Yes, darling. Life sucks

Learning how to cope since 1982

"Tornerò a scrivere non appena mi andrà di ammorbarvi con la mia depressione".
Cioè, tipo, adesso mi va una cifra, quindi vi parlerò dell'Irlanda: sono stata depressa anche lì, e ho trascorso le notti con gli occhi sgranati fissando il soffitto nel tentativo di reprimere una crisi di panico. Ogni tentativo di attribuire la cosa ai visi inquietanti degli innumerevoli signori O'Donnell proprietari degli innumerevoli bed and breakfast e al generale alone di follia che si respirava nelle loro stanze (rosa, infiocchettate, con tanto di baldacchino e bambole di ceramica dagli occhi spiritati) è fallito, e la sensazione di angoscia è continuata anche una volta tornata a casa. (Questo non è comunque significativo, perché qui di aloni di follia ne sappiamo più degli irlandesi, si può dire che li abbiamo inventati noi). Ad ogni modo.
Dalla prospettiva di una persona in profonda crisi ormonal-esistenziale (che nel mio caso è lo stesso, essendo la mia esistenza governata al 90% da ormoni), il posto di certo più appetibile sono le famosissime Cliffs of Moher. Le stradine sterrate - sempre rigorosamente con limite a 100 km/h - che conducono alle scogliere, offrono al depresso (motivate) speranze di ricongiungersi all'Eterno: fangose, spesso allagate da masse d'acqua non identificate, a doppio senso di marcia, illudono il soggetto in crisi che ci possa essere una fine alla sofferenza, se si aggiunge poi l'obbligo di guidare dal lato sbagliato - perché quello è il lato sbagliato - , allora sì che si intravede la luce alla fine del tunnel. Si arriva così alle scogliere, che ho visitato mentre erano battute dalla bora e da un acquazzone a vento che le rendeva amabilmente scivolose sui bordi. Peccato che la foto che ho caricato sia un po' piccola, altrimenti potreste vedermi sopra le rovine del castelletto, perché avevo paura che lanciarmi dalle scogliere non fosse sufficiente e pensavo che fosse il caso di aggiungere qualche altro metro al salto nel blu. Ad ogni modo un posto veramente suggestivo, solo non fatevi beccare dalle guardie nell'atto di spiccare il volo o niente mission accomplished.
Altri posti, sempre nella stessa ottica distorta, con i pensieri che essi hanno suscitato:
- il Burren, zona sassosa e vagamente lunare: perfetta istantanea della waste land interiore del depresso (io), e causa di innumerevoli nevrosi del guidatore (lui), ormai in totale simbiosi con la voce femminile del Garmin;
- la città di Limerick, di cui MacGrath ha fatto un ritratto che definirei lusinghiero ne Le ceneri di Angela: "allora esiste un luogo più squallido e desolato della mia anima";
- il Ring of Kerry: (pensiero indirizzato all'autista) "e su, lo vedi quello strapiombo? che aspetti?", o alternativamente "vorrei essere una pecora e brucare tutto il giorno".
- il Connemara: "quanta bellezza. peccato che risucchiata come sono da questo buco nero non riesca a provare gioia" o alternativamente "quasi quasi mi faccio suora alla Kylemore Abbey, così la smetto di avere problemi con gli uomini".
- Galway e Dublino: "ma che cacchio ha tutta sta gente da cantare e ballare?" e anche "una pinta di guinness per favore*, ché ho bisogno di obnubilarmi, grazie".

E insomma, questa è stata l'Irlanda per me. Pioggia, freddo, Guinness e una quantità di pecore incredibile. E stranamente, nonostante tutto, la vacanza più bella della mia vita.

Non è che sto ancora pascolando insieme alle innumerevoli capre irlandesi. Sto passando un momento di scazzo, che non ne passavo di simili da quando scoprii che quella squinzietta saltellante di kylie minogue aveva duettato con nick cave prima di diventare quella squinzietta saltellante di kylie minogue. Cioè, veramente deprimente.
Non vi dico che tornerò a scrivere quando sarò meno depressa. Tornerò a scrivere non appena mi andrà di ammorbarvi con la mia depressione.
Nel frattempo chi mi vuol bene, può gentilmente contribuire alla mia causa con un barile di litio.
Ciao cari, teniamoci in contatto

Ovviamente il titolo è ironico. La verità è che penso che Corona fosse sotto LSD quando cantava quella canzone, e che l'estate fosse magica solo per lei (e come darle torto, quando ti fai di acido tutto si tinge di nuovi, meravigliosi colori).
Al contrario dell'estate di quella sballona di Corona, la mia estate fino ad ora non ha avuto proprio un cacchio di magic. Certo, c'è stata la varicella a svoltarmi l'estate, ma niente di veramente magico, per lo meno niente di magico come lo si intendeva in quella canzone.
Se lo volete proprio sapere, sono molto incazzata con Corona, perché quella canzone che ancora oggi continuano a dare in radio ha alimentato le illusioni di un sacco di gente. Illusioni che sanno di divertimento, spensieratezza - si scrive così? - , discoteche gremite di gente allegra, Barbara Schnellenburg e Roul Bova che ballano, corpi scultorei e perfettamente abbronzati, e profumo di olio solare al cocco (questa illusione probabilmente vale solo per me, che sto abbastanza fuori da riuscire a sentire odore di cocco al punto tale da desiderare di sniffarne una boccetta).
Insomma, se tutta questa premessa non è stata sufficiente, da qualche giorno sono in preda a uno scoramento che la metà basta. Vorrei solo stare nuda e piangere ore e ore con il ventilatore sparato al massimo in faccia. Siccome sono razionale anche nella disperazione più tetra, un'adeguata ventilazione e la nudità mi paiono condiciones imprescindibili: la prima aiuta a respirare durante i singhiozzi e fa sì che - soprattutto se piangete a occhi sgranati, provateci, è divertente - questi risultino solo di un leggero rossore (come dopo uno starnuto, per intenderci) anzichè bordeaux come dopo un lungo pianto, la seconda evita che il collo delle magliette si inzuppi troppo. Quando siete completamente soddisfatti (o disidratati, di solito le due cose coincidono), se potete, vi consiglio di andare al mare, cosa che ho fatto io oggi, quando dopo un momento di profonda angoscia, ho obbligato mia sorella a venire con me in spiaggia alle sette di sera, mentre sulla nostra caletta si abbatteva uno tsunami. Purtroppo non siamo riuscite a entrare in acqua: la paura di essere sbattute sugli scogli nel tentativo di uscire, ci ha frenate. Abbiamo deciso quindi di sederci a riva e di optare per una morte più gradevole, almeno dal punto di vista estetico, facendoci travolgere dalle onde e procurandoci lividi su tutto il corpo, soprattutto sulle chiappe. E' stato bellissimo, la caletta era tutta nostra, in acqua nessuno, la marea saliva sempre di più e si apprestava a coprirci coi suoi gorghi. Pura poesia.

Poi è arrivata una coppia di mezza età.
Ad occhio e croce direi che si siano messi a trombare in mezzo al mare, dissacrando tutta la magia del momento.
Ce ne siamo tornate a casa, con un po' meno di poesia nel cuore, e una mazzata di realismo non indifferente tra capo e collo.

P.S. per eventuali confidenze relative a momenti di depressione acutissima, confessioni intime, espressioni di solidarietà per questo triste stato, fondazione di gruppi di selfhelp, potete scrivere a nowthewinter@gmail.com. E' una casella che non leggo mai, quindi non otterrete risposta, soprattutto ora che me ne parto per le vacanze. Il che farà sentire voi ancora più soli, e me ancora più una sòla.

29.7.08

We're all from Barcelona

Posted by SunOfYork |

Qualche giorno fa all'Hana Bi di Marina di Ravenna hanno suonato gli I'm from Barcelona, un gruppo indie svedese così numeroso (29 membri) da far invidia al coro delle zite di Ceglie, e chi conosce il posto sa che ce ne sono in abbondanza.
Devo ammettere che sono in difficoltà perché il mio obiettivo in questo post non è distruggerli col sarcasmo acido a cui ormai vi avrò assuefatti, e non vorrei che la cosa vi stranisse troppo.
Mio malgrado devo dire che mi sono piaciuti, senza se e senza ma.
In pratica questi tipi viaggiano a bordo di un pulman gigante tipo quelli che si usano per andare in pellegrinaggio a Cascia, sono sempre colorati, totalmente freak e irrimediabilmente suonati, musicalmente delle mezze tacche - il top sono state delle maracas a forma di teschio e una minitrombetta giocattolo - e le loro canzoni non affrontano nessun tema di rilievo e anzi scelgono programmaticamente la via della leggerezza (si spazia dal problema esistenziale dello svegliarsi tardi il lunedì, al dramma di una collezione di francobolli incompleta, fino alla tragedia della varicella, e questo è valso il mio amore incondizionato per il gruppo). Semplicemente le loro riflessioni sono quelle che potrebbe fare un ragazzino di quinta elementare, condite con un pizzico (sto usando un eufemismo, stiamo pur sempre parlando di gente che viene dalla Svezia) di follia del cantante e inserite in un contesto giocoso e hippie come pochi, capace di contagiare persino le persone più restie ad abbandonarsi all'euforia (io): addirittura quando hanno rovesciato dal tetto un copripiumino ikea pieno di palloncini colorati, ho quasi quasi pensato che avrei potuto giocare anche io come gli altri anzichè fare la guastafeste e scoppiarli, poi però non ho resistito e ho tirato fuori il punteruolo. In mia difesa c'è da dire che li ho scoppiati con enorme entusiasmo, per integrarmi col mood generale.
Alla fine, il cantante in muta da palombaro si è esibito in un volo col suo gommone sulle braccia della folla e al grido di "To the ocean" - evidentemente non sapeva che a Ravenna non c'è l'oceano, o più probabilmente non aveva idea di dove si trovasse - si è fatto condurre al mare seguito da tutti gli altri membri, per il bagno di mezzanotte (qui la testimonianza). E' un vero peccato che il cantante non si sia gettato col gommone verso di me: con lo stesso entusiasmo con cui ho scoppiato i palloncini, avrei scoppiato il suo gommone. Mi chiedo perché non mi lascino mai giocare in santa pace col mio punteruolo.
Comunque signori miei, sono completamente sconclusionati, strambi e fuori dal mondo, e con sconclusionati, strambi e fuori dal mondo, intendo adorabili.
Il nome del gruppo viene da un telefilm, Fawlty Towers, in cui c'è un cameriere, Manuel, che per spiegare le sue stranezze, ripete sempre la frase "I'm from Barcelona", e mai nome fu più azzeccato per questo gruppo di sciroccati, che di stranezze ne sa qualcosa.
Ai tempi di quei laboratori di inglese tenuti da PaulA.JarvisIusedtohaveacrushonyou (sì, lo so, è un nome bizzarro anche questo) di cui ho avuto modo di parlare in precedenza, a noi poveri studenti fu somministrata una puntata di Fawlty Towers. Era un incrocio di idiozia e humour inglese, e per incrocio di idiozia e humour inglese intendo qualcosa di veramente detestabile. Rideva solo colui che ci aveva propinato quel diabolico telefilm, ma credo fosse più per sadismo che per altro.
E ora vi lascio con la canzone che vi ossessionerà per i prossimi mesi. Saludos.

Oltre alla passione compulsiva per i telefilm, uno dei modi più brillanti in cui si esprime tutta la mia maniacalità è nella continua elaborazione di Top Five: fondamento e sostanza stessa della cosmologia sunofyorkica, la personal Top Five si nutre delle nevrosi e piccole ossessioni della sua ideatrice, riflettendo l'eroico quanto vano tentativo della stessa di arginare l'entropia e conferire al proprio cosmo un assetto paratattico e simmetrico. Va da sè che la creatività nell'inventare nuove Top Five raggiunga il suo spannung in momenti di grande sconquasso psichico, quando ogni categoria dello scibile umano è passibile di essere sintetizzata e scomposta in una top five.
Prendiamo una situazione-tipo: mi sveglio. La caffettiera è stata svuotata dal perfido padre --> Top Five delle sacrosante vendette (1.distruggere il gazebo* appena costruito sul terrazzo, 2. dirgli con aria di sufficienza che la sua auto -acquistata durante la crisi di mezza età- è "carina", 3. iniziare una lunga conversazione mentre gioca al solitario davanti al pc, 4. creargli sensi di colpa perché non porta mai mia madre in giro, 5. finirgli il caffè la mattina seguente).
Altra situazione tipo: la nonna Highlander rompe le palle --> Top Five dei modi più intelligenti per liberarmene (1. assoldare un sicario veramente in gamba, 2. avvelenamento farmacologico 3. dirle che Aldo Moro era uno str***o, 4. pagare un rapitore perché la porti in Aspromonte, 5. overdose di zuccheri -è diabetica-/privazione di zuccheri -morirebbe di crepacuore).
Ovviamente non tutte le Top Five sono così tetre. Molte sono piene di gioia e speranza (Top Five dei Viaggi che vorrei fare), altre di certezze luminose (Top Five dei lavori che NON farò da grande - tutti, infatti sarò disoccupata), molte sono delle cretinate, quasi tutte hanno punti di intersezione (Top Five dei motivi di scazzo e Top Five dei fidanzati), tutte sono soggette a mutazioni costanti. Solo alcune sono dei classici: esse prendono il nome di Top Five Ever e occupano i vertici della gerarchia delle Top Five - in particolare, tra di loro figurano quella dei libri, quella dei dischi, e quella delle canzoni più belle. Ammetto che ci sia un certo alone di ineffabilità attorno ad esse - una certa reticenza può essere spiegata con il terrore della sottoscritta di cambiare idea in un secondo momento, con conseguente scombinamento del cosmo (orrore orrore). Enuncerò quindi la sola top five letteraria, che mi pare la più stabile di tutte.
Top Five EVER dei cinque romanzi più belli mai letti:

1. La versione di Barney di Mordecai Richler
2. Io sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe
3. L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers
4. Il lamento di Portnoy di Philip Roth
5. I versi satanici di Salman Rushdie

Ecco, già mi sento in colpa verso Sedaris, Borges, Coe, Hornby, Lethem, e miliardi di altri. Spero comprendano il bisogno di ordine, anche tra libri.
E a proposito di libri. C'è una cosa che tutti quanti oggi siete chiamati a fare.
Vi siete mai accorti di quanto è strano il modo in cui le librerie di tutta Italia dispongono i loro volumi? Uno di noi, uno dei più spocchiosi a dire il vero, visto che non si degna mai di commentare, ha proposto un'iniziativa divertente: fotografate gli accoppiamenti più assurdi che trovate in libreria, e poi inviateli a lui, all'indirizzo randomante@gmail.com.
L'iniziativa si chiama La Strana Coppia. E chissà se randomante di strane coppie ne sa qualcosa.
Ad ogni modo non si sa che si vince, se si vince qualcosa, e nemmeno cosa se ne farà delle vostre foto (niente di buono credo).
Una prospettiva entusiasmante, dunque. Partecipate numerosi!

(un esempio di foto tratta dal contest di randomante: Guarire le infezioni da Candida di Valerio Pignatta e Perché dobbiamo fare più figli di Piero Angela - personalmente avrei preferito qualcosa del tipo "Perché dobbiamo prendere più spesso la candida" - "Per guarire dai figli", ma queste sono opinioni personali)

*il gazebo, o meglio il Gazebo, è la struttura lignea costruita nell'ultimo mese dalle mani paterne sul terrazzo della mia stanza, con la quale il genitore - da sempre sostenitore dell'effetto ringiovanente del fai da tè - ha un rapporto di amore totalizzante.

Mai avessi osato proporre a mio padre : "papino, andiamo al mare insieme un giorno di questi? Giusto il tempo di un tuffo e asciugarci".
Con lo sguardo intenerito da tanta inusitata affettuosità, quello che ad oggi è l'uomo più timido che abbia mai incontrato, scatta in camera da letto per tornare un attimo dopo agitando uno slippino nero minuscolo che usava quando da piccola mi portava al mare, cent'anni e cento chili fa, imbarazzandomi anche allora, quando non ero ancora la deviata attuale.
"Certo, ho pure il costume da bagno!".
Segue silenzio (il mio) e espressione di disappunto (la sua). "Bè, cos'ha che non va?" - dice candido.
"Non va il fatto che non hai il fisico di Ian Thorpe, che quelli che hai in mano non sono slip ma un francobollo e che saresti osceno. Ma soprattutto quello che non va, è che quel dignitosissimo boxer che usi per girare per casa e andare a buttare l'immondizia, in realtà è un costume da bagno".
"No no ti sbagli, non è un costume da bagno. Quello è un pantaloncino comodissimo, non hai idea. In pratica lo puoi indossare senza metterti le mutande, perché sono incorporate. E' rivoluzionario!".

Talmente naif che non me la sono sentita di dire niente. Tutt'al più ci multano per offesa al pudore e all'onore sessuale.

Sì, aboliamoli. La fregatura della lingua italiana sta proprio nella sovrabbondanza di ridondanze e orpelli vari. Nella fattispecie, i puntini di sospensione, oltre a scatenarmi repentini attacchi di orticaria, servono alla nostra lingua più o meno quanto quei leziosi cuoricini che le adolescenti dei miei tempi erano solite apporre sulle "i" (grazie al cielo le tastiere di pc e cellulari ancora non offrono questa opzione, e dubito che le quindicenni di oggi scrivano ancora a penna): sono superflui, rendono la comprensione complicata, offendono il mio senso estetico abbruttendo la lingua.
Non che la mia personalissima e assolutamente folle crociata prenda le mosse da questioni meramente estetiche. I puntini di sospensione mi fanno orrore: sono la contropartita scritta di quei brutti suoni che si emettono quando si è insicuri di ciò che si sta dicendo. Sono ancora più orrendi quando da tre diventano trentatrè perché nella testa vuota di chi li impiega vige sempre e in ogni caso la regola del melius abundare quam deficere mentre personalmente sono più una seguace dell'idea di eliminare il soverchio. Sono orrendi in ogni situazione, questo è certo, ma ben di più lo è la filosofia che vi soggiace, ossia la filosofia dell'indefinito.
Dunque, io odio l'indefinito, qualsiasi cosa esso non definisca. Se un concetto è interessante, allora per favore, esploriamolo in tutte le sue sfaccettature: le capacità generative della lingua sono potenzialmente infinite, questo mica lo dico io. Se invece il concetto non è degno di nota, perché alludervi? Tanto lo capiamo comunque che stai alludendo a una banalità con quei puntini, mica aggiungendoci quello che nella tua testa bacata è un je ne sais pas quois di mistero, un quid di enfasi, la sostanza delle cose cambia.
Ma veniamo al perché io abbia preso tanto a cuore questa questione.
In questi giorni, già irritata dal morbo terribile che mi ha afflitta, un enorme motivo di scoramento è andato a completare la mia mitica top five della paranoia esistenziale: Il Più Grande Errore della Mia Vita - ossia un folle con cui ancora minorenne, in un attacco feroce di lolitismo, intrattenni una liaison, e che trattai come una pezza da piedi nonostante avesse più del doppio dei miei anni - ha trovato "per caso" (il corrispettivo nell'era informatica del "mi trovavo a passare da queste parti") il mio indirizzo email su un sito e dopo quasi una decade di dignitoso silenzio ha deciso di scrivermi una mail. Poi siccome non gli ho risposto, ha pensato bene di scrivermene un'altra e un'altra ancora.
Tralasciando i contenuti, che pure meriterebbero di essere riportati qui a monito imperituro, ciò che mi ha sconvolta è l'abuso di puntini di sospensione fatto da questo pover'uomo ormai di mezza età. Il che mi ha portato a compiere un'esegesi dei puntini di sospensione, e una classificazione in tre punti delle persone che ne fanno uso. Potrete notare come freudianamente, tutte le mie riflessioni vadano sempre a finire al sesso. Che ci posso fare? Fa caldo, sono al confino da due settimane, non vedo l'Uomo da ancora di più, e sono in ovulazione. Quindi esemplifichiamo.

Caso n.1: il tempo passa...ma...tu... per me...sei un ricordo...indelebile...
Sottotesto: abbiam trombato bene un tempo. Vuoi ancora?
Utenza media: stupratori in pectore, illusi privi di una vita sentimentale, uomini in crisi di mezza età, inetti con un cattivo rapporto con il passato.

Caso n.2: ciao bella...la serata è stata una fikata pazzesca...mankavi solo tu...kose pazze vicino al falò...ti kiamo + trd..............(argh sto male solo a digitarli, ndr)
Sottotesto: ho trombato a sufficienza, però ora vorrei trombare anche con te.
Utenza media: adolescenti esaltati in crisi ormonale, ragazze deviate dalla lettura di Cioè, future veline, futuri calciatori.

Caso n.3: io...non lo so...cosa mi succede...niente ha senso...sono solo/a...una solitudine...che non ha...confini...
Sottotesto: nessuno mi tromba e sono tanto infelice
Utenza media: nerd sociopatici, sfigati con l'apparecchio, adolescenti brufolose e occhialute, gente brutta (gesù, mi faccio schifo da sola a dire ste cose, fossi un altro giuro che non leggerei il mio blog).

Avanti, chi di voi appartiene all'utenza media?
Coraggio, non siate timidi.

Guardate quant'è bellino il virus varicella-zoster (VZV o HHV-3): in questo momento scorazza libero per il mio organismo.
In un post del 1° gennaio 2008, scritto in preda a scoramento tondelliano, riportavo l'oroscopo di Paolo Fox per il segno del Cancro.

Cancro: è meglio se fai testamento. Pover'a tte.

Cioè, io la mia dipartita l'accetterei pure di buon grado, ma la varicella, signori, d'estate e a questa età, proprio no.
Vi saluto. Io e le mie pustole ci ritiriamo nelle nostre stanze.

La domenica, per il vero barese, è indissolubilmente legata al rituale dei frutti di mare crudi: non averli sulla tavola fa di te un barese fasullo, e della domenica, una domenica fasulla, non degna di essere vissuta (eh sì). Immaginate una tavola imbandita, una decina di Peroni da tre quarti (il barese vero beve solo Peroni, raramente la Dreher, che per qualche motivo a me ignoto, viene pronunciata Dreghèr), piatti stracolmi di cozze, calamari crudi, vongole, ostriche, ricci - il barese impallidisce di sdegno al solo pensiero che in giappone li ritengano velenosi - e, se proprio è una grande giornata, i mitici taratuffi.
I taratuffi, signori miei, sono tra i mitili in assoluto più amati dai baresi, e tra i più difficili da trovare in quanto soggetti a un fermo biologico. E perché mai un fermo biologico? Difficilmente riesco a credere si tratti della volontà di salvaguardare il taratuffo, che sa di acido fenico ed è la cosa più orribile che io riesca ad immaginare - quindi per quanto mi riguarda, ben venga l'estinzione, anche rapida - quanto per evitare che il fondale marino venga ulteriormente massacrato dalla dinamite: per lunghi anni, infatti, per prendere i taratuffi, i sub hanno fatto saltare con la dinamite le rocce (perché i taratuffi hanno proprio l'aspetto di piccole rocce - anche se al tatto sono spugnosi - e vivono attaccati agli scogli), deturpando leggermente il fondale, ma questo rientra nella delicatezza innata del barese, che, alle maldive, sarebbe in grado di far saltare l'intero reef per prendere un pezzo di corallo da portare alla nonna come souvenir.
Ovviamente, se lo spettacolo di una tavolata domenicale col pater familias in maniche di camicia non desta particolare attenzione, quello che invece sconvolge è che a Bari queste tavolate si tengano sul suolo pubblico, nella fattispecie sul lungomare, dove numerose famiglie - opportunamente dotatesi di gruppi elettrogeni e braci per arrostire la carne - sono solite imbandire la tavola a ridosso dei muriccioli che separano la strada dalla spiaggia. Ci sono famiglie che hanno quest'abitudine da così tanti anni che sembrano aver acquisito per usucapione il possesso di quella parte di muretto: se per sbaglio ti ci siedi prima che loro arrivino per cenare, ti guardano male, con quello sguardo tra il vacuo e il minaccioso che tutti conosciamo grazie a Cassano.
Poi però viene fuori la vera natura del barese. Mentre fai per andartene, il pater familias ti apostrofa dalla scogliera.
"Mè signorina, andò vè? vin 'ddo, sint quant'iè fresc stu pulp, addor d' mar"*
Tira un morso in testa al polpo ancora vivo, lo sbatte due tre volte sullo scoglio per "arricciarlo" (ci proverò anche io la prossima volta che mi viene in mente di cambiare acconciatura) e te lo offre sorridente. "Statt dò cco' nnu, ca tnimm allìv e cozz p' tutt staser"**.
Ancora traumatizzata dalla storia delle ostrichette curiose di Alice nel paese delle meraviglie, rimani lì titubante. L'esitazione viene colta come voglia di non approfittare della loro generosità: "Uè Nico' - figuriamoci se il nome poteva essere un altro - , annusc pur nu poc d provolon per la signorina"*** (non si sa perché, quest'ultima cosa viene detta in italiano con una certa solennità). Alla fine accetti, con la morte nel cuore: "Grazie mille, solo un po', poi devo scappare".
Ingoi tutto insieme, tentacolo del polpo, provolone e un sorso lungo una vita di primitivo di manduria. Trattieni un conato di vomito: "grazie ancora, mai mangiato niente del genere" (almeno non menti). Poi te ne vai salutando la famigliola.
Mentre ti allontani, un urlo disumano "Oh signorì, c vuè venì n'anda vold, no ddo stamm"****.
E chi ne dubita, siete il nostro Chrysler Building.

*[Dove vai signorina, vieni qua, senti quanto è fresco questo polpo, profuma di mare]
**[Resta a cena con noi, che abbiamo cozze e calamari per tutti stasera]
***[Ehi Nicola, porta un po' di provolone per la signorina]
****[Ehi signorina, se vuoi tornare a trovarci, noi qua stiamo]


Tra i concetti in assoluto più misteriosi per un uomo, al primo posto compare senza dubbio l'importanza dell'intorno. Un'idea così elementare che la sua banalità quasi mi impedirebbe di enunciarla in modo esplicito per paura di suonare troppo scontata, se non fosse che grazie a dio non si invecchia per nulla, e io in questi anni - se c'è qualcosa che ho imparato - è proprio che l'uomo ha una innata avversione per il sottotesto di una conversazione, quindi è bene parlare chiaro, dotandosi possibilmente dell'aiuto di scritte luminescenti e gesti eccessivi.
E quindi cari miei, il romanticismo - non quello da 3msc, per carità - si trova nell'intorno più o meno immediato dell'evento romantico centrale (la cena a lume di candela, la serata trascorsa sul divano a guardare la tv, il bacio, altro).
Visualizzate un punto x su una retta. Il concetto di retta è difficile, lo so, ma provateci. Quanto viene prima e quanto viene dopo quel punto, nell'ambito di un certo raggio, bè carissimi, in quello spazio a voi oscuro, è lì che giace la definizione di romanticismo per una donna. La donna, del punto x (del punto x, sia chiaro, non di altri punti non meglio specificati) se ne sbatte allegramente. Non lo vede proprio il punto x, la donna.
Mettiamo che il punto x sia il fatidico momento del bacio dopo due o tre appuntamenti (ovviamente per due o tre, intendo uno): sbancherete il jackpot solo se il vostro comportamento in prossimità dell'evento sarà stato adeguato. E non intendo 30 secondi prima - 30 secondi dopo: tutto ciò che precede il momento topico, minuti, ore, giornate, stagioni, dev'essere all'altezza. Dalla conversazione durante la cena, alle piccole attenzioni, (dell'apertura dello sportello non ce ne frega una mazza) fino alla mano che aggiusta una ciocca di capelli cascante. Tutto. Se poi vi trovaste a desiderare a un momento x2, allora conta anche ciò che fate dopo. Una frase gentile, rimanere in macchina finché lei non riesce ad aprire la porta di casa ed entrare (non prendete impegni per il resto della serata), un sms subito dopo che vi siete salutati.
Tutti i gesti inattesi sono più che graditi.
E per gesti inattesi, intendo ovviamente tutti i gesti attesi, anzi attesissimi, che una donna fingerà di accogliere con enoooorme sorpresa.
Ma che se non li fate, rendono noi delle stronze col botto e voi dei poveretti che non vedranno mai il punto x2 (e nessun'altro punto, comunque).

Subscribe