Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

Il guaio è che io sono una persona profondamente empirica: non esiste verità scientifico-filosofica trasmessami nel tempo che io non abbia passato al vaglio critico con l'ostinazione di un mulo. Ho motivo di credere di non aver superato, in quasi trent'anni, la fase dei perché: se tutti si comportassero come me, le conoscenze umane si sarebbero fermate alla preistoria, perché ogni individuo avrebbe dovuto provare sulla sua pelle la verità delle acquisizioni fatte dai suoi predecessori.
Come qualcuno forse ricorderà, a novembre avevo causato un'esplosione nel forno per il solo gusto di smentire mio nonno che anni prima mi aveva ingiunto di incidere le castagne prima di cucinarle senza spiegarmi il perché.
Ieri, con mia sorella, entrambe in visita in Puglia, eravamo di ritorno da un giro di shopping selvaggio. Era tardi, avevamo poca benzina, e volevamo far un favore a nostra madre non lasciandole la macchina a secco come nostro solito. Il problema è che non avevamo alcuna intenzione di fare benzina al self service -eravamo troppo stanche per lo shopping per schiodare il culo dai sedili e poi non sappiamo farlo- quindi abbiamo trovato una Shell con un tizio abusivo e abbiamo lasciato  che ci facesse 10 euro (tirchie) di diesel, pur avendo il dubbio che la macchina di nostra madre non andasse a diesel ma a senza piombo.
Il risultato è che la macchina non è più partita: per un arco di tempo sufficientemente lungo da far quasi albeggiare, io e mia sorella ci siam guardate con la faccia di chi non ha la più pallida idea di cosa fosse successo, poi, con un fulmineo scambio di battute in cui abbiamo dato sfoggio di tutta la nostra abilità sillogistica ("non è la stessa cosa come pensavano noi?", "ma va! anche il diesel è senza piombo sennò si chiamerebbe con piombo!", "ma sì dai, che vuoi che sia: gasolio, benzina, gas, elio, è tutto uguale", "minchia salteremo per aria?", "sì gasolio più benzina notoriamente creano la nitroglicerina"), ci siamo rese conto del perché i benzinai facciano sempre quella domanda sul tipo di carburante 
Dopo questa fondamentale acquisizione che ci ha elevate al livello di novelle Ford, quasi compiaciute per l'applicazione a una simile banalità del modello empirico galileano, abbiamo dovuto subire la duplice umiliazione di una telefonata a nostra madre che ci ha ricordato, insieme a tutti i santi e le madonne del calendario, quanto siamo inette, e dello sguardo di pena riservatoci da nostro padre arrivato a soccorrerci col suo meccanico di fiducia abbondantemente dopo ora di cena. 
Ci siamo consolate, sulla via di casa, ricordandoci che il problema è che siamo due intellettuali, e che è il destino di tutti i geni quello di essere incompresi.

9.3.11

Wu Magazine, Marzo 2011

Pubblicato da SunOfYork |

Io, una volta, volevo mollare un tipo. Mi ero preparata tutto un discorso molto ragionevole e molto delicato, in cui spiegavo le (validissime) ragioni per cui non potevamo più stare insieme (era uno stronzo).
Prendo coraggio, lo chiamo. Non risponde.
Mando un sms: "appena puoi chiamami, ti devo dire una cosa".
Lui impanicatissimo mi chiama: "ehi dimmi che c'è, mi hai fatto preoccupare!"
L'inetta che è in me: "ah no niente, volevo dirti che ti amo".
...
Non gliel'avevo mai detto. Quando si dice il tempismo.
Non vi sto a raccontare la voglia di prendere a capate il muro, e i pensieri che ho fatto in quel momento, ma era un monologo a metà strada tra l'avanspettacolo e i cori da tragedia euripidea, una roba del tipo noo cazzo nooo ora mi dovrò sorbire questo tipo ancora per un bel po' altrimenti come posso giustificare il fatto di avergli detto questa cosa, ordinerà un tso (meritatissimo), forse è meglio sopportarlo per tutta la vita, sposarlo, stargli accanto, dargli dei figli che saranno stronzi come lui piuttosto che fare una figura così magra, sì sì è una punizione degna per essere una bugiarda incapace di dire le cose come le pensa! oh no però preferisco comunque un elettroshock a una vita con questo tipo, si fottano le spiegazioni...
E infatti una settimana dopo è finita davvero, non c'è stato alcuno elettroshock ma da allora ho smesso di dire quelle due parole.
Se lo dico, lo dico in altri modi. Tipo, con la santa pazienza e con  i piccoli gesti.
Se ne parla qui, sull'uscita marzolina di Wu Magazine. E voi ce le avete quelle due sillabe nel vostro dizionario amoroso?

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