Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Mesi fa, quando mi trovai a parlare del ruolo chiave dei suspiciously specific denials nelle relazioni sentimentali, non potevo immaginare che ben presto sarebbe toccata a me la mia bella fetta di dissimulazione. Come dire, se con la simulazione me la sono sempre cavata egregiamente, con la dissimulazione fino ad ora non avevo mai avuto niente a che fare.
Se mi interessa qualcuno intraprendo una logorante guerra di posizione, lo lavoro ai fianchi, gentile ma risoluta come un tir, mai invadente ma ferma nei miei propositi, e alla fine me lo prendo per sfinimento. A che pro farmi fare tutto questa fatica se lo sappiamo entrambi che alla fine capitolerà, è una domanda ad oggi rimasta irrisolta - sarà parte di qualche gioco bislacco del tipo "tit for tat" (aka gioco della ritorsione equivalente) del tipo: tu imperverserai nella mia vita come una novella Attila per qualche anno, almeno concedimi di tenerti sulle spine per una settimana. E vabbè, c'ha pure ragione il poraccio.
Fatto sta che, in vita mia, non ho mai avuto un vero rifiuto, e non lo dico perché sia una gran donna (in quel caso forse sarebbero gli uomini a tentare di sedurmi, non viceversa): semplicemente fino a poco tempo fa lo stalking non era reato. Inoltre con gli anni si impara a conoscere i propri punti di forza -ripetersi ogni giorno il mantra "beato chi me pija" aiuta molto- ma soprattutto le debolezze del proprio target e ad aprirsi una breccia attraverso di esse (i primi a cadere sono gli uomini di mezza età, care mie, i più difficili i trentenni, ma avremo modo di parlarne prossimamente).
Comunque, torniamo a bomba: mettiamo il caso che, per la prima volta, vi troviate a perdere la testa per qualcuno che sai benissimo non potrai avere per un bel pezzo. Pazienza, non perdete la testa. Essere troppo assidue nel tentativo di sedurlo potrebbe risultare asfissiante (ve lo fate scappare), tirarsela troppo e allontanarsi potrebbe fargli credere che non siate davvero interessate (ve lo fate scappare-bis). Siate dunque assertive nel palesargli il vostro interesse e poi, come fece Dante, trovatevi un Uomo-Schermo (o più uomini-schermo).
L'Uomo-Schermo assolve a una tripla di funzioni che spiegheremo, per semplificarci la vita, attraverso il ricorso alla teoria dei giochi, le relazioni internazionali e le economie di scala.
- effetto del dumping: se ti svendi con l'uomo schermo, non rischi di perdere la dignità con il Prescelto - ossia, eterodirigi tutti gli errori che commetteresti con la tua Beatrice, pregiudicando la vostra relazione;
- effetto del cartello Opec del 1975: i tuoi spasimanti fanno cartello e le tue quotazioni schizzano in alto (insieme alla tua autostima) - ossia la teoria secondo cui, più gente ti sta dietro, più sarai appetibile agli occhi degli altri. Attenzione però a non marciarci troppo o si rischia di passare per l'allegrona di turno;
- effetto del gioco a somma zero: il Prescelto si nega, tu, frustrata, diventi una bestia e sfoghi le tue frustrazioni usando l'Uomo-Schermo (U.S.) come pungeeball. Con questo inneschi una spirale karmica binaria: la assoluta devozione nei tuoi confronti dell'U.S.- che ti risarcisce in parte della sofferenza causata dal Prescelto - e il desiderio da parte del tuo U.S. di trovarsi una D.S. (Donna-Schermo) da bistrattare come tu hai fatto con lui.
Il tutto potenzialmente può reiterarsi all'infinito, fino al momento in cui un U.S. trattato male da una donna, scopre chi è il Prescelto e lo aspetta sotto casa con una mazza chiodata, facendo la quadratura del cerchio.
Ecco perché gli uomini non dovrebbero mai tirarsela, ne va della loro salute.

Avete presente quando vi svegliate la mattina, aprite a fatica gli occhi, le tempie vi pulsano, tentate di mettere a fuoco un punto fermo e realizzate che quello non è il vostro letto, non è il vostro appartamento e che quell'individuo nudo e ronfante con un rivolo di bava alla bocca non è il vostro uomo (non ne avete uno, o almeno così si spera)?
Tranquille, è perfettamente normale. A questo punto immagino che la tentazione sia alle stelle ma voi resistete, non cercate di infiocchettare una one-night stand con espressioni zuccherose del tipo "colpo di fulmine", "amore a prima vista" e quant'altro: se c'è una cosa di cui sono abbastanza certa è che è piuttosto raro che le storie di una notte si trasformino in amore. Non so voi ma io sono una di quelle che sostengono che le relazioni sentimentali richiedano un faticosissimo sforzo di conoscenza iniziale. Ora, le one-night stands di per sè, non richiedono nessuna fatica -a parte quella fisica, ma si spera il gioco valga la candela- e pertanto non vanno elevate al rango di relazioni sentimentali. Classifichiamo allora i rapporti uomo-donna in base ai requisiti richiesti:
- intesa mentale: amore platonico/amicizia
- intesa mentale+intesa fisica: relazione sentimentale
- intesa fisica: one-night stand (o - raramente - fase iniziale di una storia d'amore).
Ma quali sono i fattori che fanno scattare l'intesa fisica? Quali sono i dettagli maschili che colpiscono una donna? Prendiamo questa situazione: siete al bancone di un bar molto hip. Freudianamente chiedete uno "scrotum on the rocks" - il barista vi guarda un attimo perplesso prima di capire che volete uno scotch con ghiaccio, intanto la vosta richiesta viene udita anche da un tipo seduto qualche sgabello più avanti, che si avvicina con passo felpato. Se la donna in questione fossi io, ecco le cose che mi colpirebbero.
1. sorriso/labbra: se una persona ha un sorriso franco e aperto e una bella risata, allora ha qualche chance (non per niente, vuol dire che sta ridendo alle mie battute e questo solletica un bel po' l'ego di chiunque);
2. odore: non mi piacciono gli uomini troppo profumati - fanno troppo bordello algerino - ma nemmeno sono una fan dell'omm adda puzzà: niente è meglio di sentire su un uomo l'odore di sapone. Sarà un'eredità della mia educazione presso le suore (Suor Ortolana ci bacchettava le mani se avevamo le unghie sporche), ma l'odore di pulito è indispensabile.
3. sguardo/ occhi: odio quelli che credono di lanciare occhiate assassine improvvisandosi Casanova dei poveri. Decisamente meglio uno sguardo onesto, possibilmente ironico e divertito, e che si tenga al di sopra del decolletè.
Dunque, quando dico che queste sono le cose che mi colpiscono a livello fisico in un uomo, intendo davvero che inizialmente mi colpiscono solo queste. E infatti per le donne solitamente sono i dettagli a fare la differenza. Se una donna incontra un uomo che ha i requisiti da lei richiesti, molto probabilmente non metterà a fuoco subito tutti gli orribili difetti del soggetto in questione. Questo è il motivo per cui -finita l'euforia data dallo sniffare odore di saponetta - rischia di trovarsi nella situazione iniziale: una palla di pelo e ciccia, sì con delle belle labbra, ma che dopo la nottata ha smesso di profumare di pulito e ha acquistato uno sguardo da triglia lessa.
L'uomo, al contrario, ha una visione olistica della sua preda. Guarda tutto nel complesso, soffermandosi certamente sui dettagli noti (lato A, lato B, area del quadrato lxl, coseno e tangente) ma mantenendo una visione di insieme. Sarà perché noi donne sappiamo accontentarci, sarà per una congenita forma di abnegazione, sarà forse perché, per un fatto anatomico, per un uomo un paio di dettagli positivi all'interno di un aspetto fisico non propriamente gradevole, non garantiscono il buon esito della one night stand, ma questa è decisamente una delle cose in cui gli uomini si comportano in modo meno avventato di noi donne. Per fortuna ci si può sempre rivestire in silenzio e tagliare la corda, contando sul fatto che di solito, dopo una serata di bagordi, hanno il sonno piuttosto pesante.

P.S.la foto è ancora una volta un regalino per amaracchia

Ora, nella mia esistenza di bieca atea materialista, se c'è una cosa in cui non ho mai smesso di credere è l'esistenza del karma nelle relazioni interpersonali. Questa idea bislacca, che riflette un disperato bisogno di dominare l'entropia, ha portato negli anni allo sviluppo di inquietanti propaggini nelle mie storie. Ma per non entrare troppo nel personale, prendiamo questi casi del tutto immaginari, in ordine crescente di complessità:
- 1: V. è una ragazza intelligente e ricca di fascino, ha sempre avuto un fidanzato M., bello, intelligente e moralmente integerrimo. Sono felici, però gli spasimanti di V. al di fuori di M. sono sempre stati decisamente deludenti dal punto di vista fisico. Cara V. è il karma. Regola numero 1: non è che quelli buoni te li puoi prendere tutti tu.
- 2: K. è stato fidanzato anni e anni con una ragazza splendida. Quando è finita, lui ha iniziato con le sfighe amorose. Anche tu, K., cosa pretendi? per un po' passa il turno, è inutile continuare a provarci con qualsiasi cosa respiri. Regola numero 2: mai forzare il Karma.
- 3: X ha avuto una lunga relazione in cui ha reso il fidanzato Y un martire. Lo ha ridotto in uno stato di prostrazione psicologica, tutta presa dai suoi drammi, dell'ordine "non riesco a farmi crescere le unghie, non valgo niente come donna", il gesto più eclatante con cui dimostrava il suo affetto (scusatemi, l'altra parola non ho ancora imparato a scriverla) consisteva nel preparargli di tanto in tanto la pizza di patate con la ricetta della nonna. Insomma, X, irrimediabilmente affetta dalla sindrome che va sotto il nome di après moi, le déluge, si era convinta che dopo di lei a Y non sarebbe capitato più niente di buono. Alla fine i due di comune accordo si sono mollati.
Dunque, applichiamo le regole del Karma sentimentale. Cosa è successo a X è scontato: ha trovato un altro, Z. Lei vuole riscattarsi delle azioni malvagie compiute nella precedente relazione e si autogenuflette all'altare dei bisogni di Z. Z, dal canto suo, viene da una relazione con una bacchettona inacidita, quindi è poco incline al sacrificio: sia nel caso di due persone che nella precedente relazione si siano comportate virtuosamente, sia di due che abbiano agito scorrettamente, vale la regola never the twin shall meet. In entrambi i casi si incapperebbe in un assurdo "dilemma del prigioniero", e basti il solo fatto che si debba tirare in ballo Nash e la teoria dei giochi per spiegare una relazione a farvene intravedere gli esiti.
Da tutto ciò, deriva la regola numero 3 del Karma delle relazioni: se sentite dire da una ragazza che il suo ex è uno stronzo, fiondatevi subito a sedurlo, perché con voi sarà diverso.
Ecco spiegata la preferenza delle donne per gli stronzi. Questione di karma, mettiamola così.

P.S. sempre a proposito di piccole personali Schadenfreude (grazie a Gelato al limon per lo spelling), sono contenta che Lehman Brothers abbia dichiarato il fallimento. Ci lavorava un tizio inglese che una volta con me si era comportato da vero stronzo.
P.S.1: la foto viene da un annuncio di lavoro che ho visionato qualche giorno fa. Si cercavano ragazze dotate di equilibrio in grado di stare in piedi sulla faccia di un uomo.

Che si sappia, non è che da parte mia non ci sia consapevolezza dell'immensa importanza rivestita dal mio luminoso blog nelle vostre piccole esistenze. Tardavo ad aggiornare il blog perché, galvanizzata dalla recensione di Into the wild, stavo attendendo di andare al cinema a vedere i 4 minuti di sodomia di Caos Calmo - lasciatemi passare la franchezza, ma qui ormai si prende la pillola giusto come professione di fede quindi anche le chiappe nude di Nanni Moretti fan brodo. Ma su quest'ultima affermazione, per carità di dio, soprassediamo.Vabbè.
En attendant Nannì, ho iniziato a pensare -che strano- agli uomini e ai rapporti donna vs uomo. E qui, per la prima volta in anteprima mondiale, vo' a esporvi la mia infondatissima teoria ancora calda calda di forno, cui ho dato il nome "Sun è una mezza calzetta nei rapporti sentimentali".
Sicuramente qualcuno dirà che durante l'adolescenza ho giocato troppo a lungo a The Sims anzichè socializzare con i miei simili. Opinabile. I Sims per l'appunto SONO i miei simili, e poi, diamine, chi non ha mai gioito per il primo bacio dei Sims teenager o provato a far morire l'odiato Sim mandandolo a nuotare in piscina e poi togliendogli la scaletta? Fatto sta che personalmente ho sempre avuto questa idea un po' nerd delle relazioni come quadri di un videogame, o come gli stadi evolutivi dei Pokemon. In poche parole, più storie hai, più how tos apprendi (1.how to pararti il culo quando fai una stronzata, 2. how to sopportare la suocera, 3. how to cedere un po' dei propri spazi ad un altra persona 4. how to disappear completely and never be found) e di conseguenza più diventi ganzo e ti evolvi.
Ora io, ad esempio, sono ancora al quadro 1:"Ne devi mangiare di pane tosto". Infatti sebbene sia ormai espertissima nell' how to numero 4 (ci sono persone con cui sono uscita che pensano io sia prematuramente scomparsa, ed è proprio a loro che rivolgo da queste righe i miei più cari saluti), sono piuttosto scarsa nell'how to numero 2 e decisamente reticente ad accettare l'how to 3.
Prima del primo livello, ovviamente, come per i Sims, ci sono i vari tutorial (i primi flirt senza senso, anche a loro mando tanti abbracci), anche loro vagamente fallimentari.
Per un fatto di somiglianza fisica, guardando Omar Bin Laden in tv, mi è venuto in mente uno dei miei primi, diciamo così, "tutorial". Era molto innamorato di me: compose per me una canzone intitolata "Fumerò i tuoi capelli". Una volta davanti a un bidone gli chiesi se era felice di stare con me, e lui con gli occhi lucidi mi disse che era felice come se avesse incontrato il rais. Doveva avermi proprio scambiata per una testa di cazzo per pensare che non comprendessi la sua vuota ironia. Gli tirai una formidabile sberla.
Mentre si applicava il Gentalin sulla guancia, tra le lacrime di dolore mi confessò che si riferiva a Rais, cantate del suo gruppo preferito, gli Almamegretta.
Dopo qualche tempo mi lasciò per una con un nome strano. Morto un papa se ne fa un altro.
L'altro giorno sul Corriere si parlava di un tale inglese che si è difeso davanti al giudice dicendo "non l'ho uccisa, ho solo fatto sesso col suo cadavere". Gente strana gli inglesi, come faranno senza il bidet.
Comunque volevo solo dire a quel tutorial lì, che chissà quante volte l'avrà pensato pure lui di me.
Solo che io non ero morta. Era lui che era scarso.

Ovviamente avrò una penalty per la vendicatività.
Pazienza, il livello uno mi piace veramente tanto.

Domani è l'ultimo dell'anno.
L'ultimo dell'anno è un giorno scandito da cinque rituali precisi: l'ubriacatura molesta, la cagarella da cotechino, l'amputazione del pollice grazie alle stelle filanti, la lacerazione coi denti dell'intimo rosso e l'accoppiamento propiziatorio (ma poi, propiziatorio di che? una volta che uno si è accoppiato, che altro dovrebbe desiderare dalla vita, e non dite un Lucano che mi fate schifo).
Ovviamente i single per arrivare a mettere in atto l'ultimo di questi cinque rituali devono applicarsi con costanza almeno per tutti i due mesi che precedono l'ultimo dell'anno: sperare di raccattare un partner sessuale all'ultimo momento è da illusi, un po' perché i migliori vengono prenotati già dall'anno prima, un po' perché almeno a Capodanno alcuni vogliono un po' di sturm und drang, cioè non si accontentano di quella pur (a mio avviso) miracolosa combinazione di idraulica, termodinamica e meccanica che è il sesso, ma vogliono pure IL ROMANTICISMO. E come si ottiene un po' di romanticismo? Con la totale fusione con l'Altro. E come si ottiene la totale fusione con l'Altro? Con un po' di intimità. E l'intimità? A me lo chiedete. Idee?
Comunque.
Comunque per scopare romanticamente, bisogna fare quella cosa che si chiama Seduzione, ossia prendere due individui XX e XY, imbellettarli e profumarli, metterli seduti in un tavolino di Bari Vecchia con due bicchieri di vino rosso, piazzarci una candela in mezzo e farli interagire in qualche modo, ad esempio conversando brillantemente di qualcosa. Insomma la solita solfa trita e ritrita ma che di solito funziona.
Ora, girando a zonzo in internet, salta fuori che secondo uno studio della Nanyang Uniuversity of Singapore (cliccateci sopra, ritardati, se vi interessa l'articolo) non siamo i soli a doversi dare un aspetto dignitoso se vogliamo sperare di accoppiarci. Pure i maschi di scimmia, infatti, devono imbellettarsi se vogliono avere qualche chance di acchiappare: guarda caso, quanto più numerose sono le femmine, tanto meno i maschi si preoccupano della propria toilette e viceversa quando le femmine sono poche, i maschi si tirano a lucido, ricordandomi un certo individuo di mia conoscenza che mi narrò un giorno di farsi la doccia solo prima di incontri ad alta probabilità erotica. A parte il difficile rapporto con l'igiene personale di quest'ultimo, devo ammettere che tutti questi preparativi formali prima di un appuntamento sono una vera rottura e cbe personalmente sarei più incline a uscite del tipo hey mi piaci, che dici, ti presto il mio cellulare così magari avverti a casa che stasera non torni?.
Comunque devo dire che sapere che anche le scimmie devono sottoporsi alla tortura dei rituali seduttivi per convincere le femmine ad accoppiarsi con loro in un certo senso mi fa invocare il mal comune mezzo gaudio. Ma il passo più interessante dell'articolo in questione resta comunque il seguente:

Grooming in macaques involves using teeth and hands to pick through the fur to remove dirt, tangles and parasites. The activity often sexually excites the monkeys, especially the males, so many scientists suspect it evolved into foreplay in humans*.

Almeno sappiamo da dove deriva la concezione che certi uomini hanno dei preliminari.

(Tra i macachi i preparativi comprendono usare denti e mani per rimuovere dalla pelliccia lo sporco, i nodi e i parassiti. L'attività spesso eccita le scimmie, specialmente i maschi, motivo per cui molto scienziati credono questo comportamento possa essersi evoluto nei preliminari tra gli uomini)

Lo ammetto, non sono mai stata particolarmente munifica.
Per questo motivo ieri, perché dopo il mio decesso non si dica di me che ero simpatica, ma avevo il braccino corto, ho fatto persino il regalo di natale al comune di Bologna: 50 (o' ppane) euro di multa offerti senza colpo ferire ai due controllori dell'atc saliti - guarda un po'- sul numero 25 (Natale) per Fossolo Due Madonne che d'ora in poi per me sarà sempre irrimediabilmente il numero venticinque per Fossa delle DUE Marianne, che poi, alla fine, potevano pure comprarseli due costumi da babbo natale con tutti i soldi che stanno racimolando in questo periodo.
Ad ogni modo, croce e delizia, anche quest'anno va di moda fare i regali. Io, nella fattispecie, devo farne 10 (e' Fasule) tondi tondi, e siccome anche quest'anno va di moda non avere soldi e non aver voglia di girare per negozi gremiti di clienti urlanti, credo che anche quest'anno farò andare di moda i regali fatti come al cacchio (rfcac).
Dicensi regali fatti come al cacchio, quei regali comprati in trance oracolare all'ora di pranzo del 24 (e'gguardie) col fiato sul collo dei parenti in arrivo per il cenone - di solito a base di vino e ubriacature moleste - e del tacchino che di certo si brucerà, e che di solito si scelgono all'interno dell'intramontabile stringa lcp(v), ossia libro calzini pantofole (vibratore? oddio, non ricordo più per cosa stava la v).
Comunque quest'anno, complice la sindrome dell'ikea (anche nota come sindrome di Bibbi Snurr) che mi affligge da mesi, ho un'idea in più: comprerò i regali e li fracasserò con violenza contro un muro, per poi costringere amici e parenti a ricostruirli pezzo per pezzo, ovviamente i pezzi saranno 90 ('a paura, giustamente). Cosa non si farebbe per gli amici.
Quanto a me, il mio maggior desiderio sarebbe ricevere uno sgabellino.
Da piccola ne avevo uno piccolo in vimini che mi trascinavo dietro per raggiungere i posti in cui non arrivavo da sola senza dover chiedere ai miei genitori di prendermi in braccio. Ho sempre odiato chiedere favori. A un certo punto questo sgabellino fu scagliato giù dalle scale da mio padre nell'unico raptus di follia della sua vita, cosa che ancora sta cercando di farsi perdonare.
Insomma, siccome elaboro benissimo i lutti, ne vorrei uno identico ma più grande per ospitare il mio fondoschiena e resistente per reggere il peso.
Non è ancora natale e ho già mangiato 4 ('o puorco) Kg di struffoli. Sono uno struffolo gigante.
Quintina.
Tombola.
'Fanculo, i soldi sempre agli altri. A me la rogna dei regali.

Ad esempio le etichette dei post mi danno problemi senza pari. Mi imbrigliano l'ispirazione, mi tormentano, mi mettono sotto il gioco epistemologico e irrimediabilmente mi seducono: cos'è che conta nel comunicare sinteticamente un concetto? La chiarezza? Perchè in quel caso dovrei sfoltire un po' le etichette. La fedeltà ai contenuti? Non pervenuta. L'esaustività? No, ditemelo, vi prego, perchè se così fosse avrei già fallito in partenza. Mi toccherebbe aggiungerne molte di più in fondo al blog e sinceramente non so a chi gioverebbe, alla mia salute no di certo. Manco all'equilibrio formale dei post, visto che sarebbero più le etichette dei concetti, e si sa che l'equilibrio formale è tutto.
Sì sì sì sì ok lo so che nessuno le legge le dannate etichette. Lo so. Il problema è che qui saltano alla luce due istanze contrastanti della comuncazione: quella analitica (che è il mio problema principale con le maledette etichette) - cioè, sai quando hai la smania comunicativa e per spiegare un concetto semplice ne usi altri 23 complessi? che poi, ok, è la vita, ma due balle - e quella sintetica - cioè tu sei un bravo essere civile che sa servirsi di generalizzazioni per cui se uno ti chiede in strada wè Trianda, come va?, tu, compiendo una lodevole generalizzazione, dici Bene, Ermenegildo non indugiando in dettagli tediosi per il tuo interlocutore che se ne va via con la bella sensazione di aver avuto una botta di culo. Il concetto è chiaro: la mia vita non fa più schifo della tua, sommariamente sto bene, ho avuto l'idrocele ma sono guarito, ora non ho tempo, fammi la cortesia di toglierti dalle palle (e detto da uno che ha avuto l'idrocele...).
Bene. La chiarezza è sopravvalutata. Alle parole che squadrano da ogni lato concetti univoci, preferisco le nebulose di significato.
Ultimamente ho conosciuto la persona comunicativamente più analitica al mondo: una casalinga sicula dai modini piccini picciò capace di dissertare per ore su qualsiasi argomento. Ore a parlare dei pro e contro dello Svelto e del Nielsen piatti. Ore sul miglior metodo per pulire il pavimento. Ore, ore e ore sulla crosta degli arancini, ore a parlare dei problemi coi fidanzati, dei parrucchieri, della cellulite: in casa siamo solo donne, figuriamoci di che si parla - la sicula dai modini delicati ha un'opinione sistematica su tutto e non solo ha da dire su tutto, SA tutto.
Esemplifichiamo.
Lei (una inquilina a caso) con l'uomo (ospite per il weekend). Chiusi in camera. A letto. Nudi.
Arriva la signora piccina-picciò (da dietro la porta sprangata): ragazzi, ho fatto gli arancini, li volete?
Lei: nooooooooooooooooo
La signora piccina-picciò: ma li ho fatti con la crosta di pane di sesamo, i piselli, la passata di pomodoro e li ho fritti in olio di mais bollente a 300 gradi farenheit come li facciamo noi in sicilia!
(Lui intanto fa la faccia da piccola fiammiferaia che non tocca cibo da anni)
Lei: nooooooooooooooooo nooooooooo e che palle!!
La signora piccina-picciò: ma...ma..vabbè li conservo per cena, ma che state facendo?
Lei (malevola) : CI STIAMO ALLENANDO A JUJITSU
La signora piccina - picciò: uhm, jujitsu...jujitsu, vediamo...ah sì!conosco il jujitsu! è quell'arte marziale giapponese sviluppatasi nel 1600, il periodo medievale giapponese, probabilmente derivante dalle arti marziali...
Lei, uscendo nuda di camera: DAMMI QUEL CAZZO DI ARANCINO O GIURO SU DIO CHE TI FACCIO FUORI.
Saziato l'appetito, torna dentro e vuole riprendere da dove ha lasciato ma. Ma. I due russi del piano di sopra non sono d'accordo: urlano e si lanciano i piatti. Probabilmente parlano delle due istanze della comunicazione. E pensare che sembrava una coppia seria, sovietici vecchio stampo, ieratici come solo l'URSS. Gente tosta, di Vladivostok, mica cazzi. Pasteggiano a vodka e molotov. Vanno in giro in Trabant. Giuro che se non la smettono di fare casino glielo dico, giuro che gliela dico la faccenda del muro caduto.
E' una vita difficile, certe volte si starebbe meglio all'inferno. O in un posto simile almeno. Che ne so, la sala d'attesa di Milano Centrale potrebbe andare bene ad esempio. Ci fanno le autopsie alle vecchie su quei tavolacci di marmo freddo?
C'era una vecchia presbite accanto a me, dopo due minuti non c'era più.
Il cellulare le squillava e lei lo guardava come solo le vecchie lo guardano, allontanandolo un po' per riuscire a scorgere il nome di chi chiama, che sembra sempre che pensino che il cellulare sia un oggetto del demonio. E' terribile. Che cazzo ci fai, nonna, con un cellulare in mano? Non è roba per te.
A ognuno la sua epoca. A ognuno il suo.
Ai russi, il busto di Lenin a Cavriago. A te nonna, il mattarello per stendere i ravioli fantasticando su Giovanno Rana. A me, un accidenti. Accidenti.
Ragazzi che pena. Ciao.



Sarò sintetica: una breve nota per ricordare che alla fine siamo solo un branco di nerd sociopatici che cercano di riscattarsi da un'adolescenza brufolosa fatta di rifiuti e umiliazioni, che i commenti sono marchette con il solo scopo di ricevere visite di ritorno, che anche tra i bloggers esistono corporazioni e gerarchie come in ogni altro settore e che anche qui chi sta ai vertici delle classifiche non sempre - sì, mi va di usare un eufemismo - è il più meritevole, ma chi ha saputo gestire meglio le proprie PR. Che è molto comodo stare dietro a uno schermo e fare gli assi della blogosfera, che saper scrivere è tutto un altro paio di maniche, che scrivere un post su come si scrive un post è una faccenda da spocchiosetti e che quelli che si sentono blogstar (argh) e lo negano mi stanno sinceramente sulle balle.
Ho fatto la scoperta dell'acqua calda, direte voi, dello stesso argomento ne avevano parlato blog più autorevoli. Me ne frego. Cristo santo, alla fine sono solo dei blog.
Non prendiamoci troppo sul serio.




Sì, lo so, la notizia che i valvassini non sono mai esistiti vi ha sconvolti. In effetti ha sconvolto anche me, che ho sempre pensato fossero i più simpatici della famosa triade vassalli valvassori e valvassini, ma tant'è, lo dice pure wikipedia.
Sono cose belle e comunque di una certa utilità per la vita. Sfido chiunque a dire che non si fa una porca figura ad esordire in una conversazione davanti al bancone del bar dicendo a sproposito, sapete, i valvassini non sono mai esistiti.

Dunque, chiusa la parentesi di delirio, il fatto è che pensavo al feudalesimo in campo accademico.
Sul bel vertice aguzzo della nostra bella piramide piazziamoci seduto l'Individuo X, che forse qualcuno invidierà per svariati motivi, ma io sinceramente mi sento di compatire visto quant'è aguzzo quel vertice.
Ora si dà il caso che l'Individuo X rappresenti la cultura italiana dagli anni '60 in poi. Anzi più che rappresentarla, la incarna. Meglio ancora, lo è.
Sotto la sua egida, uno stuolo di intellettuali di varia taglia, professori universitari, ricercatori, umanisti naif, imbroglioni, truffatori, maghi, falsi predicatori, questuanti.
Persino Dio se spera di fare qualcosa in ambito accademico deve entrare nelle Sue grazie.
Bene, immaginiamo una situazione del tipo: Individuo X incontra nel suo studio Individuo Y - aka P.P., Pesce Piccolo - per discutere un argomento Z (è vero, questa cosa dell'argomento Z la potevo pure omettere ma faceva troppo figo e non ho resistito).
Segue lungo incontro in cui si lanciano alcune idee per un certo progetto (cioè, l'Individuo X lancia alcune idee, l'Individuo Y riporta una contrattura al collo per il vigore con cui annuisce tutto il tempo).
L'incontro sta per volgere al termine. L'Individuo X invita l'Individuo Y a seguirlo un attimo in biblioteca prima di accommiatarsi. Si avvia verso il portone dello studio, mano sulla maniglia si volta e dice:
"Ah bè, se vuole può portarmi la borsa", attendendo una risposta come "Certo, gliela porterò con la lingua mentre piroetto a testa in giù".
Fatto sta che il Pesce Piccolo, intontito dalle esalazioni di inchiostro che provengono dai codici medievali stipati nei cassetti dell'Individuo X, interpreta una chiara richiesta come un'offerta e risponde:
"No grazie, non si preoccupi. La porti pure lei".
L'Individuo X lo guarda in tralice, poi torna indietro e piglia la valigetta di cuoio.
Cacchio se si sta bene tra i servi della gleba.



Le relazioni tra le persone sono estremamente complesse, ancora di più lo diventano tra persone che si trovano in situazione di convivenza coatta.
La stretta contiguità tra entità di provenienza ed estrazione differente da sempre comporta numerosi problemi se i rapporti non vengono previamente regolamentati da complicatissimi trattati multilaterali: non stupiamoci allora se di tanto in tanto si avverte la minaccia nucleare. Ora, siccome vi so insigni studiosi di relazioni internazionali, nonchè grandissimi estimatori di Nash e della sua teoria dei giochi, ho pensato di esemplificarvi la situazione tra me e i miei coinquilini attraverso un simpatico schemino che vede come attori principali:

  • Me nel ruolo della Russia al tempo della guerra fredda;
  • Nicola nel ruolo della Cina comunista;
  • Daniele nel ruolo del Medio Oriente (non Israele O la Palestina, proprio l'intera area, compresa Gaza: questo per farvi capire come stia messo bene);
  • Enzo nel ruolo degli Usa: è facile a questo punto indovinare la grande simpatia che nutro verso questo attore;
  • e la vera guest star Assunta nel ruolo dell' UE (perchè nun ce sta a capì un cazzo e tendenzialmente si appoggia al più forte).

Risulta evidente che Russia e Usa sono momentaneamente incappati in quello che va sotto il nome di "dilemma del prigioniero", e cioè quella situazione paradossale per la quale, in un conflitto, i due partecipanti optano sempre per la soluzione che reca più danno a entrambi.
Usa (pestando i piedi nell'acqua come un bambino): "Cazzo!Cazzo!Cazzoooo!Si sta allagando la cucina!"
Russia: ...
Usa: "tutta colpa tua, comunista del cazzo, che non mi aiuti mai con la lavatrice"
Russia: "ti dò una mano" - poi rovescia un secchio d'acqua per terra - "così impari guerrafondaio bellicista"
Usa: "te ne sgancio uno in faccia e ho appena mangiato fagioli, ti faccio patire quello che voi facevate patire a quei poveracci nei gulag"
Russia: "ho già i missili puntati". Parte l'inno russo. Sipario.
In tutto questo la Cina -con cui potrei avviare degli accordi vincolanti al fine di migliorare il reciproco payoff ai danni degli USA - se ne sta rintanata in quella dannata muraglia a farsi i fatti propri e a cercare di rovinare il mercato europeo.

Europa (parlando per sillogismi aristotelici): "la nutella è della Nestè. La Nestlè è svizzera. Ergo la Nutella è MIA".
Cina: "me ne fotto. La proprietà privata non esiste. Clono il marchio".
Europa: "maledetti musi gialli, che vi venga il beriberi: USA, aiutateci!"
Arrivano gli USA incazzati neri: "bombardate Pechino".
Russia: "eh no, allora non ci siamo capiti, strunz. Lasciate in pace la Cina". Parte l'inno russo. Sipario.

Il Medio Oriente sta ancora cercando di capire che succede, ogni tanto si fa saltare in aria ma va bene così. Certe volte gli USA cercano di aiutarlo ma sono più i danni che altro: tali e tanti sono i conflitti interni a quest'area dilaniata che una risoluzione pacifica sembra al momento utopistica.


USA: "Israele, ti capisco poverino, ti sentirai accerchiato. Tiè, ti dò un po' di armi per combattere contro quelle merde di palestinesi".
Medio Oriente (in stato confusionale): "Non capisci un cazzo. Sono sempre io! Lo vedi che sto combattendo contro me stesso, che devo fare, autodistruggermi? Dovrei pulire il bagno ma mi piace troppo il lerciume: se quelle sono le mie pulsioni che ci posso fare! Chiamate un'esorcista." Si ode il lontananza il canto di un muezzin.

USA: "marrano, sei un infedele! ti bombardo."
Medio Oriente: "e io dico all'OPEC di rialzare il prezzo del greggio"
USA: "caro, dicevamo, gradisci un club sandwich?".
Medio Oriente: "non è kosher!non è kosher! maledetto "- poi inizia a farfugliare freneticamente Sh'ma Yisrael Adonai Elohaynu Adonai Echad

Io continuo a proporre di annientare l'intera area così non si fanno disparità.

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