Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

Troppo tempo senza mettere mano a questo blog. Senz'altro l'amico K. aveva ragione: niente di geniale è mai stato detto o scritto o prodotto da gente felice. Ve lo immaginate voi un P. Roth perfettamente pacificato con se stesso o un Tom Waits cui all'improvviso vengano strappati rimpianti, emarginazione e strazio dalle corde vocali? La felicità toglie mordente e capacità di analisi per proiettarti in un altrove fatto di parole dette a bassa voce, piccoli gesti sorridenti, sguardi cristallini e attese sempre più brevi (per fortuna, ché se la felicità è tanta, altrettanta è la ritensione di liquidi quando ti ritrovi ad agosto all'ottavo mese).
E in tutto questo, ripenso al 1° settembre del 2010, al concerto di Leonard Cohen in Piazza Santa Croce a Firenze con l'amico K., a come all'epoca si fosse entrambi disperati e in balia di eventi che eravamo inadatti a gestire. A come un ciclo di vita disseminato di segni e crepe e destinato a durare un biennio sia iniziato quella sera sulle profetiche parole di Anthem, there is a crack, a crack in everything, that's how the light gets in, e si chiuderà questo settembre con una bimba che ci farà rinunciare a un altro concerto tanto atteso, ma getterà una luce nuova sulle nostre vite.

27.2.12

À rebours

Posted by SunOfYork |

In un tempo neanche tanto lontano, l'amico K. e io ci divertivamo a giocare alla reductio ad unum, procedendo a ritroso in una sorta di ricerca aristotelica delle cause prime delle nostre sofferenze di quel periodo. Dapprima decretammo responsabili delle nostre sciagure sentimentali, alcuni incontri sbagliati fatti negli ultimi anni di vita, poi andammo oltre. Il problema era stato nascere. Poi ci spingemmo ancora un po' più in là: il guaio stava nel Big Bang. Non andammo avanti, questo bastò a soddisfare la nostra ricerca eziologica e a dirci quanto questa attività fosse stata fine a se stessa.
Nelle ultime settimane, a distanza di qualche annetto che però sembra un secolo e per motivi totalmente diversi se non opposti, mi son trovata a rifare lo stesso giochetto della storia a "bivi" datando l'inizio di tutto al 2006 e non più al Big Bang.  E quindi.
E se io e l'amico K. non avessimo preso quel treno da Bari per andare a sentire quel concerto dei Sigur Ros in piazza a Ferrara, e se grazie ai disservizi di Trenitalia (che per una volta ringrazio) non fossimo rimasti bloccati un pomeriggio in una Bologna estiva e deserta in attesa di un treno che ci riportasse a casa, e se di questa Bologna infuocata non mi fossi innamorata in tre ore e a settembre mi fossi trasferita a Milano così come avevo accuratamente pianificato per i sei mesi precedenti, e se questo innamoramento non mi avesse spinto a ribaltare i miei piani e scegliere Bologna come città in cui iniziare la mia vita adulta. E se io e l'amico K. non ci fossimo mollati non appena giunti insieme a Bologna. E se dopo l'amico K. non avessi avuto un'altra relazione altrettanto terminata.
E se non avessi avuto questo blog.
E se non avessi incontrato un uomo esattamente uguale a quello su cui fantasticavo da ragazzina e non mi fossi innamorata del suo sguardo. E se non avessi preso la testardaggine di mia madre e la fede in ciò che sarà di mio padre. E se non avessi avuto amici con cui consigliarmi o semplicemente sfogarmi e poi tornare a crederci di nuovo.
E se non avessimo più voluto far fronte ai se, ai ma e alle innumerevoli battute d'arresto e dietrofront o se invece di sceglierci avessimo scelto altro, alternative pure allettanti che ci avrebbero aperto scenari diversi, magari belli ma sicuramente divergenti.
E se tutto questo non fosse successo, e se io ancora pensassi, come qualche anno fa, che il nesso causa-effetto abbia un qualche senso che non sia la mera illusione che gli eventi della vita non siano una sequela irrelata di fatti, direi che è tutta questa serie di concause che mi ha portata oggi ad aspettare un bambino, e ad aspettarlo con l'uomo che dal primo momento avevo voluto come compagno e padre dei miei figli.
(e ad essere felice. ma questo lo diciamo sottovoce)

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