Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Bene bene, l'autunno è arrivato,  e con esso anche mia figlia e un bel raffreddore di stagione. Entrambi doni di Paperoga, che ringrazio tanto (almeno per il primo) e che, nelle sue manie igieniste, ha vietato a se stesso e alla sottoscritta i baci e le effusioni verso la piccola per evitare il contagio e ha fatto incetta di gel disinfettante per le mani e per poco anche di mascherine da indossare mentre allattavo, pericolo scampato solo grazie alle mie rimostranze.
(voglio ricordare che molte delle bizzarrie dell'amico K. derivano dal trauma infertogli da  suo padre il quale, quando l'amico K. era neonato, faceva indossare mascherine a quanti lo andavano a trovare per paura che lo contaminassero, cosa che, dopo dieci anni di psicanalisi, è emersa dal suo inconscio più profondo con l'icastica ammissione "le prime persone di cui ho memoria, sono dei mostri senza volto").
Comunque, oltre ad aver causato un paio di notevoli traumi affettivi a nostra figlia di solo due settimane di vita, il raffreddore ci ha dato la possibilità di testare il nostro nuovo medico di famiglia, arrivato dopo una sfilza di individui inetti e pericolosi.
Se ne parla qui, sull'uscita novembrina di WU Magazine.
Di mia figlia, invece, non mi riesce di parlarne. Forse ci riuscirò quando smetterò di osservarla ad occhi sgranati per la meraviglia.

Io, una cosa, sottraendo tempo vitale a un lavoro di traduzione mal pagato, precario, perennemente in affanno, e per giunta in scadenza domani, la devo dire.
Circa un anno fa ho aperto una casa editrice con mia sorella, qui non ne parlo spesso perché vorrei che questo fosse uno spazio franco dalle questioni editoriali che, per quanto appassionanti, per me sono nè più nè meno che un lavoro, come per qualcun'altro potrà esserlo il fare l'idraulico o l'insegnante, e in primis perché odio farmi pubblicità (questo è sbagliato, già lo so, ma è così).
Quando l'ho aperta, insieme al pizzico di follia necessaria, avevo la profonda consapevolezza che non c'avrei campato, che sarebbe stato, per un bel po' di anni, un (bellissimo) doppio lavoro in cui investire tutta la passione che avevo per questo settore coinvolgendo persone fidate che so perfettamente condividere la mia stessa passione e il mio stesso entusiasmo. Un anno prima che iniziasse la discussione sulla decrescita  felice nell'editoria, che tanta eco ha avuto negli ultimi giorni su blog e terze pagine, sapevo che avremmo pubblicato pochissimo e che avremmo venduto ancora meno, che di lavoro letterario barra intellettuale ce ne sarebbe stato, ma che ci sarebbero state anche tante fatture, f24, bolle di trasporto, file in posta, scatoloni da spedire. Sapevo bene che sarebbe stata non dura, di più, però mi sembrava una forma di resistenza abbastanza eroica e ne avevamo bisogno, in quel momento. Ero talmente consapevole di quanto poco c'avrei guadagnato (o, in momenti di pessimismo cosmico, di quanto c'avrei rimesso), che ho pensato bene di continuare a lavorare da freelance per altri editori, e di farmi venire il panico ogni volta che, a una scadenza per gli altri editori, si combinavano incombenze legate alla mia casa editrice, ma sono sopravvissuta.
Conoscevo anche perfettamente l'enorme scoglio della distribuzione, ci ho impattato duramente prima di iniziare a pubblicare e vi giuro che, tra chi chiedeva a un editore neonato un giro d'affari da centomila euro (certo, centomila euro son proprio una cifra che un microeditore è in grado di movimentare in un anno) e chi neanche ci ha considerate (comprensibile, visto il numero di editori sul mercato italiano), è stata una vittoria trovare un distributore nazionale specifico per la piccola e media editoria che ci abbia accolte con entusiasmo (sì, ok, lo sconto che pretendeva era pazzesco, ma prendere o lasciare, e noi abbiam preso).
Insomma,  ho considerato tutto. Ho letto tutto, ho studiato, ho preso contatti, mi sono documentata, ho fatto esperienza presso altri, mi sono lanciata quasi convinta di prendere una legnata nei denti.
E invece i libri, per tutta una serie di motivi che non sto qui a dire perché non mi piace cantarmela e suonarmela, sono andati bene, i resoconti bimestrali del distributore sono sempre una bella sorpresa.
Il dato paradossale, però, è che nessuna delle fatture spedite al mio distributore ci è mai stata pagata, le fatture son lì insolute da mesi e mesi, e le innumerevoli telefonate e mail, sono sempre state rimbalzate con scuse imbarazzanti. L'ultima, dopo averli avvertiti che sarebbe arrivata la messa in mora da parte dell'avvocato, è stata che il responsabile dell'amministrazione, proprio mentre ci stava facendo il bonifico, si è sentito male ed è in ospedale.
Allora, io qui devo scagliare il mio j'accuse. Non servirà a niente, ma almeno evito mi venga un'ulcera.
Senza quei soldi noi non andiamo avanti, perché investire ancora denaro, a questo punto, significa solo rischiare di più, non possiamo permettercelo e comunque non avrebbe senso. Potremmo iniziare a non pagare i nostri collaboratori, ma è un'idea che ci fa schifo perché l'abbiamo subita noi per prime da parte di altri, e non abbiamo intenzione di replicare questa stortura tutta italiana - e peculiare dell'editoria - per cui, se ti concedo di lavorare con me, ti faccio quasi un favore e i soldi vengono dopo, ammesso che vengano.
Il lavoro è lavoro, e va pagato, e guai a chi si azzarda a lavorare gratis, ché fa un danno non solo a se stesso, ma a tutti quelli che lavorano in quel settore, e al settore stesso, che piano piano perde qualità e smalto. Che qualità si può, infatti, garantire, a un committente che non paga e ti obbliga a sobbarcarti altri mille lavoretti per sbarcare il lunario?
Io, per prima, ho giurato da tempo che non metterò più giù una riga senza che mi sia pagata. Va bene anche poco e a millemila giorni dalla fatturazione. Essere pagati dignitosamente sarebbe meglio, ma ci vuole anche un pizzico di polso di quale sia la reale situazione dell'editoria italiana. Se paghi, io lavoro, e pure sodo, e sempre così ho fatto, lavorando anche la notte e nei weekend, se necessario.
E come la me freelance, pure la me editrice ha lavorato sodo. E, come me, mia sorella -il restante 50% della casa editice- e così il nostro grafico, il nostro redattore, il nostro ufficio stampa, i nostri traduttori, e, prima di tutto, i nostri autori.
Perché non dobbiamo vedere una soldo e rischiare di far fallire un progetto in cui crediamo?
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(la rettifica del giorno dopo: il distributore ha pagato, non tutte le fatture, ma almeno tutte le più vecchie. quindi da settembre si riprenderà a pieno ritmo a stampare. ciò non toglie che il discorso sopra valga ugualmente ma che almeno, oggi, tiriamo un sospiro di sollievo).

[...]Mi fece accomodare sul letto e mi portò delle fette di cocomero che mangiammo assetati. Io sputai i semi, lei no. Poi facemmo l'amore. (P.A. Jarvis)

Sono passati cinque mesi ma ricordo bene che stavo traducendo questa frase, tutta intenta a non tradire le intenzioni di chi l'aveva scritta e me l'aveva consegnata con enorme fiducia. Guardai l'ora sul pc: le 16.15. Erano i primi di marzo e fuori faceva ancora freddo. Mi fermai un attimo a riflettere su quei giorni strani e pieni di scossoni. Pensai che era una fregatura che proprio in quel momento non ci fosse D., la mia amata coinquilina, lì a Bologna con me e che avremmo preso il tè delle cinque insieme, ridendo di come avessi scombussolato la mia vita nel giro di una settimana. L'altra coinquilina, l'Afflitta, aveva passato la nottata precedente a singhiozzare davanti al pc ed era anche lei fuori di casa, ma comunque per definizione non sarebbe stata di grande aiuto. Poi una voce, debole, sempre più debole, che chiamava il mio nome mi scosse dai miei pensieri. Dentro di me sapevo che era successo qualcosa ma il cervello si rifiutava di prestare ascolto a quella voce dal corridoio. Mi ritrovai in piedi in cucina, immobile, la voce non c'era più; fui tentata di ignorare quell'incubo e ritornare alla mia traduzione, di non andare a vedere, occhio non vede cuore non duole, perché mai andare ad aprire quella porta se il film si chiama "Non aprite quella porta" e cose così. Però non potevo. Mi affaccio al corridoio e vedo esattamente quello che non avrei mai voluto vedere ma sapevo che avrei visto: l'Afflitta riversa a terra tra la porta del bagno e il corridoio, braccia e gambe piegate come non dovrebbero mai essere piegate, in un modo che mi fa pensare a una svastica. Corro per il corridoio, ho il cuore che mi è saltato in gola e lo sento distintamente pulsarmi nelle orecchie. Mi avvicino, le tasto il polso, niente, non c'è, cazzo F. che cos'hai fatto, cerco di girarla, di metterla su un fianco, non so perché ma so che è così che bisogna fare, e girandola la guardo in faccia. Il rosario le penzola dal collo come al solito, le palpebre semiaperte rivelano gli occhi rovesciati all'indietro, il colorito grigio e innaturale che la siccità conferisce alle terre delle mie parti, le labbra spaccate e bluastre. E' morta - mi dico - andata. Non respira, e manco io sto respirando, ho la gola stretta in una morsa, passa a stento un filo d'aria. Cazzo, F. perché mi hai fatto questo, perché proprio qui e non da qualche altra parte. E' assurdo ed egoistico, ma l'aria non mi arriva al cervello e sento che sto solo posticipando un attacco di panico di quelli epocali. La prima persona a cui penso è la Knox, penso a Vespa che sguazza nel tracciare l'identikit del giovane killer, penso a un revival delle teorie di Lombroso: Amanda Knox, Raffaele Sollecito, Alberto Stasi, Sunofyork. Tutti giovani, tutti biondicci e dall'aspetto angelico. Poi la razionalità nella follia: D. Mi avrebbe tirato fuori lei dai guai. Lei e tutti quelli che conoscono me e F. possono testimoniare che era depressa, che erano mesi che dava segni di squilibrio e forte depressione, che avevamo fatto qualsiasi cosa per aiutarla. Ok, forse me la cavo. Mentre faccio questi pensieri, le sono inginocchiata accanto e mi è venuta una forza fisica prima sconosciuta: giro ancora F. come fosse una bambola di pezza, le alzo le gambe, e a un certo punto lei tossisce. Cerco di rimetterla su un fianco in caso dovesse rimettere, inizia ad avere delle convulsioni e vomita, F. che cosa cazzo hai preso, ti prego dimmelo, poi riperde conoscenza. Ma è viva. E' viva e io devo fare qualcosa, vado in cucina, ho solo del Dietor, porca miseria, mi ricordo che D. aveva conservato in caso di cali di pressione due bustine di zucchero di canna prese da un bar in cui avevamo fatto colazione la settimana prima. Nel frattempo sto avendo un infarto e contemporaneamente annego in un liquido vischioso, vorrei solo scappare, poco ma sicuro, ma trovo le bustine, ci faccio due tazze di acqua e zucchero enormi, una per me e e una per lei, una la bevo subito rovesciandomela praticamente tutta addosso per quanto mi tremano le mani, mi affretto per il corridoio ripetendo ossessivamente tra me e a me qualcuno mi aiuti qualcuno mi aiuti qualcuno mi aiuti, per tirarmi su nel frattempo mi bevo anche l'acqua e zucchero per F. che ancora non riesco a far riprendere, corro giù scalza per le scale di casa, citofono al piano di sotto e di tutta risposta ho un "chiama il 118", torno su, effettivamente chiamo il 118. F. ora ha aperto gli occhi ma non riesce a parlare, sembra lontana, oltre una lastra di vetro. Le dico stai tranquilla, arriva l'autoambulanza, non ti muovere di qui io mi allontano un attimo. Vado in camera, non riesco più a reprimere l'attacco di panico, non riesco a star ferma, so che devo fare: chiamare mia madre. "Mamma parlami", non sono in grado di spiegarle cosa sta succedendo perché qualcosa mi strozza, non riesco nemmeno a piangere. Mia madre capisce, inizia a raccontarmi la sua giornata mentre io mi soffermo solo sulla respirazione. Posso guardarmi riflessa nello specchio della parete di fronte, sdraiata sul letto con le gambe alzate sul muro, le braccia spalancate, i capillari scoppiati per lo sbalzo di pressione che conferiscono alle palpebre un colore violaceo.
Ed è in questo stato che mi trova il ragazzino lentigginoso del 118 quando entra in casa, trovando la porta d'ingresso aperta. E' alto un metro e una lenticchia e peserà attorno ai 50 kg. Mi squadra atterrito. Nel palazzo non c'è l'ascensore.
No, tranquillo, non è me che devi portare in braccio giù per le scale.
(Stava per avere un attacco di panico pure lui, secondo me)

Solo molte ore dopo, con F. ormai in reparto e sotto controllo, in un asettico bagno d'ospedale piastrellato di bianco, riesco ad abbandonarmi a un pianto disperato.
F. ora sta bene, o almeno meglio. Abbiamo quasi superato l'episodio. Le ho imposto di usare un nome in codice se deve chiamarmi per motivi non gravi in modo da risparmiarmi infarti inutili. E, ovviamente, ho imparato che devo sempre avere lo zucchero in casa.

Guardate quant'è bellino il virus varicella-zoster (VZV o HHV-3): in questo momento scorazza libero per il mio organismo.
In un post del 1° gennaio 2008, scritto in preda a scoramento tondelliano, riportavo l'oroscopo di Paolo Fox per il segno del Cancro.

Cancro: è meglio se fai testamento. Pover'a tte.

Cioè, io la mia dipartita l'accetterei pure di buon grado, ma la varicella, signori, d'estate e a questa età, proprio no.
Vi saluto. Io e le mie pustole ci ritiriamo nelle nostre stanze.

Che si sappia, non è che da parte mia non ci sia consapevolezza dell'immensa importanza rivestita dal mio luminoso blog nelle vostre piccole esistenze. Tardavo ad aggiornare il blog perché, galvanizzata dalla recensione di Into the wild, stavo attendendo di andare al cinema a vedere i 4 minuti di sodomia di Caos Calmo - lasciatemi passare la franchezza, ma qui ormai si prende la pillola giusto come professione di fede quindi anche le chiappe nude di Nanni Moretti fan brodo. Ma su quest'ultima affermazione, per carità di dio, soprassediamo.Vabbè.
En attendant Nannì, ho iniziato a pensare -che strano- agli uomini e ai rapporti donna vs uomo. E qui, per la prima volta in anteprima mondiale, vo' a esporvi la mia infondatissima teoria ancora calda calda di forno, cui ho dato il nome "Sun è una mezza calzetta nei rapporti sentimentali".
Sicuramente qualcuno dirà che durante l'adolescenza ho giocato troppo a lungo a The Sims anzichè socializzare con i miei simili. Opinabile. I Sims per l'appunto SONO i miei simili, e poi, diamine, chi non ha mai gioito per il primo bacio dei Sims teenager o provato a far morire l'odiato Sim mandandolo a nuotare in piscina e poi togliendogli la scaletta? Fatto sta che personalmente ho sempre avuto questa idea un po' nerd delle relazioni come quadri di un videogame, o come gli stadi evolutivi dei Pokemon. In poche parole, più storie hai, più how tos apprendi (1.how to pararti il culo quando fai una stronzata, 2. how to sopportare la suocera, 3. how to cedere un po' dei propri spazi ad un altra persona 4. how to disappear completely and never be found) e di conseguenza più diventi ganzo e ti evolvi.
Ora io, ad esempio, sono ancora al quadro 1:"Ne devi mangiare di pane tosto". Infatti sebbene sia ormai espertissima nell' how to numero 4 (ci sono persone con cui sono uscita che pensano io sia prematuramente scomparsa, ed è proprio a loro che rivolgo da queste righe i miei più cari saluti), sono piuttosto scarsa nell'how to numero 2 e decisamente reticente ad accettare l'how to 3.
Prima del primo livello, ovviamente, come per i Sims, ci sono i vari tutorial (i primi flirt senza senso, anche a loro mando tanti abbracci), anche loro vagamente fallimentari.
Per un fatto di somiglianza fisica, guardando Omar Bin Laden in tv, mi è venuto in mente uno dei miei primi, diciamo così, "tutorial". Era molto innamorato di me: compose per me una canzone intitolata "Fumerò i tuoi capelli". Una volta davanti a un bidone gli chiesi se era felice di stare con me, e lui con gli occhi lucidi mi disse che era felice come se avesse incontrato il rais. Doveva avermi proprio scambiata per una testa di cazzo per pensare che non comprendessi la sua vuota ironia. Gli tirai una formidabile sberla.
Mentre si applicava il Gentalin sulla guancia, tra le lacrime di dolore mi confessò che si riferiva a Rais, cantate del suo gruppo preferito, gli Almamegretta.
Dopo qualche tempo mi lasciò per una con un nome strano. Morto un papa se ne fa un altro.
L'altro giorno sul Corriere si parlava di un tale inglese che si è difeso davanti al giudice dicendo "non l'ho uccisa, ho solo fatto sesso col suo cadavere". Gente strana gli inglesi, come faranno senza il bidet.
Comunque volevo solo dire a quel tutorial lì, che chissà quante volte l'avrà pensato pure lui di me.
Solo che io non ero morta. Era lui che era scarso.

Ovviamente avrò una penalty per la vendicatività.
Pazienza, il livello uno mi piace veramente tanto.

Lo ammetto, non sono mai stata particolarmente munifica.
Per questo motivo ieri, perché dopo il mio decesso non si dica di me che ero simpatica, ma avevo il braccino corto, ho fatto persino il regalo di natale al comune di Bologna: 50 (o' ppane) euro di multa offerti senza colpo ferire ai due controllori dell'atc saliti - guarda un po'- sul numero 25 (Natale) per Fossolo Due Madonne che d'ora in poi per me sarà sempre irrimediabilmente il numero venticinque per Fossa delle DUE Marianne, che poi, alla fine, potevano pure comprarseli due costumi da babbo natale con tutti i soldi che stanno racimolando in questo periodo.
Ad ogni modo, croce e delizia, anche quest'anno va di moda fare i regali. Io, nella fattispecie, devo farne 10 (e' Fasule) tondi tondi, e siccome anche quest'anno va di moda non avere soldi e non aver voglia di girare per negozi gremiti di clienti urlanti, credo che anche quest'anno farò andare di moda i regali fatti come al cacchio (rfcac).
Dicensi regali fatti come al cacchio, quei regali comprati in trance oracolare all'ora di pranzo del 24 (e'gguardie) col fiato sul collo dei parenti in arrivo per il cenone - di solito a base di vino e ubriacature moleste - e del tacchino che di certo si brucerà, e che di solito si scelgono all'interno dell'intramontabile stringa lcp(v), ossia libro calzini pantofole (vibratore? oddio, non ricordo più per cosa stava la v).
Comunque quest'anno, complice la sindrome dell'ikea (anche nota come sindrome di Bibbi Snurr) che mi affligge da mesi, ho un'idea in più: comprerò i regali e li fracasserò con violenza contro un muro, per poi costringere amici e parenti a ricostruirli pezzo per pezzo, ovviamente i pezzi saranno 90 ('a paura, giustamente). Cosa non si farebbe per gli amici.
Quanto a me, il mio maggior desiderio sarebbe ricevere uno sgabellino.
Da piccola ne avevo uno piccolo in vimini che mi trascinavo dietro per raggiungere i posti in cui non arrivavo da sola senza dover chiedere ai miei genitori di prendermi in braccio. Ho sempre odiato chiedere favori. A un certo punto questo sgabellino fu scagliato giù dalle scale da mio padre nell'unico raptus di follia della sua vita, cosa che ancora sta cercando di farsi perdonare.
Insomma, siccome elaboro benissimo i lutti, ne vorrei uno identico ma più grande per ospitare il mio fondoschiena e resistente per reggere il peso.
Non è ancora natale e ho già mangiato 4 ('o puorco) Kg di struffoli. Sono uno struffolo gigante.
Quintina.
Tombola.
'Fanculo, i soldi sempre agli altri. A me la rogna dei regali.

Camminare la domenica sera sotto i portici di via Broccaindosso può regalare inattese e meravigliose sorprese, come ad esempio non essere stuprata.
Ho scelto deliberatamente e in pieno delle mie facoltà di vivere in una zona degradata del centro storico. Motivo? Qui attorno, fino a poco tempo fa, viveva uno dei due uomini che ho sempre ritenuto irraggiungibili, ossia Samuele Bersani (l'altro è Paul A. Jarvis, ma no, cara la mia matricola dell'ateneo barese che hai digitato furtivamente il suo nome su google, questo è solo uno specchietto per allodole, non troverai informazioni riservate sul glaucopide Paul, per quello dovrai faticare molto di più, parola di una che ci ha impiegato degli anni - il bel britannico non ha nè un account msn, nè uno skype e nemmeno un myspace, hisspace, herspace, ourspace, visto paul, sono brava, ho imparato i pronomi possessivi!).
Comunque. Mi ha detto una spia del KGB che Samuele ha sloggiato da via Begatto per comprar casa a Trastevere: il degrado, da quando ero giunta io nel vicinato, si era fatto insostebibile. Pazienza, quel giorno in feltrinelli lo avevo intuito che non mi voleva, sospetto di cui poi avevo avuto conferma qualche mese dopo, quando, passeggiando in pigiama e ubriaca sotto il suo portico, lo incrociai e urlai "Samuele Grignani, sposami!", al che lui rispose con uno sguardo triste di cui non ho mai capito il perché. Insomma, non mi ha voluto.
Il luminoso corso di Paul Jarvis ha incrociato la mia esistenza diversi anni fa, quando, pudica ventenne (sì, è vero, ho proprio detto "pudica"), mi iscrissi insieme ad altre 30 femmine allupate e qualche gay ai suoi corsi di inglese advanced level. 3 anni a fingere di non sapere una cippa pur di essere bocciati sebbene parlassimo ormai meglio di Camilla Parker Bowles, e lui niente! Per farla breve, nemmeno lui mi ha voluto, a lui la mala pasqua.
Comunque non essere notata non è la cosa peggiore che possa succedere a una donna. Ci sono molte cose più spiacevoli: essere notata (pure troppo) durante un PAP Test, ad esempio. Che poi il test in sè potrebbe anche piacere a qualcuna, il problema è che mettere le gambe dietro alle orecchie non è proprio facile e se non sei una campionessa olimpica di PAP Test, dallo studio del ginecoloco esci poco poco con un'anca lussata e con l'agghiacciante impressione che nessun uomo potrà mai conoscerti come lui. Altra esperienza estremamente sgradevole.
Ma mai quanto parlare con gli operatori dei callcenter dei gestori telefonici, ore e ore a constatare l'incomunicabilità tra esseri umani, tutto per farsi attivare le chiamate gratuite verso un numero prescelto. Più sadici di loro secondo me sono solo gli addetti al recupero crediti e gli impiegati delle biglietterie trenitalia, che sembrano godere di treni che si smarriscono nelle nebbie padane, ritardi, cancellazioni.
Che poi, tutte queste cose spiacevoli le fanno gli accoppiati. Il PAP Test lo fa chi fa sesso, i minuti verso un numero prescelto, idem, il pendolarismo del weekend, vabbè, che ve lo dico a fare.
Tiriamo le somme e buon natale.



Nello studio dei nostri prodotti perseguiamo tre obiettivi: qualità, funzionalità e design. Sull'ultimo non garantiamo.LEX è progettato per assicurare la massima efficienza, delicatezza e facilità nella sua eliminazione dalla vostra vita. Il suo sistema di eliminazione è -nel 99% dei casi - radicale, e lascia la vostra vita enormemente migliorata. Persino gli ex più ostinati vengono rimossi in modo delicato ma fermo. Generalmente la rimozione li rende più deboli e impauriti - se si ripropongono, lo fanno in modo subdolo, sottocutaneo.

Attenzione
  • Mantenere l'ex asciutto e pulito (non chiedetemi perchè);
  • Per ragioni di sicurezza, l'apparecchio deve essere tenuto a distanza da album di fotografie, ricordi e chincaglieria acquistata durante i vostri weekend romantici;
  • Quando l'apparecchio è acceso e vi parla, evitate che i suoni emessi vengano a contatto con le vostre orecchie, richiamando alla vostra memoria che madornale errore sia stato averlo acquistato anni prima.
Informazioni generali sull'eliminazione del LEX
Tutti i metodi di eliminazione radicale possono talvolta causare nell'ex l'insorgere piagnistei, scenate e minacce di morte, a seconda delle sue condizioni psicologiche. Si tratta di una normale reazione che dovrebbe scomparire velocemente, ma che potrebbe essere più evidente nel caso di ex particolarmente rompiballe o di vostri ripensamenti.
Una volta venute a contatto con Lex, la vostra pelle potrebbe risultare irritata. Se dopo 36 ore la sensazione di fastidio non sarà ancora scomparsa, vi consigliamo di consultare un medico.
In generale, la sensazione di fastidio e l'irritazione della pelle, tendono a diminuire considerevolmente insieme alla percentuale di alcool in circolo nel vostro sangue in seguito alla festa organizzata per celebrare la vostra liberazione.

Consigli utili
L'eliminazione è più facile dopo che avete esasperato quello che presto sarà il vostro ex. Procedete come segue:
  1. scenate di gelosia
  2. repentino desiderio di andare all'ikea
  3. veto al calcio (partite della nazionale incluse)
Se non funziona, tirate fuori l'argomento con la "f". No, intendevo "figli".
E' possibile che gli ex più ottusi non capiscano l'antifona: in questo caso provate a sfregare i loro attributi con delle spugne abrasive effetto malta grezza. Funziona, è garantito, in caso contrario avrete dato una sferzata ad un rapporto ormai logoro.

Come usare l'ex.
Per favore, non usatelo. Ci avete messo tanto a liberarvene, ora non lo vorrete di nuovo tra i piedi. E poi, povero caro, lasciatelo scorazzare allo stato brado nei verdi pascoli degli ex.

Garanzia
Forniamo una garanzia valevole per il prodotto della durata di 6 mesi dalla data di acquisto. Nel periodo di garanzia, non ci saranno guasti o comunque non ve ne accorgerete perchè troppo presi a limonare.
Dopo i 6 mesi, sconterete tutto quanto. La garanzia non copre: danni derivati dall'uso improprio del prodotto (tipo se lo prendete a calci), la normale usura conseguente al funzionamento dello stesso, le tare genetiche.
Per accedere al servizio durante il periodo di garanzia è necessario far pervenire il prodotto integro che, insieme allo scontrino, verrà appioppato a un'altra fortunata.
Ricordate, deve tornare indietro integro.
Fragile item. Handle with care.


Nel quartiere dove sono nata c'è un signore che era anziano già quando sono nata. Pure ora è anziano, ma non più anziano di allora: varcato il limes dei 60, si è sempre e solo vecchi, irrimediabilmente vecchi, vecchi senza scampo, e vallo a spiegare ai tuoi nipoti che anche se hai 60 anni in pectore sei ancora un giovanotto, per loro sarai sempre e solo un vecchio. Vabbè.

Questo signore del mio quartiere possedeva un frantoio, ma il suo sogno era un altro. Voleva fare il vigile, desiderio che non ha mai realizzato perchè, appunto, se sei pugliese, possiedi un frantoio di famiglia e vastissimi terreni coltivati ad ulivi che altro puoi fare se non produrre olio, cioè, è proprio un imperativo categorico - attività nobilissima, per carità - senonché lui voleva fare il vigile.
Insomma, questo poveraccio ha passato tutta la vita con la puzza della sansa d'oliva nelle narici, odiando ogni giorno le maledette olive che pure gli davano il pane, poi finalmente negli anni '80, ormai anziano, ha ceduto l'attività ai tre figli, che con tutte le loro belle lauree in management, marketing e pianificazione aziendale, hanno fatto fallire il frantoio.
Intanto a lui era stato diagnosticato un inizio di alzheimer, che nel giro di pochi anni lo ha portato alla completa inconsapevolezza di sé. Perso in questo stato di amnesia, il panciuto signore del mio quartiere ha perso ogni certezza, ogni ricordo: tutto il giorno sta solo, all'incrocio vicino casa mia, e dirige il traffico con ampi gesti delle braccia.
Anche quando in strada ci sono solo io, lui con un cenno mi dà il via libera come se ci trovassimo in un ingorgo all'ora di punta nel pieno centro di una metropoli. Fa un ottimo lavoro.
Certe volte vorrei che anche le mie ambizioni fossero così chiare.


Siccome oggi sono molto incazzata, vorrei sfogare tutte le mie frustrazioni inveendo contro la razza di Uomini e Donne e in particolare contro il più fulgido esponente di questa stirpe, il pluricornificato toro da monta (v.tronista) che si è distinto nella nostra tv trash per le infinite figure di merda raccattate nel corso dei mesi, che ne hanno fatto il beniamino di tutti gli sfigati d'Italia.
Sono incazzata perchè i giovani laureati italiani, per quanto in gamba possano essere, sono quasi sempre sottopagati e in definitiva sempre esauriti, perchè per ottenere il miraggio di quella autonomia che i genitori ex sessantottini pazzi rinfacciano continuamente loro di non sapersi guadagnare, si trovano a fare i giocolieri con tre - quattro lavori, il cui guadagno complessivo non supera assolutamente l'incasso di una serata in discoteca di Luca Dorigo. Perchè essere Luca Dorigo non è facile, bisogna lavorare sodo per opporre il pollice all'indice e reggere il mohito offerto dalla direzione mostrando contemporaneamente l'elastico delle mutande griffate che spunta dai jeans a vita bassa.
Suppongo che l'algido tronista dallo sguardo vitreo sia veneto e sia pressappoco mio coetaneo: queste informazioni, insieme agli addominali oliati, costituiscono il suo ricchissimo curriculum. Intellettuale di rara caratura, allevato dai genitori a suon di Balzac e Dostoevskij (nel senso che i tomi glieli hanno sbattuti violentemente in testa), il mononeuronico Luca Dorigo che in questi minuti sta vivendo probabilmente quello che è il sogno di molti uomini, cioè trovarsi davanti a una sfilza di donne e dire sì/ no a seconda della taglia di reggiseno, ha ribadito per ben 3 volte (dopodiché il gallo ha cantato) la sua natura di esteta ricordandomi un fantastico aneddoto relativo alla mia parrucchiera anita, che una volta mi disse che sua sorella studiava estetica ed io - neokantiana? - "no, inguine e ascelle"; vi lascio immaginare quale circolo culturale sia diventato lo studio di Maria - un cenacolo che farebbe invidia perfino ai caffè parigini di Saint Germain in cui si riunivano Sartre, Gide, Hemingway e la De Beauvoir. Una volta Eco disse che il successo di Mike Bongiorno risiedeva nel suo essere "Everyman" anzichè "Superman": gli spettatori pensavano che se ce l'aveva fatta lui allora magari perchè non loro? Bé non occorre certo essere dei fini semiologi per capire che con Luca Dorigo questo non vale. Lo spettatore sa che se ce l'ha fatta Luca, lui non ce la potrà mai fare perchè è troppo migliore - se proprio volessimo metterci sul solco dell'analisi di Eco, dovremmo definire il nostro raffinato dandy un "Underman".

Bene signori, dopo questa tirata credo dovrei riuscire a gestire la rabbia per qualche giorno. Alla fine bisogna riuscire a scorgere il positivo nelle persone, perchè tutti abbiamo un ruolo determinante su questa terra.
Ad esempio, Luca Dorigo lo vedrei come un ottimo donatore di organi: non avendo mai aperto libro avrà delle splendide cataratte, e suppongo che il cuore sia forte viste le ore passate in palestra. Poi per il cervello, vabbè.
Già immagino la faccia del poveretto che eseguirà l'autopsia quando gli aprirà la testa.

Cari tutti, l'argomento che affronteremo oggi è quanto mai delicato in quanto solleva tutta una serie di annose questioni mai risolte come perchè il maschio ama rotolarsi nel suo stesso sudiciume?quanto è utopistico pensare che un giorno smetterà di gettare la biancheria sporca per terra e di lasciare i cassetti aperti? Com'è possibile diminuire in modo massiccio il quantitativo di entropia dell'universo? Dovrò studiare la termodinamica?, e soprattutto l'angoscioso interrogativo: perchè proprio a me?
La vexata quaestio si dipana attorno a due poli : la di lei capacità di abnegazione e la di lui inettitudine di rendere la propria dimora qualcosa di meglio di un lurido letamaio. Lo so che è difficile per voi, ma vi prego di fare uno sforzo mentale e di seguirmi: questi due poli - direttamente proporzionali nella fase dei cippicippibaubau, ossia il primo anno della relazione - diventano di botto inversamente proporzionali allo scattare del 12° mese, per cui dalla fase in cui voi (noi) fate finta di non badare al casino disumano celandovi dietro a idee balorde del tipo ma lui è un intellettuale, non può badare a queste cose, deve vivere nel suo disordine creativo per poter scrivere/dipingere/comporre, capite che sono tutte cazzate e vi state solo illudendo che lui sia un artista quando invece è un maiale nato cresciuto e pasciuto che vi sta portando via la vita. Inforcate allora una scopa gigante, vi mettete in assetto da jihad e bonificate le valli di comacchio che per l'occasione si sono trasferite nella vostra stamberga, maledicendo la di lui tenera nutrice (ricordarsi sempre di dare la colpa alle suocere, mi raccomando, o non siete vere donne) per non avergli insegnato a stare al mondo a suon di schicchere dietro le orecchie, rendendo il sangue del suo sangue un vitellone ultratrentenne che passa la giornata sbriciolando le pringles per terra mentre voi vi consolate pensando sadicamente a quando avrete un figlio maschio tale e quale al vostro amato e vostra nuora vi maledirà tra una ramazzata e l'altra, ma non saranno più fatti vostri, eh no!, perchè ormai glielo avete sbolognato quel bellimbusto del vostro figlioletto e chi s'è visto s'è visto.
Detto questo, per quanto riguarda la domanda perchè proprio a me?, consolatevi. Giunta nella stanza in foto udii proferire la frase "ho messo in ordine per te" con una tale dolcezza che quasi quasi non feci caso a nulla, ma ho comunque voluto immortalare il momento a imperitura memoria e per inviare al CICAP* una testimonianza della presenze sovrannaturali in questo luogo. Perchè non può essere stato un essere umano.

*Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale


Oggi ricomincia House.
Ho l'influenza e sto morendo. Il mio organismo deve essere senza dubbio una macchina perfetta e dotata di volontà propria, perchè alle 23.59 del 31 agosto ha messo una bella croce nera sulla parola estate e ha detto adios amigos alle difese immunitarie, scatenando in me una influenza biblica di quelle che c'ho messo un'ora e un quarto per spiegare al telefono al dottore tutti i sintomi che ho, e il poraccio non ha potuto far altro che comunicarmi che sono spacciata, cosa che d'altro canto già sapevo da me, e anzi, se constatava in anticipo il decesso, ci cavavamo pure quest'altro dente. Avevo anche pensato di aver contratto l'aviaria, se non fosse che mia nonna in un eccesso di zelo, annegò i suoi pennuti nel lavandino del bagno a tempo debito. Certo il mio gatto potrebbe averla presa e poi passata a me durante i preliminari, anche se non è più lo stesso di una volta, e sempre più di frequente capita che li voglia del tutto saltare.
Io non so cosa sia questa Cosa che mi affligge ma è certo che non sarò mai una di quelle eroine tutte compunte dei romanzi di fine ottocento, sempre pallide ed emaciate per la tisi, che di punto in bianco si mettono una gelida manina sulla fronte e svengono con un sospiro. Io rantolo. E rantolando mi dimeno nel letto. E dimenandomi tossisco come uno scaricatore di porto, e tossendo sputacchio tutto i giro, pure sul monitor adesso, avete capito l'antifona: mi sono trasformata in un prodotto della Cosa, in una palla di muco e pelo che a stento ce la fa a rotolarsi nel vicks vaporub e a rimanere a galla tra i klinex, ormai irrimediabilmente actigrip-dipendente, giallastra anzichè pallida, con in testa dei rasta spontanei e - sarei pronta a scommetterci - con un alito decisamente pestilenziale. Un cesso. Con le pustole. E le zecche. E, ok, la taglio qui sennò non trombo più da qui all'eternità, chè gli uomini son deboli di stomaco, loro.
La Cosa ha un potere di contagio talmente soprendente che nonostante io sia stata confinata in mansarda senza i miei amati medicinali e senza manco un cranio da rosicchiare, e la porta sia stata murata con tutti i crismi, oggi ho sentito provenire dal piano di sotto una serie di starnuti in contrappunto e ho ghignato. Pensate che or ora mi è giunta notizia che anche il Papa sarebbe stato contagiato dalla mia malattia e avrebbe un terribile mal di gola che rende ancor più piacevole la sua già soave parlata.
Forse ho una malattia autoimmune. Secondo Cameron di certo si tratterebbe di lupus. Secondo il dottor House sarei solo una tossicodipendente in cerca di altro actigrip, e come tale avrei la sua solidarietà.
Tra pochi giorni esce un libro sull'etica del Dottor House, ad opera del collettivo filosofico Blitris.
Non so manco di che parla, ma l'etica di House sento di condividerla profondamente. E ora datemi il mio actigrip che me lo devo fumare.


Sarò sintetica: una breve nota per ricordare che alla fine siamo solo un branco di nerd sociopatici che cercano di riscattarsi da un'adolescenza brufolosa fatta di rifiuti e umiliazioni, che i commenti sono marchette con il solo scopo di ricevere visite di ritorno, che anche tra i bloggers esistono corporazioni e gerarchie come in ogni altro settore e che anche qui chi sta ai vertici delle classifiche non sempre - sì, mi va di usare un eufemismo - è il più meritevole, ma chi ha saputo gestire meglio le proprie PR. Che è molto comodo stare dietro a uno schermo e fare gli assi della blogosfera, che saper scrivere è tutto un altro paio di maniche, che scrivere un post su come si scrive un post è una faccenda da spocchiosetti e che quelli che si sentono blogstar (argh) e lo negano mi stanno sinceramente sulle balle.
Ho fatto la scoperta dell'acqua calda, direte voi, dello stesso argomento ne avevano parlato blog più autorevoli. Me ne frego. Cristo santo, alla fine sono solo dei blog.
Non prendiamoci troppo sul serio.

"Amore, tu sei alto, non posso scalarti - ma, si fosse in due, chissà che noi -

alternandoci - al Chimborazo, alla fine, non si arrivi a starti accanto"
(Emily Dickinson)

Giusto per rassicurarvi, Barbie e Ken ancora stanno insieme e se la spassano alla grande. La mattina si alzano alle undici, guardano molta tv trash borbottando contro il palinsesto estivo, si godono la città deserta, il tutto non spostandosi mai dal letto che infatti nel giro di 10 giorni è diventato il loro habitat naturale: ristorante, cinema, posto di lavoro, biblioteca, lunapark e - solo occasionalmente - giaciglio.
Certo, a Barbie ancora le si scombussolano le sinapsi quando, entrando in camera, vede calzini sparsi sul pavimento, sacchetti di patatine vuoti ovunque, il letto sfatto e Ken, stravaccato sopra, che si gratta la pancia pelosa, e non parliamo del tubetto di dentifricio strizzato a metà, per cortesia.
Barbie fa i piatti e medita vendetta, tremenda vendetta. Poi pensa che c'ha un'età e vuole procreare, allora va da Ken e gli mostra le tette. Solo occasionalmente lui si risveglia dal suo perenne torpore.

*"tutto procede in perfetto disordine" è il titolo di un romanzo di Gianluca Antonacci edito per Palomar

A poco più di 100 Km da Miami, un gruppo di adoratori di Cristo andrà ad abitare in una città di recente costruzione che prenderà il nome di Ave Maria City. Tutta gente molto moderata: pare che nelle scuole non si farà menzione della teoria evoluzionista ma solo di quella (molto più fondata) creazionista, non saranno ammesse coppie gay e coppie di fatto e verrà insegnato uno stile di vita improntato alla morigeratezza.
Inutile dire che la città è già il mio nuovo incubo: al centro troneggia un enorme crocifisso di più di 20 metri accanto a una chiesa in stile italiano (ma quando mai) alta più di 30 metri.
Davanti alla chiesa hanno già piazzato una pira con sopra scritto "waiting for sunofyork to come".
Questo capolavoro di buon gusto che è Ave Maria City è stato fortemente voluto e finanziato da un miliardario di nome Tom Monaghan, un tale che da possedere una pizzeria, ne ha aperte 6000 in tutti gli USA (guarda caso, chiamò la catena Domino's Pizza), fondando l'impero della pizza e autoproclamandosi "Il PAPA della Pizza".
Voci mi dicono che persino Ratzinger, apprendendo di questa comunità di esaltati mentre scriveva la sua ultima enciclica "De turpitudine gayorum gentium et pulchritudine adulescentorum"* sottotitolata "Sparando a zero contro tutti ", abbia esclamato perplesso: "Minchia che fanatici"

P.S. sì, non c'entra con barbie e ken, ad ogni modo la loro saga ricomincerà presto. se non potete proprio accettare il fatto che questo post non sia collegato a loro, potete pensare che quella nel disegno sia la chiesa dove Barbie e Ken si sposeranno.

*"Della sconcezza del popolo dei gay e della bellezza degli adolescenti"

No cari, non è il sibolo delle Brigate Rosse.

Volevo solo mostrarvi la complessa triangolazione messa a punto nella notte di ieri per ventilare la casa arroventata dai 46°C: ai vertici, come potete immaginare, i 5 ventilatori.

L'individuo A in basso a sinistra sono io che ne abbraccio voluttuosamente uno.
L'individuo C è la nonna ottantenne esperta di trigonometria che si è piazzata all'incrocio dei venti.
L'individuo B si è messo un po' in disparte sperando che la potenza delle pale del ventilatore formi una tromba d'aria tale da risucchiare la garrula madre.

(Tutto questo per non contribuire al global warming con i condizionatori)

Oggi leggevo la sezione "Affari di cuore" di un settimanale bolognese gratuito.
Accanto al mitico "Federica: sono una donna MA con le palle. Autoreggenti, tacchi a spillo, ambiente climatizzato" e ad "Alina, 18enne maliziosa. Mi hanno regalato una cagnetta che ama rotolarsi con me per terra, vuoi rotolarti anche tu con noi? (!)", una cosa mi ha fatto sorridere più di tutte.
Silvia, 62 anni: mi sono sempre chiesta se esista l'uomo giusto, capace di far sognare una donna...io ancora non l'ho incontrato.
Aspetto qualcuno che mi faccia ricredere, qualcuno di speciale su cui investire i miei sentimenti.
Eh aspetta e spera, cara. Fossi in te investirei in un loculo.



Esistono solo due cose al mondo in grado di farmi uscire dai gangheri, le cosiddette due T: la Tecnologia e Trenitalia.
Sulla prima rinuncio anche a parlare. Ventilatori che prendono fuoco, la radio che si sintonizza solo su radio maria, canzoni che compaiono miracolosamente sull’Ipod, la tv che si accende quando apro la porta, il portatile che si resetta senza motivo, sono tutti eventi che hanno chiaramente in sé la scintilla mistica del divino.
Ma trenitalia no.
Trenitalia è un castigo mandatoci da Cristo in persona per farci capire che dobbiamo starci alle case nostre spezzati di gambe. Perchè Cristo parla come mia nonna.
Oggi ero a Roma. Volevo essere a Bologna nel primo pomeriggio.
Volevo. Desideravo.Bramavo.Credevo. Dovevo.
Ma non potevo.
Evidentemente i piani di qualcuno lassù erano diversi. La Voce sempre foriera di enormi catastrofi annuncia i primi 90 minuti di ritardo.
L’intercity 704 per Venezia Santa Lucia partirà con un ritardo di 90 minuti. Dei manifestanti stronzi hanno occupato la stazione di Vattelappesca quindi amen. Prendete, impacchettate e portate a casa. Per eventuali reclami fottetevi. Trenitalia non si scusa per il disagio recato, pigliatevela coi responsabili.
Maledetti cannaioli, ma non eravate tutti al concerto del primo maggio a sbronzarvi, baciarvi, drogarvi, copulare ecc. A fare quelle robe da ggiovani insomma?No, eh?

Tempo mezz’ora e i minuti di ritardo da 90 diventano 140. "Bene, almeno ora siamo in media" - penso.
Arriva l’immancabile UTIDT ossia l’Utente Trenitalia Ignaro di Tutto aka CNSUC, il Cretino che non sa un Cazzo.
CNSUC – guardando il tabellone delle partenze - : "tutti i treni sono in ritardo"
Sun Of York: "snort sgrunt uff"
CNSUC: " io dovevo andare a Bologna ma il mio treno ha 140 minuti di ritardo, come devo fare?"
Sun Of York: aaaargh
CNSUC: "anche lei deve prendere quel treno?"
Sun Of York, in assetto da jihad, mentre tenta di farsi esplodere ingoiando un intero pacchetto di mentos e traccannandoci su un bel sorso di coca cola light : iatàààààà
CNSUC: "le serve per caso un esorcista?"
Sun of York: "sì, la prego buon uomo".


Qualche giorno fa ho fatto un sogno premonitore.
Dormivo il sonno dei giusti nel mio letto quando ad un tratto un controllore FS faceva irruzione nella mia stanza svegliandomi con un brutale “Biglietto prego”.
Sun Of York: "biglietto per cosa?"
Controllore – tastando qualcosa nella tasca - : "non faccia la furba lei. Il biglietto per VIVERE".
Sun of York: "Ah certo. Io ho il biglietto per la vita di seconda classe".
Controllore, alzando il sopracciglio : "non avevo dubbi".

Se ne va. Lo sento ripetere nella stanza accanto il celebre ritornello col suo tono metallico standard:
"Biglietti prego"
Una voce tremante: "mi spiace, non ce l'ho, la prego..."
Silenzio.
Poi un colpo di pistola. Un pendolare in meno.

per le spiegazioni, rimando all'ottimo The Legs.
Traccia 3. Intervista a Scamarcio.


Intervistratrice: lei è al momento il giovane attore più acclamato e desiderato da tutte le teenager italiane. Come si sente nel ruolo di sex symbol: è un'etichetta che le sta stretta o vive serenamente il rapporto con la sua bellezza?
Scamarcio (dubbioso): "acclamato"? non capisco. avevo detto niente interviste in inglese.
I.:vabbè, passiamo ad altro. lei è spesso definito come un seduttore. Ma è vero che in amore bisogna applicare delle strategie, e se sì, lei come fa a sedurre una donna?
S.:...
I.:sì, intendo dire, usa l'ironia, la cultura, le prende per la gola cucinando intingoli afrodisiaci?
S.:(ciancicandosi il pacco): la cultura.
I.: ovviamente. parliamo ora del suo rapporto con la telecamera. lei parla poco, si concede con difficoltà alle interviste, risponde a monosillabi. E' solo analfabeta o c'è dell'altro?
S.:sì.
I.:"sì" cosa? Non ha capito la battuta?
S.:...
I.:e iamm Scamarcio bello, rispondi, su. Cosa si nasconde dietro quest'aria da tenebroso? Da bravo, figliolo - accarezzandogli la testa- PARLA prima che mi venga un prolasso dell'utero.
S.(un rivolo di bava gli cade dalla bocca, lo sguardo si fa più vitreo del normale):...
I.: lei tempo fa ha detto che se non avesse fatto l'attore, le sarebbe piaciuto diventare contadino. ripensarci, no?
S.:(suoni disarticolati) la zappa....tenere in mano...io...non riesco proprio...
I.: (schioccando le dita) Guarda bello, guarda qua! - poi lancia un osso lontano. Corri Scamarcio, corri!
Scamarcio torna, ma ovviamente non porta niente indietro.

Sotto l'elettroencefalogramma di Scamarcio nel momento di massima attività cerebrale della giornata.






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