Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Ci cadrete anche voi, immagino, nella tentazione di ritenere settembre un nuovo inizio, come (e forse più) di gennaio e di costruirvi una lista di buoni propositi da mettere in atto al rientro nella vita quotidiana dopo la parentesi delle ferie.
L'anno scorso avevo solo un desiderio, che il tempo passasse.
Il tempo è passato, ma io sono esattamente dov'ero un anno fa.
All'incertezza, allo sconforto, alla rabbia di allora, si è però aggiunta quella che potrebbe essere la svista più grande della mia vita. La rinuncia peggiore che io potessi fare: la rinuncia al sentirmi amata, e alla parte vitale, infuocata, emotiva e  fragile che -mio malgrado- posseggo anch'io. E il bello è che forse me ne sono accorta troppo tardi.
Capirete bene che per sopravvivere a questa inarrestabile slavina di eventi, bisogna aver ben saldi in testa dei cazzutissimi Buoni Propositi Per Settembre, e io ce li ho:
dare una svolta alla mia vita,
non negarmi la possibilità di essere felice,
riconoscere e saper cogliere le occasioni che la vita mi porge (sempre copiose, eh).
E vi dico di più, non solo ho dei propositi, so anche come realizzarli in una volta sola: acquistando su Groupon -quando dicevo le occasioni della vita- un pacchetto da millemila sedute per l'epilazione definitiva.
Se non è una svolta questa, signori miei, dopo un'estate passata a combattere contro i miei peli sentendomi una sorta di Don Chisciotte contro i mulini a vento, allora ditemi voi.


Avevo smesso di piangere una manciata di mesi fa, abbastanza ironicamente nel momento in cui una mancanza enorme ha colpito la mia famiglia. I piccoli drammi della mia vita di quasi trentenne son scomparsi davanti a un'assenza brutta e inspiegabile che ha preso e raggelato tutte le lacrime, trasformandole in quel chicco di grandine che, fino ad oggi, mi si è piazzato all'imboccatura dello stomaco.
Io ho perso in un anno uno zio che incideva ninna nanne per la mia nascita, che mi sorrideva con gli occhi insegnandomi i primi accordi alla chitarra, che, solo a vederlo, riappacificava col mondo. Mia madre ha perso in un anno un fratello dai bellissimi occhi verdi, sensibile, acuto, equilibrato, saggio, intimamente morale. Se l'è visto rimpicciolirsi e raggomitolarsi su se stesso fino a scomparire e ritrovare quella pace che in un anno gli è stata sottratta. L'ha accudito paziente, ascoltato in silenzio, tenuto per mano in questo percorso fatto di medici, ospedali, viaggi della speranza (vana), dolori su dolori, non mostrandogli mai un cedimento, sorridendogli sempre e comunque.
Qualche giorno fa, in occasione di un enorme ritrovo familiare a Genova, mentre qualcuno si complimentava con qualcun'altro per i chili persi e il bell'aspetto, un terzo -parliamo di parenti ben al corrente di tutto- si è rivolto davanti a tutti verso mia madre dicendole "tu, invece, ti sei proprio lasciata andare".
Nessuno dei presenti ha detto niente. Mia madre, di solito diretta ai limiti del brusco, si è sentita in dovere di giustificarsi per quest'ultimo anno, anno in cui la femminilità è stato l'ultimo dei suoi problemi.

Io non c'ero, e so solo io quanto mi sarebbe piaciuto essere lì per sputare tutta la rabbia che ho addosso su questo uomo piccolo piccolo che oggi ha fatto piangere mia madre mentre, per telefono, mi raccontava l'episodio, e che le ha fatto rivivere un calvario di trecentosessantacinque giorni.
Però non c'ero, e mia madre non ha bisogno di difese, quindi un po' lo ringrazio perché ha fatto piangere me, sciogliendomi quel chicco di grandine e ricordandomi da chi è che ho imparato ad essere donna, senza trucchi, tacchi e parrucchieri, senza se e senza ma.

9.4.11

A woman in full

Posted by SunOfYork |

Siccome anche quest'anno è arrivata la primavera col suo carico da novanta di scoramento, siccome aprile è il mese più crudele, siccome sto lavorando come una disgraziata, siccome anche questo mese ho  una sindome premestruale con un potenziale distruttivo superiore a Fukushima e soprattutto siccome la combinazione di tutti questi bei siccome mi avrebbe senza dubbio portato a commettere un qualcosa di penale nel giro di 24 ore, ho deciso che questa volta gestirò tutto in maniera diversa, motivata dal meraviglioso oroscopo che Brezsny ha inventato a tavolino per il Cancro questa settimana.
Allora ieri sera, dopo una bella dose di sollazzo con degli amici, mi sono chiusa in camera e ho fatto tutte quelle cose per cui normalmente non si ha il tempo: ho staccato il cellulare, messo i piedi a bagno, sacramentato perché prima  di metterli a bagno non avevo preso un asciugamani, ho sgocciolato (sempre sacramentando) sul parquet per prendere un asciugamani, li ho rimessi a bagno, nel frattempo mi sono spalmata sul corpo due dita di crema alle mandorle che se uno m'abbracciava facevo effetto anguilla, ho messo due cetrioli sugli occhi, li ho tolti ché non fa bene all'autostima sentirsi dementi, poi mi son data l'idratante sul viso e sorseggiando la camomilla previamente preparata e messa a portata di mano, ho tirato fuori i piedi, spalmati anche loro di ogni sorta di unguenti, poi mi son data l'olio di argan sulle punte dei capelli e li ho raccolti in una treccia, e così, unta come la mummia di Tutankhamon, mi son messa a letto  a quattro di mazze inzaccherando le lenzuola pulite.
Ho dormito 9 ore di fila di un sonno profondo e senza sogni agitati, convinta che mi sarei svegliata e sarei stata come minimo Charlize Theron (cioè, con tutto 'sto sbattimento, non volete che mi risvegliassi manco come Charlize Theron?), mi son svegliata, ho realizzato che non sono Charlize Theron ma che c'è una buona base di partenza per diventare Moira Orfei, e mi sono concessa una lunga colazione nel dehors del bar sotto casa con A man in full - no, non è un nomignolo lusinghiero che dò al mio uomo, sono davvero andata a far colazione portandomi dietro il libro di Thom Wolfe. Vi giuro che ero così rilassata che quando il cameriere è venuto al tavolo sui cui ero mollemente adagiata con un braccio penzoloni mentre con l'altra mano mi arrotolavo una ciocca di capelli (unti ancora di olio d'argan), ho biascicato l'ordinazione in un linguaggio che ricordava quello dell'eretico del Nome della rosa, lui mi ha guardato stranito, mi ha portato un caffè, e poi mi ha riposto  benevolo la domanda scandendola leggermente ("ora, cara, dimmi, di grazia, co-sa pren-di per co-la-zio-ne?)". E insomma, mentre leggevo e facevo colazione, anziché la solita musica tamarra del bar è partita Just like a woman di Dylan, e la temperatura del cappuccino di soia era perfetta, e il caldo si faceva sentire ma non ancora in modo soffocante, e poi è arrivato il conto, era salatissimo, e io non mi sono minimamente scomposta.
Ora vado a fare shopping, e poi se mi dice bene vedo A man in full, quello in carne ed ossa.

Per essere felici si dice basti poco.
E io di motivi di felicità, in questo piovoso inizio inverno, ne avrei più d'uno, ma non starò qui a dirli ché da queste parti si è ritrosette, un po' selvatiche e sempre timorose che dar voce a quel "tanto" tanto atteso, significhi sminuirlo un po'.
Si dirà invece del "poco" e dell'incidentale, ossia della scoperta fatta a questa veneranda età che una borsa dell'acqua calda piazzata sulla sedia a mo' di cuscino sia in grado di strappare qualche sorriso e svoltare il pomeriggio di lavoro.
Per non parlare di stasera, quando la piazzerò sotto il piumone e starò lì a sollazzarmi beata, ché non mi sentivo tanto sana di mente a passarmi il phon con ionizzatore sui piedi intirizziti prima di andare a letto.
Che per essere felici basti poco, secondo me, non è mica tanto vero: si è felici con poco quando tutto il resto fila liscio (bella forza, in effetti), ché se tutto va storto e il cuore dorme all'addiaccio, capirete che ben magra consolazione sia avere le chiappe al caldo.

(e sempre per la serie "le scoperte dell'acqua calda alla soglia dei 30", ho anche capito che i broccoli -nonostante il pessimo odore- sono ottimi, che girare le frittate è semplicissimo, che le castagne in qualsiasi modo le si cucini -purché questo non implichi imbrattare il forno- sono un dono del cielo, che i sentimenti sono complicati, che è ora di darsi al vino novello, che imporsi di dimenticare qualcuno non funziona e che ci sono giorni in cui Milano è più bella di quanto si pensi)


Ma dico io, ci sono 14°C, piove da giorni, non posso andare a correre nè programmare weekend al mare perché il meteo.it da cattivo tempo ad libitum, mi si sta scolorendo l'abbronzatura dei pochi giorni in terra pugliese, le vacanze sembrano un orizzonte quanto mai labile, il quadro di Audrey Hepburn del salotto e la sua legittima proprietaria, un pilastro della mia esistenza negli ultimi 3 anni, sono andati via da Bologna per una città 600 km più a sud dove sicuramente ci sarà il sole, l'Italia ha pareggiato con quegli sfigati della Nuova Zelanda, dopo il pranzo di addio domenicale mi sono ritrovata da sola a mettere in ordine in una casa svuotata di gente e scatoloni e valigie con fuori un freddo bestia che mi ha infiammato nuovamente il trigemino, stanotte avevo i brividi per il freddo ma imbottita com'ero di antidolorifici non ho avuto la forza di alzarmi per prendere un plaid, stamattina mi sveglio con la tosse e con uno scazzo del lunedì che la metà basta, accendo il pc per lavorare, e mi vedo questo logo del cazzo di google che sentenzia garrulo "è arrivata l'estate".
Ma sticazzi, omino stronzetto di google. Mi prendi per il culo pure tu?


Ancora due giorni. Ancora due, poi inizia la baraonda dei mondiali, delle partite in piazza maggiore, degli strombazzamenti in strada, dell'euforia alcolica o della disperazione più tetra.
Dei traumi da calcio ne discuto qui su Wu Magazine, dove ancora non ho capito bene perché mi lascino straparlare.

So che non scrivo da tanto e magari mi dovrei sforzare un po' di più, ma è primavera e mi pesa il culo. Tutte le forze extralavorative, le impiego per correre al parco cinque volte alla settimana (e ci farò un post perché questa è la mia nuova religione), montare sedie altrui, ballare musiche anni '90 sbronza e ascoltare le vite degli altri.
Ed è per questo che torno a scrivere oggi, interrompendo un colpevole silenzio.
Per dire grazie al mio sconosciuto vicino di casa che, anche oggi, come le due primavere scorse, ha inaugurato la stagione delle finestre spalancate, e mi ha allietata con una hit della depressione che becca alcune delle canzoni che amo di più al mondo ma che mi vergogno a sentire da me perché le ho consumate da quante volte le ho ascoltate, ma se le mette qualcun'altro mi fa un regalo immenso (Who by fire, Gelato al limon, Don't think twice it's alright, Com'è profondo il mare, Smisurata preghiera, Naviganti).
Quindi grazie vicino sconosciuto. Palesati.
Se sei anche figo, facciamo l'accocchio.

P.S. una schicchera al primo genio del crimine che viene qua da anonimo a dire di essere il mio vicino.

Bene bene, bambini miei, vi avviso che la mamma da lunedì prossimo sarà nervosetta, in quanto si inaugura un periodo di dieta che terminerà non prima del 24 dicembre 2009, quando, in occasione delle feste natalizie, mammina vostra vanificherà quattro mesi di sforzi si concederà una piccola tregua a base di pandoro e cotechino (insieme, inzuppati nel lardo di colonnata e spalmati di nutella), per poi ricominciare con il regime ipocalorico dal 6 gennaio 2010. Ora, tesorini adorati, direte voi: ma sei pazza? l'estate è appena finita, non potevi pensarci prima? Ebbene diletti pargoli, siete così ingenuotti che dubito possiate essere figli miei - ecco cosa risponderei io alla vostra tenera obiezione: non è che io sia in ritardo con la dieta, anzi, sono in anticipo. La dieta che comincerò lunedì è intesa per la prova bikini dell'estate 2o1o, ché siamo previdenti qui, ed è frutto di un complicatissimo calcolo

-5 Kg fino a dicembre, +3 Kg durante le vacanze di natale, +2 Kg nel post epifania grazie alle tremila calze della Befana regalatemi da mia nonna sosia-di-Gianni-Morandi che durano fino a metà febbraio, -3 Kg tra tonsillite marzolina, asma allergica e stress post traumatico dovuto alla lunga permanenza in famiglia, +3 Kg, dovuti all'ottimistico vabè tanto ho perso tre chili, non manderò mica tutto in vacca solo per un altro spritz!

che, come potrete facilmente constatare, mi porterà a giugno prossimo, con mio sommo disappunto, ad essere esattamente indentica ad ora solo molto molto più esaurita di così, ma almeno mi eviterà di mettere su peso. E quindi. La dieta che seguirò si basa su un moderatissimo decalogo:

1. i carboidrati e la frittura sono il Male;
2. carne, pesce e verdure sono il Bene assoluto e fanno sentire subito più leggeri te e il tuo portafogli;
3. bere due litri d'acqua (ricordarsi: acqua, non vodka liscia) al giorno è indispensabile;
4. la dieta è dolore, diffidare da chi promette soluzioni miracolose e immediate;
5. non dimenticare l'attività fisica. Spostare il cartone della pizza dalle ginocchia, alzarsi dal divano e andare a prendersi una birra in frigo non è uno sport (sennò sarei campionessa olimpica), così come andare a correre non significa andare ai Giardini Margherita, seguire per 100 metri il figo di turno che si allena, poi stravaccarsi su una panchina in preda a un enfisema e fumarsi due Camel di seguito con l'amichetta;
6. quelli che dicono che bisogna mangiare poco di tutto vanno abbattuti a suon di carote crude in testa perché non sanno cosa vuol dire avere un metabolismo letargico insieme a quelli (amico K. parlo con te) che si disperano perché non riescono ad ingrassare;
7. anche se su Cosmopolitan dicono che col sesso si bruciano un bel po' di calorie, e anche se hai un uomo particolarmente resistente, non c'è notte di passione che tenga se ceni ogni sera a base di salama da sugo e gnocco fritto. E poi, se c'hai uno straccio d'uomo, ed è pure resistente, ma che te frega di metterti a dieta, ormai l'allocco l'hai impalmato;
8. usa tutte le energie mentali di cui disponi per convincerti che la crema di riso muller (per chi sa di che parlo: ma quanti uomini ci vogliono per farne un vasetto?) è un sublime dessert;
9. in caso non ci sia alcuna perdita di peso, vai pure nei camerini di H&M ed illuditi del contrario;
10. la cioccolata non fa ingrassare un paio di palle.

E con questo è tutto. Se qualcuno con poco fiato e molta forza d'animo da settembre si dovesse trovare a Bologna e avesse voglia di andare a correre tre volte alla settimana, non ha che da dirmelo. Una Camel non si nega a nessuno.

Carissimi, scusate la latitanza, sono una donna di mondo, ho da tradurre fumetti hard e spalmarmi creme all'aloe sugli eritemi procuratimi durante il mio breve soggiorno siciliano, unica prova schiacciante -insieme a una invidiatissima ustione delle rotule- della mia permanenza su un bagnasciuga. Ma sappiate che vi ho pensati molto, e ho speso ore e ore delle mie giornate nel tentativo di scattare una foto giusta per questo post, con la mia paglietta in primo piano e lo sfondo sfocato, proposito a cui ho rinunciato dopo aver capito che le macchinette compatte hanno il fuoco unico, ma tant'è.
Come già avevo accennato in un post ormonale che più de così ce stanno solo le caldane de la menopausa, l'amico K. e altri della sua specie, hanno vinto questo Innovation Award, per via di alcuni progetti (pare) rivoluzionari&strabilianti, premio costituito da un meraviglioso fermacarte in vetroresina di forma fallica consegnato da una splendida signorina milanese (la "Innovation Award Winner" Prize Giver, come l'abbiamo sinteticamente soprannominata io e K. verificando, tra grasse risate, l'incredibile capacità di composizione della lingua inglese), più una vacanza interamente spesata in un albergo extralusso di Taormina per due persone, laddove per "extralusso" intendo un posto da petrolieri russi senza scrupoli, imprenditori rampanti, giraffute modelle slave, mandanti di omicidi -anche se Krapp obietterebbe che ordinare un omicidio ti dà direttamente accesso alla Costa Smeralda o l'isola di Saint Barth, mentre a Taormina magari c'è solo qualcuno che ha licenziato molta gente (non che cambi molto, comunque) - e coppie ricche che non vogliono avere bambini tra le scatole (e infatti ce ne sono pochissimi, perché dopo un metro dalla riva l'acqua diventa profondissima, e i ciottoli roventi ustionerebbero le tenere carni di un cinquenne nell'atto di trotterellare con secchiello e paletta). Insomma: posto sin troppo d'alta classe per due abituati ai peggiori ostelli del mondo (provate Zagabria, poi ne parliamo), mare cristallino, pesce spada fresco a ogni ora, una schiera di gente pronta a soddisfare tutti i nostri desideri (in realtà solo uno, alcol, più possibile, in quantità industriali), e un più che probabile coma glicemico da cassata e cannuoli. Insomma, i presupposti per una vacanza spettacolare c'erano tutti.
Partiamo dal fatto che io e l'amico K. non si sia in realtà partiti in due ma in quattro, cioè io, K., e le rispettive ossessioni sentimentali della collezione primavera-estate 2009 che in absentia/praesentia si sono imbarcate con noi a Fiumicino e non hanno mancato di allietare da lontano ogni singolo momento della nostra vacanziella (chissà quanto saranno fischiate le orecchie a quei due poveretti) . Il che vuol dire situazioni del tipo:
[mattina, camera d'albergo, letto a 4 piazze e finestra spalancata che dà su terrazza che dà a sua volta sul mare]
Io e K. apriamo gli occhi, siamo alle estremità opposte, due puntolini troppo piccoli per riuscire a vederci, però sappiamo bene dove siamo, chi siamo e perché siamo lì. All'unisono:
"Ma perché cazzo ci sei tu qui e non Lui/Lei, eh?".

O anche:
Colazione infinita a base di granite, briosche, latte di mandorla. K., afflitto temporaneamente da una tenia, azzarda anche miele, ricotta, salsiccia e affettati. Barcollando satolli come otri verso la spiaggia, dove verremo condotti a spalla da un bagnino ai nostri lettini su cui verrà gentilmente adagiato un morbidissimo telo Ralph Lauren, ci fermiamo un attimo a osservare incantati lo spettacolo del sole non ancora alto, che batte obliquo sull'acqua immobile e sui ciottoli colorati.
Krapp, l'innamorato patologico:
"Ah, quanto sarebbe piaciuto questo posto a Lei, così abile a mordere la bellezza del mondo".
Sun, poetessa-mode on:
"Per quanta dolcezza abbia da offrire il regno di Trinacria, mai ritroverò il miele della sua voce".

Tutto ciò mentre gli altri partecipanti al viaggio-premio, convinti di trovare in me e K. una giovane coppia di sposini, sentendoci discutere continuamente di una lei e di un lui non in loco, ci guardano perplessi e iniziano a interrogarsi su un possibile menage à quatre. E deve sembrare una soluzione abbastanza appetibile, alle coppie di quasi quarantenni lì con noi, che ci vedono tutto il giorno in spiaggia che ridiamo e scherziamo delle nostre piccole tragedie amorose con la complicità di chi negli anni si è costruito un rapporto che naviga su un canale preferenziale. Cosa che a molti di loro, probabilmente, non è riuscito di fare, condannati come sono a dimenarsi frustrati e pieni di disperazione in una sorta di tonnara. Il che, a me e K., un po' ci inquieta, un po' ci fa apprezzare quello che abbiamo per le mani, anche se lontano e problematico, ma soprattutto ci fa sospirare per lo scampato pericolo.

(K. comunque se a 60 anni siamo ancora entrambi single e mi vuoi sposare, sappi che non opporrò resistenza)

(da leggersi velocissimamente e con tono esaltato)

Bene bene bene bene, carillimi tutti! Una felice domenica e un sereno rientro alle vostre sfavillanti vite da questo spaccaballe di ponte del primo maggio. Per voi quest' oggi un post simpatico come quella furbona di mia sorella minore che si è portata via le mie chiavi di casa impedendomi di lasciare questo loculo financo per andare a comprare una stecca di Malboro dal tabaccaio di sotto e rifornire il frigo ormai ridotto a correlativo oggettivo del mio sbrilluccicante vuoto interiore. Per voi un post leggiadro e pieno di joie de vivre, scritto di getto dopo un pranzo domenicale in solitaria a base di tortilla alle verdure, insalata pomodori e basilico, e qualche bicchiere (di troppo) di Gewurtztraminer. Un post lieve, arioso e a finestre spalancate, che non c'è più confine tra dentro queste mura e la strada fuori, con le tende che svolazzano, allietato dalle rondini, dalle note stonate del dirimpettaio pianista che ripropone i grandi successi di Bruno Martino e dai baci con risucchio delle coppiette -vi odio dal profondo del cuore- che passeggiano sotto quelle enormi casse di risonanza che sono i portici bolognesi. Un post scoppiettante come la sinfonia del mio fucile a pallettoni con cui, appostata dietro la finestra del soggiorno a mo' di cecchino, metto in fuga le leggiadre coppiette, perché non si dica che non contribuisco anch'io a questo tardivo ésprit primaverile. Un post colorato come i tetti rossi di questo vicolo, come i muri color ocra, arancio e mattone, come gli scuri verde-bottiglia che chissà quali sguardi celano, e come il cielo azzurro sopra tutte queste cose ignote, come le mie magliette bianche che per magia, dopo un lavaggio azzardato, sono diventate tutte rosa cipria. Per voi un post al profumo di lavanda, tenero e pieno di poesia, almeno quanto quella offertami dal playboy maghrebino che, vista la mia capa gialla spuntare dalla finestra, mi ha urlato a gran voce di succhiarglielo ma che dev'essersi subito ricreduto alla vista del mio sguardo torvo e della dentatura aguzza, pena il vedersi trasformare il suo affare in un inservibile Ćevapčići. Un post per dirvi che ho abbandonato l'ascolto dei CCCP e che aspetto suggerimenti musicali (e non solo, ché non poniamo limiti alla provvidenza qui) su qualcosa che mi cambi la vita. Un post romantico e ormonale, a metà strada tra zitellaggine acuta e sentimenti che sorgono, tra mille incognite e una sola certezza, tra la pesantezza invernale ancora sul groppone e le vesti sempre più succinte, tra la consapevolezza dell'urgenza di una ceretta e l'indolenza da primo raggio di sole, tra l'esaltazione dannunziana e lo sconforto montaliano, il desiderio e il timore per una stagione che viene, ché forse è proprio su questo crinale, buon dio, che troverò una mia cifra.

(e a sorpresa, per i più pigri, la versione mp3 di questo blog, magistralmente interpretata da una capa gloriosa e facilmente ascoltabile e/o scaricabile qui, perché non si dica che gli ex non servono a niente)

Ovviamente il titolo è ironico. La verità è che penso che Corona fosse sotto LSD quando cantava quella canzone, e che l'estate fosse magica solo per lei (e come darle torto, quando ti fai di acido tutto si tinge di nuovi, meravigliosi colori).
Al contrario dell'estate di quella sballona di Corona, la mia estate fino ad ora non ha avuto proprio un cacchio di magic. Certo, c'è stata la varicella a svoltarmi l'estate, ma niente di veramente magico, per lo meno niente di magico come lo si intendeva in quella canzone.
Se lo volete proprio sapere, sono molto incazzata con Corona, perché quella canzone che ancora oggi continuano a dare in radio ha alimentato le illusioni di un sacco di gente. Illusioni che sanno di divertimento, spensieratezza - si scrive così? - , discoteche gremite di gente allegra, Barbara Schnellenburg e Roul Bova che ballano, corpi scultorei e perfettamente abbronzati, e profumo di olio solare al cocco (questa illusione probabilmente vale solo per me, che sto abbastanza fuori da riuscire a sentire odore di cocco al punto tale da desiderare di sniffarne una boccetta).
Insomma, se tutta questa premessa non è stata sufficiente, da qualche giorno sono in preda a uno scoramento che la metà basta. Vorrei solo stare nuda e piangere ore e ore con il ventilatore sparato al massimo in faccia. Siccome sono razionale anche nella disperazione più tetra, un'adeguata ventilazione e la nudità mi paiono condiciones imprescindibili: la prima aiuta a respirare durante i singhiozzi e fa sì che - soprattutto se piangete a occhi sgranati, provateci, è divertente - questi risultino solo di un leggero rossore (come dopo uno starnuto, per intenderci) anzichè bordeaux come dopo un lungo pianto, la seconda evita che il collo delle magliette si inzuppi troppo. Quando siete completamente soddisfatti (o disidratati, di solito le due cose coincidono), se potete, vi consiglio di andare al mare, cosa che ho fatto io oggi, quando dopo un momento di profonda angoscia, ho obbligato mia sorella a venire con me in spiaggia alle sette di sera, mentre sulla nostra caletta si abbatteva uno tsunami. Purtroppo non siamo riuscite a entrare in acqua: la paura di essere sbattute sugli scogli nel tentativo di uscire, ci ha frenate. Abbiamo deciso quindi di sederci a riva e di optare per una morte più gradevole, almeno dal punto di vista estetico, facendoci travolgere dalle onde e procurandoci lividi su tutto il corpo, soprattutto sulle chiappe. E' stato bellissimo, la caletta era tutta nostra, in acqua nessuno, la marea saliva sempre di più e si apprestava a coprirci coi suoi gorghi. Pura poesia.

Poi è arrivata una coppia di mezza età.
Ad occhio e croce direi che si siano messi a trombare in mezzo al mare, dissacrando tutta la magia del momento.
Ce ne siamo tornate a casa, con un po' meno di poesia nel cuore, e una mazzata di realismo non indifferente tra capo e collo.

P.S. per eventuali confidenze relative a momenti di depressione acutissima, confessioni intime, espressioni di solidarietà per questo triste stato, fondazione di gruppi di selfhelp, potete scrivere a nowthewinter@gmail.com. E' una casella che non leggo mai, quindi non otterrete risposta, soprattutto ora che me ne parto per le vacanze. Il che farà sentire voi ancora più soli, e me ancora più una sòla.

Mai avessi osato proporre a mio padre : "papino, andiamo al mare insieme un giorno di questi? Giusto il tempo di un tuffo e asciugarci".
Con lo sguardo intenerito da tanta inusitata affettuosità, quello che ad oggi è l'uomo più timido che abbia mai incontrato, scatta in camera da letto per tornare un attimo dopo agitando uno slippino nero minuscolo che usava quando da piccola mi portava al mare, cent'anni e cento chili fa, imbarazzandomi anche allora, quando non ero ancora la deviata attuale.
"Certo, ho pure il costume da bagno!".
Segue silenzio (il mio) e espressione di disappunto (la sua). "Bè, cos'ha che non va?" - dice candido.
"Non va il fatto che non hai il fisico di Ian Thorpe, che quelli che hai in mano non sono slip ma un francobollo e che saresti osceno. Ma soprattutto quello che non va, è che quel dignitosissimo boxer che usi per girare per casa e andare a buttare l'immondizia, in realtà è un costume da bagno".
"No no ti sbagli, non è un costume da bagno. Quello è un pantaloncino comodissimo, non hai idea. In pratica lo puoi indossare senza metterti le mutande, perché sono incorporate. E' rivoluzionario!".

Talmente naif che non me la sono sentita di dire niente. Tutt'al più ci multano per offesa al pudore e all'onore sessuale.

Subscribe