Siccome anche quest'anno è arrivata la primavera col suo carico da novanta di scoramento, siccome aprile è il mese più crudele, siccome sto lavorando come una disgraziata, siccome anche questo mese ho una sindome premestruale con un potenziale distruttivo superiore a Fukushima e soprattutto siccome la combinazione di tutti questi bei siccome mi avrebbe senza dubbio portato a commettere un qualcosa di penale nel giro di 24 ore, ho deciso che questa volta gestirò tutto in maniera diversa, motivata dal meraviglioso oroscopo che Brezsny ha inventato a tavolino per il Cancro questa settimana.
Allora ieri sera, dopo una bella dose di sollazzo con degli amici, mi sono chiusa in camera e ho fatto tutte quelle cose per cui normalmente non si ha il tempo: ho staccato il cellulare, messo i piedi a bagno, sacramentato perché prima di metterli a bagno non avevo preso un asciugamani, ho sgocciolato (sempre sacramentando) sul parquet per prendere un asciugamani, li ho rimessi a bagno, nel frattempo mi sono spalmata sul corpo due dita di crema alle mandorle che se uno m'abbracciava facevo effetto anguilla, ho messo due cetrioli sugli occhi, li ho tolti ché non fa bene all'autostima sentirsi dementi, poi mi son data l'idratante sul viso e sorseggiando la camomilla previamente preparata e messa a portata di mano, ho tirato fuori i piedi, spalmati anche loro di ogni sorta di unguenti, poi mi son data l'olio di argan sulle punte dei capelli e li ho raccolti in una treccia, e così, unta come la mummia di Tutankhamon, mi son messa a letto a quattro di mazze inzaccherando le lenzuola pulite.
Ho dormito 9 ore di fila di un sonno profondo e senza sogni agitati, convinta che mi sarei svegliata e sarei stata come minimo Charlize Theron (cioè, con tutto 'sto sbattimento, non volete che mi risvegliassi manco come Charlize Theron?), mi son svegliata, ho realizzato che non sono Charlize Theron ma che c'è una buona base di partenza per diventare Moira Orfei, e mi sono concessa una lunga colazione nel dehors del bar sotto casa con A man in full - no, non è un nomignolo lusinghiero che dò al mio uomo, sono davvero andata a far colazione portandomi dietro il libro di Thom Wolfe. Vi giuro che ero così rilassata che quando il cameriere è venuto al tavolo sui cui ero mollemente adagiata con un braccio penzoloni mentre con l'altra mano mi arrotolavo una ciocca di capelli (unti ancora di olio d'argan), ho biascicato l'ordinazione in un linguaggio che ricordava quello dell'eretico del Nome della rosa, lui mi ha guardato stranito, mi ha portato un caffè, e poi mi ha riposto benevolo la domanda scandendola leggermente ("ora, cara, dimmi, di grazia, co-sa pren-di per co-la-zio-ne?)". E insomma, mentre leggevo e facevo colazione, anziché la solita musica tamarra del bar è partita Just like a woman di Dylan, e la temperatura del cappuccino di soia era perfetta, e il caldo si faceva sentire ma non ancora in modo soffocante, e poi è arrivato il conto, era salatissimo, e io non mi sono minimamente scomposta.
Ora vado a fare shopping, e poi se mi dice bene vedo A man in full, quello in carne ed ossa.










