazioni con maschi vili, sbagliati, piccoli come una lenticchia, egoisti come bambini dell'asilo, introflessi, incapaci di mettersi da parte e di sorprenderti, e che alla fine riescono a convincerti che quello giusto non arriverà mai.
E invece no. Io oggi sono qua per dirvi che gli uomini capaci di lasciarvi a bocca aperta ci sono.
E sono quelli che si sentono per una settimana i vostri rimbrotti telefonici perché siete stanche di una storia a distanza, perché vorreste che venisse a trovarvi più spesso fregandosene del fatto di avere un lavoro e una vita altrove, sono quelli che non si arrabbiano se cercate di farli sentire in colpa per qualsiasi cosa e che sanno pacificare i vostri dubbi. Che non vi prendono per pazze se una mattina spostate tutti i mobili. Sono quelli che la sera prendono l'alta velocità, si fanno 5 ore di treno, arrivano in stazione, prendono un autobus, arrivano in via Broccaindosso, citofonano imitando la voce del pizzaiolo pakistano a domicilio che fino a poco tempo fa era il vostro migliore amico (ora non più, visto che la dieta scarsale demonizza i carboidrati) finché tu non capisci che non è il pizzaiolo ma lui e ti scapicolli giù per le ripide scale di casa, lo vedi lì impalato con un fascio di rose in mano, e lo abbracci fortissimo ammaccando un po' i petali, e piangi anche mentre lui ti dice che sei bellissima e che si vede che la dieta sta funzionando, anche se in realtà per lui non ne avresti affatto bisogno.
Amiche mie, io oggi sono qui per dirvi che uomini così ci sono.
O almeno, uno c'è e io ne sono testimone autoptica.
E' fidanzato della mia coinquilina*, e in questo momento stanno limonando sul divano davanti a me.

Sarà un caso, ma stasera provo una strana simpatia per Amanda Knox.

*per le più scettiche di voi, no, non stanno insieme da un mese.

Qualcuno di voi avrà letto del mio amore totalizzante per Filippo Timi in questo post di qualche tempo fa dedicato a lui e al suo romanzo, quindi saprete che a seguito di quel post gli scrissi una mail in cui gli dicevo più o meno così "ho scritto di te sul mio blog, ma in realtà del libro me ne frego, era solo il pretesto per infilare una proposta di matrimonio. Non c'è bisogno che tu faccia niente, penso a tutto io (d'altra parte sono abituata all'inettitudine di voi uomini)", mail alla quale _stranamente_ non ho mai ricevuto risposta. Ebbene, tesori miei, domani Filippo Timi verrà a Bologna per conoscermi dopo un incontro in una splendida libreria del centro. Quindi, ragazzi cari, avanti con i consigli.
1. abbigliamento/accessori/trucco/parrucco. Suggeritemi qualcosa che sia sobrio, casual ma sexy, giusto ma non ammiccante, semplice ma non bacchettone, classico senza tempo ma non vecchio, e che gridi al mondo (la menzogna) che sono figa e intellettuale q.b. ma che la mia sensualità scaturisce da anima e cervello e non da ore e ore davanti allo specchio. Se questo vuol dire indossare un boa di struzzo iridescente, lo accetto.
2. Tavor. Qui la scelta è semplice: Sì o no.
3. proposta di lavoro allettantissima: come faccio a fargli passare il concetto che sto per aprire una casa editrice e che vorrei pubblicare qualcosa di suo, e che lui dovrebbe lasciar perdere le case editrici grandi e facoltose per pubblicare con me, che gli darei 50 euro di anticipo sui diritti?
4. atteggiamento:
- la butto in casciara come il mio istinto malato mi porterebbe a fare - il che vuol dire che al momento delle domande, mi alzo, mi impossesso con la forza del microfono, e gli dico che gli avevo scritto ma dato che non mi ha risposto, ho interpretato il suo silenzio come un assenso e che le pubblicazioni sono affisse in municipio, poi mi alzo e gli porgo un anello dei puffi trovato nell'uovo kinder?
- faccio la gatta morta - vale a dire, aspetto che finisca l'incontro, stampo il vecchio post, ci faccio una barchetta, vado lì con l'aria innocente di Bambi e le ciglia che fanno flap flap, nel frattempo nel risvolto interno della barchetta, con la perizia di un tipografo esperto di origami ci scrivo il mio numero di telefono e indirizzo di posta elettronica con un font grassetto corpo 40mila color fuxia catarifrangente, poi mi avvicino, gli faccio i miei complimenti, e gli regalo la barchetta dicendo che è una recensione del suo libro (pff).

Ogni suggerimento sarà ben accetto.

Bene bene, bambini miei, vi avviso che la mamma da lunedì prossimo sarà nervosetta, in quanto si inaugura un periodo di dieta che terminerà non prima del 24 dicembre 2009, quando, in occasione delle feste natalizie, mammina vostra vanificherà quattro mesi di sforzi si concederà una piccola tregua a base di pandoro e cotechino (insieme, inzuppati nel lardo di colonnata e spalmati di nutella), per poi ricominciare con il regime ipocalorico dal 6 gennaio 2010. Ora, tesorini adorati, direte voi: ma sei pazza? l'estate è appena finita, non potevi pensarci prima? Ebbene diletti pargoli, siete così ingenuotti che dubito possiate essere figli miei - ecco cosa risponderei io alla vostra tenera obiezione: non è che io sia in ritardo con la dieta, anzi, sono in anticipo. La dieta che comincerò lunedì è intesa per la prova bikini dell'estate 2o1o, ché siamo previdenti qui, ed è frutto di un complicatissimo calcolo

-5 Kg fino a dicembre, +3 Kg durante le vacanze di natale, +2 Kg nel post epifania grazie alle tremila calze della Befana regalatemi da mia nonna sosia-di-Gianni-Morandi che durano fino a metà febbraio, -3 Kg tra tonsillite marzolina, asma allergica e stress post traumatico dovuto alla lunga permanenza in famiglia, +3 Kg, dovuti all'ottimistico vabè tanto ho perso tre chili, non manderò mica tutto in vacca solo per un altro spritz!

che, come potrete facilmente constatare, mi porterà a giugno prossimo, con mio sommo disappunto, ad essere esattamente indentica ad ora solo molto molto più esaurita di così, ma almeno mi eviterà di mettere su peso. E quindi. La dieta che seguirò si basa su un moderatissimo decalogo:

1. i carboidrati e la frittura sono il Male;
2. carne, pesce e verdure sono il Bene assoluto e fanno sentire subito più leggeri te e il tuo portafogli;
3. bere due litri d'acqua (ricordarsi: acqua, non vodka liscia) al giorno è indispensabile;
4. la dieta è dolore, diffidare da chi promette soluzioni miracolose e immediate;
5. non dimenticare l'attività fisica. Spostare il cartone della pizza dalle ginocchia, alzarsi dal divano e andare a prendersi una birra in frigo non è uno sport (sennò sarei campionessa olimpica), così come andare a correre non significa andare ai Giardini Margherita, seguire per 100 metri il figo di turno che si allena, poi stravaccarsi su una panchina in preda a un enfisema e fumarsi due Camel di seguito con l'amichetta;
6. quelli che dicono che bisogna mangiare poco di tutto vanno abbattuti a suon di carote crude in testa perché non sanno cosa vuol dire avere un metabolismo letargico insieme a quelli (amico K. parlo con te) che si disperano perché non riescono ad ingrassare;
7. anche se su Cosmopolitan dicono che col sesso si bruciano un bel po' di calorie, e anche se hai un uomo particolarmente resistente, non c'è notte di passione che tenga se ceni ogni sera a base di salama da sugo e gnocco fritto. E poi, se c'hai uno straccio d'uomo, ed è pure resistente, ma che te frega di metterti a dieta, ormai l'allocco l'hai impalmato;
8. usa tutte le energie mentali di cui disponi per convincerti che la crema di riso muller (per chi sa di che parlo: ma quanti uomini ci vogliono per farne un vasetto?) è un sublime dessert;
9. in caso non ci sia alcuna perdita di peso, vai pure nei camerini di H&M ed illuditi del contrario;
10. la cioccolata non fa ingrassare un paio di palle.

E con questo è tutto. Se qualcuno con poco fiato e molta forza d'animo da settembre si dovesse trovare a Bologna e avesse voglia di andare a correre tre volte alla settimana, non ha che da dirmelo. Una Camel non si nega a nessuno.

Carissimi, scusate la latitanza, sono una donna di mondo, ho da tradurre fumetti hard e spalmarmi creme all'aloe sugli eritemi procuratimi durante il mio breve soggiorno siciliano, unica prova schiacciante -insieme a una invidiatissima ustione delle rotule- della mia permanenza su un bagnasciuga. Ma sappiate che vi ho pensati molto, e ho speso ore e ore delle mie giornate nel tentativo di scattare una foto giusta per questo post, con la mia paglietta in primo piano e lo sfondo sfocato, proposito a cui ho rinunciato dopo aver capito che le macchinette compatte hanno il fuoco unico, ma tant'è.
Come già avevo accennato in un post ormonale che più de così ce stanno solo le caldane de la menopausa, l'amico K. e altri della sua specie, hanno vinto questo Innovation Award, per via di alcuni progetti (pare) rivoluzionari&strabilianti, premio costituito da un meraviglioso fermacarte in vetroresina di forma fallica consegnato da una splendida signorina milanese (la "Innovation Award Winner" Prize Giver, come l'abbiamo sinteticamente soprannominata io e K. verificando, tra grasse risate, l'incredibile capacità di composizione della lingua inglese), più una vacanza interamente spesata in un albergo extralusso di Taormina per due persone, laddove per "extralusso" intendo un posto da petrolieri russi senza scrupoli, imprenditori rampanti, giraffute modelle slave, mandanti di omicidi -anche se Krapp obietterebbe che ordinare un omicidio ti dà direttamente accesso alla Costa Smeralda o l'isola di Saint Barth, mentre a Taormina magari c'è solo qualcuno che ha licenziato molta gente (non che cambi molto, comunque) - e coppie ricche che non vogliono avere bambini tra le scatole (e infatti ce ne sono pochissimi, perché dopo un metro dalla riva l'acqua diventa profondissima, e i ciottoli roventi ustionerebbero le tenere carni di un cinquenne nell'atto di trotterellare con secchiello e paletta). Insomma: posto sin troppo d'alta classe per due abituati ai peggiori ostelli del mondo (provate Zagabria, poi ne parliamo), mare cristallino, pesce spada fresco a ogni ora, una schiera di gente pronta a soddisfare tutti i nostri desideri (in realtà solo uno, alcol, più possibile, in quantità industriali), e un più che probabile coma glicemico da cassata e cannuoli. Insomma, i presupposti per una vacanza spettacolare c'erano tutti.
Partiamo dal fatto che io e l'amico K. non si sia in realtà partiti in due ma in quattro, cioè io, K., e le rispettive ossessioni sentimentali della collezione primavera-estate 2009 che in absentia/praesentia si sono imbarcate con noi a Fiumicino e non hanno mancato di allietare da lontano ogni singolo momento della nostra vacanziella (chissà quanto saranno fischiate le orecchie a quei due poveretti) . Il che vuol dire situazioni del tipo:
[mattina, camera d'albergo, letto a 4 piazze e finestra spalancata che dà su terrazza che dà a sua volta sul mare]
Io e K. apriamo gli occhi, siamo alle estremità opposte, due puntolini troppo piccoli per riuscire a vederci, però sappiamo bene dove siamo, chi siamo e perché siamo lì. All'unisono:
"Ma perché cazzo ci sei tu qui e non Lui/Lei, eh?".

O anche:
Colazione infinita a base di granite, briosche, latte di mandorla. K., afflitto temporaneamente da una tenia, azzarda anche miele, ricotta, salsiccia e affettati. Barcollando satolli come otri verso la spiaggia, dove verremo condotti a spalla da un bagnino ai nostri lettini su cui verrà gentilmente adagiato un morbidissimo telo Ralph Lauren, ci fermiamo un attimo a osservare incantati lo spettacolo del sole non ancora alto, che batte obliquo sull'acqua immobile e sui ciottoli colorati.
Krapp, l'innamorato patologico:
"Ah, quanto sarebbe piaciuto questo posto a Lei, così abile a mordere la bellezza del mondo".
Sun, poetessa-mode on:
"Per quanta dolcezza abbia da offrire il regno di Trinacria, mai ritroverò il miele della sua voce".

Tutto ciò mentre gli altri partecipanti al viaggio-premio, convinti di trovare in me e K. una giovane coppia di sposini, sentendoci discutere continuamente di una lei e di un lui non in loco, ci guardano perplessi e iniziano a interrogarsi su un possibile menage à quatre. E deve sembrare una soluzione abbastanza appetibile, alle coppie di quasi quarantenni lì con noi, che ci vedono tutto il giorno in spiaggia che ridiamo e scherziamo delle nostre piccole tragedie amorose con la complicità di chi negli anni si è costruito un rapporto che naviga su un canale preferenziale. Cosa che a molti di loro, probabilmente, non è riuscito di fare, condannati come sono a dimenarsi frustrati e pieni di disperazione in una sorta di tonnara. Il che, a me e K., un po' ci inquieta, un po' ci fa apprezzare quello che abbiamo per le mani, anche se lontano e problematico, ma soprattutto ci fa sospirare per lo scampato pericolo.

(K. comunque se a 60 anni siamo ancora entrambi single e mi vuoi sposare, sappi che non opporrò resistenza)

Vi è mai capitato, durante la pausa pranzo, di incrociare quei gruppi di uomini in grisaglia, di età indefinita tra i 30 e i 45, che escono da banche, studi e uffici del centro in gruppetti di 2-3 per andare a mangiare? Impeccabili, nei loro completi di taglio sartoriale, calze in filo di scozia e cravatte regimental. Come fanno? - dico io. Mai un rivolo di sudore che scorre sulle tempie, mai un bottone slacciato, ti immagineresti di vedere le loro camicie pastello ridotte a una sacra sindone nel momento in cui si tolgono la giacca e invece niente, nemmeno un'ascella pezzata, che pare abbiano installato un pinguino de longhi sotto i vestiti.
Ecco, quegli uomini lì, non sono il mio tipo e sono assolutamente fuori dalla mia portata, ma non posso comunque fare a meno di guardarli e immaginarli nei loro uffici inondati di luce, con grandi scrivanie in acciaio e vetro su cui sono appoggiati candidi mac. Oppure nell'atto di prendere un volo per Londra e andare a un incontro da J.P.Morgan. O di organizzare una partita di tennis tra colleghi nel finesettimana. O di sposare una ragazza slanciata e dotata di charme innato in un casale della val d'orcia. O di fare dei figli biondi che corrono tra le spighe di grano con i fiori nei capelli. O di organizzare un cenone di capodanno con parenti e amici in cui le posate sono d'argento e i bicchieri di cristallo baccarat. O di andare in giro per fiere dell'artigianato con la mano sulla spalla della loro donna, per assecondare il bisogno impellente di un tavolo in tek. O di avere un esarimento da superlavoro, scoparsi la segretaria secondo il più becero dei cliché, andare in crisi di mezz'età a 35 anni, separarsi dalla moglie dotata di charme innato a 36, perdere tutti i propri averi in un divorzio drammatico a 38 e fare dello scotch il proprio migliore amico a 40.
E a quel punto, nelle mie fantasie perverse, subentrerei io, la salvatrice degli uomini-catorcio.

(to be continued...)

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