Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

27.2.12

À rebours

Pubblicato da SunOfYork |

In un tempo neanche tanto lontano, l'amico K. e io ci divertivamo a giocare alla reductio ad unum, procedendo a ritroso in una sorta di ricerca aristotelica delle cause prime delle nostre sofferenze di quel periodo. Dapprima decretammo responsabili delle nostre sciagure sentimentali, alcuni incontri sbagliati fatti negli ultimi anni di vita, poi andammo oltre. Il problema era stato nascere. Poi ci spingemmo ancora un po' più in là: il guaio stava nel Big Bang. Non andammo avanti, questo bastò a soddisfare la nostra ricerca eziologica e a dirci quanto questa attività fosse stata fine a se stessa.
Nelle ultime settimane, a distanza di qualche annetto che però sembra un secolo e per motivi totalmente diversi se non opposti, mi son trovata a rifare lo stesso giochetto della storia a "bivi" datando l'inizio di tutto al 2006 e non più al Big Bang.  E quindi.
E se io e l'amico K. non avessimo preso quel treno da Bari per andare a sentire quel concerto dei Sigur Ros in piazza a Ferrara, e se grazie ai disservizi di Trenitalia (che per una volta ringrazio) non fossimo rimasti bloccati un pomeriggio in una Bologna estiva e deserta in attesa di un treno che ci riportasse a casa, e se di questa Bologna infuocata non mi fossi innamorata in tre ore e a settembre mi fossi trasferita a Milano così come avevo accuratamente pianificato per i sei mesi precedenti, e se questo innamoramento non mi avesse spinto a ribaltare i miei piani e scegliere Bologna come città in cui iniziare la mia vita adulta. E se io e l'amico K. non ci fossimo mollati non appena giunti insieme a Bologna. E se dopo l'amico K. non avessi avuto un'altra relazione altrettanto terminata.
E se non avessi avuto questo blog.
E se non avessi incontrato un uomo esattamente uguale a quello su cui fantasticavo da ragazzina e non mi fossi innamorata del suo sguardo. E se non avessi preso la testardaggine di mia madre e la fede in ciò che sarà di mio padre. E se non avessi avuto amici con cui consigliarmi o semplicemente sfogarmi e poi tornare a crederci di nuovo.
E se non avessimo più voluto far fronte ai se, ai ma e alle innumerevoli battute d'arresto e dietrofront o se invece di sceglierci avessimo scelto altro, alternative pure allettanti che ci avrebbero aperto scenari diversi, magari belli ma sicuramente divergenti.
E se tutto questo non fosse successo, e se io ancora pensassi, come qualche anno fa, che il nesso causa-effetto abbia un qualche senso che non sia la mera illusione che gli eventi della vita non siano una sequela irrelata di fatti, direi che è tutta questa serie di concause che mi ha portata oggi ad aspettare un bambino, e ad aspettarlo con l'uomo che dal primo momento avevo voluto come compagno e padre dei miei figli.
(e ad essere felice. ma questo lo diciamo sottovoce)

Ma voi avete presente gli uomini quando si inventano delle occupazioni domestiche per non rendere troppo palese il fatto che non hanno assolutamente voglia di fare nulla, e spacciano quelle inezie che hanno deciso di fare per compiti di massimo rilievo manco si trattasse di salvare il mondo da una pestilenza, tipo, nel bel mezzo delle pulizie di primavera, "tesoro tu continua pure a ribaltare l'armadio, io intanto vado a buttare la plastica nel bidone sotto casa" e poi il bidone si fa magicamente lontano 20 km e lui se ne torna quando tu hai già finito tutto e sei stramazzata sul letto?
Ecco, questa è solo uno dei tragicomici atteggiamenti maschili che si è provato a stigmatizzare bonariamente, qui, sull'uscita di febbraio di WU Magazine, in una lettera che non è proprio scritta a macchina, ma che comunque prende il titolo da questo piccolo capolavoro.

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