Yes, darling. Life sucks

Momenti di disperato ottimismo


Sarò sintetica: una breve nota per ricordare che alla fine siamo solo un branco di nerd sociopatici che cercano di riscattarsi da un'adolescenza brufolosa fatta di rifiuti e umiliazioni, che i commenti sono marchette con il solo scopo di ricevere visite di ritorno, che anche tra i bloggers esistono corporazioni e gerarchie come in ogni altro settore e che anche qui chi sta ai vertici delle classifiche non sempre - sì, mi va di usare un eufemismo - è il più meritevole, ma chi ha saputo gestire meglio le proprie PR. Che è molto comodo stare dietro a uno schermo e fare gli assi della blogosfera, che saper scrivere è tutto un altro paio di maniche, che scrivere un post su come si scrive un post è una faccenda da spocchiosetti e che quelli che si sentono blogstar (argh) e lo negano mi stanno sinceramente sulle balle.
Ho fatto la scoperta dell'acqua calda, direte voi, dello stesso argomento ne avevano parlato blog più autorevoli. Me ne frego. Cristo santo, alla fine sono solo dei blog.
Non prendiamoci troppo sul serio.

Oggi, venerdì 17 , ho chiamato i pompieri.
Si era di rientro da un' allegra uscita mattutina, io e altri tre fortunati ospiti della mia dacia tra cui uno dei maggiori estimatori del mio blog - giusto per significarvi di quali intellettuali ami circondarmi - , quando, appropinquatici al portone, ci rendemmo conto di aver preso il mazzo sbagliato di chiavi.
Senza tirarla per le lunghe, siccome in pratica, abito in un palazzo che pare Alcatraz, per entrare occorre superare svariate barriere. Riusciamo a superare brillantemente la prima citofonando a casaccio a tutto il palazzo, la seconda chiamando la badante polacca della vegliarda del terzo piano, la terza grazie a l'unica chiave funzionante del mazzo. Resta la porta blindatissima per entrare in casa.
Chiamiamo tutti i numeri gratuiti che conosciamo, passando per il Telefono Viola contro gli abusi psichiatrici e la Lipu (Lega Italiana Protezione Uccelli), ci accorgiamo che i pompieri sono al 115. Semba fatta ma. Ci chiedono 150 euro perchè non abbiamo nè un anziano paraplegico in casa, nè un'emergenza tipo gas aperto e manco un animale da salvare, no no, niente di tutto ciò, siamo solo delle gran teste di cazzo e quindi dobbiamo pagare. Al che facciamo presente che al costo di 150 euro, non solo prendiamo atto del fatto di essere delle somme teste di cazzo ma impariamo pure a raggiungere il balcone al secondo piano volando, chè siamo tutti studenti (bugia) squattrinati (vero) e di pagare non se ne parla proprio. Impietositi dalla sceneggiata napoletana messa in atto da uno dei quattro per far sì che -testuali parole- lo identifichino con Totò e provino un moto di simpatia, decidono di venirci in aiuto, proponendo come pagamento quello che sarà il mio primogenito, cosa che io ovviamente accetto subito con urla di giubilo.
Ora, uno studio che mi sto inventando in questo momento a suffragio di non so manco io cosa, dice che se in una giornata qualcosa mi va molto storto, qualcos'altro mi deve andare molto bene per evitare che gli zebedei, girando all'impazzata, si surriscaldino eccessivamente, provocando l'ulteriore scioglimento delle calotte polari e altre robe così, ché poi moriamo tutti annegati e sembra the day after tomorrow.
Insomma, i pompieri arrivano, sono giovani, sudati e veramente boni come il pane. Provano la soluzione che più mette in mostra la loro potenza, cioè aprire la porta con i loro bicipiti scolpiti, le loro mani possenti, il loro sguardo ehm profondo, il loro torace su cui voluttuoso scivola un rivolo di sudore, e poi vabbè, perchè hanno studiato tutti filosofia e sanno che spesso la soluzione più semplice è quella valida, ad ogni modo non riescono ad aprire la porta. Quindi con i loro bicipiti scolpiti, le loro mani possenti, il loro sguardo ehm profondo, il loro torace su cui voluttuoso scivola un rivolo di sudore, pigliano 'na scala e dal terrazzo dell'appartamento accanto in cui abita una zitella che non finirà mai di ringraziarci per averle fatto entrare in casa siffatti adoni, si inerpicano agilmente fino al balcone dov'è stesa la mia biancheria intima. La finestra è aperta, perchè in effetti anche se noi non potevamo entrare, volevamo lasciare ai ladri la possibilità di farlo al posto nostro, tutto fila liscio come l'olio, il pompiere riesce ad entrare in casa senza problemi, gli regalo un paio di mutandine e vanno via sul loro furgone rosso fuoco senza chiedere nient'altro. Eroi.

"Amore, tu sei alto, non posso scalarti - ma, si fosse in due, chissà che noi -

alternandoci - al Chimborazo, alla fine, non si arrivi a starti accanto"
(Emily Dickinson)

Giusto per rassicurarvi, Barbie e Ken ancora stanno insieme e se la spassano alla grande. La mattina si alzano alle undici, guardano molta tv trash borbottando contro il palinsesto estivo, si godono la città deserta, il tutto non spostandosi mai dal letto che infatti nel giro di 10 giorni è diventato il loro habitat naturale: ristorante, cinema, posto di lavoro, biblioteca, lunapark e - solo occasionalmente - giaciglio.
Certo, a Barbie ancora le si scombussolano le sinapsi quando, entrando in camera, vede calzini sparsi sul pavimento, sacchetti di patatine vuoti ovunque, il letto sfatto e Ken, stravaccato sopra, che si gratta la pancia pelosa, e non parliamo del tubetto di dentifricio strizzato a metà, per cortesia.
Barbie fa i piatti e medita vendetta, tremenda vendetta. Poi pensa che c'ha un'età e vuole procreare, allora va da Ken e gli mostra le tette. Solo occasionalmente lui si risveglia dal suo perenne torpore.

*"tutto procede in perfetto disordine" è il titolo di un romanzo di Gianluca Antonacci edito per Palomar

Subscribe