Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo


Ma sono l'unica che ogni santa volta che riempie i campi email e password per effettuare un qualche login, e poi spunta la casella Ricordati di me, in testa canta Ricordati di me (questa sera che non hai da fare) e poi si mette a ridere da sola?

Sono solo le 9.54 e mi è capitato già un paio di volte sul sito del dizionario Garzanti.

Ovviamente l'increscioso episodio è seguito sempre dalla stessa doppietta: brivido lungo la schiena per l'untuosa viscidezza di Venditti e la constatazione di quanto sia diventata nerd.
Insomma, ci son voluti ventotto anni, ma ce l'ho fatta.
Festeggerò con una partita a Bubble.

20.9.10

Wu Magazine - Settembre 2010

Pubblicato da SunOfYork |

Il primo appuntamento non si scorda mai.
Nel bene e nel male.
Se ne parla qui, sull'uscita settembrina di Wu Magazine.

(ah ah ah, mi derido da sola, ma giuro che quando ho scritto che avrei chiuso questo blog, ci credevo sul serio. Almeno per i primi 15 minuti. Poi il tempo passa, il tempo passa, il tempo passa, e pure velocemente e questa ve la devo proprio raccontare)

Bene, visto che a sminuire tutto son brava, diciamo che sto passando un periodo un po' difficile. Tra picchi di euforia e baratri emozionali, ho deciso di fare le cose che normalmente mi fanno star bene: prendermi cura di me stessa (farmi una doccia, ché non si è mica fighette qui) e sistemare la casa, ché quando il disordine interiore regna sovrano, quella di dare una parvenza d'ordine a ciò che mi circonda diventa un imperativo assoluto.
Ecco come sono andate le cose nel solo pomeriggio di ieri e nei 2 mq del microscopico bagno di casa mia.
Prima però un piccolo prologo - chi mi conosce, sa che qualche problemino coi bagni ce l'ho, a partire da quando -a causa di una fatale ingenuità del legittimo proprietario di casa, che in un impeto ecologista decise di raccogliere gli oli esausti derivanti da una frittura di panzerotti in un flacone di detersivo per i pavimenti, e ovviamente, di riporre tale flacone tra gli altri detersivi- decisi di aiutare il poveretto, immerso nell'affanoso compito delle pulizie, lavandogli alla perfezione il pavimento del bagno con quella miscela untuosa (cosa che probabilmente verrà rimproverata alla sottoscritta per i secoli a venire) e pensando anche "ah però, che strano odore ha questo nuovo detersivo". Quanto al mio bagno, chi legge questo blog forse ricorda che abito in un palazzo nel centro storico e sa anche che casa mia, per quanto deliziosa e naif, è messa male per tutto quello che riguarda l'impianto idraulico, cosa che si ripercuote in tutta la sua nefasta problematicità soprattutto nel bagno. Un bagno minuscolo in cui, fino a qualche tempo fa, (poi ho risolto brillantemente col domopak) dovevi scappare alla velocità della luce se tiravi l'acqua dello sciacquone, perché dalla cassetta in alto pioveva a catinelle, in cui sono successi episodi degni del miglior genere splatter, in cui si rompe ogni giorno qualcosa, in cui lo specchio è piazzato così in basso che se voglio truccarmi devo mettermi in ginocchio ecc.
Comunque. Ora funzionava (più o meno) tutto. Son lì che spignatto come una dannata in attesa che si palesi per cena l'amico Fascinoso Scrittore, per poi andare a sentire Dalla e De Gregori in serata, ed ecco che parte la serie di sfighe.
Faccio per scolare il riso (l'insalata di riso preparavo, manco un piatto da grande chef) ma mi dimentico dell'utilità delle presine nel sollevare le pentole. Afferro quindi i manici a mani nude, ustionandomele entrambe di brutto ma fortunatamente senza rovesciarmi tutto addosso, il riso però si riversa interamente nel lavandino. Sempre a mani nude e ormai ridotte a plastilina, tolgo il riso a manate per non intasare lo scarico e lo getto nel bidone dell'umido, dopodiché, incazzata nera per la stupidaggine commessa, prendo a calci il suddetto bidone, che -guarda un po'- si ribalta in cucina. Siamo già al delirio. Raccolgo alla meglio e mi impongo di calmarmi.
Prendo i miei fighissimi shampoo, balsamo e maschera per capelli di Provost (scusate, faccio pubblicità, ma mi hanno cambiato la vita, e solo una donna sa che soddisfazione sia trovare i prodotti per capelli che fanno proprio al caso tuo), mi strappo i vestiti e, nuda, mi dirigo come una furia verso il bagno. Nel farlo, passo davanti alle finestre del soggiorno, con somma gioia del mio vecchio dirimpettaio, ma vabè.
Arrivo in doccia, apro l'acqua, tiepidina, perfetta. Mi ci fiondo. Tempo tre secondi la fottutissima acqua per qualche fottutissimo motivo è gelida e non accenna a scaldarsi. Grondante, e dando voce alle peggiori bestemmie baresi che mi vengono in mente, vado a controllare la caldaia (in cucina). Mi accorgo di aver spostato la leva con una manata, nella rabbia. La risollevo e sto già crepando di freddo. Corro di nuovo in doccia. L'acqua finalmente è perfetta, passano 5, 10 minuti, metto balsamo, maschera, mi insapono trecento volte, faccio uno scrub. Poi noto un particolare inquietante. Ho i piedi immersi nell'acqua, che sta strabordando. Lo scarico è andato e il bagno è completamente allagato. Esco dalla doccia per rimediare, scivolo ma riesco a non cadere reggendomi al cerchio del water. Risultato: divelto anche quello, oltre al mio equilibrio psichico. Vi giuro, forse qualcuno molto crudele riderebbe all'immagine di me, ancora insaponata, che ramazzo il bagno con guanti e stivali da pioggia, io semplicemente sono scoppiata a piangere. Poi mi son fatta forza, ho asciugato il pavimento ripetendomi il mantra "peggio di così, che cosa può succedere". Forte di questa convinzione (e del pavimento lucidato a specchio), decido di capire il motivo di tale ingorgo.
Una piccola precisazione: ci sono solo due cose al mondo che mi fanno veramente schifo - la pasta cotta, quando rimane a lungo nel lavello e diventa bianchiccia e molle, e i capelli negli scarichi. Ovviamente, nel caso della doccia, era improbabile che l'otturazione fosse dovuta a dei fusilli (almeno spero), quindi giro la testa dall'altra parte e con in mano praticamente un intero rotolo di cartigienica, faccio per rimuovere i capelli. Poi, fatalmente, mi volto a guardare se li ho tolti tutti Insomma, la faccio breve, vomito, e non centro nemmeno il water, vomito sul pavimento appena tirato a lucido. A quel punto, in quella situazione lì, non puoi far altro che ridere.
E infatti rido, rido, rido fino allo sfinimento.
Poi mi alzo, rilavo tutto, e decido di riaprire questo blog, ché se son sopravvissuta a un pomeriggio così, sopravvivo a tutto. E niente, c'è chi si risolleva grazie a tramonti mozzafiato, a canzoni dal testo profondo, ad improvvise accensioni poetiche che riempiono tutto di senso.
Io ho avuto un'epifania nel cesso di casa mia.
(che fa pure rima)

P.S. Grazie, a tutti. Inutile aggiungere altro.

7.9.10

three wishes

Pubblicato da SunOfYork |

accanto Loretta Lux - Three wishes.

Non scriverò per un po', forse mai più. Non chiudo il blog perché mi mancano le forze per far scelte e perseguirle con costanza. Perché mi ritrovo a iniziare settembre e a non credere più che qualcosa possa durare per merito mio, foss'anche la maledetta chiusura di un blog. Perché scriverei solo delle robe tristissime e mi ero abituata a strappare almeno un sorriso a post.
Non è tempo per sorridere questo.
Vi saluto con le mie three wishes e spero le vostre abbiano un respiro più ampio.

1.che il tempo passi
2.che il tempo passi
3.che il tempo passi

E magari anche un po' di senso a piovere su tutto.

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