Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo

Guardate quant'è bellino il virus varicella-zoster (VZV o HHV-3): in questo momento scorazza libero per il mio organismo.
In un post del 1° gennaio 2008, scritto in preda a scoramento tondelliano, riportavo l'oroscopo di Paolo Fox per il segno del Cancro.

Cancro: è meglio se fai testamento. Pover'a tte.

Cioè, io la mia dipartita l'accetterei pure di buon grado, ma la varicella, signori, d'estate e a questa età, proprio no.
Vi saluto. Io e le mie pustole ci ritiriamo nelle nostre stanze.

La domenica, per il vero barese, è indissolubilmente legata al rituale dei frutti di mare crudi: non averli sulla tavola fa di te un barese fasullo, e della domenica, una domenica fasulla, non degna di essere vissuta (eh sì). Immaginate una tavola imbandita, una decina di Peroni da tre quarti (il barese vero beve solo Peroni, raramente la Dreher, che per qualche motivo a me ignoto, viene pronunciata Dreghèr), piatti stracolmi di cozze, calamari crudi, vongole, ostriche, ricci - il barese impallidisce di sdegno al solo pensiero che in giappone li ritengano velenosi - e, se proprio è una grande giornata, i mitici taratuffi.
I taratuffi, signori miei, sono tra i mitili in assoluto più amati dai baresi, e tra i più difficili da trovare in quanto soggetti a un fermo biologico. E perché mai un fermo biologico? Difficilmente riesco a credere si tratti della volontà di salvaguardare il taratuffo, che sa di acido fenico ed è la cosa più orribile che io riesca ad immaginare - quindi per quanto mi riguarda, ben venga l'estinzione, anche rapida - quanto per evitare che il fondale marino venga ulteriormente massacrato dalla dinamite: per lunghi anni, infatti, per prendere i taratuffi, i sub hanno fatto saltare con la dinamite le rocce (perché i taratuffi hanno proprio l'aspetto di piccole rocce - anche se al tatto sono spugnosi - e vivono attaccati agli scogli), deturpando leggermente il fondale, ma questo rientra nella delicatezza innata del barese, che, alle maldive, sarebbe in grado di far saltare l'intero reef per prendere un pezzo di corallo da portare alla nonna come souvenir.
Ovviamente, se lo spettacolo di una tavolata domenicale col pater familias in maniche di camicia non desta particolare attenzione, quello che invece sconvolge è che a Bari queste tavolate si tengano sul suolo pubblico, nella fattispecie sul lungomare, dove numerose famiglie - opportunamente dotatesi di gruppi elettrogeni e braci per arrostire la carne - sono solite imbandire la tavola a ridosso dei muriccioli che separano la strada dalla spiaggia. Ci sono famiglie che hanno quest'abitudine da così tanti anni che sembrano aver acquisito per usucapione il possesso di quella parte di muretto: se per sbaglio ti ci siedi prima che loro arrivino per cenare, ti guardano male, con quello sguardo tra il vacuo e il minaccioso che tutti conosciamo grazie a Cassano.
Poi però viene fuori la vera natura del barese. Mentre fai per andartene, il pater familias ti apostrofa dalla scogliera.
"Mè signorina, andò vè? vin 'ddo, sint quant'iè fresc stu pulp, addor d' mar"*
Tira un morso in testa al polpo ancora vivo, lo sbatte due tre volte sullo scoglio per "arricciarlo" (ci proverò anche io la prossima volta che mi viene in mente di cambiare acconciatura) e te lo offre sorridente. "Statt dò cco' nnu, ca tnimm allìv e cozz p' tutt staser"**.
Ancora traumatizzata dalla storia delle ostrichette curiose di Alice nel paese delle meraviglie, rimani lì titubante. L'esitazione viene colta come voglia di non approfittare della loro generosità: "Uè Nico' - figuriamoci se il nome poteva essere un altro - , annusc pur nu poc d provolon per la signorina"*** (non si sa perché, quest'ultima cosa viene detta in italiano con una certa solennità). Alla fine accetti, con la morte nel cuore: "Grazie mille, solo un po', poi devo scappare".
Ingoi tutto insieme, tentacolo del polpo, provolone e un sorso lungo una vita di primitivo di manduria. Trattieni un conato di vomito: "grazie ancora, mai mangiato niente del genere" (almeno non menti). Poi te ne vai salutando la famigliola.
Mentre ti allontani, un urlo disumano "Oh signorì, c vuè venì n'anda vold, no ddo stamm"****.
E chi ne dubita, siete il nostro Chrysler Building.

*[Dove vai signorina, vieni qua, senti quanto è fresco questo polpo, profuma di mare]
**[Resta a cena con noi, che abbiamo cozze e calamari per tutti stasera]
***[Ehi Nicola, porta un po' di provolone per la signorina]
****[Ehi signorina, se vuoi tornare a trovarci, noi qua stiamo]


Tra i concetti in assoluto più misteriosi per un uomo, al primo posto compare senza dubbio l'importanza dell'intorno. Un'idea così elementare che la sua banalità quasi mi impedirebbe di enunciarla in modo esplicito per paura di suonare troppo scontata, se non fosse che grazie a dio non si invecchia per nulla, e io in questi anni - se c'è qualcosa che ho imparato - è proprio che l'uomo ha una innata avversione per il sottotesto di una conversazione, quindi è bene parlare chiaro, dotandosi possibilmente dell'aiuto di scritte luminescenti e gesti eccessivi.
E quindi cari miei, il romanticismo - non quello da 3msc, per carità - si trova nell'intorno più o meno immediato dell'evento romantico centrale (la cena a lume di candela, la serata trascorsa sul divano a guardare la tv, il bacio, altro).
Visualizzate un punto x su una retta. Il concetto di retta è difficile, lo so, ma provateci. Quanto viene prima e quanto viene dopo quel punto, nell'ambito di un certo raggio, bè carissimi, in quello spazio a voi oscuro, è lì che giace la definizione di romanticismo per una donna. La donna, del punto x (del punto x, sia chiaro, non di altri punti non meglio specificati) se ne sbatte allegramente. Non lo vede proprio il punto x, la donna.
Mettiamo che il punto x sia il fatidico momento del bacio dopo due o tre appuntamenti (ovviamente per due o tre, intendo uno): sbancherete il jackpot solo se il vostro comportamento in prossimità dell'evento sarà stato adeguato. E non intendo 30 secondi prima - 30 secondi dopo: tutto ciò che precede il momento topico, minuti, ore, giornate, stagioni, dev'essere all'altezza. Dalla conversazione durante la cena, alle piccole attenzioni, (dell'apertura dello sportello non ce ne frega una mazza) fino alla mano che aggiusta una ciocca di capelli cascante. Tutto. Se poi vi trovaste a desiderare a un momento x2, allora conta anche ciò che fate dopo. Una frase gentile, rimanere in macchina finché lei non riesce ad aprire la porta di casa ed entrare (non prendete impegni per il resto della serata), un sms subito dopo che vi siete salutati.
Tutti i gesti inattesi sono più che graditi.
E per gesti inattesi, intendo ovviamente tutti i gesti attesi, anzi attesissimi, che una donna fingerà di accogliere con enoooorme sorpresa.
Ma che se non li fate, rendono noi delle stronze col botto e voi dei poveretti che non vedranno mai il punto x2 (e nessun'altro punto, comunque).

Il giorno della prima di Sex and The City ho aperto gli occhi all'alba, emozionata come la mattina del 25, quando mi fiondo sotto l'albero e lacero con gli artigli i doni che Babbo Natale mi ha portato la sera prima. Ho aperto gli occhi e ho sperato che gesù bambino mi facesse vivere un'altra quindicina di ore, giusto il minimo indispensabile per togliermi la curiosità.
E' universalmente noto che la mia maggiore qualità è quella di essere un' ossessivo-compulsiva: questo mio tratto peculiare mi ha portato sin dalla tenera età ad appassionarmi a qualsiasi cosa avesse un seguito da attendere morbosamente, partendo da Topazio, passando per Cuore Selvaggio (che dio benedica la buonanima di Edoardo Palomo), fino ad arrivare a Friends, e più recentemente Sex and the city, How I met your mother e Secret diary of a call girl (non so come si chiami in italia e se esista, ad ogni modo scaricatevelo adesso).
Dunque mi sono recata un'ora prima al cinema, accompagnata da un individuo scalciante e mal disposto, e ho atteso in piedi che si aprissero le porte: attorno a me ragazze-Carrie in ghingheri, fidanzati-Aidan col broncio e uno stuolo di gay cicaleggianti di certo più abili di me con gli abbinamenti cromatici. Si ha notizia di un solo uomo adulto ed etero recatosi di propria sponte al cinema con l'intento "di capire il punto di vista femminile". Si vede che con l'età non si diventa meno naif.
Trama: succede esattamente tutto ciò che immaginate: Carrie sposa Big, Miranda rimane con Steve, Charlotte diventa una macchina sfornafigli e Samantha continua a fare la figallegra in giro. Bene, chi non l'aveva ancora visto può maledirmi ora o taccia per sempre.

Già dalle prime scene, appare chiaro che il mio odio verso la sempredisgustosamentesopralerighe Carrie è ai livelli di guardia: questa donna orrenda, perennemente mal vestita ma che per qualche strano motivo detta legge in fatto di ciò che è chic e ciò che non lo è, con le gambe storte e un naso che dovrebbero vendere a etti, riesce a snervarmi anche solo attraversando la strada. Il massimo del grottesco, comunque, lo raggiunge ficcandosi una quaglia impagliata in testa il giorno del matrimonio (cancellato), unico momento che avrebbe potuto riscattare l'intero film concedendomi la tanto sospirata shadenfreude, ma che invece si tramuta in occasione per un finale ancora più smielato e buonista.
Il film, in pratica, sostiene una tesi davvero incredibile, e cioè che si può essere felici possedendo tutto ciò che si è sempre desiderato (una vera genialata, deve averla pensata Monsieur de Lapalisse) : un marito ricchissimo e attraente, un attico a Park Avenue, un armadio con abiti griffati e centinaia di paia di scarpe con il tacco, una carriera di successo, dei figli adorabili, degli amanti giovani e compiacenti e delle amiche sempre disponibili.
E infatti Miranda, che ha un figlio capitato per sbaglio, una suocera con l'Alzheimer, un lavoro vero - che non implichi cioè starsene a casa propria senza fare un cazzo e avere un'assistente per non farlo - , che non si depila l'inguine, abita a Brooklyn (orrore orrore) ed ha un marito non esattamente affascinante che la tradisce in un momento di debolezza, per la maggior parte del tempo sembra infelice.
Poi però la crisi di Miranda e Steve passa e i due tornano insieme. Si riabbracciano sul ponte di Brooklyn e tu ti commuovi.
Tutt'a un tratto ti trovi a fantasticare di uno spin off in cui Miranda è la protagonista, e Carrie muore all'angolo tra la 52esima e Broadway investita da un taxi, dopo che la rottura di un tacco dodici di Manolo Blahnik l'ha fatta piombare in mezzo alla strada.



Da quando il mio portatile è spirato, la mia vita è un gorgo di eventi privi di senso: vago come uno zombie per la casa, con gli occhi gonfi di lacrime, pensando ai bei momenti trascorsi insieme, e a quanta parte del mio passato verrà rimossa da un nerd crudele in vena di formattarmi l'hard disk solo per punirmi dei tanti rifiuti subiti dagli esponenti del mio stesso sesso (per cui invito ogni ragazza tra i 18 e i 35 anni, a concedersi almeno una volta nella vita a un informatico nerd, perché io da sola, per quanto mi ci applichi, non ce la faccio).
Come prima cosa, ho capito che cercare di risolvere dei problemi informatici con l'assistenza telefonica Sony, è un'utopia bella e buona: tutti gli operatori sono indiani, hanno qualche problemino con l'italiano, e anche se si parla loro in inglese per agevolarli, hanno un moto anticoloniale, per cui è buona norma imparare l'hindi prima di effettuare la telefonata. In secondo luogo, una volta imparato l'hindi, la conversazione si svolge più o meno così:

Operatore: "ha spinto il pulsante di accensione?"
Sun (attonita): "sì"
Operatore: "che succede?"
Sun: "non va"
Operatore: "senta, faccia così, provi a spingere il pulsante di accensione e vedrà che parte"
Sun: "ehm no, non va"
Operatore: "sicura sicura di aver spinto il pulsante di accensione, perché io fossi in lei non ne sarei tanto convinto. Con l'altra mano intanto incroci le dita"
Sun: "la prego, sto soffrendo come un cane, mi finisca qui"
Operatore: "non demorda, spinga il pulsante di accensione, spinga, spinga, spingaa"
Sun: "la morte si sconta vivendo"
Operatore: "allora va adesso?"
[...]

Cioè l'Operatore Sony Vaio è il Prototipo del Maschio: insensibile ai drammi di una donna, incapace di comprendere quando non è il caso di fare dell'ironia e di ammettere un fallimento, di nessun aiuto nei momenti di crisi. Un vero uomo, insomma.
Se qualcuno cerca un fidanzato, consiglio caldamente il call center Sony.
And they lived together unhappily ever after.

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