Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

29.7.08

We're all from Barcelona

Pubblicato da SunOfYork |

Qualche giorno fa all'Hana Bi di Marina di Ravenna hanno suonato gli I'm from Barcelona, un gruppo indie svedese così numeroso (29 membri) da far invidia al coro delle zite di Ceglie, e chi conosce il posto sa che ce ne sono in abbondanza.
Devo ammettere che sono in difficoltà perché il mio obiettivo in questo post non è distruggerli col sarcasmo acido a cui ormai vi avrò assuefatti, e non vorrei che la cosa vi stranisse troppo.
Mio malgrado devo dire che mi sono piaciuti, senza se e senza ma.
In pratica questi tipi viaggiano a bordo di un pulman gigante tipo quelli che si usano per andare in pellegrinaggio a Cascia, sono sempre colorati, totalmente freak e irrimediabilmente suonati, musicalmente delle mezze tacche - il top sono state delle maracas a forma di teschio e una minitrombetta giocattolo - e le loro canzoni non affrontano nessun tema di rilievo e anzi scelgono programmaticamente la via della leggerezza (si spazia dal problema esistenziale dello svegliarsi tardi il lunedì, al dramma di una collezione di francobolli incompleta, fino alla tragedia della varicella, e questo è valso il mio amore incondizionato per il gruppo). Semplicemente le loro riflessioni sono quelle che potrebbe fare un ragazzino di quinta elementare, condite con un pizzico (sto usando un eufemismo, stiamo pur sempre parlando di gente che viene dalla Svezia) di follia del cantante e inserite in un contesto giocoso e hippie come pochi, capace di contagiare persino le persone più restie ad abbandonarsi all'euforia (io): addirittura quando hanno rovesciato dal tetto un copripiumino ikea pieno di palloncini colorati, ho quasi quasi pensato che avrei potuto giocare anche io come gli altri anzichè fare la guastafeste e scoppiarli, poi però non ho resistito e ho tirato fuori il punteruolo. In mia difesa c'è da dire che li ho scoppiati con enorme entusiasmo, per integrarmi col mood generale.
Alla fine, il cantante in muta da palombaro si è esibito in un volo col suo gommone sulle braccia della folla e al grido di "To the ocean" - evidentemente non sapeva che a Ravenna non c'è l'oceano, o più probabilmente non aveva idea di dove si trovasse - si è fatto condurre al mare seguito da tutti gli altri membri, per il bagno di mezzanotte (qui la testimonianza). E' un vero peccato che il cantante non si sia gettato col gommone verso di me: con lo stesso entusiasmo con cui ho scoppiato i palloncini, avrei scoppiato il suo gommone. Mi chiedo perché non mi lascino mai giocare in santa pace col mio punteruolo.
Comunque signori miei, sono completamente sconclusionati, strambi e fuori dal mondo, e con sconclusionati, strambi e fuori dal mondo, intendo adorabili.
Il nome del gruppo viene da un telefilm, Fawlty Towers, in cui c'è un cameriere, Manuel, che per spiegare le sue stranezze, ripete sempre la frase "I'm from Barcelona", e mai nome fu più azzeccato per questo gruppo di sciroccati, che di stranezze ne sa qualcosa.
Ai tempi di quei laboratori di inglese tenuti da PaulA.JarvisIusedtohaveacrushonyou (sì, lo so, è un nome bizzarro anche questo) di cui ho avuto modo di parlare in precedenza, a noi poveri studenti fu somministrata una puntata di Fawlty Towers. Era un incrocio di idiozia e humour inglese, e per incrocio di idiozia e humour inglese intendo qualcosa di veramente detestabile. Rideva solo colui che ci aveva propinato quel diabolico telefilm, ma credo fosse più per sadismo che per altro.
E ora vi lascio con la canzone che vi ossessionerà per i prossimi mesi. Saludos.

Oltre alla passione compulsiva per i telefilm, uno dei modi più brillanti in cui si esprime tutta la mia maniacalità è nella continua elaborazione di Top Five: fondamento e sostanza stessa della cosmologia sunofyorkica, la personal Top Five si nutre delle nevrosi e piccole ossessioni della sua ideatrice, riflettendo l'eroico quanto vano tentativo della stessa di arginare l'entropia e conferire al proprio cosmo un assetto paratattico e simmetrico. Va da sè che la creatività nell'inventare nuove Top Five raggiunga il suo spannung in momenti di grande sconquasso psichico, quando ogni categoria dello scibile umano è passibile di essere sintetizzata e scomposta in una top five.
Prendiamo una situazione-tipo: mi sveglio. La caffettiera è stata svuotata dal perfido padre --> Top Five delle sacrosante vendette (1.distruggere il gazebo* appena costruito sul terrazzo, 2. dirgli con aria di sufficienza che la sua auto -acquistata durante la crisi di mezza età- è "carina", 3. iniziare una lunga conversazione mentre gioca al solitario davanti al pc, 4. creargli sensi di colpa perché non porta mai mia madre in giro, 5. finirgli il caffè la mattina seguente).
Altra situazione tipo: la nonna Highlander rompe le palle --> Top Five dei modi più intelligenti per liberarmene (1. assoldare un sicario veramente in gamba, 2. avvelenamento farmacologico 3. dirle che Aldo Moro era uno str***o, 4. pagare un rapitore perché la porti in Aspromonte, 5. overdose di zuccheri -è diabetica-/privazione di zuccheri -morirebbe di crepacuore).
Ovviamente non tutte le Top Five sono così tetre. Molte sono piene di gioia e speranza (Top Five dei Viaggi che vorrei fare), altre di certezze luminose (Top Five dei lavori che NON farò da grande - tutti, infatti sarò disoccupata), molte sono delle cretinate, quasi tutte hanno punti di intersezione (Top Five dei motivi di scazzo e Top Five dei fidanzati), tutte sono soggette a mutazioni costanti. Solo alcune sono dei classici: esse prendono il nome di Top Five Ever e occupano i vertici della gerarchia delle Top Five - in particolare, tra di loro figurano quella dei libri, quella dei dischi, e quella delle canzoni più belle. Ammetto che ci sia un certo alone di ineffabilità attorno ad esse - una certa reticenza può essere spiegata con il terrore della sottoscritta di cambiare idea in un secondo momento, con conseguente scombinamento del cosmo (orrore orrore). Enuncerò quindi la sola top five letteraria, che mi pare la più stabile di tutte.
Top Five EVER dei cinque romanzi più belli mai letti:

1. La versione di Barney di Mordecai Richler
2. Io sono Charlotte Simmons di Tom Wolfe
3. L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers
4. Il lamento di Portnoy di Philip Roth
5. I versi satanici di Salman Rushdie

Ecco, già mi sento in colpa verso Sedaris, Borges, Coe, Hornby, Lethem, e miliardi di altri. Spero comprendano il bisogno di ordine, anche tra libri.
E a proposito di libri. C'è una cosa che tutti quanti oggi siete chiamati a fare.
Vi siete mai accorti di quanto è strano il modo in cui le librerie di tutta Italia dispongono i loro volumi? Uno di noi, uno dei più spocchiosi a dire il vero, visto che non si degna mai di commentare, ha proposto un'iniziativa divertente: fotografate gli accoppiamenti più assurdi che trovate in libreria, e poi inviateli a lui, all'indirizzo randomante@gmail.com.
L'iniziativa si chiama La Strana Coppia. E chissà se randomante di strane coppie ne sa qualcosa.
Ad ogni modo non si sa che si vince, se si vince qualcosa, e nemmeno cosa se ne farà delle vostre foto (niente di buono credo).
Una prospettiva entusiasmante, dunque. Partecipate numerosi!

(un esempio di foto tratta dal contest di randomante: Guarire le infezioni da Candida di Valerio Pignatta e Perché dobbiamo fare più figli di Piero Angela - personalmente avrei preferito qualcosa del tipo "Perché dobbiamo prendere più spesso la candida" - "Per guarire dai figli", ma queste sono opinioni personali)

*il gazebo, o meglio il Gazebo, è la struttura lignea costruita nell'ultimo mese dalle mani paterne sul terrazzo della mia stanza, con la quale il genitore - da sempre sostenitore dell'effetto ringiovanente del fai da tè - ha un rapporto di amore totalizzante.

Mai avessi osato proporre a mio padre : "papino, andiamo al mare insieme un giorno di questi? Giusto il tempo di un tuffo e asciugarci".
Con lo sguardo intenerito da tanta inusitata affettuosità, quello che ad oggi è l'uomo più timido che abbia mai incontrato, scatta in camera da letto per tornare un attimo dopo agitando uno slippino nero minuscolo che usava quando da piccola mi portava al mare, cent'anni e cento chili fa, imbarazzandomi anche allora, quando non ero ancora la deviata attuale.
"Certo, ho pure il costume da bagno!".
Segue silenzio (il mio) e espressione di disappunto (la sua). "Bè, cos'ha che non va?" - dice candido.
"Non va il fatto che non hai il fisico di Ian Thorpe, che quelli che hai in mano non sono slip ma un francobollo e che saresti osceno. Ma soprattutto quello che non va, è che quel dignitosissimo boxer che usi per girare per casa e andare a buttare l'immondizia, in realtà è un costume da bagno".
"No no ti sbagli, non è un costume da bagno. Quello è un pantaloncino comodissimo, non hai idea. In pratica lo puoi indossare senza metterti le mutande, perché sono incorporate. E' rivoluzionario!".

Talmente naif che non me la sono sentita di dire niente. Tutt'al più ci multano per offesa al pudore e all'onore sessuale.

Sì, aboliamoli. La fregatura della lingua italiana sta proprio nella sovrabbondanza di ridondanze e orpelli vari. Nella fattispecie, i puntini di sospensione, oltre a scatenarmi repentini attacchi di orticaria, servono alla nostra lingua più o meno quanto quei leziosi cuoricini che le adolescenti dei miei tempi erano solite apporre sulle "i" (grazie al cielo le tastiere di pc e cellulari ancora non offrono questa opzione, e dubito che le quindicenni di oggi scrivano ancora a penna): sono superflui, rendono la comprensione complicata, offendono il mio senso estetico abbruttendo la lingua.
Non che la mia personalissima e assolutamente folle crociata prenda le mosse da questioni meramente estetiche. I puntini di sospensione mi fanno orrore: sono la contropartita scritta di quei brutti suoni che si emettono quando si è insicuri di ciò che si sta dicendo. Sono ancora più orrendi quando da tre diventano trentatrè perché nella testa vuota di chi li impiega vige sempre e in ogni caso la regola del melius abundare quam deficere mentre personalmente sono più una seguace dell'idea di eliminare il soverchio. Sono orrendi in ogni situazione, questo è certo, ma ben di più lo è la filosofia che vi soggiace, ossia la filosofia dell'indefinito.
Dunque, io odio l'indefinito, qualsiasi cosa esso non definisca. Se un concetto è interessante, allora per favore, esploriamolo in tutte le sue sfaccettature: le capacità generative della lingua sono potenzialmente infinite, questo mica lo dico io. Se invece il concetto non è degno di nota, perché alludervi? Tanto lo capiamo comunque che stai alludendo a una banalità con quei puntini, mica aggiungendoci quello che nella tua testa bacata è un je ne sais pas quois di mistero, un quid di enfasi, la sostanza delle cose cambia.
Ma veniamo al perché io abbia preso tanto a cuore questa questione.
In questi giorni, già irritata dal morbo terribile che mi ha afflitta, un enorme motivo di scoramento è andato a completare la mia mitica top five della paranoia esistenziale: Il Più Grande Errore della Mia Vita - ossia un folle con cui ancora minorenne, in un attacco feroce di lolitismo, intrattenni una liaison, e che trattai come una pezza da piedi nonostante avesse più del doppio dei miei anni - ha trovato "per caso" (il corrispettivo nell'era informatica del "mi trovavo a passare da queste parti") il mio indirizzo email su un sito e dopo quasi una decade di dignitoso silenzio ha deciso di scrivermi una mail. Poi siccome non gli ho risposto, ha pensato bene di scrivermene un'altra e un'altra ancora.
Tralasciando i contenuti, che pure meriterebbero di essere riportati qui a monito imperituro, ciò che mi ha sconvolta è l'abuso di puntini di sospensione fatto da questo pover'uomo ormai di mezza età. Il che mi ha portato a compiere un'esegesi dei puntini di sospensione, e una classificazione in tre punti delle persone che ne fanno uso. Potrete notare come freudianamente, tutte le mie riflessioni vadano sempre a finire al sesso. Che ci posso fare? Fa caldo, sono al confino da due settimane, non vedo l'Uomo da ancora di più, e sono in ovulazione. Quindi esemplifichiamo.

Caso n.1: il tempo passa...ma...tu... per me...sei un ricordo...indelebile...
Sottotesto: abbiam trombato bene un tempo. Vuoi ancora?
Utenza media: stupratori in pectore, illusi privi di una vita sentimentale, uomini in crisi di mezza età, inetti con un cattivo rapporto con il passato.

Caso n.2: ciao bella...la serata è stata una fikata pazzesca...mankavi solo tu...kose pazze vicino al falò...ti kiamo + trd..............(argh sto male solo a digitarli, ndr)
Sottotesto: ho trombato a sufficienza, però ora vorrei trombare anche con te.
Utenza media: adolescenti esaltati in crisi ormonale, ragazze deviate dalla lettura di Cioè, future veline, futuri calciatori.

Caso n.3: io...non lo so...cosa mi succede...niente ha senso...sono solo/a...una solitudine...che non ha...confini...
Sottotesto: nessuno mi tromba e sono tanto infelice
Utenza media: nerd sociopatici, sfigati con l'apparecchio, adolescenti brufolose e occhialute, gente brutta (gesù, mi faccio schifo da sola a dire ste cose, fossi un altro giuro che non leggerei il mio blog).

Avanti, chi di voi appartiene all'utenza media?
Coraggio, non siate timidi.

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