Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

Per darvi l'idea di cosa sia stato il nostro ponte del primo novembre, dico solo che per scrivere il presente post, ho dovuto rimandare la stesura di un altro intitolato Il Cottolengo, che seguirà nell'arco delle prossime ore.
Dunque, se c'è una cosa che mi ha insegnato quest'anno di maternità, è a non essere schizzinosa. Lasciamo perdere le pratiche disgustose legate ai figli, intendo proprio a non far la difficile per quello che riguarda me stessa: basta ore davanti allo specchio, fine delle paranoie se non ho i capelli in ordine, se i vestiti non sono ben abbinati amen, insomma non che io sia mai stata una fighetta, ma ammetto che questa cosa dell'essere più sciolti mi piace parecchio e in un certo senso ha dato spazio al mio lato fricchettone e anticonformista messo a tacere da anni di aperitivi in centro e frequentazioni di presentazioni letterarie. Insomma, la maternità ti toglie gli orpelli in più: avete presente Michelangelo quando diceva che per fare una statua da un blocco di marmo gli bastava togliere il soverchio e sotto c'era già la forma nella sua essenza che premeva per essere liberata? Ecco, una specie. Voglio dire, quando sono venuta ad abitare nella estrema periferia sud di Bologna, in un quartiere di anziani e famiglie pieno di parchi e di poco altro, e magari prendevo l'autobus dal centro per venire qui, ero sempre sconvolta da come mutassero le facce sull'autobus man mano che ci allontanavamo dalle porte del centro storico. Ai giovani trendy si sostituivano le madri di ritorno dal lavoro, stanche struccate reali, poi gli extracomunitari con i figli piccoli, poi le signore anziane coi loro carrellini della spesa, e poi scendevano pure loro e rimanevamo solo io e l'autista a chiederci entrambi cosa cavolo ci facessi io lì. Ecco, ora diciamo pure che le signore anziane coi carrellini della spesa sono più trendy di me e il problema di non sentirmi più a mio agio non è più così tanto pressante. E questa tendenza la ritrovo pure nella mia percezione degli apprezzamenti da parte del sesso maschile. Oh, non che capitino tutti i giorni eh, è che nell'ultima settimana sarà che ho perso sei chili grazie a una gastroenterite che avrebbe cappottato un toro, sarà il volto emaciato da eroina romantica, ne ho subìti - e già il fatto che dica subìti la dice lunga - più d'uno. Ecco, il fatto è che nel pre-Agata, questo tipo di apprezzamenti mi avrebbero distrutto l'ego, che ve devo dì, in fatto di uomini c'ho sempre avuto il palato fino, dovreste vedere quant'è bello il mio consorte pure quando ha trentanove di febbre ed è avvinghiato alla tazza del wc in preda alla stessa gastroenterite che ha distrutto pure me. Cioè, insomma, nel pre-Agata lo standard maschile era decisamente più elevato. Adesso questo snobismo verso l'altro sesso non esiste più: i complimenti sono sempre ben accetti e fanno sempre un gran bene all'ego. Dico solo che negli ultimi  giorni ho ricevuto apprezzamenti da: 1. l'infermiere nano del triage che mi ha vista in preda a un attacco d'orticaria l'altro ieri e non ha notato la fede al dito, 2. oggi dal sudamericano cinquantenne viveur con la coda (cioè, vi rendete conto? LA CODA DI CAVALLO) del piano di sotto che è entrato con me  tenendomi aperto il portone perché avevo le buste, mi ha fatto cenno di precederlo su per le scale e mi ha fissato il culo per due piani, e poi poco prima di arrivare a casa sua, ha fatto un bel fischio di apprezzamento. 3. il vecchietto di Up che in strada mi ha vista col passeggino e, dopo essersi complimentato con mia figlia, si è curvato un po', mi ha fissato le tette da dietro gli occhiali e mi ha detto, bè d'altra parte con una mamma così beato tuo marito, e poi ha scatarrato per terra,
Insomma gente, son cose belle che t'aumentano l'autostima. Adesso scusatemi ma vi devo lasciare ché sono pronta a conquistare il reparto geriatrico del Sant'Orsola.

29.10.13

Kramer contro Kramer

Pubblicato da SunOfYork |

Visto? Che avevo detto io? Oggi è un giorno no. Il sole se n'è andato, il mal di denti è restato, Agata non ha dormito e si è svegliata a intervalli di un'ora urlando. Non so se rendo l'idea di cosa può essere un risveglio ogni ora con una sirena spiegata nelle orecchie, comunque vi assicuro che è uno stress sufficiente per tre vite. La nottata era cominciata più o meno come al solito, cioè storta, con lei che si è addormentata alla tetta mentre io guardavo Kramer contro Kramer su Sky e già c'avevo l'empatia a mille per Meryl Streep che abbandona il figlioletto biondo (pure biondo, insomma, capite le analogie erano troppe perché non ci cascassi). Anzi, non ero solo genericamente empatica, proprio dentro di me sostenevo razionalmente il suo gesto con motivazioni lucidissime tipo, se io dopo tredici mesi di maternità sto così ai piedi di cristo, pensa quella poretta come doveva stare dopo 5-6 anni, ecc. ecc.  Per spiegare un po' meglio la situazione psicologica in cui versavo, dirò solo questo: avete presente quando Dustin Hoffman  dice al figlio (lo dice molto meglio di così, ma tra mezz'ora devo prendere La Pazza al nido e non c'ho tempo di cercare la citazione), no mamma non se n'è andata per colpa tua, è che io ho cercato di renderla una persona diversa da quella che è. Ecco, a quel punto lì, io stavo urlando no brutto stronzetto biondo, è colpa tua, TU le hai succhiato la vita a quella povera crista. Insomma, stavo compilando il manuale dei pensieri peggiori che una madre possa fare - un manuale di mille e mille pagine - e ancora non era successo niente (non aveva voluto mangiare, ok, ma questa è prassi), al che io e il papà della pazza, che ogni tanto ancora ci illudiamo di poter restare mezz'ora da soli a collassare sul divano, abbiamo la geniale idea: visto che dorme, mettiamola nel lettino! Bravi! Due geni. Comunque, mi alzo con lei in braccio, con delicatezza adatta a una principessa, a passettini minuscoli mi avvio verso la camera, l'appoggio nel lettino e - non facciamola lunga - tac! lei si sveglia urlando. Da allora è tutta un'escalation di delirio notturno: pianti, urla, rotolamenti vari, il papà spodestato nella cameretta che alle tre di notte si alza come uno zombie per venire ad assicurarsi che la pazza non urli perché la sto picchiando, ma perché semplicemente le girano e non vuole accettare che la notte si debba dormire, insomma mica la chiamo La Pazza senza motivo. Il tutto condito da una tosse gracchiante stile vecchio fumatore incallito che la sveglia (e mi sveglia), non appena si addormenta.  E quest'è quanto. 
Anzi no, stamattina al nido ho incrociato la mamma della bimba che fa l'inserimento con mia figlia che si lamentava perché Sua Figlia stanotte si è svegliata ben una volta per mangiare (un biberon da 200 ml di latte, una roba che mia figlia beve in tre giorni).
Vabè, ora è proprio tutto, vado a drogarmi di tachipirina che di questi tempi è il massimo di trasgressione che posso permettermi.


Pubblicato da SunOfYork |

Oggi sì, va bene. Oggi che Lei si è svegliata, si è fatta lavare e vestire senza troppi strepiti, l'ho portata al nido e sganciata come un pacco bomba senza guardarmi indietro, poi di corsa verso l'auto parcheggiata sul marciapiede e via chiavi, accensione, marcia ingranata e via lontana dai mattoncini rossi del Laura Alpi verso un minuscolo tempo spazio tutto mio in cui lavorare, farmi bella (leggi: rendermi umana), sistemare casa, spazio tempo che proprio oggi con la sfiga che mi ritrovo, è stato dedicato a farmi una panoramica dopo che un devastante mal di denti mi ha portato in due giorni due volte al pronto soccorso solo per farmi dire che, se sei una fricchettona che allatta ancora nonostante la figlia abbia tredici mesi, devi soffrire, ché il toradol non  è proprio proprio compatibile con l'allattamento. E poi riprenderla dal nido, sentire che è stata serena e si è divertita, e poi coccole, passeggiata in centro, e ritrovare la voglia di scrivere su questo blog dove ormai non passa più nessuno, e forse anche per quello. E insomma, oggi sì, va bene.
Ma è una giornata su sette, forse meno. Ok i bambini son bambini, ma non venite a dirmi sono tutti uguali. Ci sono quelli più facili e paciocconi, e quelli più difficili e irrequieti. Io ovviamente ho avuto la fortuna di una bambina che dire irrequieta e dir poco: magra come un chiodo e lunghissima, nervosa, non mangia, o, quel po' che mangia, lo fa col fare di chi elargisse un favore enorme a dei poveri cristi, e solo dopo una quantità di strepiti suoi (e nostri) tali da farle consumare tutte le (poche) calorie incamerate. Non dorme, se non nei momenti in cui non può dormire, tipo la mattina quando la devo portare al nido. E in quei pochi momenti, non vuole stare nel suo lettino ma nel lettone con me. Non esiste pisolino pomeridiano, da, fatemi pensare, da mai. L'unico pisolino che fa è in braccio a me o al povero cristo di suo padre. Odia i passeggini. Odia andare in macchina, quando tutti gli altri bambini si addormentano pacifici non appena sentono rumore di chiavi nel cruscotto. Odia le scarpine e le calze, che si strappa via dopo due secondi netti e la gente mi guarda come una mamm snaturata che porta in giro la figlia scalza a fine ottobre. Odia il ciuccio (rendiamoci conto, il ciuccio, cioè i genitori devono lottare per toglierlo, il fottuto ciuccio, e noi ancora a un anno e un mese speriamo che un giorno, a diciott'anni magari, lo prenda). Odia quando le dicono di fare ciao ciao, di dire mamma o papà a comando, anzi, di fare qualsiasi cosa a comando (diventa isterica, poretta, questo l'ha preso dalla mamma). Le piace: infilare i plasmon nelle prese elettriche, tirarsi addosso oggetti pesanti di qualsiasi tipo, mettersi in piedi vicino al water e pucciare il ciuccio nell'acqua dello scarico, aprire il rubinetto del bidet e bagnarsi di acqua gelida, strappare libri fuori catalogo della mamma e topolini da collezione del babbo, rigare il parquet con le chiavi di casa, gridare a squarciagola fino a farsi venire la tosse, infilarsi in bocca il mio spazzolino da denti, succhiare ogni singola energia della mamma e del papà, creare un firmamento di stelline plasmon sul pavimento o in alternativa sul muro, ingoiare pezzi di giornale.
Insomma, capirete che il tempo per scrivere su questo blog scarseggia. Ma prometto soprattutto a me stessa che lo troverò, foss'altro per venire qui a lamentarmi di non aver avuto uno di quei figli paciocconi che esistono e io lo so, perché li ho visti coi miei occhi al nido dove va mia figlia, e se non mi credete, vi do l'indirizzo e andateveli a vedere perché sono uno spettacolo.

PS Capirete che l'epoca dei titoli intelligenti, delle revisioni e delle cesellature dei post, delle citazioni musicali o letterarie è finita. Adesso è il momento della sopravvivenza, vediamo che posso fare.

18.6.13

WU mag - Luglio 2013: il grande giorno

Pubblicato da SunOfYork |

Ho passato una vita a fare l'alternativa, poi, tutto d'un tratto, in un biennio, ho trovato l'uomo della mia vita, ci sono andata a convivere, dopo tre mesi abbiamo deciso di avere un bambino, abbiamo cambiato macchina con una molto più grande, è nata Agata che ora ha 9 mesi e le abbiamo preso una piscinetta gonfiabile per tenerla al fresco. Stiamo cercando una casa da comprare dopodiché the american way of life sinceramente ci fa un baffo.
Ah no, manca una cosa.
Il matrimonio.
E quindi per non farci mancare niente, abbiamo deciso anche di sposarci il 20 settembre 2013, nel giorno del primo compleanno della pazza. Doveva essere niente di serio, non ci frega niente di un pezzo di carta e non lo faremmo nemmeno se le leggi in Italia fossero diverse: volevamo una cosa easy e alternativa proprio nel nostro stile.
Per questo stiamo organizzando una due giorni di festeggiamenti che movimenterà mezza Italia, portando parmigiani, milanesi, bolognesi, romagnoli ecc. in piena valle d'Itria per dei festeggiamenti che sono certa avranno la sobrietà e la compostezza del carnevale di Rio, proprio come si addice a uno sposalizio tra una barese e un leccese.
Se ne parla qui, sull'ultima uscita di Wu Magazine.

20.3.13

6 mesi

Pubblicato da SunOfYork |

Questo post è per Mammamsterdam. Per Mammamsterdam, in particolare, perché sa sempre suggerirmi prospettive rinfrancanti, ma anche per tutte le altre mamme che, per caso o per scelta, si trovassero a passare di qui. Ho una domanda per voi: quand'è che inizia ad andare meglio? Intendo, davvero meglio, non meglio per tre giorni in cui ci illudiamo che finalmente ci siano dei ritmi scanditi nella giornata, e poi ripiombiamo nella totale impossibilità di una programmazione. Non meglio del tipo, vedrai che con lo svezzamento la molla un po' la tetta e poi invece quella s'attacca ancora di più come una cozza sullo scoglio.
La bimba ha sei mesi oggi. Quando ne aveva due, mi dicevano, vedrai che andrà meglio a tre. A tre, vedrai che andrà meglio a quattro, a quattro, vabbè, avete capito. E manco posso lamentarmi, perché la piccola tiranna di notte dorme, e vedo altre donne devastate da figli che hanno scambiato il giorno per la notte. E allora com'è che sono le undici di sera, lei si è addormentata dopo una giornata di iperattività frenetica, e io e suo padre riusciamo a malapena a sollevare le gambe per metterle sul puf di fronte al divano, e io ho trent'anni e me ne sento trentamila?

7.2.13

140 giorni

Pubblicato da SunOfYork |

Sono stravolta. Per fare un resoconto dei primi 140 giorni di vita della piccola A., bastano queste due parole. Quella che sto vivendo, è un'esperienza di maternità totale e totalizzante, nel senso che, non avendo parenti o amici stretti qui (fatta eccezione per la cara zia Bidi che ci ha salvato dal suicidio un paio di volte), la bambina ce la dobbiamo smazzare sempre noi. Lasciando perdere le pippe psicologiche sul come la maternità possa cambiare una donna, che è una cosa ovvia, anzi, quando qualcuno mi dice di trovarmi cambiata, mi verrebbe da dire dire, maddai, veramente? guarda che è una roba che levati, se ti passa un tir addosso è niente in confronto. Lasciando perdere pure gli aspetti affettivi, perché quella è la parte con cui me la cavo meglio, e grazie tante, come si fa a non amare alla follia una pallina bionda con gli occhioni blu che ti sorride estasiata. Al netto di tutto, rimangono gli aspetti pratico-logistici, e son loro che mi stravolgono. Ora, qualcosina in questi quattro mesi e mezzo, l'ho capita. Innanzitutto, quando si tratta di bambini, è inutile fare questioni di principio: la sopravvivenza (tua, e dell'infante) conta di più. Questo significa che nell'arco di pochissimo, ho infranto tutti i tabù che avevo prima di diventare madre: nel giro delle prime 48 ore l'ho fatta dormire con me (e non perché fossi una sostenitrice del cosleeping, maddeché, ero stremata e volevo solo dormire, e così potevo riuscirci), poi poco dopo, visto che il ciuccio non lo voleva e non faceva che strillare, ho iniziato a darle la tetta come ciuccio pur di farla stare buona, sperando di non trasformarla in una copia della mia cuginetta Sunofyork jr che, quando le fu tolta la ciucciotetta - in verità forse un po' troppo tardi, ricordo che mangiava già le bistecche - per addormentarsi aveva escogitato un metodo ingegnoso: sbattere istericamente la testa contro la testiera del letto finché non crollava svenuta - e adesso, lo ammetto con un po' di vergogna, ogni tanto mi capita di lasciarla 5-10 minuti davanti a quei dannati teletubbies (ma quant'è inquietante il bambino nel sole?).  Altra cosa ovvia che ho capito è che, con un bambino, ciò che conta per poter avere una vita "normale", è l'organizzazione. Niente va lasciato al caso, tutto va accuratamente pianificato. E lo sa bene la sottoscritta, la regina dell'improvvisazione, quella delle cose fatte alla cazzo, che fino a cinque mesi fa, si svegliava la mattina e decideva lì per lì cosa fare della giornata. Non che il padre, checché lui ne dica, sia troppo diverso da me. Credo che scambi "efficiente pianificatore" (cosa che ritiene di essere) con "nevrotico esagitato": è capace, per ottimizzare i tempi, di studiare ore un percorso su google maps, e di studiarlo così a lungo e nel dettaglio, che poi partiamo sempre all'ultimo secondo e arriviamo alla meta in ritardo e trafelati. No, con un bimbo piccolo è impossibile: bisogna muoversi sempre in anticipo per arrivare non troppo in ritardo, e anche così, non basta, ci sono altre variabili. Oggi volevo compiere il semplice gesto di vedermi in un punto d'incontro con altre mamme con bimbi piccoli, l'auto n.1 ha la batteria scarica, l'auto n.2 non so ancora guidarla ed ha un delirante sistema di chiavi e chiavette per farla partire. Mi deprimo, poi nonostante la nana famelica si sia svegliata quattro volte stanotte per mangiare mi dico, no, posso farcela ad arrivare in questo punto della città che, quando ero single e abitavo in via broccaindosso, per me manco esisteva e adesso che faccio vita di periferia, è dietro l'angolo. Allora mi armo di tutta l'energia di cui dispongo, mi vesto, mi trucco in modo da non sembrare una profuga, vesto anche mia figlia che nel giro di un secondo è ricoperta di bava. Premetto che abito al terzo piano senz'ascensore, quindi ogni uscita dev'essere studiata in modo che Paperoga porti giù il passeggino prima di andare al lavoro, cosa che oggi effettivamente ha fatto. Scendo le scale con lei abbarbicata addosso che ormai pesa un quintale e mezzo e si dimena come una tarantolata, la piazzo nel passeggino, e mi accingo a prendere i due autobus che mi servono per arrivare a destinazione. Scendo dal primo autobus e ovviamente inizia a diluviare. Sono senza ombrello, già in ultraritardo, con un umore più plumbeo del cielo di Bologna, quindi riprendo l'autobus e me ne torno a casa. Intanto per fare tutta quest'arte dei pazzi, ci son volute tre ore, apro la porta di casa e lei inizia a strillare per la fame. Mangia, si addormenta, il tempo di piazzarla nella culla e fare i piatti di ieri sera e lei è sveglia e miracolosamente carica di nuove energie, vuole giocare, essere intrattenuta con i librini morbidi e i sonaglini, le apine no, perché non c'è la mamma a farle muovere e allora che gusto c'è. Cerco di vedere se gioca da sola ma inizia a fare quell'adorabile broncino quindi cedo. Poco dopo mi arriva una mail di un'amica che ha visto le foto di dropbox e mi dice che la piccola è troppo bella, che son stata brava e devo sbrigarmi a farne un altro.
Ho un tic al sopracciglio che ve lo vorrei far vedere.

Pubblicato da SunOfYork |

Mezzanotte, di là si brinda, e già mia figlia dorme di quel sonno pieno e satollo che questi giorni in terra pugliese le hanno regalato. I suoi primi tre mesi ormai alle spalle, e una infinità di altri capodanni da vivere, coi nonni, gli zii, il suo bellissimo cuginetto, con quelli che saranno i suoi amici e futuri fidanzati (perché, caro papà, rassgnati - se ha preso dalla mamma, ne avrà di fidanzati prima di capitolare). 
Dormi ora, piccola A., finché ancora conservi qualcosa della neonata che eri, il faccino tondo da piccola mela,  capelli come le piumette di un uccellino e il profumo di biscotto, che poi la tua vita sarà troppo piena di piccole meraviglie da guardare con gli occhi blu sgranati e anime belle a cui regalare sorrisi sdentati, e voglia di dormire ne avrai poca. 
E così si chiude questo 2012, il mio trentesimo anno di vita e di certo il più bello di tutti, l'anno in cui ti ho vista per la prima volta e tuo padre ti ha preso in braccio per la prima volta, facendomi innamorare di lui per la centesima. Si chiude così, con noi che ti guardiamo mentre dormi, e con un noi che non è più un due, ma un tre.

Bene bene, l'autunno è arrivato,  e con esso anche mia figlia e un bel raffreddore di stagione. Entrambi doni di Paperoga, che ringrazio tanto (almeno per il primo) e che, nelle sue manie igieniste, ha vietato a se stesso e alla sottoscritta i baci e le effusioni verso la piccola per evitare il contagio e ha fatto incetta di gel disinfettante per le mani e per poco anche di mascherine da indossare mentre allattavo, pericolo scampato solo grazie alle mie rimostranze.
(voglio ricordare che molte delle bizzarrie dell'amico K. derivano dal trauma infertogli da  suo padre il quale, quando l'amico K. era neonato, faceva indossare mascherine a quanti lo andavano a trovare per paura che lo contaminassero, cosa che, dopo dieci anni di psicanalisi, è emersa dal suo inconscio più profondo con l'icastica ammissione "le prime persone di cui ho memoria, sono dei mostri senza volto").
Comunque, oltre ad aver causato un paio di notevoli traumi affettivi a nostra figlia di solo due settimane di vita, il raffreddore ci ha dato la possibilità di testare il nostro nuovo medico di famiglia, arrivato dopo una sfilza di individui inetti e pericolosi.
Se ne parla qui, sull'uscita novembrina di WU Magazine.
Di mia figlia, invece, non mi riesce di parlarne. Forse ci riuscirò quando smetterò di osservarla ad occhi sgranati per la meraviglia.

17.9.12

Cry baby - WU magazine settembre 2012

Pubblicato da SunOfYork |

Ebbene, come vi ho detto, questi nove mesi ormai agli sgoccioli, sono serviti a me e al papà di A. principalmente a farci una cultura teorica sull'universo - bimbo.
Quello che abbiamo appreso, al netto di tutte le teorie bislacche e di tutte le concettualizzazioni idealistiche dell'universo-bimbo, è che essere genitori è soprattutto una grande lezione di concretezza, e dio solo sa se non ne abbiamo un gran bisogno.
Poche costruzioni mentali, ancor meno idealizzazioni e agire con serenità e buon senso.
La serenità e il buon senso che sicuramente ci mancheranno tra 4 giorni.

Per questo ho scritto un bignami delle nozioni apprese sui libri in questi nove mesi e l'ho pubblicato qui, sull'uscita settembrina di WU Magazine, per rendere un servizio utile a tutti ma in primis a noi due quando,  sommersi di pannolini e tutine sporche e schiavizzati da una neonata urlante che cerca di dettar legge sulle nostre vite, avremo bisogno di un compendio cartaceo su cui sbattere le teste.

Cara D.
come stai? Qui tutto bene a parte un po' di insonnia, per il resto siamo agli sgoccioli. Senti, non prendermi per matta se ti scrivo per farti una richiesta un po' stramba ma so che se c'è qualcuno che può avere ciò che fa al caso mio, sei tu. Ma che per caso tu ce l'avresti un vecchio cicciobello tra le cose che la Piera raccoglie per beneficienza? Non importa che sia mal messo. Va bene anche se gli manca un occhio o proprio la faccia. 
Non chiedermi perché mi serve, non vuoi saperlo davvero.
Baci,
Sun

Detto fatto, la cara D. mi ha preso in parola e, complici le inestinguibili risorse della madre, si è presentata ieri sera a casa nostra con due cicciobello, più un terzo pervenutoci da altre fonti, per un totale di non uno, non due ma ben tre cicciobello da me presto soprannominati per la loro inguardabile bruttezza, il Guercio, lo Sfregiato, il Monco, e in grado di coprire ogni tipologia di neonato: prematuro, normale e macrosomico. 

A questo punto, cara D., credo che il tuo mirabile impegno meriti una spiegazione.
Come ben sai, il futuro padre di A. è uomo sensibile, premuroso, acuto. Così acuto da essere perfettamente consapevole di poter discettare per ore della teoria del diritto di Kelsen ma di essere afflitto da un pressoché totale deficit di manualità. Ne è la riprova, il tragico episodio del montaggio della expedit del soggiorno con lui che scagliava martellate alla rinfusa in un delirio parossistico di oscenità e bestemmie irripetibili (giuro, ancora oggi guarda la mia amata libreria in cagnesco). D'altra parte, basta guardargli le mani, lisce, minute, delicate, con le unghie corte e curate come quelle di un papa. Le tipiche mani, insomma, di chi nella vita non ha mai fatto un c...o, ha sviluppato principalmente le proprie abilità a football manager il proprio lato teorico.
Lo stesso lato idealistico-teorico che ci ha spinto ad acquistare dei complicatissimi pannolini lavabili per svariate centinaia di euro per alleggerire il nostro impatto ambientale. Ebbene, l'ansia per la salute del pianeta, unita all'ansia che lui possa lussare le anche a nostra figlia al primo cambio di pannolino, ci ha spinto a formularti la bislacca richiesta, dopo aver girato per giorni in centri centri commerciali e dopo che lui ha scartato l'acquisto di bambolotti nuovi (49 euro un cicciobello? ma siamo matti?) e io quello di pelouche di Kermit la rana con la maglia della Juve e di Ugo la talpa in maglia interista (non posso spiegarti perché una rana non va bene per simulare un bebè ma, credimi, ci sono notevoli differenze).
Capisci quindi bene quanto grande sia la mia riconoscenza. Trascorreremo l'intero weekend a fare le prove, sperando che non ritenga necessario staccare entrambe le gambe ai pupazzi per mettere un pannolino.
Ti terrò aggiornata,
Sun.

Subscribe