Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

27.8.08

pionta guinness, le do thoil!*

Pubblicato da SunOfYork |

"Tornerò a scrivere non appena mi andrà di ammorbarvi con la mia depressione".
Cioè, tipo, adesso mi va una cifra, quindi vi parlerò dell'Irlanda: sono stata depressa anche lì, e ho trascorso le notti con gli occhi sgranati fissando il soffitto nel tentativo di reprimere una crisi di panico. Ogni tentativo di attribuire la cosa ai visi inquietanti degli innumerevoli signori O'Donnell proprietari degli innumerevoli bed and breakfast e al generale alone di follia che si respirava nelle loro stanze (rosa, infiocchettate, con tanto di baldacchino e bambole di ceramica dagli occhi spiritati) è fallito, e la sensazione di angoscia è continuata anche una volta tornata a casa. (Questo non è comunque significativo, perché qui di aloni di follia ne sappiamo più degli irlandesi, si può dire che li abbiamo inventati noi). Ad ogni modo.
Dalla prospettiva di una persona in profonda crisi ormonal-esistenziale (che nel mio caso è lo stesso, essendo la mia esistenza governata al 90% da ormoni), il posto di certo più appetibile sono le famosissime Cliffs of Moher. Le stradine sterrate - sempre rigorosamente con limite a 100 km/h - che conducono alle scogliere, offrono al depresso (motivate) speranze di ricongiungersi all'Eterno: fangose, spesso allagate da masse d'acqua non identificate, a doppio senso di marcia, illudono il soggetto in crisi che ci possa essere una fine alla sofferenza, se si aggiunge poi l'obbligo di guidare dal lato sbagliato - perché quello è il lato sbagliato - , allora sì che si intravede la luce alla fine del tunnel. Si arriva così alle scogliere, che ho visitato mentre erano battute dalla bora e da un acquazzone a vento che le rendeva amabilmente scivolose sui bordi. Peccato che la foto che ho caricato sia un po' piccola, altrimenti potreste vedermi sopra le rovine del castelletto, perché avevo paura che lanciarmi dalle scogliere non fosse sufficiente e pensavo che fosse il caso di aggiungere qualche altro metro al salto nel blu. Ad ogni modo un posto veramente suggestivo, solo non fatevi beccare dalle guardie nell'atto di spiccare il volo o niente mission accomplished.
Altri posti, sempre nella stessa ottica distorta, con i pensieri che essi hanno suscitato:
- il Burren, zona sassosa e vagamente lunare: perfetta istantanea della waste land interiore del depresso (io), e causa di innumerevoli nevrosi del guidatore (lui), ormai in totale simbiosi con la voce femminile del Garmin;
- la città di Limerick, di cui MacGrath ha fatto un ritratto che definirei lusinghiero ne Le ceneri di Angela: "allora esiste un luogo più squallido e desolato della mia anima";
- il Ring of Kerry: (pensiero indirizzato all'autista) "e su, lo vedi quello strapiombo? che aspetti?", o alternativamente "vorrei essere una pecora e brucare tutto il giorno".
- il Connemara: "quanta bellezza. peccato che risucchiata come sono da questo buco nero non riesca a provare gioia" o alternativamente "quasi quasi mi faccio suora alla Kylemore Abbey, così la smetto di avere problemi con gli uomini".
- Galway e Dublino: "ma che cacchio ha tutta sta gente da cantare e ballare?" e anche "una pinta di guinness per favore*, ché ho bisogno di obnubilarmi, grazie".

E insomma, questa è stata l'Irlanda per me. Pioggia, freddo, Guinness e una quantità di pecore incredibile. E stranamente, nonostante tutto, la vacanza più bella della mia vita.

26.8.08

il blog è mio e lo gestisco io

Pubblicato da SunOfYork |

Non è che sto ancora pascolando insieme alle innumerevoli capre irlandesi. Sto passando un momento di scazzo, che non ne passavo di simili da quando scoprii che quella squinzietta saltellante di kylie minogue aveva duettato con nick cave prima di diventare quella squinzietta saltellante di kylie minogue. Cioè, veramente deprimente.
Non vi dico che tornerò a scrivere quando sarò meno depressa. Tornerò a scrivere non appena mi andrà di ammorbarvi con la mia depressione.
Nel frattempo chi mi vuol bene, può gentilmente contribuire alla mia causa con un barile di litio.
Ciao cari, teniamoci in contatto

Ovviamente il titolo è ironico. La verità è che penso che Corona fosse sotto LSD quando cantava quella canzone, e che l'estate fosse magica solo per lei (e come darle torto, quando ti fai di acido tutto si tinge di nuovi, meravigliosi colori).
Al contrario dell'estate di quella sballona di Corona, la mia estate fino ad ora non ha avuto proprio un cacchio di magic. Certo, c'è stata la varicella a svoltarmi l'estate, ma niente di veramente magico, per lo meno niente di magico come lo si intendeva in quella canzone.
Se lo volete proprio sapere, sono molto incazzata con Corona, perché quella canzone che ancora oggi continuano a dare in radio ha alimentato le illusioni di un sacco di gente. Illusioni che sanno di divertimento, spensieratezza - si scrive così? - , discoteche gremite di gente allegra, Barbara Schnellenburg e Roul Bova che ballano, corpi scultorei e perfettamente abbronzati, e profumo di olio solare al cocco (questa illusione probabilmente vale solo per me, che sto abbastanza fuori da riuscire a sentire odore di cocco al punto tale da desiderare di sniffarne una boccetta).
Insomma, se tutta questa premessa non è stata sufficiente, da qualche giorno sono in preda a uno scoramento che la metà basta. Vorrei solo stare nuda e piangere ore e ore con il ventilatore sparato al massimo in faccia. Siccome sono razionale anche nella disperazione più tetra, un'adeguata ventilazione e la nudità mi paiono condiciones imprescindibili: la prima aiuta a respirare durante i singhiozzi e fa sì che - soprattutto se piangete a occhi sgranati, provateci, è divertente - questi risultino solo di un leggero rossore (come dopo uno starnuto, per intenderci) anzichè bordeaux come dopo un lungo pianto, la seconda evita che il collo delle magliette si inzuppi troppo. Quando siete completamente soddisfatti (o disidratati, di solito le due cose coincidono), se potete, vi consiglio di andare al mare, cosa che ho fatto io oggi, quando dopo un momento di profonda angoscia, ho obbligato mia sorella a venire con me in spiaggia alle sette di sera, mentre sulla nostra caletta si abbatteva uno tsunami. Purtroppo non siamo riuscite a entrare in acqua: la paura di essere sbattute sugli scogli nel tentativo di uscire, ci ha frenate. Abbiamo deciso quindi di sederci a riva e di optare per una morte più gradevole, almeno dal punto di vista estetico, facendoci travolgere dalle onde e procurandoci lividi su tutto il corpo, soprattutto sulle chiappe. E' stato bellissimo, la caletta era tutta nostra, in acqua nessuno, la marea saliva sempre di più e si apprestava a coprirci coi suoi gorghi. Pura poesia.

Poi è arrivata una coppia di mezza età.
Ad occhio e croce direi che si siano messi a trombare in mezzo al mare, dissacrando tutta la magia del momento.
Ce ne siamo tornate a casa, con un po' meno di poesia nel cuore, e una mazzata di realismo non indifferente tra capo e collo.

P.S. per eventuali confidenze relative a momenti di depressione acutissima, confessioni intime, espressioni di solidarietà per questo triste stato, fondazione di gruppi di selfhelp, potete scrivere a nowthewinter@gmail.com. E' una casella che non leggo mai, quindi non otterrete risposta, soprattutto ora che me ne parto per le vacanze. Il che farà sentire voi ancora più soli, e me ancora più una sòla.

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